Charles de Foucauld

“RIPARTIAMO DA NAZARET”

PAPA FRANCESCO E LA FAMIGLIA

Il Santo Padre Francesco, durante la Veglia di preghiera per la famiglia, in preparazione al Sinodo dei vescovi, celebrata in Piazza San Pietro, sabato 3 ottobre 2015, ha presentato un discorso che risulta finalmente vicino alla “spiritualità delle famiglie” normali, ovvero quelle imperfette e piene di ferite. Il riferimento non è stato quindi alle famiglie da “Mulino Bianco” della società dei consumi e dell’estetica televisiva, dove tutto è apparentemente perfetto e “in ordine”, nemmeno a quelle della santità eroica e straordinaria dei movimenti ecclesiali più “ortodossi”, spesso in tensione con la società civile contemporanea. Papa Francesco ha iniziato facendo riferimento alla figura del profeta Elia che alla domanda di Dio “Che cosa fai qui, Elia?” (1 Re 19,3.8-9), sull’Oreb, troverà risposta “non nel vento impetuoso che scuote le rocce, – dice il papa – non nel terremoto e nemmeno nel fuoco. La grazia di Dio non alza la voce; è un mormorio, che raggiunge quanti sono disposti ad ascoltarne la brezza leggera – quel filo di silenzio sonoro – li esorta ad uscire, a tornare nel mondo, testimoni dell’amore di Dio per l’uomo, perché il mondo creda…”

Prosegue il discorso del Papa: “Con questo respiro, proprio un anno fa, in questa stessa Piazza, abbiamo invocato lo Spirito Santo, chiedendo che — nel mettere a tema la famiglia — i Padri sinodali sapessero ascoltare e confrontarsi mantenendo fisso lo sguardo su Gesù, Parola ultima del Padre e criterio di interpretazione di tutto. Questa sera non può essere un’altra la nostra preghiera. Perché, come ricordava il Metropolita Ignazio IV Hazim, senza lo Spirito Santo, Dio è lontano, Cristo rimane nel passato, la Chiesa diventa una semplice organizzazione, l’autorità si trasforma in dominio, la missione in propaganda, il culto in evocazione, l’agire dei cristiani in una morale da schiavi (cfr Discorso alla Conferenza ecumenica di Uppsala, 1968). Preghiamo, dunque, – continua il Papa – perché il Sinodo che domani si apre sappia ricondurre a un’immagine compiuta di uomo l’esperienza coniugale e familiare; riconosca, valorizzi e proponga quanto in essa c’è di bello, di buono e di santo; abbracci le situazioni di vulnerabilità, che la mettono alla prova: la povertà, la guerra, la malattia, il lutto, le relazioni ferite e sfilacciate da cui sgorgano disagi, risentimenti e rotture; ricordi a queste famiglie, come a tutte le famiglie, che il Vangelo rimane “buona notizia” da cui sempre ripartire. Dal tesoro della viva tradizione i Padri sappiano attingere parole di consolazione e orientamenti di speranza per famiglie chiamate in questo tempo a costruire il futuro della comunità ecclesiale e della città dell’uomo”. È a questo punto che il Santo Padre presenta il valore della spiritualità di Nazaret e presenta la figura di uno dei suoi più concreti testimoni: “Ogni famiglia, è sempre una luce, per quanto fioca, nel buio del mondo. La stessa vicenda di Gesù tra gli uomini prende forma nel grembo di una famiglia, all’interno della quale rimarrà per trent’anni. Una famiglia come tante, la sua, collocata in uno sperduto villaggio della periferia dell’Impero. Charles de Foucauld, forse come pochi altri, ha intuito la portata della spiritualità che emana da Nazaret.

foto da internet

foto da internet

Questo grande esploratore abbandonò in fretta la carriera militare, affascinato dal mistero della Santa Famiglia, del rapporto quotidiano di Gesù con i genitori e i vicini, del lavoro silenzioso, della preghiera umile. Guardando alla Famiglia di Nazaret, fratel Charles avvertì la sterilità della brama di ricchezza e di potere; con l’apostolato della bontà si fece tutto a tutti; lui, attratto dalla vita eremitica, capì che non si cresce nell’amore di Dio evitando la servitù delle relazioni umane. Perché è amando gli altri che si impara ad amare Dio; è curvandosi sul prossimo che ci si eleva a Dio. Attraverso la vicinanza fraterna e solidale ai più poveri e abbandonati, egli comprese che alla fine sono proprio loro a evangelizzare noi, aiutandoci a crescere in umanità. Per comprendere oggi la famiglia, entriamo anche noi — come Charles de Foucauld — nel mistero della Famiglia di Nazaret, nella sua vita nascosta, feriale e comune, com’è quella della maggior parte delle nostre famiglie, con le loro pene e le loro semplici gioie; vita intessuta di serena pazienza nelle contrarietà, di rispetto per la condizione di ciascuno, di quell’umiltà che libera e fiorisce nel servizio; vita di fraternità, che sgorga dal sentirsi parte di un unico corpo. È luogo — la famiglia — di santità evangelica, realizzata nelle condizioni più ordinarie. (altro…)

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Gridare il Vangelo con la vita

 1° dicembre 1963 – 1° dicembre 2013

Le Piccole Sorelle del Vangelo. Un piccolo seme, seminato 50 anni fa, nel solco della spiritualità del Beato Charles de Foucauld

A Debba, il 19 settembre, alle 20.30, si terrà un colloquio dove fratel Giuliano Pallicca, responsabile generale dei Piccoli Fratelli del Vangelo, presenterà una riflessione sulle figura del fondatore, Padre René Voillaume, erede spirituale di fratel Charles de Foucauld

Le Piccole sorelle del Vangelo della comunità di Debba - Vicenza

Le Piccole sorelle del Vangelo della comunità di Debba – Vicenza

La congregazione della Piccole Sorelle del Vangelo di Charles de Foucauld è stata fondata dal Padre René Voillaume il 1° dicembre 1963. Quest’anno, 2013, ricorrono dunque i 50 anni di fondazione. Dal 2000 una comunità di quattro Sorelle è presente a Debba (viale Riviera Berica, 790 – Vicenza) nella parrocchia di San Gaetano da Thiene, dove il 19 settembre, alle 20.30 si terrà un colloquio dove fratel Giuliano Pallicca, responsabile generale dei Piccoli Fratelli del Vangelo, presenterà una riflessione sulle figura del fondatore. Padre René Voillaume, erede spirituale di fratel Charles de Foucauld, che già aveva dato inizio alle congregazioni dei Piccoli Fratelli di Gesù e dei Piccoli Fratelli del Vangelo, raccontava così la nascita della Fraternità: “Eravamo nel 1963, quando ci rendemmo conto come fosse indispensabile completare il lavoro dei Piccoli Fratelli tra gli Indiani Makiritaré, nella foresta amazzonica, affiancandoli al mondo femminile. Improvvisamente ebbi un’intuizione e dissi: «Non ci resta che fondare le Piccole Sorelle del Vangelo!»”. Fu così che il 1° dicembre di quello stesso anno, un primo gruppo di quattro sorelle, si preparava a partire per cominciare la prima fraternità a Santa Maria del Erebato, nella foresta del Venezuela.

Suor Nadia Rizzardi, della comunità delle Piccole Sorelle presenti in diocesi, ci racconta che: «a Vicenza siamo in cinque stabili: io, Giuliana, Gabriella, Maria Cristina e Lidia, che ora è per qualche tempo presso la sua famiglia; al suo posto temporaneamente c’è Annalisa. La nostra presenza è nello stile descritto con queste parole del Padre Voillaume “Lo stato di vita di Nazaret dovrà marcare sempre il loro comportamento, lo scopo che orienta tutte le loro attività è il servizio alla missione di evangelizzazione.”»

Suor Nadia, cosa rappresenta per voi l’anno giubilare?

«Celebrare l’anno giubilare significa per prima cosa rendere grazie a Dio di averci volute, fatte crescere, accompagnate, nella fedeltà e nella missione. É poi un momento utile per fermarci a guardare la strada percorsa e far tesoro di ciò che abbiamo imparato dall’esperienza. Questo momento poi può servire per rinnovare lo slancio dell’intuizione fondante del nostro carisma, che oggi dobbiamo mettere in opera in un mondo tanto diverso da cinquanta anni fa».

Che cos’è per voi evangelizzare al seguito di Charles de Foucauld?

«La passione di fr. Charles per il suo “amato fratello e Signore Gesù” – continua suor Nadia – lo ha condotto ad amare profondamente ogni persona incontrata, specialmente i più poveri e abbandonati. Spinte dalla sua audacia, nello slancio della giovinezza, siamo partite verso”i confini del mondo”. Oggi, a cinquanta anni dalla Fondazione, raccogliamo la ricchezza di tutte le culture nelle quali il carisma della Fraternità si è incarnato; vediamo però anche le difficoltà dovute ad una dispersione troppo grande, in un momento in cui, per un certo numero tra noi, le forze diminuiscono a causa dell’età, anche se lo zelo apostolico rimane intatto! Ma le giovani ci sono e hanno lo stesso slancio e lo stesso appello interiore. Così, nella nostra piccola famiglia religiosa, sono presenti le diverse età della vita: un’altra ricchezza che, al tempo stesso, è una sfida. Ovunque e ad ogni età il Signore ci chiede di essere un segno della sua Presenza, e questo non attraverso grandi cose, ma nell’umile vita quotidiana, perché il Regno cresce silenziosamente, lentamente ma irrevocabilmente, attraverso tutti i gesti d’amore vissuti ogni giorno nel mondo».

Francesco Maule

La Voce dei Berici –  domenica 8 settembre 2013 – pag. 10