Cleto Maule

Cleto Maule

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1956 – 2013

1956

Il Giro d’Italia del ’56 di Charly Gaul
(da un articolo del sito “museociclismo.it“)

A Merano si è da poco conclusa la tappa dello Stelvio cominciata a Sondrio; ha vinto in volata Cleto Maule su Fiorenzo Magni e Rino Benedetti. Fornara ha chiuso la settima giornata in maglia rosa. Deludenti Gaul e Bahamontes sullo Stelvio, dove era passato primo Del Rio. Learco Guerra, responsabile della squadra Faema, dichiara a proposito di Gaul: “Una giornata storta. Può capitare a tutti”. L’Angelo della Montagna è infatti precipitato al ventiquattresimo posto della classifica generale e il suo ritardo da Fornara è di 16’50”. Ancora Guerra dice: “Parlare a questo punto di speranze con quel Fornara che sta andando forte dappertutto, non mi pare proprio il caso”. Fornara, alfiere della piacentina Arbos, diretta dall’entusiasta Giumanini, è in maglia rosa con Maule a soli nove secondi e Aldo Moser a due minuti. E’ l’otto giugno, si corre la ventesima tappa, da Merano a Trento. I chilometri da percorrere sono 242 con quattro salite importanti da superare: Costalunga (quota 1753), Rolle (1970), Broccon (1616) e Bondone (1300). Le previsioni sono per una giornata da lupi. I meccanici hanno lavorato fino al momento di consegnare le biciclette ai corridori, perchè si teme che il maltempo costringa ad usare rapporti corti. Al ritrovo di partenza tutti con il naso all’insù, per scrutare le vie dei cieli. Il solo corridore che dimostra di gradire una giornataccia è Gaul; già sul Costalunga il Giro è investito dalla bufera. Gaul va all’attacco ed è primo al traguardo del gran premio della montagna. Si pensa che voglia ribadire la propria superiorità di scalatore su Bahamontes. La discesa che porta ai piedi del Rolle, spazzata da un vento gelido che fa turbinare il nevischio, comincia a produrre effetti disastrosi. Si verificano infatti i primi ritiri mentre il forcing di Gaul è infernale: sul Rolle è davanti a tutti. C’è chi cerca rifugio nelle baite e nelle casupole. Qualcuno si attacca alla bottiglia della grappa. La selezione diventa spaventosa sul Broccon, provocata da un Gaul che dà sempre più l’impressione di poter diventare il padrone assoluto del Giro. I suoi avversari arrancano come disperati, Fornara è in serie difficoltà. Si difende come un leone Magni, al quale va l’ammirazione di tutti infatti continua nonostante abbia una spalla fratturata. Dopo la Gobbera, quando s’imbocca la strada che porta a Trento, molti corridori, seguiti dai loro direttori sportivi, si fermano ai bar per sostituire maglie letteralmente ricoperte da un velo di ghiaccio, altri entrano nelle farmacie per chiedere aiuto, altri ancora si versano brodo e té bollente sulle gambe. Si è al limite della sopportazione. Gaul non concede tregua; con i ritiri che non si contano ormai più, ci sono dieci corridori che vengono a trovarsi a turno al primo posto della classifica e subito dopo spodestati. Fornara è distrutto, il buon Giumanini prima si è sgolato per incitarlo (avrebbe dovuto fermarlo per fargli sostituire la maglia), poi ha cominciato a piangere e temendo il dramma, quando arriva alla salita del Bondone gli consiglia il ritiro. Sulle ultime rampe Gaul completa quello che Learco Guerra, commosso come poche altre volte in vita sua, definirà il “Capolavoro di un autentico fuoriclasse”. Charly arriva stremato, viene avvolto nelle coperte di lana procurate dai militari e portato a braccia all’albergo. Qualcuno gli mormora all’orecchio che il Giro è suo. Vorrebbe sorridere ma riesce a fare soltanto una smorfia. Quando lo mettono nel bagno caldo, gli sembrerà di essere in paradiso. Bisogna attendere 7’44” per vedere arrivare Sandrino Fantini e subito i maligni dicono che l’abruzzese non può aver fatto tutto con le proprie gambe. Il grande Magni conclude la tappa dopo 12’25”; quando Gaul apprende ufficialmente il risultato dice: “E’ stato un miracolo”. Gli fa eco Guerra: “Un miracolo che soltanto tu potevi fare”. Due giorni dopo, quando Charly entra in maglia rosa all’Arena di Milano, il pubblico lo accoglie come si accolgono gli eroi; non ha ancora ventiquattro anni e c’è chi si rammarica perchè non decide di diventare protagonista di alcune classiche in linea che presentano difficoltà che lo potrebbero favorire.

 

2013

Le immagini della penultima tappa del Giro d’Italia, dove si vedevano i ciclisti salire verso le Tre Cime di Lavaredo sotto una bufera di neve, mi hanno ricordato le parole di mio padre che infinite volte mi ha raccontato della mitica tappa del Bondone del Giro del 1956.

Il rimpianto di mio padre era dovuto al fatto che Cleto Maule, maglia rosa virtuale, fosse arrivato con troppo ritardo al punto dove lui lo aspettava col cambio indumenti e bevande calde. Lo vedeva due tornanti più sotto, fermo, ghiacciato, che non riusciva a salire. Una volta raggiunta la Topolino degli amici di Gambellara, e qui i racconti di mio padre si mescolavano dall’epico al mitico, Cleto fu rianimato e in qualche modo raggiunse la cima del Bondone, per poter così concludere al 4° posto in classifica generale quel Giro che è nella storia vinto da Gaul. Ora trovo con difficoltà parole significative che hanno narrato la tappa di sabato scorso perché oggi la narrazione sembra passi solo attraverso il linguaggio delle immagini. Provo quindi io ad aggiungere qualche parola per dare corpo alla densità emotiva che vicende sportive e umane, come quelle emerse dalle nebbie e dal freddo della Tre Cime di Lavaredo, sanno sprigionare. Non entro nel merito del risultato agonistico, perché di quello abbiamo già, purtroppo, smesso di fidarci. Entro nelle voci tremanti, nei guanti attaccati alle mani, nella coltre di neve sopra il casco, nel 34×27 con cui sono saliti gli atleti, nelle più di nove ore di gara della tappa del Bondone del ’56. Questa fatica immane che si fa spettacolo, che commuove, che avvicina allo sport, alla bicicletta, anche persone che solitamente non li apprezzano.

Il legame con le vicende personali amplifica poi ogni lettura, perché la strada, la montagna, l’inclemenza metereologica, dopo 55 anni, hanno reso identica la fatica di questi atleti. Che atleti siano stati, che atleti siano.

 

* opà *

Se non sarà nelle parole

ci capiremo

nel Bondone del ’56,

nella neve e nel freddo,

nelle dita ghiacciate

e nei piedi intirizziti.

Io non esistevo ma tu

mi ci hai portato

tante volte.

Francesco Maule

Video Tappa 20 Giro 2013