ecosofia

lettera sul futuro

Lettera sul futuro

ai miei figli, ai miei studenti e alle mie studentesse

Cari ragazzi care ragazze,

in questo periodo sto cercando di decolonizzare il mio immaginario sulle paure e sulla sfiducia dei giovani rispetto al futuro, ascoltandovi il più possibile e raccogliendo le vostre impressioni.

Come mi accade ogni volta che affronto un argomento con voi il mio sentire, le mie idee, cambiano, mutano, si evolvono, vengono messi in discussione.

Io ho paura del futuro? E cosa sto facendo con la mia vita per generare futuro?

Basta aver messo al mondo due figli per chiudere la partita col futuro?

Forse si, se pensiamo alla vita come a un compitino base, con domande facili facili da copiare o risolvere senza aver studiato.

Desidero dirvi che si, anche io ho paura del futuro, che nessuno saprà ciò che accadrà veramente (copio questa lettera su Pc la mattina dell’elezione di Donald Trump a nuovo presidente degli USA… stendo l’ultima redazione e stampo la mattina in Donald Trump e gli USA decidono al G7 di Taormina di non rispettare gli accordi sui mutamenti climatici siglati a Parigi…), ma guardando alla storia è evidente che l’essere umano è capace, è portatore, è generatore delle più grandi bellezze, imprese, compassioni, come delle più assurde bruttezze, egoismi, violenze.

Ma come dice Quattro a Tris in Divergent “la paura o ti paralizza o ti accende”. Anche per me la paura è stimolo, mi “accende”, mi impone di guardare in modo più accurato e attento per intercettare le fosforescenze della realtà e della storia che non impediscono il futuro. La paura mi stimola a vedere, assorbire, custodire e far riflettere gli aspetti più positivi dell’evoluzione umana, in particolare quella spirituale.

Vi dico quindi quello che credo.

Credo che l’umanità sia in grado, lentamente e progressivamente, di costruire una convivenza, nelle diversità, con i conflitti, ma senza che questi tracimino nella violenza o nella guerra, nella scontro militare e armato, se non peggio nucleare.

Credo che l’umanità, dopo una dolorosa indigestione, saprà trovare la giusta misura con l’utilizzo, le potenzialità e i servizi che la tecnologia, soprattutto quella digitale, possono offrire.

Credo che l’umanità, dopo che la biosfera, il cosmo, la natura – chiamatela come volete – ci restituirà lo schiaffo di questi secoli di antropocentrismo industriale, reagendo alla nostra continua sopraffazione, credo che l’umanità riuscirà a trovare un equilibrio con la terra. Credo che il futuro sarà definito da un legame fortissimo e reciproco (ecosofico) tra esseri umani, animali, vegetali, basato sulla sobrietà, sulla sussistenza, sul rispetto e sulla sostenibilità. Ovviamente crollerà l’impero materialista, capitalista, liberista, ma questo è un altro capitolo.

Credo ancora che l’umanità disseterà la propria sete interiore, le proprie aspirazioni alla pienezza e e consapevolezza attraverso percorsi spirituali potenti e svincolati dalle “stampelle” offerte e garantite dalle istituzioni religiose.

In sintesi, care ragazze e cari ragazzi, credo, sono certo e vedo che l’umanità sta imparando ad amare, ad amarsi, a lasciarsi amare, sempre di più e sempre meglio. Come anche io, grazie a voi.

Francesco Maule

04/10/2016 San Francesco d’ Assisi.

Alcuni spunti bibliografici sul tema:

Byung-Chul Han, Psicopolitica, Nottetempo, Roma 2016.

Isabella Maria, Un altro presente è possibile. Percorsi di resistenza creativa, EDT, Torino 2016.

Theodore Zeldin, Ventotto domande per affrontare il futuro, Sellerio, Palermo 2015.

Ken Robinson, Fuori di testa. Perché la scuola uccide la creatività, Erickson, Trento 2015.

Daniel Goleman, Peter Senge, A scuola di futuro. Manifesto per una nuova educazione, Rizzoli, Milano 2016.

Vito Mancuso, Il coraggio di essere liberi, Garzanti, Milano 2016.

Papa Francesco, Laudato sì. Lettera enciclica sulla cura della casa comune, Libreria editrice vaticana, Città del Vaticano 2015.

Il futuro può essere questo: avere un presente che potenzialmente si può ancora dischiudere, aprire, come un fiore.

Imparare l’amore, da chi ti ama, chiederne i colori, le luci.

Per la versione in .Pdf per eventuale stampa clicca qui.

custodire il creato

8ª Giornata per la custodia del creato

settembre 2013

La famiglia educa alla custodia del creato”

Per l’ottavo anno i Vescovi italiani promuovono la Giornata per la custodia e salvaguardia del creato, in particolare nelle commissioni episcopali per i problemi sociali e il lavoro e quella per l’ecumenismo e il dialogo che la promuovono e ne redigono il documento preparatorio.

 Per l’anno 2013 al centro della riflessione ci sarà la tematica: “La famiglia educa alla custodia del creato”. «Perché guardiamo alla famiglia come scuola di custodia del creato? – scrivono nel documento preparatorio – Perché la 47ª Settimana Sociale dei Cattolici Italiani, che si svolgerà dal 12 al 15 settembre 2013 a Torino, avrà come tema: La famiglia, speranza e futuro per la società italiana. Nel cinquantesimo anniversario dell’apertura del Concilio Vaticano II, poi, rileggiamo la costituzione pastorale Gaudium et spes, che alla famiglia, definita “una scuola di umanità più completa e più ricca”, dedica una speciale attenzione: essa “è veramente il fondamento della società perché in essa le diverse generazioni si incontrano si aiutano vicendevolmente a raggiungere una saggezza umana più completa ed a comporre convenientemente i diritti della persona con le altre esigenze nella vita sociale” (n. 52)».

Proseguono poi i Vescovi evidenziando che «in questo cammino ci guida il luminoso magistero di Papa Francesco, che ha esortato più volte, fin dall’inizio del suo pontificato, a “coltivare e custodire il creato: è un’indicazione di Dio data non solo all’inizio della storia, ma a ciascuno di noi; è parte del suo progetto; vuol dire far crescere il mondo con responsabilità, trasformarlo perché sia un giardino, un luogo abitabile per tutti…

foto F. Maule

foto F. Maule

(altro…)

Raimon Panikkar nel sorriso di Dio

Raimon Panikkarè morto all’età di 92 anni lo scorso 26 agosto a Tavertet, nei pressi di Barcellona, dove aveva scelto di ‘ritirarsi’ in questi ultimi anni della sua vita. Col suo sorriso è entrato nel sorriso di Dio.

foto da internet: darsipace.it

Riassumere per presentare la figura di questo teologo indo-catalano è un’impresa estremamente impegnativa se non impossibile. La vastità della conoscenza culturale (filosofica, teologica, scientifica, scritturale, linguistica, ma anche sociale) di quest’uomo – che già nel proprio DNA è abitato dalla “reciproca fecondazione” tra oriente e occidente – unita ad un approccio mistico connotato da intense esperienze personali di “partecipazione” e pratica di religioni e culture al di là di quella cristiana, ne fanno una personalità che, anche se spesso citata, “celebrata” e semplificata, è quanto mai complessa, strutturata, con molteplici piani di elementi da connettere e considerare. «Sono partito cristiano, mi sono scoperto induista e sono ritornato buddhista, senza mai smettere di essere cristiano», amava dire, in relazione alla sua vita e insegnamento tra India, Europa e Stati Uniti.

La sua grandezza e la potenza del suo pensiero sono così spinti che spesso Panikkar ha coniato nuovi termini per ‘nominare’ impostazioni teologico-filosofiche completamente inedite: ecosofia (la sapienza della terra), realtà cosmoteandrica (l’unione e interdipendenza tra cosmo, Dio e umanità), dialogo intrareligioso (la dinamica di messa in discussione e confronto interno e interiore alla persona o alla comunità religiosa di fronte al contatto con altra religione), cristofonia (una cristologia alla luce dello Spirito). È proprio con alcune sue parole, tratte dall’opera ‘La pienezza dell’uomo. Una cristofania’ (p. 236) che rendiamo omaggio e con gratitudine salutiamo un maestro spirituale contemporaneo: «Il grido per una nuova spiritualità è un grido dello Spirito, che, secondo la tradizione, è lo Spirito stesso di Cristo. La cristofania del terzo millennio non può essere né settaria, né una mera consolazione per i ‘credenti’. Il Figlio dell’uomo morì fuori dalla città santa. La cristofania dall’interno, che timidamente suggeriamo, è la profondità più interiore di tutti noi, l’abisso dove in ognuno di noi l’infinito e il finito, il materiale e lo spirituale, il cosmico e il divino si incontrano. La cristianìa del terzo millennio è chiamata a vivere questa esperienza».

Francesco Maule

per “La Voce dei Berici” – Vicenza. 5 settembre 2010.