Francesco Maule elbagolo

Manifestare la realtà #3 -> #6

Manifestare la realtà #3

Epifanizzare il silenzio

renderlo registro acuto del presente

calibrarne dimensioni

allevarlo.

Manifestare quelle regie remote

laddove si siedono i meditanti

con la capricciosa presunzione

che da quell’immobilità

si possa salvare sé stessi.

Manifestare i nascondimenti, le reclusioni, le uscite laterali, le vie di fuga,

gli eremiti, i boati di solitudine

dove si infilano i sensibili.

Ogni attesa sia fisica,

ogni volo un abbraccio.

Qui mi hanno ritrovato, qui starò.

 

Manifestare la realtà #4

Epifanizzare gli errori, i limiti,

ciò che non so

nella sua organica ampiezza

senza fastidio e timore per ciò che so e non sapevo.

Non sapevo nascondermi

non sapevo illudermi

chiedevo solo le informazioni sbagliate.

Compravo cose inutili

spendevo soldi senza criterio,

investivo in bot, accumulavo debiti.

Scioglievo medicine effervescenti

in acqua satura di pfas.

Dormivo, pagavo, cucivo.

Non sapevo mi avresti aspettato

cambiato e diverso

dopo aver attraversato

due di due possibili percorsi

che non pensavo di ritrovare.

Immagino ora che da queste parole inutili e simboliche

possa emergere un personaggio dell’inconscio

che mi riveli un segreto.

 

Manifestare l’attesa #1

(frammenti del “Diario dalla Fortezza Bastiani”)

Non sapevo mi avresti aspettato

così lontani nelle nostre

Fortezze Bastiani

a perderci

a pregare.

Non sapevo avresti aspettato le mie parole, il mio sguardo,

le mie smorfie, la mia presunzione.

Non sapevo avresti aspettato

proprio me.

 

Manifestare l’attesa #2

(frammenti del “Diario dalla Fortezza Bastiani”)

Attendere, per arrivare vicino.

Lì fermarsi, inghiottire tutta l’insoddisfazione, il rimpianto, la nostalgia.

Riconoscere il limite, il confine, la finitudine.

Cucirsela addosso, tatuarsela.

A quei margini, a quelle strutture urlare, opporre il proprio inchiostro, pensare, capire.

Esprimere la mancanza. Offrire.

 

Manifestare la realtà #5

Elenco dei gesti che mi lasciano senza forze:

il lavaggio delle capienze in cui si depositano sporcizie,

che vanno poi asciugate, riposizionate, fissate.

Il riempimento dei serbatoi, delle cisterne, delle bottiglie, delle pentole.

Il disporre l’accesso alla luce, l’accensione delle calorizzazioni, le nutrizioni e le incombenze relative.

L’accesso a quei luoghi in cui la civiltà (o in-ci-viltà) ha riposto tutto il superfluo

rendendolo necessario.

La guida.

Le riunioni, i meeting, i briefing, le associazioni.

La messaggistica istantanea.

Gli aggiornamenti.

I ragionamenti.

Il tenere sollevate le palpebre.

Firmare.

Pagare.

 

Manifestare la realtà #6

(Alcuni spunti per questa epifanizzazione derivano dalla lettura dell’articolo “L’effetto Rashomon” di Natalie Wolchover – Internazionale 1311 – 14/06/2019 pag. 62)

Epifanizzare i movimenti, le variazioni, i cambiamenti.

Ammirare le mutazioni, le evoluzioni, le trasformazioni, eventi piccoli e infinitesimali (piccole molecole di materia) fino alle grandi vicende cosmiche (onde gravitazionali che si riescono ad ascoltare in lunghi corridoi di particelle o le masse risucchiate – chissà dove e chissà quando – dai buchi neri).

Epifanizzare l’inspiegabilità di fenomeni che solo nei numeri – equazioni da cui discende tutto –

rendono apofatica

ogni tensione poetica.

Manifestare il torpore dettato dal calore

la capacità di distanziarsi

pur appassionandosi di ogni creatura e della sua paura.

Manifestare il privilegio

o la benedizione

del riconoscere una realtà che straripa vicende, eventi, situazioni, accadimenti.

Per qualcuno miracoli – per altri leggi fisiche ancora da codificare con algoritmi appropriati.

Manifestare la gioia

nel vedere una mappa

– talvolta frammentaria e stilizzata

che dice elementi di vita nascosta, in penombra,

in cui rintracciare un percorso o delle indicazioni

su cui ritornare e che, dopo una sedimentazione

prendono forma e concretezza

anche se artistica o poetica.

Indicazioni di amanti

sulla loro pelle sudata.

Non ogni attesa è sensata, non tutti aspettano.

La realtà che incanta.

 

Francesco Maule

                                                    Febbraio – luglio 2019

manifestare la realtà

Epifanizzare la realtà, perché occorre annotare le brecce di dolore che si dissolvono dai muri sottili dell’arroganza. Occorre recuperare quel coraggio ischemico che lacera e disabilita. Non convertirsi, non irrobustirsi. Sfiorare, perlustrare, affondare nei bacini di attese che si creano nelle ansie del morire. Questuare, impoverirsi, escludersi.

foto: Alessandro Colombara

Iniettare postumanesimi nei recessi di selvaggia natura.

Che ogni mantello sia trasformato in vela, che ogni limatura d’amore rediga la forma dello smarrimento.

Abbracciare, inghiottire il respiro, tentare una perdurante memoria attenta per i già andati, vederli ancora, in quell’inghiottitura nostalgica che preme e strazia.

Entrare in una paura immensa, sfavillante regina della desolazione, anima cupa dell’immobilità e respingerla, tradirla, offenderla, disinnescarla. Ammanettarla di certezze e confessioni, spegnerla con la donazione e la fiducia. Quella maledetta paura reprimerla con concretezze di una realtà cangiante. Essere attori senza rappresentare più nulla, essere poeti senza declamare fantasie.

Dire tutto ciò che vedi.

 

Francesco Maule

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