ecumenismo

La spiritualità salverà il mondo

Intervista al teologo Matthew Fox

Sto lentamente ma progressivamente entrando in contatto col pensiero di Fox e questa intervista, pubblicata su Adista, riporta molti dei punti che affronta in modo più esteso nei suoi libri. F.M.


di

38632 ROMA-ADISTA. Il teologo statunitense Matthew Fox è molto noto in Italia per il suo libro In principio era la gioia (Fazi, 2011), dal cui successo editoriale è scaturita anche un’associazione culturale che si dedica a diffonderne il pensiero (www.spiritualitadelcreato.it). Dopo altri volumi pubblicati sempre presso Fazi, nel corso degli ultimi anni l’Associazione Spiritualità del Creato ha sponsorizzato la pubblicazione di diverse traduzioni delle sue opere che, tralasciando gli aspetti già noti del suo pensiero, presentassero la ricchezza della sua proposta spirituale a partire dalla sua prima opera (Preghiera: una risposta radicale all’esistenza, Gabrielli 2014). Dopo Compassione: spiritualità e giustizia sociale (Claudiana, 2014) è stata la volta dell’autobiografia, pubblicata l’anno scorso presso Garzanti. A settembre apparirà un nuovo libro, molto breve e sintetico, ma di grande profondità, dal titolo La spiritualità del Creato: manuale di mistica ribelle (Gabrielli Editori). Vi anticipiamo l’intervista che Fox ha concesso a Gianluigi Gugliermetto, pastore anglicano e fondatore dell’Associazione Spiritualità del Creato, e che costituirà la postfazione del volume.

Quando scrisse questo libro, La spiritualità del Creato, il mohttps://elbagolo.files.wordpress.com/2016/07/a25a9-5.jpg?w=388&h=388ndo si trovava forse in una situazione di maggiore speranza. La guerra fredda era terminata, la guerra del Golfo non era ancora iniziata. Anche se lei venne ridotto al silenzio per un anno, e scrisse il libro alla fine di quel periodo, il tono generale del volume è molto ottimistico. È d’accordo? Scriverebbe lo stesso libro oggi? O, meglio: la sintesi della spiritualità del Creato che lei ha proposto in questo libro del 1991 è valida ancora oggi?

È vero, ovviamente, che la storia e la cultura si sono evolute da quando ho scritto questo libro. Per quanto riguarda la Chiesa cattolica, ad esempio, all’epoca alcuni teologi (tra cui Leonardo Boff e io stesso) eravamo posti sotto silenzio per periodi limitati, ma non eravamo ancora stati espulsi come invece accadde alcuni anni dopo. Successivamente, un totale di 106 teologi e teologhe (la lista si trova nel mio libro La Guerra del papa, Fazi, 2012) sono stati messi a tacere, espulsi e posti in condizioni tali di stress da provocar loro attacchi cardiaci ed esaurimenti nervosi. Il Vaticano dell’era Giovanni Paolo II e Benedetto XVI era impegnato a screditare la Teologia della Liberazione e le Comunità di Base, in combutta con il presidente Reagan e la CIA (un fatto che documento nel mio libro), ma non era ancora detto che ci sarebbero riusciti e che avrebbero sostituito dei leader cristiani autentici e davvero eroici, come mons. Romero, il vescovo Casaldáliga, il cardinale Arns, con persone estremamente obbedienti e appartenenti alla destra estrema, membri dell’Opus Dei, della Legione di Cristo, e altri ancora. Il marcio dei preti pedofili e la sua copertura da parte della gerarchia, a partire dal card. Law fino al card. Ratzinger, non era ancora visibile al pubblico. Quando il libro venne pubblicato c’era, quindi, più speranza riguardo alla Chiesa cattolica, a causa di una certa ingenuità. Dal punto di vista culturale, il libro venne ben prima dei drammatici eventi dell’11 settembre e la risposta cieca, guidata dal loro cervello rettiliano, data dall’amministrazione Bush-Cheney, con l’invasione dell’Iraq con ragioni false e con il pandemonio che ne seguì, con il Medio Oriente che continua a bruciare, dalla Siria all’Iraq, alla Libia e in altri luoghi ancora. E la successiva “primavera araba” come sappiamo ha ottenuto risultati ambivalenti. Riguardo la tesi fondamentale del libro, tuttavia, ritengo che stia ancora in piedi. Dopo tutto, io non sono un giornalista.

Come teologo spirituale cerco di dare un nome alla correnti profonde della vicenda umana, sia quelle individuali sia quelle comunitarie, correnti che sono presenti in ogni caso, indipendentemente dagli avvenimenti internazionali. Ciò che dico in La spiritualità del Creato è ancora vero, secondo me: abbiamo bisogno ora più che mai di un risveglio interculturale che nasca da una passione profonda per la giustizia e la compassione, per un nuovo sistema economico che funzioni per tutti, per il rinnovo delle forme educative e di una filosofia dell’apprendimento che sottolinei la creatività invece dell’obbedienza, che ritenga l’eco-giustizia essenziale per la nostra sopravvivenza come specie (ovviamente anche delle altre specie) e che si impegni a raccogliere insieme le tradizioni sapienziali di tutta la Terra (inclusa la scienza di oggi) invece di continuare le guerre di religione e le divisioni ideologiche. Queste io le chiamo le “quattro E”: l’educazione, l’ecologia, l’economia e l’ecumenismo. È ovvio che la spiritualità del Creato, che pone il Creato come strada maestra dell’esperienza del divino e del senso del sacro, è al cuore del rinascimento che tutti stiamo cercando. (altro…)

Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani

18 – 25 gennaio 2015

TESTO BIBLICO

“Dammi un po’ d’acqua da bere”
(Giovanni 4, 1-42)

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L’incontro fra Gesù e la Samaritana ci invita ad assaporare l’acqua da diversi pozzi e anche a offrirne un poco della nostra. Nella diversità, infatti, tutti ci arricchiamo vicendevolmente. La Settimana per l’unità dei cristiani è un momento privilegiato di preghiera, di incontro e di dialogo. È l’occasione per riconoscere la ricchezza e il valore presenti negli altri, in chi è diverso da noi, e per chiedere a Dio il dono dell’unità.

Un proverbio brasiliano recita così: “Chiunque beve di quest’acqua, ritorna” ed è usato quando un visitatore si congeda. Un refrigerante bicchiere d’acqua, di chimarrão[1], di caffè o di tereré[2] sono segni di accoglienza, dialogo e coesistenza. Il gesto biblico di offrire acqua a chiunque arrivi  (cfr. Mt 10, 42) è un modo di dare il benvenuto e di condividere, ed è una usanza diffusa in tutte le regioni del Brasile. […]

Il testo presenta l’importanza per ciascuno di noi di conoscere e comprendere la propria identità, cosicché l’identità dell’altro non sia vista come una minaccia. Se non ci sentiremo minacciati, saremo in grado di sperimentare la complementarità dell’altro. Nessuna persona, nessuna cultura da sola sono sufficienti! Pertanto, l’immagine che appare dalle parole “Dammi un po’ d’acqua da bere” è un’immagine che parla di complementarità: bere l’acqua dal pozzo di qualcun altro è il primo passo per sperimentarne il modo di essere e giungere ad uno scambio di doni che arricchisce. Laddove i doni degli altri vengono rifiutati, viene causato molto danno alla società e alla Chiesa.

fonte: testi Congiuntamente preparati e pubblicati da:

Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani
Commissione Fede e Costituzione del Consiglio ecumenico delle Chiese

Il programma delle proposte a Vicenza qui:

http://www.centroeugenioiv.org

“Cristo non può essere diviso!”

“Cristo non può essere diviso!” (1 Corinzi 1, 1-17)

Voce dei Berici 2014_01pag11

La fede comune non può dividerci | Chiesa evangelica metodista di Vicenza

La Chiesa evangelica metodista, legata all’Unione delle chiese metodiste e valdesi in Italia, di Vicenza, con la sua sede storica di via san Faustino e la nuova sala in via Divisione Acqui, ha nel pastore William Jourdan il punto di riferimento. Rispetto al tema della settimana di preghiera “Cristo non può essere diviso“ gli chiediamo cosa significhi per la sua comunità. «È innegabile – spiega Joudan – che per l’osservatore che non conosca nulla della storia delle chiese evangeliche, esse appaiono come un universo frammentario. È però importante sottolineare, in linea con il tema proposto per quest’anno per la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, che nella misura in cui la testimonianza resa a Cristo mette in luce la comunione nell’unico Signore, le diversità che permangono non dovrebbero avere la capacità di allontanare i cristiani in maniera così evidente».

foto Dino Meneguzzo

foto Dino Meneguzzo

Con un riferimento più diretto alla realtà vicentina il pastore Jourdan ci dice che: «anche alla nostra Chiesa sembra molto più utile, in questo tempo difficile anche per la città in cui viviamo, procedere con iniziative che segnalino il comune cammino dei cristiani per testimoniare che la compassione di Cristo si rivolge agli ultimi del nostro tempo: l’impegno per le molte famiglie, anche di migranti, che affrontano notevoli difficoltà economiche, l’intercessione perché quanti giungono nel nostro Paese in cerca di rifugio non siano trattati alla stregua di criminali. In tutto questo si mostra che la fede comune in Cristo non crea divisioni, ma rinsalda vincoli».

F.M.

TESTO BIBLICO
Paolo, che Dio ha chiamato a essere apostolo di Gesù Cristo, e il fratello Sòstene, scrivono alla chiesa di Dio che si trova a Corinto.
Salutiamo voi che, uniti a Gesù Cristo, siete diventati il popolo di Dio insieme con tutti quelli che, ovunque si trovino, invocano il nome di Gesù Cristo, nostro Signore. Dio, nostro Padre, e Gesù Cristo, nostro Signore, diano a voi grazia e pace.
Ringrazio sempre il mio Dio per voi, perché vi ha dato la sua grazia per mezzo di Cristo Gesù: attraverso di lui vi ha arricchito con tutti i suoi doni: tutta la predicazione e tutta la conoscenza. Il Cristo che vi ho annunziato è diventato il solido fondamento della vostra vita. Perciò non vi manca nessuno dei doni di Dio mentre aspettate il ritorno di Gesù Cristo, nostro Signore. Egli vi manterrà saldi fino alla fine. Nessuno vi potrà accusare quando nel giorno del giudizio verrà Gesù Cristo nostro Signore. Infatti Dio stesso vi ha chiamati a partecipare alla vita di Gesù Cristo, suo Figlio e nostro Signore, e Dio mantiene le sue promesse. Fratelli, in nome di Gesù Cristo, nostro Signore, vi chiedo che viviate d‘accordo. Non vi siano contrasti e divisioni tra voi, ma siate uniti: abbiate gli stessi pensieri e le stesse convinzioni. Purtroppo alcuni della famiglia di Cloe mi hanno fatto sapere che vi sono litigi tra voi. Mi spiego:
uno di voi dice: «Io sono di Paolo»; un altro: «Io di Apollo»; un terzo sostiene «Io sono di Pietro»; e un quarto afferma: «Io sono di Cristo». Ma Cristo non può essere diviso! (altro…)

Uno sguardo al movimento ecumenico

In occasione della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani proviamo a soffermarci per dare uno sguardo al movimento ecumenico con Lidia Maggi, biblista e pastora della Chiesa battista, molto impegnata nel campo ecumenico.
«L’ecumenismo – secondo la biblista Maggi – è arrivato a un punto di non ritorno. È un punto critico che può determinare delle frustrazioni. Ma occorre cambiare sguardo per vedere l’unità reale che va al di là dell’unità visibile. Quest’unità è come un ponte, costruito da persone semplici, senza cariche ufficiali: laici, uomini e donne che hanno creduto di poter creare un luogo di passaggio per aiutare le Chiese ad attraversare l’abisso della paura dell’altro».
Quando pensa alla speranza per l’oggi e per il domani delle Chiese, Lidia Maggi pensa all’ecumenismo, «come il movimento che ha sollecitato i credenti ad abbandonare una visione della fede competitiva per scoprire gli inediti dello Spirito. L’ecumenismo è come un ponte che riapre una strada interrotta. Il ponte ormai è costruito, anche se, di tanto in tanto, s’incontrano cantieri che sembrano rallentare il cammino».
Qualcuno vuol far credere che quel ponte non porta da nessuna parte e che, anzi, non solo aggiunge altre attività alla già fittissima agenda ecclesiale, ma crea confusione, una Babele di chiese, liturgie, teologi. La pastora battista non è di questo avviso. «Io dico – afferma – che l’ecumenismo è una teofania, un’esperienza di rivelazione; è l’evento dello Spirito più creativo della nostra epoca. Ha strappato le chiese dalle divisioni in cui rischiavano di rimanere imprigionate; ha spalancato porte, aperto fessure e fatto entrare la luce del Vangelo nei luoghi più nascosti. Lo Spirito ecumenico ha soffiato sulle Chiese e le ha cambiate per sempre».
L’ecumenismo può essere rappresentato come una barca composta dalle varie chiese, che naviga su un mare che indica le sfide attuali che riguardano tutte le Chiese e che sono state condivise nella Charta Oecumenica.

"La Voce dei Berici" - info grafica di http://www.zorattistudio.it - da un'idea di L. Paoletto e F. Maule

“La Voce dei Berici” – info grafica di http://www.zorattistudio.it – da un’idea di L. Paoletto e F. Maule

Nell’Anno della fede una prima domanda da porsi: è quale fede? «Per me – sottolinea Lidia Maggi – è immediatamente declinabile come fede ecumenica. Non è più possibile infatti dire la propria fede solo soffermandosi sul contesto religioso, confessionale e culturale in cui si è cresciuti. Oggi dobbiamo coltivare la disponibilità a credere che l’altro possa contribuire a completare la conoscenza e visione del Signore Gesù che la mia sola comunità non è in grado di darmi in modo così variegato e completo. Sono grata a Dio per avermi fatto scoprire che non siamo figli unici nella fede e nemmeno figli e figliastri, ma fratelli e sorelle. Siamo tutti un po’ più ricchi in questa riscoperta dell’altro e della sua diversità».
La fede detta in chiave ecumenica – prosegue – «ti apre all’inedito, pone nuove domande, arricchisce.
Per questo va valorizzato anche l’ecumenismo spirituale, che esiste, c’è, è vivace. Esistono significativi rapporti di amicizia, di stima, persino affettivi, tra persone di diverse confessioni cristiane».
Alla domanda circa il rapporto del movimento ecumenico con il Vaticano II, Lidia Maggi rileva che questo ha un grande debito verso il Concilio, perché «esso ha posto la dimensione ecumenica nel cuore della Chiesa cattolica, con due elementi principali: ponendo al centro la Parola di Dio e questo ha indotto tutti i cristiani a riavvicinarsi proprio alla fonte della fede.

Ha poi affrontato il tema della collegialità e pluralità creando in questo modo le condizioni perché il movimento ecumenico potesse portare frutto. E i frutti sono stati tanti».

Francesco Maule

La Voce dei Berici – domenica 20 gennaio 2013 – pagina 7.

Il valore della differenza

ECUMENISMO. Presente a Vicenza nella zona di San Marco, la Chiesa Ortodossa serba cerca di sviluppare un dialogo con il territorio

Sperimentare il valore della differenza

 

p Milivoje Topic

p Milivoje Topic

È presso la chiesa della Misericordia, in zona San Marco a Vicenza, che incontriamo padre Milivoje Topić e alcuni rappresentanti della Chiesa Ortodossa serba. È dal 2010 che, dopo due anni di duro lavoro per restaurarla, la comunità serba celebra la divina liturgia in questa chiesa concessa in comodato d’uso da Ipab e Diocesi di Vicenza. Padre Milivoje inizia l’intervista con la storia della sua comunità. «È dal 1994 che esiste la parrocchia di san Luka, sorta per seguire il flusso di migrazione che dalla dolorosa vicenda della guerra portava molte persone a dirigersi verso l’Italia per trovare lavoro e condizioni di vita più serene. Nei primi anni la comunità si è adattata a celebrare le festività prima in zona “laghetto”, poi per parecchi anni siamo stati ospitati nella Chiesa delle Suore Poverelle in via Torretti». Poi l’esigenza di un posto riservato, da adattare anche internamente alla ritualità ortodossa, ha indotto Padre Topić a chiedere alla Diocesi la disponibilità per cercare un’altra soluzione. È così che è stata individuata la chiesa della Misericordia, un edificio però vincolato dai beni ambientali e che necessitava di interventi di consolidamento e ristrutturazione, cui ha dovuto farsi carico la comunità; per questo molti fedeli hanno dato il loro contributo in termini di lavoro, di materiale acquistato, di opere artistiche regalate.

Padre Topić, chi frequenta la vostra Chiesa?

«Ci sono circa 20 mila serbi che risiedono nel nordest e questa è l’unica parrocchia presente nel Veneto, oltre a quella di Trieste e di Milano che fanno tutte riferimento al patriarca Ireneo di Belgrado. Ci sono poi molti croati, sloveni, bosniaci di etnia serba che seguono la nostra Chiesa; è difficile però indicare dei numeri».

La comunità è molto attiva a livello sociale e culturale perché vuole integrarsi nel contesto vicentino e nel territorio in cui è inserita ma allo stesso tempo non vuole perdere il patrimonio della tradizione della terra d’origine. Sono attive diverse scuole di lingua serba, soprattutto per i figli nati in Italia: a Vicenza hanno trovato la collaborazione dell’Istituto comprensivo 8 (zona Ferrovieri) per cui i corsi vengono ospitati, il sabato, nei locali della scuola. In provincia invece, ad Arzignano, Valdagno, Schio e Bassano i corsi vengono effettuati in stanze date in uso dalle parrocchie cattoliche.

Ci può descrivere i legami con il territorio?

«Con la Chiesa cattolica i rapporti sono ottimi, c’è piena collaborazione. Purtroppo invece dobbiamo dire che alcuni problemi li abbiamo riscontrati con gli uffici pubblici di alcuni comuni. Abbiamo bisogno infatti, soprattutto a Vicenza, di locali sia come luogo di ritrovo, che per svolgere attività culturali, per mantenere anche il patrimonio folcloristico della nostra tradizione. Inoltre raccogliamo materiali per malati e bisognosi, che non sappiamo dove riporre».

Padre Milivoje si dimostra inoltre molto attento al tema ecumenico: «La Chiesa ortodossa e quella cattolica sono due sorelle. Sono i due polmoni di Gesù Cristo. Siamo divisi storicamente ma non siamo in contrasto, questa divisione è causa di dolore per il Nostro Signore Gesù Cristo. La nostra presenza in Italia, in particolare a Vicenza, deriva dalle sofferenze che abbiamo subito a causa della guerra e questo ci unisce nella preghiera a Dio affinché non ci siano più guerre, né qui, né nelle nostra terra serba né in nessun altro posto al mondo».

I fedeli della comunità serba salutano con questo messaggio: il valore della differenza, il desiderio di integrazione e conoscenza reciproca e il contributo che può offrire una comunità “straniera” come ricchezza per tutta la città. Proprio in questo periodo l’associazione culturale “Sloga” ha celebrato il decimo anniversario di attività a Vicenza con un concerto di musica folcloristica serba che si è svolto sabato 17 novembre al teatro “San Marco” a Vicenza. Una festa dove tradizione e integrazione si sono abbracciate.

Francesco Maule

 “La Voce dei Berici” – domenica 2 dicembre 2o12 – pagina 8.

La Chiesa ortodossa moldava di Vicenza

La chiesa ortodossa a Vicenza è presente dal 2005 anche con la comunità moldava. Il responsabile è l’arciprete Mitrofor Veniamin Onu

Arciprete Mitrofor Veniamin Onu, Parocco della chiesa ortodossa «S.Nicola» a Vicenza, Italia

che, anche se impegnato in una intensa attività pastorale, ci ha dedicato del tempo per raccontarci la storia e la vita della sua comunità. «Sono il primo sacerdote moldavo, mandato il Italia nel 2003 dal Metropolita Vladimir di Chisinau e di tutta la Moldavia. La prima parrocchia nata è stata a Fidenza in provincia di Parma. Dal 2005, con l’aiuto dell’allora vescovo Mons. Nosiglia e di Mons. Dal Ferro abbiamo avuto l’opportunità di avviare una parrocchia a Vicenza. Nei primi anni siamo stati ospitati dalla parrocchia cattolica di Santa Maria Ausiliatrice a Saviabona di Vicenza». Chiediamo a padre Onu di spiegarci come è cresciuta la comunità ortodossa moldava nel vicentino: «Nei primi tempi c’erano pochi fedeli a seguire le liturgie ma i numeri sono andati velocemente crescendo; in due anni gli spazi non erano più adatti. Ecco quindi che sempre con l’aiuto dei responsabili della diocesi cattolica è stato necessario individuare un’altra collocazione. È stato così che dal 2007 ci è stata data in uso una chiesa della diocesi che fu delle suore cannossiane a Porta Santa Croce. È lì che ha sede la nostra parrocchia di “San Nicola” dove vengono celebrate le liturgie domenicali e delle più importanti festività religiose ma anche dove creiamo opportunità di incontro e fraternità». Padre Onu descrive ancora con molta passione le varie attività pastorali per la comunità moldava: «Ogni domenica si ritrovano circa cento fedeli provenienti dalla città e dalla provincia di Vicenza, ma per le festività come il Santo Natale e la Santa Pasqua vengono anche mille persone. Il nostro impegno costante è per la confessione e per le preghiere per i defunti. Ogni quindici giorni, inoltre, dopo la liturgia si prosegue la festa pranzando insieme. Occorre poi spiegare che una buona parte di persone che frequentano la nostra Chiesa sono quelle donne che lavorano nelle famiglie italiane per l’assistenza di persone deboli e anziane. (altro…)

Essere Chiesa insieme

ECUMENISMO. La chiesa evangelica metodista e valdese di Vicenza.

Il piccolo viaggio tra le comunità di tutte le confessioni cristiane presenti a Vicenza e provincia prosegue con la comunità evangelica metodista. Il pastore William Jourdan ci accoglie per una lunga conversazione nei locali adiacenti la storica chiesa di Contrà San Faustino. Subito inizia a raccontare: «Da un anno abbiamo come punto di riferimento per la nostra comunità una seconda sede, chiamata “Sala Wesley” e si trova in uno stabile di recente costruzione in via Divisione Acqui, nella zona tra il Villaggio del Sole e le Cattane». A partire dal nome della nuova sala Jourdan ci aiuta a ricostruire il percorso storico del metodismo: la grande famiglia metodista consta oggi di circa 70 milioni di membri in tutto il mondo ed è suddivisa nel metodismo cosiddetto wesleyano, che si richiama alla figura originaria del fondatore John Wesley ed ha una struttura più assembleare, e quello cosiddetto episcopale, che si caratterizza per la presenza di un vescovo, che sovrintende alla vita della chiesa (ha una struttura maggiormente verticistica). In Italia, dopo un percorso di alcuni anni, la chiesa metodista è riunita alla chiesa evangelica valdese nell’ “unione delle Chiese Metodiste e Valdesi in Italia. «Anche la Chiesa di Vicenza ha una sua storia: viene fondata infatti nel 1869 ed è una delle prime fondate in Italia dai missionari inglesi».

Anche la biografia dello stesso William dice molto della vicenda evangelica italiana. Italianissimo è nato e cresciuto nelle valli piemontesi dove la presenza valdese è radicata.

Il pastore William Jourdan (foto F.M.)

« Provengo originariamente dalla Chiesa di Luserna San Giovanni che conta 1500 membri comunicanti, ossia partecipanti attivi alla vita della comunità e alla cena eucaristica. (altro…)

Quel granello di senape importante per l’ecumenismo

CHIESE CRISTIANE. L’esperienza di due preti rumeni ortodossi nel Vicentino.

La suggestiva chiesa di San Giorgio a Costabissara è la cornice dell’incontro con i due preti della Diocesi Ortodossa rumena a Vicenza, Padre Roman Jonascu e Padre Cristian Manasturean.

I preti della diocesi ortodossa rumena a Vicenza Padre Roman Jonascu e Padre Cristian Manasturean (foto F.M.)

Il primo è il responsabile della comunità che fa riferimento al capoluogo e che, dall’11 marzo 2012, ha a disposizione la chiesetta di San Giorgio per le proprie liturgie e incontri di catechesi. Padre Cristian è invece a Vicenza dal 2005, ma si è invece maggiormente impegnato nella zona bassanese, dove la comunità ortodossa rumena ha avuto a disposizione una chiesa di proprietà della Fondazione Pirani Cremona. Ma anche a Bassano, ci racconta padre Cristian, gli spazi si sono fatti troppo ristretti, quindi, dal mese di aprile 2012, la Fondazione stessa ha messo a disposizione una chiesa più grande, in via Chini. Per entrambi la Pasqua di quest’anno è stato un momento di grande gioia per le due comunità, che hanno potuto celebrare questa festa nelle nuove chiese. «È proprio la spiritualità ortodossa che ci fa prestare grande attenzione alla Risurrezione del Nostro Signore Gesù Cristo – ci spiega padre Cristian. – Anche se la Sua risurrezione passa attraverso la morte. È per questo che ci impegniamo tanto affinché anche in Italia i rumeni possano coltivare la loro spiritualità e tradizioni». «La nostra fatica è perciò ripagata quando troviamo accoglienza nelle chiese italiane – ci dice padre Roman – che spesso sono messe a disposizione dalla Chiesa Cattolica. È stato un lavoro lungo trovare questa soluzione a Costabissara e anche se per alcune persone che vivono in città e non hanno l’auto a volte è scomodo raggiungerci, resta comunque un punto di riferimento importante per noi. La Chiesa Cattolica ci ha accolto bene e ci da sollievo per risolvere molte problematiche». Chiediamo loro cosa rappresenta per un migrante trovare un luogo dove pregare e ritrovare persone dello stesso paese d’origine. È padre Roman che ci spiega come la liturgia della domenica e le varie feste del calendario ortodosso, sono evidentemente frequentate da chi ha interesse a coltivare, anche in Italia, un serio cammino di fede, visto che, e lo sottolinea padre Cristian, la pratica ortodossa è piuttosto esigente: le liturgie durano infatti più di due ore e anche il digiuno e le pratiche ascetiche sono richieste anche ai laici. Ma non manca la componente delle relazioni, anche per scambiarsi consigli, possibilità di lavoro e aiuti vari. Dal punto di vista pastorale c’è inoltre un grande impegno verso la realtà dei giovani. Il racconto dei due preti si incrocia: «Ci alcuni ragazzi, come i nostri figli e figlie, che sono nati in Italia e che richiedono quindi una cura religiosa particolare, perché sono culturalmente italiani ma le famiglie d’origine ci tengono a tramandare lingua e cultura religiosa della Romania. Ci sono poi i giovani che sono venuti in Italia negli anni scorsi in cerca di lavoro e molti di loro oggi stanno vivendo grandi difficoltà a causa della crisi. C’è poi per noi la cura e delicatezza verso le coppie miste, spesso composte da uomini italiani e donne rumene o moldave. Con loro tentiamo di coltivare un dialogo caso per caso, così come per le situazioni di convivenza tra giovani. Cristo è per tutti e la diversità è una ricchezza».

I due preti ortodossi dimostrano notevole entusiasmo e attenzione per l’adeguato inserimento nel tessuto sociale italiano, spendendosi senza risparmio anche sul piano del dialogo ecumenico: ci sono inoltre alcuni Moldavi che parlano rumeno a frequentare le comunità e quindi intensi sono i legami con le altre Chiese Ortodosse, ma anche con i cattolici. Padre Cristian ci saluta raccontandoci questa esperienza che è come un seme: a Bassano una volta al mese si ritrova con alcuni giovani preti cattolici del vicariato a pregare con la Parola di Dio, condividendo poi le esperienze spirituali e di vita; «è una cosa piccola e semplice – ci dice – ma per me molto importante».

Quel granello di senape così importante per l’ecumenismo di oggi.

Francesco Maule

“La Voce dei Berici” – domenica 21 ottobre 2012 – pagina 9.

Uniti pregando il Padre Nostro

Esperienze di vita ecumenica

foto di Dino Meneguzzo

foto di Dino Meneguzzo

I processi di migrazione che vedono coinvolta Vicenza e la sua provincia portano ad un significativo risvolto anche ecumenico. Un esempio tangibile poteva essere colto durante la messa in rito orientale celebrata in cattedrale domenica 22 gennaio scorso, durante la settimana di preghiera per l’unità dei cristiani: al momento del canto del Padre Nostro, unita al celebrante e al coro, si è alzata dall’assemblea la voce di molte donne che conoscevano le parole in russo ecclesiastico. Donne dell’Europa dell’est che, inserite nella quotidianità vicentina del sostegno ad anziani e persone sole, hanno potuto respirare e pregare nello stile della liturgia dei loro paesi d’origine.

La presenza non cattolica più antica, a Vicenza, è però quella delle chiese della riforma. La Chiesa Evangelica Metodista, che ha sede in Contrà San Faustino n°10, risale al 1869, frutto del lavoro del pastore wesleyano, Henry J. Piggott, riconosciuto come il ‘padre del metodismo italiano’ e fondatore della chiesa metodista di Padova. Il primo pastore fu Alberigo Bossi ed i primi due membri registrati nella comunità furono i coniugi Antonio e Anna Sguario. Oggi, la comunità, in forte crescita anche per il sostegno spirituale ai migranti di origine ghanese, conta circa 130 membri confermati, più numerosi aderenti e simpatizzanti in tutta la provincia, con una chiesa recentemente costituita a Bassano del Grappa. Il compito di Pastori è attualmente ricoperto dai giovani coniugi Ulrike e William Jourdan.

La Chiesa Ortodossa invece è presente con tre comunità che fanno riferimento a tre patriarcati diversi. La Chiesa del Patriarcato Serbo Ortodosso si ritrova e celebra da gennaio 2011 presso la Chiesa della Misericordia, in Contrà della Misericordia, 16 a Vicenza. Padre Milivoje Topić è da anni la guida spirituale di questa chiesa, presente a Vicenza dal 1994. La Chiesa del Patriarcato Romeno Ortodosso ha sede a Bassano del Grappa presso laParrocchia della “Protezione della Madre di Dio”- Chiesa dell’Annunziata, in Via Museo. Il pope (sacerdote) è il giovane ma molto attivo Padre Cristian Manasturean. La Chiesa del Patriarcato di Mosca e Moldavia si ritrova e celebra invece presso laChiesa di S. Croce in Contrà Porta S. Croce 54 a Vicenza. È Padre Veniamin Onu, che segue anche una comunità a Fidenza, il responsabile di questa Chiesa.

«Il rapporto con queste chiese è ottimo e consolidato – afferma Mons. Giuseppe Dal Ferro, delegato diocesano per l’ecumenismo – è questo porta ad una forte comunione sia a livello pratico che spirituale».

 

Francesco Maule

“La Voce dei Berici” – domenica 26 febbraio 2012 – p. 10

Ecumenismo Vicenza 2012