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Kid B – Kill B

 

George e Pam salutano i bimbi che dal finestrino del bus, annebbiato per la condensa, lasciano al loro sguardo manifestare tutto il rimpianto per quella ennesima, anche se breve, separazione. I ragazzini, Eddy e Jeff, escono col bus dal villaggio per percorrere poche centinaia di metri, entrare nella caserma, andare a scuola. George e Pam rientrano in casa, la loro fetta di villino identica alle altre, nel “villaggio della pace”, separato e protetto, in quella città così distante dagli USA.

George è rientrato ieri sera dalla missione. Quattro mesi. Afghanistan.

Dentro casa affonda il suo sguardo – che credeva mutilato – su sua moglie Pam, la osserva muoversi e posizionarsi dentro il soggiorno, in quel fazzoletto di stanza libera vicino le scale. Percepisce che lei vorrebbe immediatamente abbracciarlo, dirgli – Finalmente, mio caro. Ma lui si gira verso la finestra, posa le mani sul vetro, punta lo sguardo sull’albero, o su se stesso, china la testa fra le spalle e tace.

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Pam gli si avvicina, lentamente fa avvicinare le proprie braccia al corpo del compagno, lo avvolge e posa con delicatezza la testa, leggermente reclinata, fra le sue scapole. Aspetta, ascolta, incredibilmente vede. «I haved killed many people, Pam; Ho ucciso molte persone, Pam; women, children, I don’t know how many, but too many, Pam, too many… donne, bimbi, non so quante, ma troppe, Pam, troppe…»

Scende nell’abisso – Pam – misteriosamente vede un film mai visto che nessuna immagine le aveva mai precedentemente consegnato. La miseria polverosa dei villaggi tra le montagne, case (case?) di terra con tende come porte e finestre; le retate, la violenza, il rumore e le vibrazioni degli spari, il sudore di George, la sua angoscia nelle notti al campo sulle brandine militari, il suo perdersi in una confusa alterazione interiore. Con le braccia strette attorno al busto e le mani sul petto, stringe quel tronco vuoto, senza linfa, senza calore, che sta appassendo ad una velocità vorticosa. Radici senza terra per rami troppo pesanti.

«Tutto ora può e deve cambiare – pensa Pam – abbiamo toccato il fondo. Tutti, da qui, possiamo ripartire, da qui dobbiamo ripartire per qualcosa di nuovo, di completamente diverso».

George, con una improvvisa mossa di avvitamento, si gira, restando tra le braccia della moglie, la guarda ancora, finalmente negli occhi, raccoglie un respiro che sembra raccogliere tutto l’ossigeno del mondo e le dice: «è tutto come prima, cara, non è cambiato nulla, prepariamoci una tazza di caffè».

 

Francesco Maule

 

 

20090909

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