politica

Connessioni laiche 2.0

mappa delle connessioni laiche 2.0 | Francesco Maule 2018

 

Qualche giorno dopo la conclusione del libro “The Game” di Alessandro Barrico (lo ammetto, autore che da anni snobbavo e che invece mi ha sorprendentemente appassionato) è arrivata una specie di illuminazione. Perché non provo anch’io a disegnare una mappa? Il libro di Barrico mi ha ispirato questa modalità di analisi dei fenomeni e io avevo bisogno di capire le “connessioni laiche 2.0” che da qualche mese stavo definendo con svariate letture e riflessioni. Nel pensare e nel disegnare la mappa è lentamente ma sempre più chiaramente arrivata la giusta posizione dei vari elementi e per giorni mi ha attraversato una sorta di estatica soddisfazione per la visione d’insieme raggiunta.

Provo a descriverla quindi, anche se il senso della mappa e dell’immagine è proprio quella della suggestione, impossibile da esplicitare in modo preciso e totale.

Il mese di settembre sono stato bloccato nei movimenti da una lussazione alla spalla destra che mi ha “costretto” a far poco altro che leggere e studiare.

Ho letto molto e ho avuto la fortuna di incrociare letture soddisfacenti e stimolanti. Ma talvolta, quando leggo molte cose e di varia tipologia, mi trovo a percepire una specie di dispersione o mancanza di collegamento tra le varie “strade” di pensiero intraprese. Aver trovato nella mappa lo strumento e la formula per mettere insieme i vari pezzi e dargli una qualche configurazione mentale e interiore mi ha dato notevole senso di compimento e comprensione.

La prima parte di questa mappa descrive alcune figure del panorama intellettuale italiano che mi pare diano indicazioni particolarmente pertinenti, pregnanti e suggestive per interpretare il passato, vivere il presente, osservando con la dovuta forza morale il futuro.

In alto alcuni “fossili (femminili) del ‘900”, donne che ho letto nei mesi scorsi e che continuo a leggere, che hanno attraversato il secolo scorso, o lo hanno raccontato, con una acutezza unica e una libertà invidiabile e ancora da considerare. Ci hanno raccontato e hanno vissuto il ‘900 da posizioni laterali ma utili a considerare eventi e lotte il cui sapore e senso rischiamo di dimenticare.

Goliarda Sapienza, L’arte della gioia, Einaudi, Torino 2015.

Adriana Zarri, Un eremo non è un guscio di lumaca, Einaudi, Torino 2012.

Rossana Rossanda, La ragazza del secolo scorso, Einaudi Tascabile, Torino 2005. Su Rossanda segnalo inoltre la sua recente intervista nella trasmissione Propaganda Live

Nella parte centrale della mappa sono tracciati alcuni “traghettatori dalle macerie del ‘900 al Game”, ossia l’oltremondo della connettività data da internet che si esprime nella vita sul web e sui social media vari.

Lucilio Santoni con il suo sorprendente e poetico “Cristiani e anarchici” (edizioni Infinito – Ebook) sarà a breve protagonista di un altro post specifico perché lo merita, è davvero un testo che mi ha illuminato e ispirato, che mi ha aperto una prospettiva nuova sull’anarchia e sul coltivare uno sguardo amorevole sugli esclusi e sulle fessure della storia.

Luciano Gallino, con “Il denaro, il debito e la doppia crisi spiegata ai nostri nipoti” (editore Einaudi – Ebook) mi ha enormemente aiutato a capire alcuni scenari economico – politici degli anni scorsi e contemporanei, compresa la lunga e snervante contrattazione tra (neo) governo italiano e UE sul DEF .

Altra lettura enorme, conclusa a settembre dopo tre anni, è stata la “The century trilogy” di Ken Follet (editore Mondadori): un romanzato viaggio di oltre tremila pagine nel ‘900, intenso, coinvolgente e anche utile a comprendere alcuni passaggi storici che alcune letture specifiche non permettono.

Segnalo in tal senso anche altri due testi che non ho letto proprio recentemente ma che ho messo nella mappa perché sono in continuità con la “the century trilogy” nel raccontare i momenti salenti dal ‘900 al tempo presente: Jonathan Coe che con la sua saga che inizia con “La famiglia Winshaw”, e prosegue con “La banda dei brocchi”, “Circolo Chiuso” e il recente “Middle England” (tutti editi da Feltrinelli editore) copre quel pezzo di storia dagli anni ‘80 ai nostri giorni focalizzandosi sulla esemplare vicenda inglese.

Stefano Massini, con una narrazione evocativa, nel suo “Qualcosa sui Lehman” (editore Mondadori) racconta la storia della famiglia che ha creato e poi dilapidato il colosso bancario e finanziario al centro dell’uragano economico che ha travolto il mondo nel 2008.

Laterali due testi di nutrimento spirituale che hanno alimentato la mia ricerca interiore in questi mesi: Silvana Panciera, Lo Yoga come Via. Un contributo spirituale anche per i cristiani, Gabrielli Editore, Verona 2017 e il testo di poesia di Chandra Livia Candiani, Fatti Vivo, Einuadi, Torino 2017.

Verso il basso della mappa indico quelli che io ho nominato come i “droni intellettuali sul Game”, ossia quelle figure intellettuali e di ricercatori che con il loro lavoro ci aiutano ad osservare dall’alto, come un drone appunto, lo scenario che stiamo vivendo, da dove è derivato e dove ci potrebbero condurre alcune scelte contemporanee o alcune evoluzioni tecnologiche e socio-economiche.

Sulla sinistra metto il già citato Alessandro Barrico, il protagonista di questa mappa e di questo mio periodo, che con il suo “The Game” (Einaudi pure lui, Ebook) mi ha davvero aiutato a sviluppare una comprensione del tutto diversa e profonda degli scenari del “game”, quella parte di vita che nella postura uomo-scrivania-pc che proprio in questo momento sto tenendo e nella postura uomo-smatphone trova il suo apice e massima espressione.

Altro personaggio clamoroso ma già con un suo solido accreditamento sia accademico che editoriale, che non è certo questo mio post a consolidare, è Yuval Noah Harari che ho già citato in un post passato, connessioni mistiche 2.0, e che ora sto ancora leggendo con le sue “21 lezioni per il XXI secolo”, (Bompiani editore, 2018).

Nella destra della mia mappa un frate francescano, prima ingegnere e ora teologo morale, Paolo Benanti che seguo regolarmente nel suo sito e nella sua newsletters, il cui lavoro teologico sto approfondendo nella lettura iniziata a luglio del suo “The Cyborg: corpo e corporeità nell’epoca del post-umano. Prospettive antropologiche e riflessioni etiche per un discernimento morale” (Cittadella editrice, Assisi 2016). Paolo Benanti, che tengo in parallelo ad Harari e che ne bilancia le prospettive, è davvero un drone morale e spirituale che sorvola, dopo averli completamente attraversati, i territori più complessi ma anche maggiormente intriganti del mondo contemporaneo: la relazione con le intellegenze artificiali (AI), le evoluzioni tecnologiche e in campo biomedico, gli scenari del nostro corpo in relazione alla connessione con le macchine e l’influenza con la vita e la nostra salute. Una bussola per me davvero fondamentale, invito a seguirlo nel suo sito: https://www.paolobenanti.com/

Per concludere questa infinita e prolissa presentazione della mappa che racconta le mie letture e alcuni territori attraversati durante il mio viaggio di questi ultimi mesi ho voluto segnalare Pietro Trabucchi, uno psicologo della sport che col suo “Resisto dunque sono” mi ha fatto approfondire la tematica della resilienza e invece col suo recente “Opus” (entrambi Corbaccio editore) analizza la tematica della motivazione, con alcuni elementi interessanti rispetto al cambiamento della capacità di resistere alle fatiche dovute all’influenza della vita digitale. Lettura davvero arricchente. L’amico Natale Brescianini con Alessando Panniti hanno invece scritto un libro a quattro mani molto particolare: “Spiritualità cristiana e Coaching. La relazione facilitante di Gesù” (edizioni La Parola, Roma 2017). È un testo che espone questa nuova forma di accompagnamento psicologico e spirituale, il coaching, con un’analisi e approfondimento delle modalità relazionali di Gesù come maestro che aiuta a far emergere la massima espressione e realizzazione delle persone che incontra.

Negli spazi di un blog non è conveniente spingersi oltre nelle considerazioni che ognuno di questi testi citati invece richiederebbe. Quello che volevo esprimere era piuttosto il senso di collegamento e richiamo reciproco che ho trovato in questo periodo di letture e studio. L’immagine iniziale, la mappa delle connessioni laiche 2.0, ne è la più elaborata, anche se simbolica, espressione.

Francesco Maule

15 dicembre 2018

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Parigi etc…

Ciao a tutti e tutte,
conosco la frustrazione di essere dentro a fatti di cronaca, ad eventi epocali che segnano la storia, difficilmente decifrabili nella loro complessità, e non aver tempo ed energie per poter leggere, approfondire, distinguere ciò che val la pena di leggere/ascoltare/capire da ciò che va trascurato. Il lavoro a scuola nelle scorse settimana mi ha imposto un impegno di lettura complessiva, di analisi e filtro. Con questo messaggio (comunque lungo e che può sembrare un’aggiunta inutile all’ondata di informazioni di cui siamo invasi) spero di fare un minimo di servizio proponendo alcuni dei materiali che ritengo, anche in tutta la loro limitattezza di natura divulgativa, un punto base per una lettura più pensosa e riflessiva di quanto stiamo vivendo.

Il “minimo” sindacale:

Crozza: Je suis un cretin totalment brancolant dans la nuit

(Anche se Crozza come comico non mi esalta in questo pezzo mi piace molto, soprattutto sul sentirsi dei cretini brancolanti nel buio, con poche certezze e tanta compassione per ogni barbarie)

Quello che ho letto in quasi tutte le classi:
http://www.bocchescucite.org/enrico-galiano-e-voi-voi-non-ci-cascate/
(per chi ha FB:  https://www.facebook.com/enrico.galiano/posts/10208120611001169 )

Altra bella lettera lucida e penetrante:
http://www.repubblica.it/cronaca/2015/11/23/news/_io_musulmana_e_italiana_dico_ai_terroristi_non_ci_avrete_mai_-127956124/

Un video sulla complessa situazione della Siria:

per approfondire (su indicazioni del prof. Dalla Costa…):

(altro…)

Politica e poesia

di Franco Arminio

“La vicenda si complica quando si pronuncia la parola ‘politica’. In questo caso la fragilità non è più una forza, ma qualcosa che dà i nervi.

Perché la politica è o dovrebbe essere un’elaborazione collettiva. Il pericolo e l’opportunità è che al punto in cui siamo arrivati anche la politica appartiene alle discipline dell’immaginario. […]

La modernità finisce ogni giorno e ogni giorno prolunga la sua esistenza con una magia collettiva che occulta ciò che è in piena evidenza: non crediamo più alla nostra avventura su questo pianeta. Non abbiamo più nessuna religione che ci tiene assieme, nessun progetto da condividere. […] Navighiamo in un mare di merci, e intorno a noi è tutto un panorama di navi incagliate: le nazioni, gli individui, le idee, tutto è come bloccato in un presente che non sa volgere la sua fronte né avanti né indietro.

In uno scenario del genere una politica possibile è la poesia. La poesia non è il fiore all’occhiello, è l’abito da indossare, ma prima di indossarlo dobbiamo cucirlo e prima di cucirlo dobbiamo procurarci la stoffa. La poesia è la realtà più reale, è il nesso più potente tra la parola e le cose. Quando riusciamo a radunare in noi questa forza, possiamo rivolgerci serenamente agli altri, possiamo scrivere, possiamo fare l’oste o il parlamentare, non cambia molto. Quello che conta è sentire che la modernità è una baracca da smontare. […]

C’è solo il respiro, forse ce n’è uno solo per tutti e per tutto. Spartirsi serenamente questo respiro è l’arte della vita. Altro che moderno e postmoderno, altro che localismo e globalità. La faccenda è teologica. Abbiamo bisogno di politica e di economia, ma ci vuole una politica e un’economia del sacro. Ci vuole poesia”.

Franco Arminio

tratto da “Il flâneur della desolazione” in Geografia commossa dell’Italia interna, Bruno Mondadori, Milano – Torino 2013, pp. 3-4

foto di A. Colombara

foto di A. Colombara