spiritualità

La spiritualità salverà il mondo

Intervista al teologo Matthew Fox

Sto lentamente ma progressivamente entrando in contatto col pensiero di Fox e questa intervista, pubblicata su Adista, riporta molti dei punti che affronta in modo più esteso nei suoi libri. F.M.


di

38632 ROMA-ADISTA. Il teologo statunitense Matthew Fox è molto noto in Italia per il suo libro In principio era la gioia (Fazi, 2011), dal cui successo editoriale è scaturita anche un’associazione culturale che si dedica a diffonderne il pensiero (www.spiritualitadelcreato.it). Dopo altri volumi pubblicati sempre presso Fazi, nel corso degli ultimi anni l’Associazione Spiritualità del Creato ha sponsorizzato la pubblicazione di diverse traduzioni delle sue opere che, tralasciando gli aspetti già noti del suo pensiero, presentassero la ricchezza della sua proposta spirituale a partire dalla sua prima opera (Preghiera: una risposta radicale all’esistenza, Gabrielli 2014). Dopo Compassione: spiritualità e giustizia sociale (Claudiana, 2014) è stata la volta dell’autobiografia, pubblicata l’anno scorso presso Garzanti. A settembre apparirà un nuovo libro, molto breve e sintetico, ma di grande profondità, dal titolo La spiritualità del Creato: manuale di mistica ribelle (Gabrielli Editori). Vi anticipiamo l’intervista che Fox ha concesso a Gianluigi Gugliermetto, pastore anglicano e fondatore dell’Associazione Spiritualità del Creato, e che costituirà la postfazione del volume.

Quando scrisse questo libro, La spiritualità del Creato, il mohttps://elbagolo.files.wordpress.com/2016/07/a25a9-5.jpg?w=388&h=388ndo si trovava forse in una situazione di maggiore speranza. La guerra fredda era terminata, la guerra del Golfo non era ancora iniziata. Anche se lei venne ridotto al silenzio per un anno, e scrisse il libro alla fine di quel periodo, il tono generale del volume è molto ottimistico. È d’accordo? Scriverebbe lo stesso libro oggi? O, meglio: la sintesi della spiritualità del Creato che lei ha proposto in questo libro del 1991 è valida ancora oggi?

È vero, ovviamente, che la storia e la cultura si sono evolute da quando ho scritto questo libro. Per quanto riguarda la Chiesa cattolica, ad esempio, all’epoca alcuni teologi (tra cui Leonardo Boff e io stesso) eravamo posti sotto silenzio per periodi limitati, ma non eravamo ancora stati espulsi come invece accadde alcuni anni dopo. Successivamente, un totale di 106 teologi e teologhe (la lista si trova nel mio libro La Guerra del papa, Fazi, 2012) sono stati messi a tacere, espulsi e posti in condizioni tali di stress da provocar loro attacchi cardiaci ed esaurimenti nervosi. Il Vaticano dell’era Giovanni Paolo II e Benedetto XVI era impegnato a screditare la Teologia della Liberazione e le Comunità di Base, in combutta con il presidente Reagan e la CIA (un fatto che documento nel mio libro), ma non era ancora detto che ci sarebbero riusciti e che avrebbero sostituito dei leader cristiani autentici e davvero eroici, come mons. Romero, il vescovo Casaldáliga, il cardinale Arns, con persone estremamente obbedienti e appartenenti alla destra estrema, membri dell’Opus Dei, della Legione di Cristo, e altri ancora. Il marcio dei preti pedofili e la sua copertura da parte della gerarchia, a partire dal card. Law fino al card. Ratzinger, non era ancora visibile al pubblico. Quando il libro venne pubblicato c’era, quindi, più speranza riguardo alla Chiesa cattolica, a causa di una certa ingenuità. Dal punto di vista culturale, il libro venne ben prima dei drammatici eventi dell’11 settembre e la risposta cieca, guidata dal loro cervello rettiliano, data dall’amministrazione Bush-Cheney, con l’invasione dell’Iraq con ragioni false e con il pandemonio che ne seguì, con il Medio Oriente che continua a bruciare, dalla Siria all’Iraq, alla Libia e in altri luoghi ancora. E la successiva “primavera araba” come sappiamo ha ottenuto risultati ambivalenti. Riguardo la tesi fondamentale del libro, tuttavia, ritengo che stia ancora in piedi. Dopo tutto, io non sono un giornalista.

Come teologo spirituale cerco di dare un nome alla correnti profonde della vicenda umana, sia quelle individuali sia quelle comunitarie, correnti che sono presenti in ogni caso, indipendentemente dagli avvenimenti internazionali. Ciò che dico in La spiritualità del Creato è ancora vero, secondo me: abbiamo bisogno ora più che mai di un risveglio interculturale che nasca da una passione profonda per la giustizia e la compassione, per un nuovo sistema economico che funzioni per tutti, per il rinnovo delle forme educative e di una filosofia dell’apprendimento che sottolinei la creatività invece dell’obbedienza, che ritenga l’eco-giustizia essenziale per la nostra sopravvivenza come specie (ovviamente anche delle altre specie) e che si impegni a raccogliere insieme le tradizioni sapienziali di tutta la Terra (inclusa la scienza di oggi) invece di continuare le guerre di religione e le divisioni ideologiche. Queste io le chiamo le “quattro E”: l’educazione, l’ecologia, l’economia e l’ecumenismo. È ovvio che la spiritualità del Creato, che pone il Creato come strada maestra dell’esperienza del divino e del senso del sacro, è al cuore del rinascimento che tutti stiamo cercando. (altro…)

Armonia e dialogo tra le religioni in Raimon Panikkar

Propongo di seguito sintesi del contributo proposto alla “4 a giornata panikkariana”. A fine articolo è possibile scaricare il testo integrale. F.M.

R AIMON P ANIKKAR

(Barcellona 3.11.1918 – Tavertet 26.08.2010)

“tra memoria e progetto” – Pace, concordia e armonia
DOMENICA 9 NOVEMBRE 2014
ANTICA SCUOLA DEI LANERI | Venezia

Armonia e dialogo tra le religioni

Il contributo che intendo offrire col presente intervento propone alcuni elementi di riflessione – che nomino come “carote”1 – che sono il semplice approdo della mia capacità di comprendere e interpretare il pensiero e l’opera di Raimon Panikkar. Ringrazio Daniele Spero per l’invito perché mi da l’occasione di ri-frequentare i testi, le parole, il pensiero di un uomo che ha sicuramente lasciato un segno profondo nella mia vita. Mi è piaciuto molto anche il senso della richiesta di intervenire in questa giornata, tra persone la cui competenza e capacità di approfondimento delle tematiche panikkariane sono ben più solide e adeguate delle mie. Daniele Spero mi ha chiesto infatti di venire a raccontare come Panikkar ha “toccato” concretamente la mia vita. Ci ho pensato un po’ e alla fine ho individuato due grandi aree su cui Panikkar mi ha aperto orizzonti e sentieri su cui poi nella vita ho cercato di percorrere qualche passo.

intro/premessa. Parole.

Panikkar ha scritto molto e ha parlato molto (anche il suo silenzio da meditante ha una sua eloquenza, come il suo sorriso, certo) e la sua lettura non è semplice2 o da best-seller. In questi ultimi anni mi sono domandato spesso se il pensiero e la figura di Panikkar fossero in qualche modo da rendere popolari. Penso ad alcuni video3,

ai libri di Luise4 e Bielawski5, all’Opera Omnia6. La domanda successiva era quindi: come ‘sdoganare’ verso un più ampio numero possibile di persone il pensiero e l’opera di Panikkar? Con quali strumenti comunicativi diffonderli? Il rischio infatti, a mio parere e per la mia posizione culturale, è quello di aggiungere parole alle già molte parole di Panikkar che ancora in troppo pochi leggono e frequentano con serietà. Anche io cado in questo cortocircuito, in questa contraddizione, perché parlo di Panikkar. L’unico mio tentativo, che è anche una necessità, un aggrapparmi di un bambino ancora immaturo, per non perdermi in personalismi, è parlare di Panikkar usando le parole di Panikkar.

Carota Prima. Una nuova spiritualità cristofanica.

Percorrendo il filo rosso dei vari approcci con cui mi sono avvicinato a Panikkar, ho ripensato a quanto il corpus tematico dell’opera di Panikkar abbia un fondamento riconducibile al suo tentativo di proporre una spiritualità credibile e significativa per i tempi presenti e futuri. Provo, in questa prima parte, ad evidenziare questa tematica che potrebbe essere definita “spiritualità cristofanica” o “spiritualità cosmoteandrica7”, anche se l’ottica di quest’ultima dimensione per ora la lascerò un attimo da parte. Farò ora riferimento alle pagine iniziali del testo di Panikkar La pienezza dell’uomo. Una cristofania8 che andrebbe analizzato e considerato comunque per intero per dar forza a ciò che andrò ad affermare.

Panikkar, nel presentare la sua proposta sulla cristofania, inizia notando che il momento religioso attuale è caratterizzato da tre fenomeni: il declino delle religioni tradizionali insieme alla proliferazione di nuove forme di religiosità, la crisi interna dell’identità cristiana e, infine, la situazione esterna di un mondo nel quale le culture e le religioni si incontrano su scala planetaria.

È a questo punto che presenta, con uno dei suoi consueti neologismi, la cristofania:

“Sebbene sia una parola greca, ricorro al nome ‘cristofania’ per indicare una riflessione cristiana da elaborare nel terzo millennio. […] Non è ‘pneumo-logia’ ma accoglie la presenza e l’azione dello Spirito in un’altra forma – quella del terzo occhio. Abbiamo già ribadito che senza una visone mistica la cristofania non acquista il senso pieno”9.

La cristofania, prosegue Panikkar, sottolinea inoltre un atteggiamento più passivo, più femminile, nel ricevere l’impatto di Cristo sulla coscienza umana, in contrasto con una ricerca più aggressiva da parte della ragione che mira all’intelligibilità nell’evidenza razionale.

Panikkar dicendo “passivo” pensa all’atteggiamento contemplativo e quindi alla dimensione di preghiera mistica.

La nozione di Cristo che emerge dalla cristofania di Raimon Panikkar deve includere sia la figura del passato storico che la realtà del presente.

Non proseguo oltre nel riferirmi a quest’opera, ma il legame con quanto dirò successivamente sul valore del dialogo spirituale, potrebbe dare ancora più corpo alla prospettiva di Panikkar per una rifondazione spirituale che doni speranza e solidità all’umanità del terzo millennio.

“Nel mondo moderno, solo i mistici sopravviveranno. Gli altri saranno soffocati dal ʽsistemaʼ se vi si ribellano o affogheranno nel sistema se vi si rifugiano” scrive Panikkar ne La nuova innocenza 10.

Ecco quindi che per Panikkar: “Il grido per una nuova spiritualità è un grido dello Spirito, che, secondo la tradizione, è lo Spirito stesso di Cristo. La cristofania del terzo millennio non può essere né settaria, né una mera consolazione per i ‘credenti’. Il Figlio dell’uomo morì fuori dalla città santa.

La cristofania dall’interno, che timidamente suggeriamo, è la profondità più interiore di tutti noi, l’abisso dove in ognuno di noi l’infinito e il finito, il materiale e lo spirituale, il cosmico e il divino si incontrano. La cristianìa del terzo millennio è chiamata a vivere questa esperienza”11.

Concludo questo ‘carotaggio’ riprendendo alcuni elementi dell’intuizione cosmoteandrica che, secondo Panikkar, rappresenta la coscienza religiosa che sta emergendo nel nostro tempo. Aggiunge Panikkar: “L’uomo moderno ha ucciso un Dio isolato ed insulare; la terra contemporanea sta uccidendo un uomo rapace e spietato e Dio sembra aver abbandonato sia l’uomo che il cosmo. Ma avendo toccato il fondo, percepiamo segni di resurrezione. Alla radice della sensibilità ecosofica scorre una corrente mistica; nel fondo dell’autocoscienza dell’uomo si palesa una necessità di infinito e di intelligibile e nel cuore stesso del divino vi è un forte impulso verso il tempo, lo spazio e l’uomo”12.

Carota Seconda. Il legame con la vita e l’armonia tra le religioni.

Mistica come pienezza della vita, quindi, ma non vita contemplativa al di fuori delle fatiche e delle oppressioni che l’umanità deve sopportare.

Mi ricollego alla prima carota mostrando come frequentando Panikkar ci si trovi sempre a collegare in modo circolare i fondamenti del suo pensiero. Cito solo infatti il “novenario” della spiritualità cosmoteandrica: 1. Il primato della Vita 2. La vita come il tempo dell’essere 3. L’essere come manifestazione della Parola 4. La Parola come suono del Silenzio 5. Il silenzio come apertura al Vuoto 6. Il Vuoto come spazio per la libertà dell’Azione 7. L’azione come scoperta del Mondo 8. Il Mondo come luogo dell’Uomo 9. L’uomo come partecipe del Divino13. Sul tema del collegamento tra spiritualità e vita nomino ancora un’altra perla di Panikkar che ha un posto particolare nella mia vita, ossia la sua lettera ad Abhisiktananda, del 7 dicembre 1975 – il 2° anniversario della Grande Partenza di Henry Le Saux. Qui Panikkar esprime, a mio modo di leggere, la sua più grande sensibilità spirituale e umana e ci regala un ritratto, un cammino di un amico e di un grande uomo spirituale, unico e irripetibile. In particolare ha toccato in modo profondo la mia esistenza l’interpretazione degli ultimi anni della vita di Abhishiktananda, quando, secondo Panikkar, ha trovato pace solo nella dimensione della paternità 14(cfr pp. 144-146).

Vengo ora al grande altro tema su cui Panikkar è riconosciuto come monumento culturale e che ha in qualche modo caratterizzato la mia piccola esperienza di appassionato del dialogo inter-intra religioso. In uno dei saggi contenuti in “Concordia e Armonia” Panikkar dice che ci vuole la magnanimità, una grandezza d’animo, per affrontare la situazione attuale. “Ciò che esiste, che è più difficile esprimere col nostro linguaggio, abituato all’estrapolazione universalizzante, è l’incommensurabilità tra le culture. Ogni cultura è un mondo, ogni cultura è un universo e non solo un modo di vedere e di vivere la realtà: è una realtà. E questa realtà io non la vedo. È l’altro che me la fa vedere, che me la rivela quando lo ascolto. E io lo ascolto solo quando lo amo. E lo amo solo quando lo conosco. Tutto è connesso”15.

Tornando a mettere a fuoco ciò che da Panikkar si può apprendere sul dialogo non può, a mio avviso, non toccare quando lui dice che la persona è un fascio di relazioni. E le relazioni umane richiedono il dialogo. “Senza dialogo – dice ancora P. – senza una vita dialogica, l’uomo non può conseguire una piena umanità”16. Qui diventa necessario per me aggiungere un altro orizzonte che ha caratterizzato la mia esistenza, quello che P. definirebbe ecosofico: “Il nostro dialogo con la terra può rivelare come stanno le cose – per il futuro, per la terra. Se ascoltiamo, la terra stessa può rivelare, detto in termini teistici, la volontà di Dio riguardo il compito dell’uomo su questo pianeta. […] La terra intera ci dice che il nostro destino è legato ad essa. Se non avviene un vero incontro religioso fra noi e la terra, finiremo per annichilire la vita sulla stessa terra. Il dialogo delle religioni è il campo nel quale il destino storico dell’umanità può essere giocato in modo pacifico”17.

Con la sua riflessione sul dialogo intrareligioso Panikkar ha certamente colto in modo più lucido e preciso di altri ciò che molti hanno vissuto, io sicuramente. Panikkar dice: «Il dialogo intrareligioso è esso stesso un itinerario religioso: comporta che ci si interroghi sul senso della vita secondo le esperienze cristallizzate nelle diverse tradizioni religiose e che sono già state assimilate più o meno dalla persona concreta. Esso diventa un dialogo interiore con se stessi, dopo aver incontrato un’altra esperienza religiosa al livello profondo della propria religiosità personale. “Il vero impegno religioso o, se si preferisce, teologico, comincia quando le due concezioni si fronteggiano nell’interiorità di una stessa persona, quando il dialogo suscita una meditazione religiosa autentica e persino una crisi religiosa, in fondo al cuore dell’uomo, quando il dialogo interpersonale si trasforma in soliloquio intrapersonale”18.

“Il dialogo ha un nucleo mistico non visibile alla superficie delle relazioni umane. Qualcosa accade al cuore di ciascun dialogante, e qualcosa accade anche nel nucleo più interno del mondo. Il dialogo libera un karman speciale, giungendo al cuore mistico della realtà”19.

Concludo quindi il mio piccolo contributo riprendendo alcuni spunti dalla spiritualità cosmoteandrica e che ci ricollega a uno dei temi della giornata : quello dell’armonia. Panikkar scrive che la spiritualità cosmoteandrica presuppone l’intuizione advaita la quale è un equivalente omeomorfico della visione trinitaria. «Dio, Uomo, Mondo non sono né tre né uno : sono « dimensioni » costitutive della realtà. Noi, uomini, mediatori tra Cielo e Terra, partecipiamo del divino e del cosmico, senza confusione delle nostre rispettive identità. Se la parola religione sta a significare ciò che ci congiunge a tutta la realtà, la spiritualità cosmoteandrica è la religione che ci permette di giungere in modo naturale alla comunione col divino, con gli uomini e con la materia. Questa religiosità non è necessariamente una nuova confessione religiosa : essa può essere assimilata da più religioni. […] I frammenti sono generati da una spaccatura : raccoglierli non significa farne un ammasso informe, bensì non lasciarli perdere, non tralasciare alcun frammento del reale. Armonia, non unità, potrebbe essere il simbolo di ciò che ho cercato di esprimere »20.

Francesco Maule

>> Il testo completo della relazione: Panikkar Venezia 20141109 <<

1 Propongo qui un adattamento della parola e del significato di carota ad un contesto del tutto diverso da quello geologico che la definisce così: “campione di roccia o di sedimento a forma cilindrica, estratto durante operazioni di sondaggio o di perforazione (carotaggio meccanico) mediante apposito strumento (carotiere)”. Cfr. http://www.sapere.it/enciclopedia/caròta.html
2 L’autore stesso, in La realtà cosmoteandrica. Dio-Uomo-Mondo, dichiara: “Questo libro non è di facile lettura: richiede sforzo, attenzione e disciplina (e tanto tempo, aggiungo io molto laicamente…). In passato per essere ‘lettore’, nell’Università come nella Chiesa, era richiesta una iniziazione particolare perché il leggere era considerato un’arte e una scienza. L’autore vorrebbe contribuire a una democratizzazione della cultura, ma non al prezzo della sua banalizzazione. Leggere un libro non è come dare un’occhiata a un giornale: non si può cedere alla tentazione di una lettura affrettata”. (Panikkar R., La realtà cosmoteandrica. Dio-Uomo-Mondo, Jaca Book, Milano 2004, p. 21)
3A Venezia, ad esempio, è stata proposta la visione del docu-film: Raimon Panikkar. La mia vita di Gabriele Fonseca (2012, 84’).
4R. Luise, Raimon Panikkar. Profeta del dopodomani, San Paolo, Cinisello Balsamo (MI) 2011.
5M. Bielawski, Panikkar. Un uomo e il suo pensiero, Fazi, Roma 2013.
6In corso di pubblicazione presso l’editore Jaca Book a cura di Milena Carrara Pavan.
7R. Panikkar, La realtà cosmoteandrica. Dio-Uomo-Mondo, Jaca Book, Milano 2004. In particolare da pag. 183 a pag. 239.
8 R. Panikkar, La pienezza dell’uomo. Un cristofania, Jaca Book, Milano 2003³.
9 Ibidem, 35.
10R. Panikkar, La nuova innocenza (2). I lampi rossi, editrice Cens, Milano, 1994. p. 216.
11Panikkar R., La pienezza dell’uomo. Una cristofania, Jaca Book, Milano 1999, p. 236.
12Panikkar R., La realtà cosmoteandrica. Dio-Uomo-Mondo, Jaca Book, Milano 2004, p. 120.
13Panikkar R., La realtà cosmoteandrica. Dio-Uomo-Mondo, Jaca Book, Milano 2004, p. 183-240.
14H. Le Saux, O Baumer, Panikkar R., Alle sorgenti del Gange. Pellegrinaggio spirituale, Cens, Milano 1994, pp. 105 – 152.
15Panikkar R., Concordia e armonia, Mondadori, Milano 2010, pag. 109.
16Panikkar R., L’incontro indispensabile: dialogo delle religioni, Jaca Book, Milano 2001, pag. 22.
17Panikkar R., L’incontro indispensabile: dialogo delle religioni, Jaca Book, Milano 2001, pag. 26.
18 R. PANIKKAR, Il dialogo intrareligioso, Cittadella, Assisi 1988, pp. 16 e 73
19Panikkar R., L’incontro indispensabile: dialogo delle religioni, Jaca Book, Milano 2001, pag. 37.
20PANIKKAR R., La realtà cosmoteandrica. Dio-Uomo-Mondo, Jaca Book, Milano 2004, p. 246.

libertà inquieta

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Intervento di P. Bruno Secondin pubblicato su Il Regno Attualità 2010/22 pp. 743-744.

Una decina di professori di spiritualità operanti in facoltà, seminari e istituti di scienze religiose italiani si sono trovati a Bologna il 29 ottobre scorso per salutare il compimento dell’insegnamento di p. Bruno Secondin, ormai emerito dell’Università pontificia gregoriana, e riflettere sul «bisogno inquieto di spiritualità» diffuso nella Chiesa e nella società italiana. In quell’occasione p. Bruno ha detto di sé: «Mi caratterizza questo stare sulla soglia, esplorare gli orizzonti, non per proporre uscite di sicurezza, ma per individuare brecce sorprendenti, per intercettare utopie e malesseri, ri-conoscere nuovi percorsi mistici, come anche nuove forme di testimonianza solidale. Mi ritrovo bene nell’espressione di Giovanni Paolo II: “Si deve respingere la tentazione di una spiritualità intimistica e individualistica, che mal si comporrebbe con le esigenze della carità, oltre che con la logica dell’incarnazione e, in definitiva, con la stessa tensione escatologica del cristianesimo”» (Lett. apost. Novo millennio ineunte, 6.1.2001, n. 52; EV 20/109). Ecco qui una parte del suo intervento.

Se mi è lecito tentare di proporvi una mia valutazione dei compiti e delle opportunità della spiritualità oggi, la schematizzerei in questo modo. È una tematizzazione più dal basso che dall’alto, cosa familiare nel passato, ma che ha portato a grandi discorsi ipostatizzati, privi di spessore reale e ricchi di evasione illusoria.

I tamburi di Dio

Ascoltare il «cuore» dell’uomo contemporaneo. Immerso nella crisi della modernità, e smarrito nelle mille fosforescenze di una postmodernità politeista, l’uomo è confuso, molto confuso e smarrito.

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Bisogna mettersi in ascolto per capire cosa sta cercando, cosa lo affascina e cosa lo interpella e lo agita, per segnalargli valori e temi d’importanza vitale oggi. Si tratta di un «viaggio estatico», cioè di uscita dalle categorie «intimistiche» e «sospettose», classiche per la spiritualità, per un incontro di stupore, di accoglienza, di attenzione interpretativa. «Si parte per tornare», recita un detto popolare: ma oggi in una società ad alto tasso di nomadismo di tutti i generi, sembra che si vada via senza più sapere dove e come tornare. Si è smarrita la memoria delle origini, si vaga, ci si muove sempre, non si arriva mai: è una vita di corsa, che paga lo scotto dell’improvvisazione producendo molte vite di scarto (come dice Bauman). Forse ci serve l’icona di Abramo, che non ritorna più alla sua Ur dei caldei, ma emigra e diventa padre di ogni «arameo errante», con un’identità sempre in fieri. Come reinterpretare la vita per vivere nuovi ri-conoscimenti e nuove testimonianze che rianimino la speranza annichilita? (altro…)