nonviolenza

L’insegnamento appreso dal minuscolo SARS-CoV-2

 

 

 

 

 

Condivido un articolo di Piero P. Giorgi di analisi su ieri, oggi e domani, utile per riflettere su ciò che stiamo vivendo e ricco di sollecitazioni per il prossimo futuro.

Piero è membro della comunità del Centro Europeo di Gargnano (BS), scienziato e docente universitario,  è autore di due testi anche in lingua italiana (citati nelle note). Lo ringrazio per la disponibilità alla condivisione.

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Preambolo

Durante la seconda guerra mondiale la popolazione passava ore nei rifugi antiaerei; chi pregava, chi si lamentava, chi suonava l’armonica. E tutti pensavano: ce la faremo, dopo questa grande paura tutto tornerà come prima.

E così fu.

Male, molto male.

Una tragedia del genere (milioni di morti e feriti, un mondo da ricostruire) avrebbe dovuto farli riflettere. Chi o cosa ha scatenato questo mostro? Quale responsabilità abbiamo avuto noi piccole formichine? 1 Che cosa dovremmo cambiare per evitare che si ripeta?

No, non ci fu nessuna consultazione pubblica di questo tipo. I vincitori (quelli che hanno voluto la guerra, l’hanno finanziata e ci hanno guadagnato) decidono quello che vogliono e le formichine, distratte e contente, si godono la Pace e accettano tutto come prima, più di prima, con passione.

Non è una novità. L’abbiamo fatto da circa 7.000 anni (un fenomeno molto recente della nostra esistenza), modificando e peggiorando i rapporti sociali in modo disumano già dal tardo Neolitico, l’Era del Bronzo, ottima lega metallica per fare spade, non adatte a cacciare ma ottime per uccidersi tra di noi2. La minoranza in cima alla piramide sociale, capendo che il proprio tornaconto (basato sulla violenza e l’ingiustizia sociale) comportava cose orrende per le formichine, pensò bene di camuffare la tragedia chiamandola “Civiltà” e insegnandola a scuola nella materia chiamata “Storia”, una sfilza di violenze e progressi tecnologici accompagnati da una progressiva perdita di umanità. 3 Ci furono anche progressi nell’estetica (arte) e nella conoscenza del mondo (scienza), ma senza discuterne le implicazioni sociali e capire i meccanismi socio-politici che li promuovevano (es. Fascismo a favore di Marinetti e il futurismo) o li proibivano (es. la Chiesa contro Galilei e la teoria eliocentrica).

Vediamo ora le lezioni radicalmente nuove rivelate dal nostro piccolo maestro di scuola.

Un virus (termine latino che significa ‘veleno’) non è neanche una cellula, neanche una forma vivente: solo una molecola di acido nucleico (DNA o RNA) con una camicia di proteine e un mantello di lipidi, ma è piccolissimo, una frazione di micron, che a sua volta è un millesimo di millimetro. Può solo esistere dentro a una cellula infettata (parassitismo obbligato), dalla quale prende in prestito i meccanismi biochimici per duplicarsi e infettare altre cellule. Così facendo, causa malattie in piante e animali, ma lui non lo sa. 4

Da dove è sbucato il piccolo responsabile della sindrome COVID-19? La risposta ci porta subito al primo gruppo di lezioni.

Uomini, piante e animali

Solo pochi millenni fa gli esseri umani hanno cominciato a considerarsi padroni del mondo, i quali possono letteralmente cambiare e sfruttare piante e animali, cambiare e inquinare acque e terreni senza ritegno. Più recentemente il rapporto danno ambientale/vantaggio pubblico è diventato enorme, poco sostenibile, con pochissimi che lo notano e urlano di rabbia. Per esempio, per guadagnare più soldi gli allevatori hanno ammassato gli animali da carne (galline, maiali, ecc.) in spazi strettissimi, causando loro stress e malattie; li hanno quindi imbottiti di antibiotici e tra gli acquirenti sono apparsi i primi batteri patogeni resistenti a tutti gli antibiotici, molto pericolosi. 5

In questo sfondo generale d’ignoranza e disinteresse, in Cina hanno permesso alla gente di mangiare cani randagi ammalati, pipistrelli 6 e pesci male conservati nei mercati. Pare che il nostro piccolo SARS-CoV-2 sia appunto nato nella regione di Huanan o nel mercato di pesci e animali vari della sua capitale Wuhan, nel mese di novembre del 2019. Aveva poco più di due mesi e già appariva in vari paesi del mondo; una creaturina sveglia, molto trasmissibile anche se non molto mortale.

Lezione 1 – Per una democrazia efficace non basta indire elezioni ogni cinque anni. Bisogna anche provvedere all’Educazione Civica a tutti i livelli scolastici 7 , avere una stampa critica e indipendente, organizzare discussioni politiche ben dirette, serene, senza voci sovrapposte e aggressività, con dichiarazioni documentate e ragionamenti logici. E poi, in un paese veramente democratico gli interventi dell’amministrazione pubblica devono anche essere trasparenti e motivati. In una situazione del genere, con educazione e informazione, si potrebbero prevenire i problemi (le pandemie, nel nostro caso), non solo ricorrere a drastiche misure repressive dopo che sono apparsi. Covid-19 non è solamente un problema medico. Una volta passata la pandemia non dovremo tornare a “tutto come prima”.

Lezione 2 – Uno dei flagelli più dannosi nelle società complesse (quelle degli ultimi 5.000 anni) è la corruzione (una forma di violenza). Le cause della pandemia e i non rari esempi di ritardi nell’applicare i rimedi riguardano non solo l’incompetenza ma anche la corruzione, proteggendo certe categorie più che altre in occasione di decisioni drastiche per rallentare Covid-19. Non si può ridurre ed eliminare la corruzione senza una buona etica sociale8. Esiste una chiara distribuzione geografica nei livelli di corruzione mondiale. Smettiamo di considerare gli USA come modello di società da ammirare (come vogliono i mass media) e documentiamoci sui paesi (es. scandinavi) che appaiono in cima alle classifiche con i minori livelli di corruzione9. Poi decidiamo di imitare loro, non i falsi modelli impostici. L’Italia ha poi un grosso problema da risolvere riguardo il fenomeno delle reti criminali (mafia, camorra, ndrangheta e la cosiddetta mafia nigeriana)10. Una volta passata la pandemia non dovremo tornare a “tutto come prima”.

Lezione 3 – Le formichine sanno tutto sui telefonini. Lo hanno appreso dopo una reclame a tappeto (dieci pagine del Corriere della Sera comprate da Vodafone il giorno dell’uscita in vendita del loro primo smart phone) e dopo severe esclusioni (occorre uno smart phone per accedere a normali funzioni amministrative). Allo stesso tempo le formichine hanno una conoscenza a livello medievale della biomedicina. Va bene così, perché se sapessero come funziona il proprio corpo sarebbe molto difficile vender loro tutti quei prodotti che fanno male o nascondere loro le scelte corrotte fatte dal governo riguardo la salute. A proposito delle cosiddette “lotte politiche”, è più efficace offrire un’educazione civica e una preparazione scientifica alle formichine che votano (democrazia consapevole), piuttosto che organizzare un movimento di protesta contro una politica sbagliata dopo che è stata messa in atto. Per esempio, dopo il fenomeno infettivo degli altri due corona virus, SARS (2003) e MARS (2012), i finanziamenti concessi per studiarli furono molto pochi11. Per l’informazione in democrazia, vedi Lezione 1. Per l’inadeguatezza politica, vedi Lezioni 1 e 2. Se avessimo studiato bene gli agenti infettivi simili dieci anni prima e avessimo avuto governi più interessati alla prevenzione delle malattie che alla finanza, avremmo salvato molte vite. Questo è stato provato da due paesi, la Corea del Sud e Taiwan, che avevano fatto tesoro dell’epidemia di SARS del 2002. Esempi di paesi che all’inizio della pandemia hanno ostentato un’inazione criminale sono Francia, Inghilterra e Stati Uniti (in ordine alfabetico), con capi di governo arroganti; sono poi stati svegliati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, ma il danno, ancora da accertare, è stato fatto12. Una volta passata la pandemia non dovremo tornare a “tutto come prima”.

Smantellamento della Sanità Pubblica

Se consideriamo in particolare gli attuali paesi Europei e gli Stati Uniti, con una pronunciata stratificazione sociale (minoranza ricca e maggioranza vicino alla povertà) e una borghesia in via di diminuzione, 13 notiamo che questa tendenza si riflette anche nel sistema sanitario. Circa trent’anni fa l’industria della malattia (chiamata però “sanità”) ha cominciato a dividersi in due filoni: la medicina per i ricchi e quella per i poveri (chiamate però “privata” e “pubblica”). La seconda ha molto meno risorse ed è molto più lenta. E’ successo in silenzio, senza un dibattito pubblico preliminare, come tutti i cambiamenti che favoriscono gli interessi dei grossi investimenti, mentre le formichine sono distratte da TV e mass media.

Purtroppo l’intervento sanitario necessario per una pandemia è quello pubblico e l’atteggiamento giusto della politica in questa occasione sarebbe quello di chi gestisce i servizi per i cittadini, non quello di chi si occupa solo del potere. 14

Lezione 4. Ecco come il piccolo virus ha messo a nudo l’inefficienza dei due filoni di medicina (la facile diffusione dell’infezione), oltre che dimostrare la sua natura fondamentale ingiusta (più alta percentuale di morti tra i poveri). C’era proprio bisogno di una pandemia per farci capire che un regime sanitario giusto è quello disponibile per tutti e ben sovvenzionato dallo Stato? Chiediamoci perché il progetto del Presidente Obama di un’assistenza medica nazionale è stato talmente osteggiato dai conservatori statunitensi. Immaginiamo, sempre per capire la mentalità USA, che ci fossero due livelli nel sistema di difesa militare: un esercito sgangherato che difende i poveri e uno molto tecnologico per difendere solo i ricchi. A noi farebbe ridere, a loro forse sembrerebbe logico. Un articolo di Gael Giraud ha discusso recentemente come si dovrebbero modificare i nostri sistemi sanitari in vista di future pandemie virali, molto probabili considerando le alterazioni dell’ambiente causate dalle interferenze umane. 15 Buona idea. Una volta passata la pandemia non dovremo tornare a “tutto come prima”.

Per finire, una domanda: perché spaventarsi tanto del virus, quando …

Un bravo frate francescano italiano e missionario in Cina, Luigino Belloli, ha diffuso un testo sulla pandemia dall’impostazione originale in un certo senso ma preoccupante in un altro. In breve, egli si chiede: perché spaventarsi tanto del piccolo virus quando negli ultimi secoli è successo di molto peggio e questo non ci ha mai spaventati? E ci ricorda cose terribili ai danni di persone e dell’ambiente.

Nel paragrafo inquadrato qui sotto vediamo brevemente queste tragedie, cominciando da quelle per le quali potrebbe esserci una spiegazione della nostra insensibilità e continuando con le altre che dimostrano, invece, quanto siamo incoscienti (o distratti da chi non ci vuole consapevoli).


 

Da anni ci è stato detto che circa il 10% della popolazione mondiale consuma circa il 90% dei beni e servizi prodotti nel mondo. Altro dato: le proprietà dei pochi miliardari esistenti (solo 2.000 persone) corrispondono alle proprietà di ben 4 miliardi e mezzo degli oltre 7 miliardi di esseri umani sulla Terra (rapporto annuale Oxfam 2019). Anche se la notizia è impressionante, non sembra disturbare la formichina media europea che probabilmente ha ancora abbastanza risorse da vivere decentemente. Ma questa estrema differenza tra pochi ricchissimi consumatori e tantissimi poveri bisognosi non è solo immorale. Essa crea anche la crisi ambientale e sociale che uccide circa 8 milioni di persone all’anno, non ogni tanto come un virus, le uccide regolarmente ogni anno. Questo comincia a preoccupare chiunque abbia un minimo di senso etico o è capace di immaginare squilibri futuri anche peggiori.

Poi ci sono le 25 guerre attualmente in corso nel mondo con i loro morti, i loro senzatetto, i loro migranti, le loro spese militari. E con l’ONU incapace di arrestarle, perché le superpotenze, sempre coinvolte in un modo o nell’altro in queste guerre, hanno il diritto di veto 16 nel Consiglio di Sicurezza che dovrebbe intervenire.

Poi ci sono le multinazionali dei minerali, dell’agricoltura, dei prodotti chimici e farmaceutici che causano innumerevoli danni agli uomini e all’ambiente al fine di guadagnare di più e ancora di più.

Poi ci sono migliaia di bombe atomiche nei magazzini militari di tutto il mondo, mentre basterebbe l’uso, anche per sbaglio, di solo una decina per causare un “inverno nucleare” (una barriera di fumo e polvere contro i raggi del sole) che estinguerebbe tutte le forme viventi sulla terra. Non servono alla difesa, neanche come deterrenti. L’Italia, vergogna a noi, non ha ancora firmato e ratificato il recente Trattato ONU per eliminarle.

Un’ovvia alterazione ambientale, i cambiamenti climatici, quelli sì hanno già spaventato la gente, ma mancano (o non sono ancora permessi) i meccanismi democratici per protestare e costringere i governi a prendere misure serie. Quale tragedia globale (come Covid19) deve avvenire prima che misure d’emergenza (già fuori tempo massimo) vengano adottate per proteggere l’ambiente?


 

Conclusione

In breve, ecco la causa di questi orrori: la venerazione delle due divinità del Denaro e della Potenza da parte degli uomini. La conseguenza: l’estinzione della nostra specie in breve tempo 17 , se non ascoltiamo la lezione principale del piccolo virus: una volta passata la pandemia non dovremo tornare a “tutto come prima”.

 

Piero P. Giorgi

(aprile 2020). Questo testo può essere diffuso liberamente.

Note:

1 Useremo questo termine per riferirsi alla massa della popolazione controllata dall’alto attraverso i mass media, con la paura e l’ignoranza. Naturalmente il termine non è usato in senso peggiorativo, ma ci sembra quantitativamente significativo. Infatti la categoria che esercita il potere (non il Servizio, vedi nota 14) è sempre una piccola minoranza. Quella che soffre in seguito al potere esercitato male rappresenta un numero molto grande, le formichine. Ebbene, è proprio in insediamenti umani troppo grandi (senza più comunità umana) che la violenza ha trovato la propria origine e l’ambiente ideale per svilupparsi (vedi nota 2).

2 Per i dettagli sull’origine della violenza (non solo della guerra) vedi Giorgi, P. P. (2008) La violenza inevitabile – Una menzogna moderna. Jaca Book, Milano.

3 Sulla natura umana nonviolenta e il recupero della nostra umanità, vedi Giorgi, P. P. (2019) La rivoluzione nonviolenta. Gabrielli Editori, Verona.

4 La storia del passaggio di germi dagli animali d’allevamento agli uomini è spiegata in Diamond, J. (1997, 2019) Guns, germs and steel, pp. 103 e Chapter 11 (pp. 231-256, Table II.I, p. 247). Vintage, Londra. Edizione italiana: Armi, acciaio e malattie. Breve storia degli ultimi tredicimila anni, Einaudi, Milano. Il morbillo, la tubercolosi, il vaiolo, l’influenza, la pertosse e la malaria ci sono stati passati dagli animali che abbiamo allevato. Una curiosità: già nel 2012 David Quammen aveva preconizzato la possibilità di una malattia trasmessa da animali all’uomo in Cina e poi diffusa rapidamente nel mondo (Quammen, D., 2012, Spillover – Animal infection and the next human pandemic. W.W. Norton, New York). Vedi anche la sua intervista pubblicata su Yale Journal of Biology and Medecine, vol. 86 (1), pp. 107-112 (marzo 2013).

5 Sugli allevamenti intensivi e i loro problemi, vedi Quaderni del Bobbio (2010), n.2, p. 109.

6 Non si tratta dei nostri piccoli pipistrelli insettivori che volano al tramonto (Microchirotteri), ma di quelli grandi come cagnolini dei climi caldi che mangiano frutta, vivono spesso in numerose comunità sugli alberi e volano di notte (Macrochirotteri). Questi ultimi pare abbiano un sistema immunitario ottimo e si possano permettere di ospitare molti virus senza esserne disturbati. Così diventano un cibo pericoloso.

Ndr. Per approfondire: https://valori.it/cina-wet-market-commercio-animali-selvatici/

7 La Svizzera, per esempio, comincia a insegnare educazione civica nelle elementari, come la materia principale e insegnata dal Direttore della scuola.

8 L’Italia ha un’ottima Costituzione, con alti valori etici, i quali sono tranquillamente ignorati dagli amministratori. Ha anche delle buone regole sui rapporti reciproci d’indipendenza tra gli organi legislativi (parlamento), quelli esecutivi (governo) e quelli giudiziari (tribunali), ma le regole sono spesso bellamente trascurate. Il fatto è che l’etica sociale deve sussistere anche nella cultura della gente. Un paese con una maggioranza di “furbetti” non va lontano.

9 Vedi i valori di CPI (indice di corruzione percepita) prodotti ogni anno da sito di Transparency International.

10 I due fenomeni più dimostrativi sono a) L’uso che i governi italiani hanno fatto del Sud, già subito dopo l’unità nazionale, come fonte di voti in cambio di favori, attraverso accordi con le varie mafie, e b) il famoso, ma ufficialmente sempre negato, accordo tra Stato e mafia, subito dopo il maxiprocesso di Palermo contro 460 membri di Cosa Nostra (1986-92), seguito dalla fine del pool antimafia e dall’assassinio di Falcone e Borsellino. Ora che le mafie si sono ben integrate anche al Nord, non si tratta più di un problema geografico, ma di una tragedia di Stato, o per meglio dire, di una grave disfunzione della politica italiana.

11 Vedi l’articolo (in inglese) “Siamo stati avvisati, allora perché non abbiamo potuto prevenirlo?”, New Scientist, 7 marzo 2020, p. 9.

12 L’Islanda si è comportata da paese esemplare. Già alla fine del gennaio 2020, senza ancora nessun evidente caso d’infezione, ha cominciato una campagna di depistaggio (identificazione preliminare di persone infettate) salvando così molte vite. Informazione apparsa sul quotidiano belga La Libre, editoriale del 15 aprile 2020, basato su un articolo dell’importante periodico medico New England Journal of Medicine del 14 aprile, firmato da ricercatori di università islandesi finanziati dalla società deCode Genetics).

13 Questo è un vecchio problema. Le società complesse hanno cominciato a stratificarsi già all’Età del Bronzo, a causa dell’emergente specializzazione professionale e del conseguente vantaggio di alcuni mestieri nel baratto (Giorgi, 2008, citato in nota 2, pp. 82-94). Il modello piramidale, con nobiltà e sacerdoti in alto e contadini e schiavi in basso, è poi stato la regola per alcune migliaia di anni, fino al Medioevo, quando una borghesia capace e operosa (poi anche istruita) si è incuneata in mezzo e ha cominciato a disturbare gli equilibri dello sfruttamento dall’alto, creando poi (nell’Ottocento) pressioni per ottenere più giustizia sociale. Nel secondo dopoguerra, la mancanza di poteri istituzionali per le ex categorie privilegiate, l’indebolimento della borghesia creativa e il terrore del Comunismo hanno giustificato progetti illegali “sotto copertura” usando “elementi deviati”, spesso con la collaborazione di governi stranieri. Questo ha portato, a partire degli anni 1960–70, all’attuale crisi della democrazia nei paesi europei.

14 Per la differenza tra politica di potere e Politica di Servizio, vedi Lunari, A. (2014) Eric Wolf e la nuova antropologia. Tesi di Laurea Magistrale (Università degli Studi di Milano – Bicocca, Antropologia Politica), sez. 6.3, “Uno studio specifico – Italia 2012-2014”, pp. 77-91.

15 Giraud, G. (2020) “Per ripartire dopo l’emergenza Covid-19”, La Civiltà Cattolica, Anno 2020, volume II, Quaderno 4075 (4 aprile), pp. 7-19 (disponibile online sul sito del periodico).

16 Questa regola dell’ONU è incredibile e contro il vero ideale di questa tormentata istituzione. Già la Società delle Nazioni, voluta dal Presidente USA Woodrow Wilson, iniziò nel 1920 ma fallì per l’opposizione dello stesso partito repubblicano USA. Nessuno in ambiente internazionale osa discutere sul veto o volerlo eliminare. Di cosa hanno paura?

17 Vedi Giorgi (2019), citato in nota 3, pp. 102-109.

Giornata Internazionale della Nonviolenza

lunedì 2 ottobre 2017

Compleanno di Gandhi

Giornata Internazionale della Nonviolenza

Il 2 ottobre, data di nascita di Gandhi, ricorre la Giornata internazionale della nonviolenza. È stata promossa dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 15 giugno 2007 e da allora con le più varie iniziative viene ricordata in tutte le nazioni del mondo.

La risoluzione dell’Assemblea Generale, affermando “la rilevanza universale del principio della nonviolenza” ed “il desiderio di assicurare una cultura di pace, tolleranza, comprensione e nonviolenza”, chiedeva a tutti i membri delle Nazioni Unite un impegno adeguato per accrescere la consapevolezza pubblica mondiale sull’importanza della nonviolenza.

Giustamente è stato scelto il giorno della nascita di Gandhi perché nessuno più di lui ha dedicato tutta la vita e le energie alla ricerca e alla pratica di un metodo giusto ed efficace per opporsi alle ingiustizie e alle oppressioni senza l’uso delle armi o altre forme di violenza. Gandhi, più di chiunque altro, era sicuro della vittoria della nonviolenza e aveva sperimentato con coraggio, e fino alla morte, questa verità, dimostrando che un’altra via è possibile per conseguire il proprio fine di liberazione dalle ingiustizie e dalle oppressioni.

Gandhi non proponeva la rassegnazione ma un metodo coerente con i fini buoni e giusti che vorremmo raggiungere. Chiamò il suo metodo Satyagraha che significa “forza della verità” e che in Occidente chiamiamo, in forma meno precisa, Nonviolenza. Ha mostrato come, per chi sente la responsabilità di lottare e non è reso impotente dalla viltà, dalla sfiducia, dalla rassegnazione passiva, la nonviolenza è praticamente possibile ed eticamente consentita.

Storicamente, la nonviolenza praticata da Gandhi e da tanti che in molti paesi del mondo si sono ispirati al suo pensiero e alla sua azione, ha dimostrato in modo impressionate l’efficacia del metodo.

È una lezione che, ancora oggi, pochi hanno imparato: mettere in pratica, di fronte ai conflitti, un metodo che usa la verità come forza e nega la forza e l’efficacia della violenza. Bisogna capire che le armi della violenza non meritano fiducia da parte di chi lotta per un mondo più giusto (e quindi senza violenza). Non c’è bisogno di dire della follia insita nell’arma nucleare e in tutte le politiche di difesa degli stati, che persistono nel seguire la pratica tragica e fallimentare delle spese militari e della corsa agli armamenti. Per assicurare un mondo migliore e più giusto per tutti c’è già un metodo spiritualmente, filosoficamente, eticamente, politicamente superiore.

In mezzo a tante violenze e politiche errate, che minano la stessa sopravvivenza futura dell’umanità, la salvezza è possibile seguendo la via indicata da Gandhi.

La via di Gandhi, la nonviolenza, che il 2 ottobre viene ricordata solo in modo celebrativo, bisogna capirla nella sua teoria e metterla sempre più in pratica.

Il sito del ‘Movimento Nonviolento’ italiano è qui.

Anche a Vicenza c’è un centro aperto a tutti i cittadini, la Casa per la Pace, istituita dal Consiglio comunale di Vicenza nel 1993 per promuovere una cultura di pace e di nonviolenza.

Chi è interessato ad approfondire l’argomento può fare visita alla ‘Casa per la Pace’

Lunedì, 2 ottobre

dalle ore 10.00 alle ore 20.00

 

Casa per la Pace, Via Porto Godi 2, Vicenza

(Via Porto Godi è una laterale di Viale Fiume, all’altezza della Scuola Elementare De Amicis)

Per contatti: Indirizzo mail: casaperlapace@gmail.com. – Tel. 0444 329375.

7 idee per fare pace in tempo di guerra

Dopo le stragi di Bruxelles

di Flavio Lotti

1. La morte non ci deve mai trovare indifferenti. Non importa chi sia la vittima, la sua nazionalità, la sua religione, il colore della sua pelle, il luogo dell’accadimento. Non possiamo piangere solamente le “nostre” vittime. Ogni vittima è un nostro fratello o una nostra sorella. Non abituiamoci mai all’orrore. L’abitudine nasconde la rassegnazione. L’abitudine e la rassegnazione alle stragi, alle uccisioni, alla morte, alla violenza ci tolgono la dignità e uccidono la nostra umanità.

2. Il problema che dobbiamo affrontare è complesso. Il che non significa che sia irrisolvibile. Ma (di fronte ad ogni problema complesso) dobbiamo rifiutare le semplificazioni. Le cose da fare per vincere il terrorismo sono molte e ci coinvolgono tutti, collettivamente e individualmente. Richiedono tempo, pazienza, conoscenza, determinazione, costanza. Serve un’accelerazione in tanti campi ma fuggiamo dallo slogan facile e da tutti quelli che puntano il dito e innalzano muri contro gli altri, l’Islam, gli islamici, i migranti, le donne e gli uomini in fuga dalla guerra e dal terrore…

3. Agire con intelligenza. La componente “militare” del terrorismo va combattuta, fermata, neutralizzata con l’intelligenza, le indagini di polizia, la collaborazione tra i servizi di sicurezza, la lotta alla criminalità e ai traffici di droga e di armi, i sistemi di prevenzione. Servono unità, volontà politica, condivisione, cooperazione e coordinamento delle informazioni, delle politiche, risorse economiche adeguate. Cosa vuol dire “siamo in guerra!”? Per questa “guerra” bombe e cacciabombardieri, missili e portaerei sono inutili e inutilizzabili. Ogni volta che li usiamo estendiamo e radicalizziamo le basi del terrorismo. Quindici anni di “guerra al terrorismo” hanno prodotto risultati disastrosi. Dobbiamo smettere di buttare i nostri soldi per fare cose sbagliate e inconcludenti. E’ ora di cambiare decisamente strada. Smettere di fare la guerra non è un moto di pace ma la vittoria del buon senso.

4. Fermare le guerre. Il terrorismo ha molte radici ma la storia ci dice che le guerre in corso lo alimentano. Per questo è nostro interesse lavorare attivamente per fermarle. La loro continuazione e proliferazione non solo allunga la scia dell’orrore e del dolore ma fomenta il terrorismo, lo foraggia, lo estende. Giustificare una guerra col pretesto della lotta al terrorismo è pura ipocrisia. Fermare le guerre è un dovere di tutti i responsabili della politica internazionale. E’ il primo passo di chi ha il dovere e la responsabilità di costruire pace e sicurezza. Per andare alle radici del problema occorre inoltre contrastare con fermezza i traffici legali e illegali delle armi e la loro produzione.

5. Disertare la guerra delle parole. Lo possiamo fare tutti. Le parole uccidono. Prima delle bombe le parole della guerra seminano il terrore, fomentano l’odio, distruggono la ragione. E’ urgente costruire un argine a quelli che speculano sulle paure e sull’indignazione dei cittadini, che vogliono sostituire il buonismo con la cattiveria, che approfondiscono le divisioni, creano nuovi nemici ed erigono sempre nuove barriere. In televisione, nel web, alla radio e sulla carta stampata chi vuole sinceramente la pace deve disertare la guerra delle parole. La grammatica della pace getta acqua sul fuoco della discordia, spegne le polemiche, isola i malvagi, unisce le donne e gli uomini onesti in un fronte comune.

6. Bonificare le periferie intossicate. Combattere la disoccupazione, sradicare la povertà, lottare contro l’esclusione sociale e l’emarginazione, ridurre le disuguaglianze, promuovere il riconoscimento delle diversità, il dialogo interculturale e interreligioso, favorire l’integrazione, educare alla cittadinanza globale, alla solidarietà e all’accoglienza devono essere tra le priorità di chi vuole sradicare il terrorismo dalle nostre città, dall’Europa e dal mondo intero. Il radicalismo si nutre del malessere sociale, economico e morale, dell’ignoranza e dei fenomeni di esclusione dilaganti. Le politiche sociali, culturali ed educative sono strumenti essenziali di una efficace strategia di lotta al terrorismo.

7. Vincere il male con il bene. Non è una sciocca utopia. E’ la via più concreta, costruttiva ed efficace per uscire dal circolo vizioso del male. Il male non conosce limiti né confini. L’illusione di poterlo sconfiggere con gli stessi mezzi alimenta una escalation di violenza senza fine, limiti e confini. Alla teoria della guerra infinita noi dobbiamo contrapporre la volontà di disertare la guerra ovvero la volontà di interrompere la spirale del terrore per non venire stritolati. Con lucida consapevolezza dobbiamo constatare che la violenza non risolve mai i problemi ma li aggrava. Vincere il male con il bene richiede un lungo e impegnativo lavoro a tutti i livelli, esige una larga assunzione di responsabilità e la ricerca costante del bene comune. La violenza divide. La ricerca del bene comune unisce. La violenza paralizza. La ricerca del bene comune mobilita.

Flavio Lotti | Coordinatore Tavola della pace| Perugia, 25 marzo 2016
Tavola della pace |segreteria@perlapace.it | www.perlapace.it

Parigi etc…

Ciao a tutti e tutte,
conosco la frustrazione di essere dentro a fatti di cronaca, ad eventi epocali che segnano la storia, difficilmente decifrabili nella loro complessità, e non aver tempo ed energie per poter leggere, approfondire, distinguere ciò che val la pena di leggere/ascoltare/capire da ciò che va trascurato. Il lavoro a scuola nelle scorse settimana mi ha imposto un impegno di lettura complessiva, di analisi e filtro. Con questo messaggio (comunque lungo e che può sembrare un’aggiunta inutile all’ondata di informazioni di cui siamo invasi) spero di fare un minimo di servizio proponendo alcuni dei materiali che ritengo, anche in tutta la loro limitattezza di natura divulgativa, un punto base per una lettura più pensosa e riflessiva di quanto stiamo vivendo.

Il “minimo” sindacale:

Crozza: Je suis un cretin totalment brancolant dans la nuit

(Anche se Crozza come comico non mi esalta in questo pezzo mi piace molto, soprattutto sul sentirsi dei cretini brancolanti nel buio, con poche certezze e tanta compassione per ogni barbarie)

Quello che ho letto in quasi tutte le classi:
http://www.bocchescucite.org/enrico-galiano-e-voi-voi-non-ci-cascate/
(per chi ha FB:  https://www.facebook.com/enrico.galiano/posts/10208120611001169 )

Altra bella lettera lucida e penetrante:
http://www.repubblica.it/cronaca/2015/11/23/news/_io_musulmana_e_italiana_dico_ai_terroristi_non_ci_avrete_mai_-127956124/

Un video sulla complessa situazione della Siria:

per approfondire (su indicazioni del prof. Dalla Costa…):

(altro…)

…a 70 anni dalla tragedia di Hiroshima e Nagasaki

Hiroshima e Nagasaki | 6 – 9 agosto 1945

Pace in Bici 2015

“La mia speranza è che si possa riparare a un terribile errore del passato, eliminando dalla nostra storia le guerre e le armi nucleari che possono distruggere l’umanità intera.”
Seiko Ikeda, sopravvissuta alla bomba di Hiroshima, sganciata il 6 agosto 1945, alle 8.15 del mattino.

pace-in-bici-xSono passati 70 anni ma, nonostante le speranze della maggioranza delle donne e degli uomini della terra, il momento in cui tutte le armi nucleari saranno eliminate dal pianeta non sembra avvicinarsi.

Gli arsenali nucleari continuano a rimanere un pericolo-ricatto per l’umanità intera. L’unica certezza è che crescono sempre più le iniziative della società civile. Secondol’intuizione del visionario Sindaco di Firenze, Giorgio La Pira, le Città hanno una vocazione che viene dalla consapevolezza e dalla pratica della risoluzione dei problemi dei cittadini e dei conflitti senza l’uso delle armi.
Per questo sono sempre di più i sindaci che aderiscono all’iniziativa del sindaco di Hiroshima, Mayors for Peace, unendo tutte le energie per costruire una grande alleanza contro le atomiche. Hiroshima e Nagasaki per noi non è solo
memoria, ma è l’attualità di un impegno per arrivare insieme ad un trattato
internazionale che metta al bando tutte le armi nucleari.
Per un mondo libero da armi nucleari.
Sono passati 70 anni, ma nonostante le speranze della cara Seiko, e della stragrande maggioranza delle donne e degli uomini della terra, il momento in cui tutte le armi nucleari saranno eliminate dal pianeta non sembra avvicinarsi.
Come ogni anno, anche in questo settantesimo anniversario della distruzione di Hiroshima e Nagasaki, l’associazione Beati i costruttori di pace organizza l’iniziativa Pace in Bici
> per ricordare che la messa al bando delle armi nucleari dipende molto dall’impegno delle popolazioni,
> per informarci sulle più recenti campagne da sostenere per realizzare il disarmo nucleare,
> per promuovere l’adesione degli Enti Locali a Mayors for Peace –  Sindaci per la Pace,
> per raccogliere adesioni alla Solenne Promessa, per firmare una lettera di solidarietà alpopolo della Isole Marshall, per ascoltare testimonianze e  condividere appelli per un mondo libero da armi nucleari …
Il programma dei prossimi giorni a Vicenza e provincia:
GIOVEDÌ 6 AGOSTO
anniversario di Hiroshima Mantova, Piazza Mantegna
Ore 8.45, partenza di Pace in Bici. Castel D’Ario (MN), Bonferraro (VR), Nogara, Sanguinetto, Cerea . Legnago (VR), ore 12, incontro nel Comune. A seguire, sosta pranzo. Legnago – Cologna – Lonigo (VI) – Brendola – Alte di Montecchio Maggiore, accoglienza in Piazza San Paolo; Palestra Vita: cena, incontro associazioni,  pernottamento.
VENERDÌ 7 AGOSTO
Partenza da Alte di Montecchio Maggiore, ore 8.00. Longare (VI), incontro con Gruppo Presenza Longare e Amministrazione comunale, ore 9.30.images

ColtiVIamoci

ColtiVIamoci

17 – 18 – 19 aprile 2015 Vicenza

Principi e buone prassi sulla trasformazione nonviolenta dei conflitti

Dal livello locale al livello internazionale

Contaminazioni per nuovi percorsi e sperimentazioni

Una tre giorni che inizia il venerdì sera con una conferenza pubblica riflettendo sui fatti di Nanto (cronaca locale) e tratta i temi del naturale bisogno di sicurezza-fiducia, delle strategie di difesa e dei possibili percorsi di riconciliazione. Il Sabato è strutturato in due momenti: al mattino esempi, sollecitazioni e proposte da rappresentanti di diverse reti nonviolente nazionali che verranno poi riprese nel pomeriggio in laboratori operativi. Domenica mattina un momento dedicato alla sintesi e a rilanci progettuali sia locali che nazionali.

 

E’ gradita la preiscrizione collegandosi al sito siamovicenza.wordpress.com

LUOGO : Vicenza Tiepolo Hotel, Viale San Lazzaro 110, 36100 Vicenza