Etty Hillesum

“Vorrei tanto poter trasmettere ai tempi futuri tutta l’umanità che conservo in me stessa”

ETTY HILLESUM

* testi scelti *

a cura di Maule Francesco

 

Di nuovo mi inginocchio sul ruvido tappeto di cocco, con le mani che coprono il viso, e prego: Signore, fammi vivere di un unico, grande sentimento – fa che io compia amorevolmente le mille piccole azioni di ogni giorno, e insieme riconduci tutte queste piccole azioni a un unico centro, a un profondo sentimento di disponibilità e di amore. Allora quel che farò, o il luogo in cui mi troverò, non avrà più molta importanza.

Etty Hillesum, Diario 1941-1943, Adelphi, Milano 1985. pag. 82

 

Venerdì sera, le sette e mezzo. Oggi pomeriggio ho guardato alcune stampe giapponesi con Glassner. Mi sono resa conto che è così che voglio scrivere: con altrettanto spazio intorno a poche parole. Troppe parole mi danno fastidio. Vorrei scrivere parole che siano organicamente inserite in un gran silenzio, e non parole che esistono solo per coprirlo e disperderlo: dovrebbero accentuarlo, piuttosto. Come in quell’illustrazione con un ramo fiorito nell’angolo in basso: poche, tenere pennellate – ma che resa nei minimi dettagli – e il grande spazio tutt’intorno, non un vuoto, ma uno spazio che si potrebbe piuttosto definire ricco d’anima. Io detesto gli accumuli di parole. In fondo, ce ne vogliono così poche per dir quelle quattro cose che veramente contano nella vita. Se mai scriverò – e chissà poi cosa? – mi piacerebbe dipinger poche parole su uno sfondo muto.

Etty Hillesum, Diario 1941-1943, Adelphi, Milano 1985. pag. 116

 

Sabato sera, mezzanotte e mezzo. […]

Trovo bella la vita, e mi sento libera. I cieli si stendono dentro di me  come sopra di me. Credo in Dio e negli uomini e oso dirlo senza falso pudore. La vita è difficile, ma non è grave. Dobbiamo cominciare a prendere sul serio il nostro lato serio, il resto verrà allora da sé: e «lavorare a se stessi» non è proprio una forma d’individualismo malaticcio. Una pace futura potrà esser veramente tale solo se prima sarà stata trovata da ognuno in se stesso – se ogni uomo si sarà liberato dall’odio contro il prossimo, di qualunque razza o popolo, se avrà superato quest’odio e l’avrà trasformato in qualcosa di diverso, forse alla lunga in amore, se non è chiedere troppo. È l’unica soluzione possibile. E così potrei continuare per pagine e pagine. Quel pezzetto d’eternità che ci portiamo dentro può esser espresso in una parola come in dieci volumoni. Sono una persona felice e lodo questa vita, la lodo proprio, nell’anno del Signore 1942, l’ennesimo anno di guerra.

Etty Hillesum, Diario 1941-1943, Adelphi, Milano 1985. pag. 127

 

Preghiera della domenica mattina. Mio Dio, sono tempi tanto angosciosi. Stanotte per la prima volta ero sveglia al buio con gli occhi che mi bruciavano, davanti a me passavano immagini su immagini di dolore umano. Ti prometto una cosa, Dio, soltanto una piccola cosa: cercherò di non appesantire l’oggi con i pesi delle mie preoccupazioni per il domani – ma anche questo richiede una certa esperienza. Ogni giorno ha già la sua parte. Cercherò di aiutarti affinché tu non venga distrutto dentro di me, ma a priori non posso promettere nulla. Una cosa, però, diventa sempre più evidente per me, e cioè che tu non puoi aiutare noi, ma che siamo noi a dover aiutare te, e in questo modo aiutiamo noi stessi. L’unica cosa che possiamo salvare di questi tempi, e anche l’unica che veramente conti, è un piccolo pezzo di te in noi stessi, mio Dio. E forse possiamo anche contribuire a disseppellirti dai cuori devastati di altri uomini. Si, mio Dio, sembra che tu non possa far molto per modificare le circostanze attuali ma anch’esse fanno parte di questa vita. Io non chiamo in causa la tua responsabilità, più tardi sarai tu a dichiarare responsabili noi. E quasi a ogni battito del mio cuore, cresce la mia certezza: tu non puoi aiutarci, ma tocca a noi aiutare te, difendere fino all’ultimo la tua casa in noi.

Etty Hillesum, Diario 1941-1943, Adelphi, Milano 1985. pag. 169

 

 

Quando prego, non prego mai per me stessa, prego sempre per gli altri, oppure dialogo in modo pazzo, infantile o serissimo con la parte più profonda di me, che per comodità io chiamo «Dio». Non so, trovo così infantile che si preghi per ottenere qualcosa per sé. […] Mi sembra infantile anche pregare perché un altro stia bene: per un altro si può solo pregare che riesca a sopportare le difficoltà della vita. E se si prega per qualcuno, gli si manda un po’ della propria forza.

Etty Hillesum, Diario 1941-1943, Adelphi, Milano 1985. pag. 176

 

Mio Dio, è un periodo troppo duro per persone fragili come me. So che seguirà un periodo diverso, un periodo di umanesimo. Vorrei tanto poter trasmettere ai tempi futuri tutta l’umanità che conservo in me stessa, malgrado le mie esperienze quotidiane. L’unico modo che abbiamo di preparare questi tempi nuovi è di prepararli fin d’ora in noi stessi. In qualche modo mi sento leggera, senz’alcuna amarezza  e con tanta forza e amore. Vorrei tanto vivere per aiutare a preparare questi tempi nuovi: verranno di certo, non sento forse che stanno crescendo in me ogni giorno? Stamattina ho pregato pressapoco così. M’è venuto spontaneo d’inginocchiarmi su quella dura stuoia di cocco del bagno e le lacrime mi scorrevano sul volto.

Etty Hillesum, Diario 1941-1943, Adelphi, Milano 1985. pag. 179.

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Nel mese di gennaio, che si è concluso con la giornata della memoria, la trasmissione di Radio Due “Ad alta voce” ha proposto la lettura del Diario di Etty Hillesum. E’ un’attrice di grande intensità e bravura, come Sandra Toffolatti a dar voce alle sue fondamentali riflessioni, ispirate a un’estrema compassione e ad un altruismo radicale.

E’ ancora possibile riscoltarlo ai link qui sotto descritti.

Ascolta Diario 1941 – 1943 di Etty Hilesum >>

http://www.raiplayradio.it/programmi/adaltavoce/archivio/puntate/Etty-Hillesum-43325b79-4219-4186-a1a7-64c81d22a387

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Etty Hillesum, la donna che salva Dio

Che avviene qui, che misteri sono questi, in quale meccanismo funesto siamo impigliati?”1

Ogni volta che “entro” in qualche modo nella vita di Etty Hillesum, o lei entra nella mia, provo sempre gli stessi sentimenti: intensi, commoventi e coinvolgenti eppure sempre così difficili da descrivere proprio per la loro complessità e “multiformità”.

etty-hillesum

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La storia della pubblicazione e diffusione dei suoi scritti è recentissima, risale ai primi anni ’80. Per quanto mi riguada la prima volta ho letto il diario di Etty Hillesum nel 1997 (avevo 22 anni), in dicembre; era l’inizio del mio servizio civile come obiettore di coscienza a Trento. Ricordo ancora la mansarda e il letto dove dopo l’impegno di servizio mi “ritiravo” per leggere la vita e i pensieri della ragazza ebrea olandese che l’8 marzo 1941, all’età di ventisette anni, ha iniziato a scrivere quel diario6 che ora è pubblicato in molte lingue e che un passaparola continuo ha reso così diffuso. Da quel giorno è come se fossi entrato in quella “comunità umana”, non strutturata, di coloro che si sono affezionati alla Hillesum e ai quali basta poco per capirsi, per entrare in sintonia, per condividere la stessa “convergenza” di pensiero e di vita che hanno appreso da Etty. Questo cenno autobiografico rientra nel quadro di questo breve e parziale lavoro: “leggere” ciò che la vita di Etty ha provocato nelle persone e nei loro percorsi di crescita umana e interiore, a partire anche da me stesso.

Le pubblicazioni critiche, così come convegni, spettacoli teatrali, seminari tematici si moltiplicano per diffondere e far conoscere questa straordinaria/ordinaria figura di donna che affascina e coinvolge molte persone tra loro diversissime. Un fascino particolare attira soprattutto i giovani, che in lei trovano soddisfatta una sete di autenticità, libertà, apertura, profondità e immensa coerenza di vita unita e vissuta con tutti i limiti e dubbi di una ragazza che vive “La Tragedia” della storia.

Al di fuori di una morale comune, Etty Hillesum matura progressivamente una religiosità che non può essere rinchiusa in una dimensione confessionale; in ciò un ruolo fondamentale ricopre la scoperta della pratica della preghiera, nella quale Etty si sente trasformare. Nella preghiera fatta soprattutto di ascolto e attenzione lei trova il modo migliore per rendersi recettiva alla presenza di Dio.

M’innalzo intorno la preghiera come un muro oscuro che offra riparo, mi ritiro nella preghiera come nella cella di un convento, ne esco fuori più “raccolta”, concentrata e forte.”7

La sua personale esperienza di Dio, la sua spiritualità del radicamento interiore, porta la Hillesum ad esprimere una religiosità che unisce due aspetti che risultano indicatori di una maturità di fede eccezionale8: Dio come nucleo profondo di sé e quella del Dio – persona a cui affidarsi; immanenza e trascendenza fusi in una sua sintesi particolare. (altro…)