famiglia

gioia piena

A tutti i coloro che tentano di essere cristiani in questo tempo in cui è così difficile vivere la fede in Gesù Cristo e nella Chiesa;

a tutti coloro che per motivi politici, sociali, etici lo scorso anno hanno seguito, commentato, analizzato, o solo rifiutato il percorso che ha portato alla legge sulle unioni civili;

a tutti coloro che hanno paura e che antepongono il legalismo agli affetti;

vi voglio raccontare la mia gioia.

Due amiche che conosco da anni, oggi, sabato 29 ottobre 2016, formalizzeranno il loro legame con una cerimonia di unione civile e una grande festa, cui sono stato invitato. Io ne sono profondamente felice e sento una gioia che non sono più disposto a vivere in modo intimo e riservato.

Sono due donne, due ragazze, che stimo per molti motivi. Con V. ho condiviso una fetta importante di quasi vent’anni della mia vita, sul piano lavorativo, ma in realtà anche molto di più, in ordine alla visione del mondo, al cammino nonviolento e ambientalista di reazione alle ingiustizie e disuguaglianze locali e globali e a molte altre piccole grandi cose quotidiane che ci hanno legato in questi anni. V. è una persona seria, rigorosa, di uno spessore umano e civile notevole e solido. Io ho avuto il piacere e il privilegio di conoscere il legame di V. con E., un rapporto che prosegue ormai da qualche anno, il loro impegno sociale, la serietà del loro percorso affettivo e la bellezza del loro vivere insieme nel condividere fragilità reciproche e conforto.

Ma non è la storia di ogni coppia?

Durante lo scorso anno, quando il dibattito sul tema delle unioni civili, in particolare tra persone dello stesso sesso, era acceso e, a volte, violento, anche all’interno della Chiesa, mi sono domandato: ma questi vescovi, questi laici cattolici, non hanno qualche coppia di amici omosessuali o lesbiche a cui sbattere in faccia le loro opinioni, le loro visioni di matrimonio, di coppia, di relazione d’amore? Sarebbero ancora così ottusi nell’interpretazione del dato teologico-morale di fronte all’evidenza di una realtà concreta del tutto avulsa dalle loro preoccupazioni?

Ora V. e E. possono veder garantiti almeno alcuni diritti nel potersi unire civilmente, grazie a questa legge che ha colmato un vuoto che non era più accettabile, non solo per le coppie omosessuali.

Ma è questo che sta sgretolando il matrimonio, la famiglia?

Non nel mio caso. Ogni volta che vedo una coppia che si ama, che si sostiene, che decide di formalizzare, anche civilmente, il proprio legame io trovo alimento e stimoli positivi anche per il mio percorso di coppia con mia moglie e per l’idea di famiglia che voglio trasmettere ai miei figli.

Sono altre le cose che sgretolano il matrimonio, la famiglia. Non ultima la cappa moralista e totalmente al di fuori dalle esigenze etiche, sociali, antropologiche e anche pastorali che il tempo presente richiede.

Gesù mi ha insegnato che quando c’è da festeggiare si festeggia, che quando uno sente la gioia deve viverla in pienezza e oggi per me sarà una gran bella festa.

Francesco Maule

“RIPARTIAMO DA NAZARET”

PAPA FRANCESCO E LA FAMIGLIA

Il Santo Padre Francesco, durante la Veglia di preghiera per la famiglia, in preparazione al Sinodo dei vescovi, celebrata in Piazza San Pietro, sabato 3 ottobre 2015, ha presentato un discorso che risulta finalmente vicino alla “spiritualità delle famiglie” normali, ovvero quelle imperfette e piene di ferite. Il riferimento non è stato quindi alle famiglie da “Mulino Bianco” della società dei consumi e dell’estetica televisiva, dove tutto è apparentemente perfetto e “in ordine”, nemmeno a quelle della santità eroica e straordinaria dei movimenti ecclesiali più “ortodossi”, spesso in tensione con la società civile contemporanea. Papa Francesco ha iniziato facendo riferimento alla figura del profeta Elia che alla domanda di Dio “Che cosa fai qui, Elia?” (1 Re 19,3.8-9), sull’Oreb, troverà risposta “non nel vento impetuoso che scuote le rocce, – dice il papa – non nel terremoto e nemmeno nel fuoco. La grazia di Dio non alza la voce; è un mormorio, che raggiunge quanti sono disposti ad ascoltarne la brezza leggera – quel filo di silenzio sonoro – li esorta ad uscire, a tornare nel mondo, testimoni dell’amore di Dio per l’uomo, perché il mondo creda…”

Prosegue il discorso del Papa: “Con questo respiro, proprio un anno fa, in questa stessa Piazza, abbiamo invocato lo Spirito Santo, chiedendo che — nel mettere a tema la famiglia — i Padri sinodali sapessero ascoltare e confrontarsi mantenendo fisso lo sguardo su Gesù, Parola ultima del Padre e criterio di interpretazione di tutto. Questa sera non può essere un’altra la nostra preghiera. Perché, come ricordava il Metropolita Ignazio IV Hazim, senza lo Spirito Santo, Dio è lontano, Cristo rimane nel passato, la Chiesa diventa una semplice organizzazione, l’autorità si trasforma in dominio, la missione in propaganda, il culto in evocazione, l’agire dei cristiani in una morale da schiavi (cfr Discorso alla Conferenza ecumenica di Uppsala, 1968). Preghiamo, dunque, – continua il Papa – perché il Sinodo che domani si apre sappia ricondurre a un’immagine compiuta di uomo l’esperienza coniugale e familiare; riconosca, valorizzi e proponga quanto in essa c’è di bello, di buono e di santo; abbracci le situazioni di vulnerabilità, che la mettono alla prova: la povertà, la guerra, la malattia, il lutto, le relazioni ferite e sfilacciate da cui sgorgano disagi, risentimenti e rotture; ricordi a queste famiglie, come a tutte le famiglie, che il Vangelo rimane “buona notizia” da cui sempre ripartire. Dal tesoro della viva tradizione i Padri sappiano attingere parole di consolazione e orientamenti di speranza per famiglie chiamate in questo tempo a costruire il futuro della comunità ecclesiale e della città dell’uomo”. È a questo punto che il Santo Padre presenta il valore della spiritualità di Nazaret e presenta la figura di uno dei suoi più concreti testimoni: “Ogni famiglia, è sempre una luce, per quanto fioca, nel buio del mondo. La stessa vicenda di Gesù tra gli uomini prende forma nel grembo di una famiglia, all’interno della quale rimarrà per trent’anni. Una famiglia come tante, la sua, collocata in uno sperduto villaggio della periferia dell’Impero. Charles de Foucauld, forse come pochi altri, ha intuito la portata della spiritualità che emana da Nazaret.

foto da internet

foto da internet

Questo grande esploratore abbandonò in fretta la carriera militare, affascinato dal mistero della Santa Famiglia, del rapporto quotidiano di Gesù con i genitori e i vicini, del lavoro silenzioso, della preghiera umile. Guardando alla Famiglia di Nazaret, fratel Charles avvertì la sterilità della brama di ricchezza e di potere; con l’apostolato della bontà si fece tutto a tutti; lui, attratto dalla vita eremitica, capì che non si cresce nell’amore di Dio evitando la servitù delle relazioni umane. Perché è amando gli altri che si impara ad amare Dio; è curvandosi sul prossimo che ci si eleva a Dio. Attraverso la vicinanza fraterna e solidale ai più poveri e abbandonati, egli comprese che alla fine sono proprio loro a evangelizzare noi, aiutandoci a crescere in umanità. Per comprendere oggi la famiglia, entriamo anche noi — come Charles de Foucauld — nel mistero della Famiglia di Nazaret, nella sua vita nascosta, feriale e comune, com’è quella della maggior parte delle nostre famiglie, con le loro pene e le loro semplici gioie; vita intessuta di serena pazienza nelle contrarietà, di rispetto per la condizione di ciascuno, di quell’umiltà che libera e fiorisce nel servizio; vita di fraternità, che sgorga dal sentirsi parte di un unico corpo. È luogo — la famiglia — di santità evangelica, realizzata nelle condizioni più ordinarie. (altro…)