Volontariato

«Va’ e anche tu fa’ lo stesso»

L’11 febbraio 2013, memoria liturgica della Beata Vergine Maria di Lourdes, si celebrerà, presso il Santuario mariano di Altötting, e in tutto il mondo, la XXI Giornata Mondiale del Malato. Tale giornata è per i malati, per gli operatori sanitari, per i fedeli cristiani e per tutte le persone di buona volontà «momento forte di preghiera, di condivisione, di offerta della sofferenza per il bene della Chiesa e di richiamo per tutti a riconoscere nel volto del fratello infermo il Santo Volto di Cristo che, soffrendo, morendo e risorgendo ha operato la salvezza dell’umanità» (Giovanni Paolo II, Lettera istitutiva della Giornata Mondiale del Malato, 13 maggio 1992, 3).

La dimensione della malattia, della sofferenza, della morte impongono delicatezza e ascolto. Raccogliendo le testimonianze di familiari, volontari e operatori sanitari è possibile rendersi conto di una realtà di servizio e cura che, pur essendo esemplari, sono richiamo all’impegno per ogni persona.

La signora Angelica è da ventidue anni che, quattro volte la settimana, parte a piedi da casa, nel quartiere di Laghetto, per dirigersi al reparto di ematologia dell’ospedale San Bortolo di Vicenza. È una dei più di venti volontari dell’associazione AIL – AVILL che, come ci spiega la presidente Spolaor: «proprio per il grande impegno emotivo del reparto che segue soprattutto i malati di leucemie, hanno una formazione adeguata e svolgono il loro servizio solo in questo reparto». «Mi domando anche io come ho fatto a fare tutto questo per più di venti anni – è ancora la signora Angelica che ci racconta. – Molto spesso, dopo la morte di una persona con cui si era creata una relazione intensa, decidevo di smettere, ma ogni volta trovo le forze per tornare. Spesso quando mi trovo ad assistere dei giovani li curo e li amo come fossero i miei figli, altre volte, quando sono persone più mature, vedo nella sofferenza di queste persone il volto di Cristo. Lo scambio che si crea non è facile da descrivere, anche se è impegnativo e talvolta doloroso, ogni persona dovrebbe dedicare un po’ di tempo a questo servizio. Spesso non faccio niente, se loro piangono piango anche io con loro e spesso mi rendo conto in un secondo tempo di aver detto loro delle parole che derivano da un’ispirazione più grande delle mie capacità».

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Gaetana è invece un’operatrice sanitaria, capo reparto di oncologia e ci spiega come: «comprendere la complessità che comporta la relazione con la persona affetta da patologia oncologica è difficile. Relazionarsi con chi vive l’esperienza del cancro non significa solo essere capaci di ascoltare o di dire le “cose giuste” ma significa saper cogliere l’intreccio di bisogni che la persona porta con sé. Le problematiche che questa patologia determina sono molteplici e coinvolgono tutte le sfere del vivere, da quella fisica a quella psicologica, sociale, famigliare, lavorativa, economica. Il cancro è una malattia che nella maggior parte dei casi determina cambiamenti radicali nelle interazioni sociali, non solo perché le cure comportano minori possibilità di uscire e interagire con gli altri, ma anche perché le interazioni fra i membri, l’attività quotidiana, i dialoghi e le aspettative sono focalizzate sul percorso di cura, che diventa totalizzante. Ecco allora che stare accanto, nel mio caso lavorare, con chi vive l’esperienza del cancro, significa non solo avere capacità relazionali, ma anche essere in grado di risolvere, o quantomeno affrontare i problemi concreti che la persona vive».

Alberto ci racconta invece di come l’esperienza di accompagnamento nella malattia di un familiare l’abbia indotto a impegnarsi anche dopo la morte del padre. «La mia permanenza nel volontariato deriva da una esperienza di malattia che mio padre ha vissuto. Indelebile resta l’ immagine che ho avuto del mio genitore quando sono andato a trovarlo, fuori dall’orario di visita, nel reparto di rianimazione intensiva: era seduto sul letto, con la forchetta in bocca e con l’unico arto sano si stava tagliando la bistecca: ho visto in quel gesto la voglia di riscossa e di vivere. Dopo la degenza ospedaliera, ho dovuto scegliere di ricoverare mio padre all’Istituto Salvi. Io dovevo stargli accanto e coprire alcune sue fragilità. Nel partecipare alla messa mi è venuta l’idea di fargli suonare il campanello al momento dell’elevazione. E’ stata l’azione che aspettava, perché ha assunto un ruolo, quello del chierichetto. Per lui quel ruolo è stato fondamentale per fargli tornare la voglia di vivere. La mia difficoltà è stata quella di trovare altri gesti molto semplici, che oltre alla presenza ed alle parole, lo facessero sentire a suo agio. La compilazione della schedina il sabato pomeriggio, ad esempio. O la partecipazione ai concerti nella chiesa di san Giuliano. Lui gradiva molto le esecuzioni, ma non riusciva ad esprimere il consenso con l’applauso, perché aveva una mano paralizzata. Una volta d’istinto, senza pensarci, gli ho offerto la mia mano. Lui con la mano sana batteva sulla mia, esprimendo così la sua approvazione agli esecutori, ma soprattutto vivendo una felicità straripante. Questo gesto semplice e spontaneo è stato visto da una ex collega e l’ha spinta a venire a fare la volontaria, dentro ad un mondo, quello dell’assistenza agli anziani, che visto dall’esterno sembra sia solo di attesa della morte, ma che invece riserva a chi lo frequenta degli squarci di poesia e dei momenti di vita fatta di passioni, sentimenti e insegnamenti».

Francesco Maule

“La Voce dei Berici” – domenica 10 febbraio 2013 – pagina 11.

La salvaguardia dell’ambiente: il creato custodito come dono

volontariato un impegno che vale

Spesso si pensa al volontariato come un impegno personale che molti dedicano per aiutare altre persone meno fortunate, o con problematiche particolari. Ma esistono molte forme diversificate di volontariato, e una parte significativa di questo riguarda la difesa dell’ambiente e la salvaguardia del creato. Il volontariato in questo campo può esprimersi in diversi ambiti e associazioni, ma forse l’aspetto più importante è che può essere un atteggiamento di fondo che può riguardare ogni persona. Chiamiamola coscienza eco-civica, chiamiamolo amore per il creato, chiamiamolo rispetto per il futuro e per i figli, ma maggiore attenzione alla questione attraverso pratiche ecologiche e sostenibili dovrebbe essere parte di un “volontariato comune”.

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