Gabriele Del Grande

Risorgere il mondo

Nei giorni scorsi, durante la Settimana Santa e durante le feste Pasquali, ho avuto modo di leggere alcuni articoli e reportage che mi hanno fatto riflettere su quanto ancora il mondo sia ferito, colmo di sofferenza e ingiustizia. Ho percepito gli eventi del mondo in parte come stridenti e in parte come profondamente connessi all’intensa spiritualità dei giorni liturgici del Triduo Pasquale. Mi sono domandato se i cristiani impegnati a “celebrare” e a credere in un Dio che Risorge, che porta la vita e la speranza, siamo quindi dei pazzi o degli incoscienti, o se invece bisogna ripartire dal quel Dio che si inabissa in un sepolcro per capire il disastro umano che in alcuni paesi è più esplicito.

Credo che quelle persone (giornalisti, reporter, medici, missionari, operatori di ONG, volontari, etc) che scendono negli abissi dell’umanità, la raccontano e ce la consegnano siano strumenti per rendere splendente il Volto sfigurato, di Dio e dell’umanità. La persona di Gabriele Del Grande, conosciuto a Bassano del Grappa nel 2010 e più volte intervenuto a Vicenza e ad Arzignano presso la cooperativa Insieme per presentare i suoi libri, appena liberato da una detenzione in Turchia, ne è concreto esempio.

Segnalo quindi alcuni contributi per approfondire e riflettere:

Dal Corriere della Sera di domenica 16 aprile 2017

Sul Coltan in Repubblica Democratica del Congo:

Congo, l’inferno del Coltan e la manodopera della disperazione

È un minerale indispensabile per i nostri smartphone. Si estrae nelle miniere del Congo, controllate dai signori della guerra. Che danno «lavoro» a milioni di schiavi «volontari»

di Andrea Nicastro

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Da Avvenire di sabato 8 aprile 2017

Le guerre dimenticate. Congo, la crisi crea il campo profughi più grande del mondo.

di Lucia Capuzzi |
Oltre 270mila sfollati a Bidi Bidi in Uganda, che ora supera in dimensioni anche lo «storico» Dadaab in Kenya

https://www.avvenire.it/mondo/

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Il reportage tra Giordania, Palestina e Gerusalemme di alcuni giovani amici vicentini tra cui il caro Dario.

nondallaguerra.it

 

http://www.nondallaguerra.it/i-nostri-articoli-2/

 

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L’appello/denuncia di p. Alex Zanotelli del 15 aprile 2017

FERMIAMO I SIGNORI DELLA GUERRA

(fonte: ildialogo.org )

 

 

Elenco delle parole che non possono più rappresentare il sociale

A seguito dell’incontro tenuto a Bassano da Gabriele Del Grande, ho chiesto agli organizzatori (coordinamento GPL) di scrivere alcune loro considerazioni per lo strumento di comunicazione interno del progetto Sulla Soglia “Fogli Vaganti”. Il loro contributo lo trovo particolarmente innovativo e stimolante sia per il sociale sia per l’impegno che richiedono e offrono come nuova generazione. Francesco Maule

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A noi scrittori non restano che la parole per sovvertire la realtà. Io ho scelto le parole del mio amato Mediterraneo, il Mare di Mezzo. Ho scelto le storie dei padri di Annaba e quelle dei padrini di Tunisi. Le storie delle diaspore di due ex colonie italiane come l’Eritrea e la Somalia negli anni dei respingimenti in Libia e quelle dei pescatori del Canale di Sicilia. Le storie degli italianitravirgolette che l’Italia manda via e quelle delle tante Italie nate senza fare rumore AilatiditaliA, nelle campagne marocchine, sul delta del Nilo e nei villaggi del Burkina Faso.

Così Gabriele Del Grande presenta in ultima di copertina il suo libro “Il Mare di Mezzo” e così ha esordito nell’incontro tenuto a Bassano del Grappa il 9 dicembre.

Difficile raccontare in poche righe tutto ciò che Gabriele ci ha trasmesso. Proviamo con un elenco che la notte stessa Silvia, una collega che “lavora nel sociale”, ci ha inviato via mail, con le parole di quella serata che ancora ci risuonavano dentro.

Elenco delle parole che non possono più rappresentare il sociale.

Perché non rappresentano più la realtà, perché ce le hanno prese e rivoltate, perché se le usiamo ancora colludiamo e non diamo il giusto significato alla nostra proposta culturale

Solidarietà: vincolo di assistenza reciproca nel bisogno. Ci stanno chiedendo di essere solidali in un momento di difficoltà. Con questa scusa e questo invito, con le pubblicità progresso, ci stanno dicendo che la scelta è personale, intima, ancora una volta individuale. Ognuno può “fare solidarietà” da casa sua, cliccando su un numero, o comprando all’equo solidale, ma solo per Natale. Ci stanno togliendo la dimensione collettiva e universale del diritto per tutti e perciò anche la scelta individuale di non essere solidale o caritatevole per forza. Perciò puoi togliere le panchine dai giardinetti senza farti scrupoli perché hai adottato dei bambini. Dov’è la responsabilità collettiva, il bene comune, la cittadinanza? Tutte situazioni universali che ci comprendono e però vanno oltre noi, perché fortunatamente ci migliorano e noi vogliamo e dobbiamo averla questa garanzia di qualcosa che ci rende migliori e virtuosi al di là delle nostre sensibilità, dei nostri giardini. Garanzia che ci dà appartenenza oltre le nostre categorie quotidiane. Perché ci fa respirare, ci dà fiato. Come i parchi pubblici. E poi se l’assistenza reciproca c’è solo nel bisogno? Il vincolo di assistenza non esiste più se non c’è una sfiga alle porte? E chi ci garantisce che la sfiga è uguale per tutti? La solidarietà non salverà il mondo. Non deve essere la solidarietà a farlo. Non possiamo fare finta che ci basti. (altro…)