ecosofia

custodire il creato

8ª Giornata per la custodia del creato

settembre 2013

La famiglia educa alla custodia del creato”

Per l’ottavo anno i Vescovi italiani promuovono la Giornata per la custodia e salvaguardia del creato, in particolare nelle commissioni episcopali per i problemi sociali e il lavoro e quella per l’ecumenismo e il dialogo che la promuovono e ne redigono il documento preparatorio.

 Per l’anno 2013 al centro della riflessione ci sarà la tematica: “La famiglia educa alla custodia del creato”. «Perché guardiamo alla famiglia come scuola di custodia del creato? – scrivono nel documento preparatorio – Perché la 47ª Settimana Sociale dei Cattolici Italiani, che si svolgerà dal 12 al 15 settembre 2013 a Torino, avrà come tema: La famiglia, speranza e futuro per la società italiana. Nel cinquantesimo anniversario dell’apertura del Concilio Vaticano II, poi, rileggiamo la costituzione pastorale Gaudium et spes, che alla famiglia, definita “una scuola di umanità più completa e più ricca”, dedica una speciale attenzione: essa “è veramente il fondamento della società perché in essa le diverse generazioni si incontrano si aiutano vicendevolmente a raggiungere una saggezza umana più completa ed a comporre convenientemente i diritti della persona con le altre esigenze nella vita sociale” (n. 52)».

Proseguono poi i Vescovi evidenziando che «in questo cammino ci guida il luminoso magistero di Papa Francesco, che ha esortato più volte, fin dall’inizio del suo pontificato, a “coltivare e custodire il creato: è un’indicazione di Dio data non solo all’inizio della storia, ma a ciascuno di noi; è parte del suo progetto; vuol dire far crescere il mondo con responsabilità, trasformarlo perché sia un giardino, un luogo abitabile per tutti…

foto F. Maule

foto F. Maule

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Raimon Panikkar nel sorriso di Dio

Raimon Panikkarè morto all’età di 92 anni lo scorso 26 agosto a Tavertet, nei pressi di Barcellona, dove aveva scelto di ‘ritirarsi’ in questi ultimi anni della sua vita. Col suo sorriso è entrato nel sorriso di Dio.

foto da internet: darsipace.it

Riassumere per presentare la figura di questo teologo indo-catalano è un’impresa estremamente impegnativa se non impossibile. La vastità della conoscenza culturale (filosofica, teologica, scientifica, scritturale, linguistica, ma anche sociale) di quest’uomo – che già nel proprio DNA è abitato dalla “reciproca fecondazione” tra oriente e occidente – unita ad un approccio mistico connotato da intense esperienze personali di “partecipazione” e pratica di religioni e culture al di là di quella cristiana, ne fanno una personalità che, anche se spesso citata, “celebrata” e semplificata, è quanto mai complessa, strutturata, con molteplici piani di elementi da connettere e considerare. «Sono partito cristiano, mi sono scoperto induista e sono ritornato buddhista, senza mai smettere di essere cristiano», amava dire, in relazione alla sua vita e insegnamento tra India, Europa e Stati Uniti.

La sua grandezza e la potenza del suo pensiero sono così spinti che spesso Panikkar ha coniato nuovi termini per ‘nominare’ impostazioni teologico-filosofiche completamente inedite: ecosofia (la sapienza della terra), realtà cosmoteandrica (l’unione e interdipendenza tra cosmo, Dio e umanità), dialogo intrareligioso (la dinamica di messa in discussione e confronto interno e interiore alla persona o alla comunità religiosa di fronte al contatto con altra religione), cristofonia (una cristologia alla luce dello Spirito). È proprio con alcune sue parole, tratte dall’opera ‘La pienezza dell’uomo. Una cristofania’ (p. 236) che rendiamo omaggio e con gratitudine salutiamo un maestro spirituale contemporaneo: «Il grido per una nuova spiritualità è un grido dello Spirito, che, secondo la tradizione, è lo Spirito stesso di Cristo. La cristofania del terzo millennio non può essere né settaria, né una mera consolazione per i ‘credenti’. Il Figlio dell’uomo morì fuori dalla città santa. La cristofania dall’interno, che timidamente suggeriamo, è la profondità più interiore di tutti noi, l’abisso dove in ognuno di noi l’infinito e il finito, il materiale e lo spirituale, il cosmico e il divino si incontrano. La cristianìa del terzo millennio è chiamata a vivere questa esperienza».

Francesco Maule

per “La Voce dei Berici” – Vicenza. 5 settembre 2010.