bicicletta

la strada è una nuda verità

Bell’articolo di Domenico Quirico su lastampa.it di oggi. Biciclette, vite, suggestioni letterarie. F.M.

Immortale perché umano. Il ciclismo risorge sempre

Il Campione non è l’inquietante Superuomo, ma uno di noi. Fatica, solitudine, sudore: la strada è una nuda verità
foto: LAPRESSE – L’affollato passaggio dei ciclisti sul circuito finale di Torino, dove ieri si è concluso il 99° Giro d’Italia

di Domenico Quirico

TORINO

Il ciclismo non è uno sport, è un genere; per questo è immortale. Come la tragedia, il melodramma, il western. Potete diluirlo nel business miliardario o comprometterlo con una biologia da Frankenstein, affliggerlo della genetica dell’Epo. Lasciate pure che sull’altare del piccolo schermo il popolo dei devoti, per anni, adori idoli bugiardi, come Armstrong, arrogante Cagliostro del pedale.

Ebbene, state certi: risorgerà, continuerà a affollare i tornanti delle montagne per le sue danze di spettri, i prodighi rettilinei delle volate. Il ciclismo prende la misura del mondo nei suoi estremi. Esige dismisura ai suoi protagonisti, è un luogo impietoso di massimalismo. Ma il Campione, il vincitore non è l’inquietante Superuomo. È uno di noi, ci parla, sempre, di cose inaggirabili: la fatica, la solitudine, il silenzio, il sudore. Leggi ancora cartelli dedicati a Pantani: non perché ha vinto molto. Perché era un uomo fragile, sconfitto dalla vita.

LE DIFFERENZE CON IL CALCIO

I calciatori sembrano usciti dal post-proletariato del consumismo, inebetiti da una sosta troppo lunga in centri commerciali. Il ciclista è un proletario puro, alla Vasco Pratolini, ha la faccia di Scarponi, il gregario, che sulle rampe verticali tira su il suo capitano fino a quando il respiro lo regge, la vittoria per lui è la vittoria dell’altro, del baciato dal dio del talento: il suo quotidiano è la catena di montaggio, la fatica del mulo.

TRA MITO E LEGGENDA

Tutto nel ciclismo è sempre leggendario: uno sport che è basato sulla matematica, il cronometro, le distanze, i rapporti, in realtà si impolpa di epicedi ottocenteschi, sfugge alla distinzione banale tra vero e falso. Bahamontes, scalatore spagnolo, raccontano, al Tour del ’57, stremato, decise di ritirarsi, gettò la bici, si sdraiò a lato della strada. Il suo direttore sportivo lo scongiurò di ripartire, per la madre, la famiglia, Dio. Alla fine gridò: «Fallo per il generalissimo Franco…». E allora lui, l’aquila di Toledo, per esser certo di non ripensarci, si tolse le scarpe e le gettò dalla montagna. Vero? falso? Chissà. Il mito che non gira mai a vuoto, che ingrana sempre, la cui memoria non fallisce. A dispetto dell’irrompere di petrolieri kazaki e arabi dove un tempo i «dané» a fine mese li metteva l’autoctono fabbricante di prosciutti o di cucine, il ciclismo resta proletario, e umilmente rivoluzionario. La mamma di Binda, quando gli chiedevano del figlio impegnato in qualche corsa in giro per il mondo, rispondeva placida: «Mio figlio è andato a lavorare».

I TIFOSI SANNO ASPETTARE

Vestiteli di seta, date loro biciclette con il cambio a motore e pedivelle in titanio come astronavi per risparmiare cinque grammi. La classifica autentica arriverà forse dopo un mese, nascosta per ora in qualche provetta. Non importa! I tifosi – in Italia, in Francia, nelle Fiandre – saranno lì ad aspettare il «peloton» con apoteosi di notevole invadenza: perché la strada del Giro o della Grande Boucle è luogo di una verità nuda.

(altro…)

Mobilità. Sempre in bici.

Thumbs up

Il testo, rivisto e in parte modificato, dell’introduzione del sottoscritto all’incontro del 26 giugno a Festambiente Vicenza 2014: ” Cooperativa Sociale InsiemeGruppo mobilità sostenibile e Laboratorio riparazione e vendita biciclette usate presenta: MOBILITA’. DAL PASSATO AL FUTURO, SEMPRE IN BICI. Dibattito, riflessioni ed esperienze sulla bicicletta e sulla mobilità ciclistica a Vicenza e provincia con Francesco Maule, Cooperativa Insieme; Michele Mutterle, referente commissione tecnica di Tuttinbici FIAB Vicenza; Marco Antonio Dalla Pozza, Assessore alla Progettazione e sostenibilità urbana del Comune di Vicenza”.

Sul granito del monumento al ciclista che il 15 luglio verrà inaugurato sulla cima del Ghisallo, di fronte alla chiesetta dedicata alla Madonna protrettrice dei corridori, ci sarà una scritta che comincia così: «… poi Dio creò la bicicletta, perché l’uomo ne facesse strumento di fatica e d’esaltazione nell’arduo itinerario della vita…». Che le biciclette d’oggi possano sembrare frutto d’ispirazione soprannaturale è certo, tanto sono belle, leggere, quasi impalpabili eppure tecnicamente perfette; che l’estro inventivo di appassionati artigiani abbiano contribuito a renderla così, è anche questa cosa certa. Sono settemila, uno più uno meno, i pezzi indispensabili per costruire una bicicletta e c’è modo e modo di metterli assieme.

Quella della bicicletta e del ciclismo è storia che comincia nel secolo scorso. Il mezzo meccanico nasce come audace e anche un poco snobbistica alternativa al cavallo. Progredirà di pari passo con la motorizzazione , in epoca pioneristica. Dilagherà, minaccerà di morire per soffocamento, s’imporrà di nuovo, prepotentemente, allorché – e sono i giorni in cui viviamo – la società del benessere e del malessere tenterà la fuga di fronte all’incalzare minaccioso dei tubi di scappamento, dello smog, dell’inquinamento.

Questo è un brano tratto dalla rivista “Le scienze” (edizione italiana di “scientific american”) del giugno 1973 (numero 58 – lire ottocento – dedicato alla “tecnologia della bicicletta – il brano citato è a pagina 38). Risulta ancora di una attualità impressionante anche dopo quarant’anni.

Oggi proveremo a raccontare qualcosa di questo nuovo imporsi, prepotente, della biciclette, del suo uso, della sua valenza sociale, come strumento di mobilità e libertà, come volano di attività lavorative ed economiche.

Anche il notevole numero di pubblicazioni, libri, riviste, sia cartacee che on line, sul mondo bici è un elemento che ci dice che questa realtà, oltre che essere vitale, è anche raccontata, espressa in modo forte e diffuso.

Un altro segno di cambiamento è dato dalla diversità di discipline sportive legate alla bicicletta. Ho pensato quindi, come esempio, di elencare le discipline sportive che io conosco, presenti nel territorio vicentino:

  • ciclismo su strada
  • ciclismo su pista (Bassano del Grappa e Sossano);
  • MtB
  • cicloturismo (granfondo)
  • downhill
  • bmx race (Creazzo)
  • pump trak (Malo – Altavilla v.na – Pozzolo di Villaga)
  • bmx free style (impianti indoor: The wall skatekrap a Vicenza est – The pite a Bassano del Grappa)
  • Bike polo (nuovi campi in zona pomari)

Un altro evento mi pare significativo per parlare dei numeri che le biciclette “trasportano”: si parla che per la tappa a cronometro del Giro d’Italia, sul Monte Grappa, ci fossero 100.000 spettatori. Se, facendo delle stime a spanne, possono esserne saliti in 10.000 in auto o camper, e altri 10.000 a piedi si potrebbere dire che quel giorno, venerdì 30 maggio 2014, si sono mosse verso cima Grappa l’impressionante numero di 80mila biciclette.80B_5950.jpg

Ma dal punto di vista mediatico che impatto hanno questi numeri? Nulli, o quasi, ma sfido chiunque a paragonare numeri simili per qualsiasi evento, sia sportivo, che musicale o religioso.

La bicicletta resta quindi qualcosa di potente, dal punto di vista della sua presenza nella vita di milioni di persone, pur restando poco impattante ambientalmente nella sua leggerezza e scorrevolezza.

Ci sono però, oggi, almeno due criticità che sono legate alla bicicletta, e che andrebbero più fortemente prese in considerazione anche dalle istituzioni: il problema dei furti e quello della condivisione delle strade.

È veramente brutto, per chi come me vende biciclette usate, sentirsi spesso dire “mi hanno appena rubato la bici, ne cerco una da pochi soldi tanto anche questa è destinata ad essere rubata a breve”. DSC_2107

Sembra che oggi le biciclette, come il rame e l’ottone, siano diventati il “nuovo oro”. Ma l’impunità e facilità di chi delinque in questo modo sono davvero divientati insopportabili.

Un altro aspetto problematico è quello di una sempre più alta presenza di biciclette nelle strade solitamente, e in questi ultimi anni quasi esclusivamente, progettate e costruite per dare fluidità al transito automobilistico. Pensiamo alle famigerate rotatorie, soprattutto alla pericolosità di quelle grandi e veloci che si trovano spesso tra il centro cittadino e i paesi della cintura urbana. Pensare solo alle piste ciclabili, seppur doveroso, è sicuramente limitante, visto che in questo momento molte persone stanno scegliendo di usare la bicicletta anche per il percorso casa-lavoro, usando quindi strade in condivisione con auto, autocarri, moto, mezzi pubblici e anche pedoni, come nei centri storici.

Si stanno quindi definendo luci e ombre della mobilità ciclistica e dell’impatto della bicicletta nella cultura contemporanea. C’è solo un modo per poterne cogliere altre prossime evoluzioni: inforcare una bici e pedalare.

Francesco Maule

(foto di Jered Gruber | smashred)

Del ritorno da un viaggio…

Mi sento come al termine di un viaggio, un viaggio di paura, di incontri, di affetti, vicende nuove, di limitazioni (fisiche) che mai avevo vissuto.

Ho trovato nelle parole di Claude Marthaler alcune vibrazioni che sento oggi: lui le ha scritte in riferimento alla conclusione del suo viaggio intorno al mondo in bicicletta durato sette anni, io in riferimento a questi due mesi trascorsi dal mio incidente con la bicicletta del 21 luglio scorso.

Le ho lette in sala d’attesa dell’ambulatorio mentre aspettavo la visita col neurochirurgo che stamattina ha verificato che tutto fosse a posto e mi ha “liberato” dal collare rigido che in questo periodo ha sanato le mie vertebre cervicali. Uscito, col corpo risanato, mi sono sentito fortunato nell’essere in qualche modo ritornato, ma un viaggio ti trasforma, ti cambia e in qualche misura ti richiede di ritrovarti…

“Il tempo si comprime e lo spazio si restringe. Comincio un processo di lutto che dura sette anni: introduzione, azione ed epilogo, domandandomi cosa so ancora fare, a parte pedalare. Contrariamente a chi corre in un velodromo, dove si è costretti ad accelerare nelle curve per mantenere il proprio equilibrio, devo decelerare come non ho mai fatto prima. Non devo più presentare il passaporto. Nessuno più mi domanda da dove vengo, dove vado ecc. Sono sperduto, perso con emozione, ho il sedere tra la sella e la sedia: ho paura di essere satellizzato e paura di arenarmi, dissoluto in un mondo divenuto più intimo e più vasto al contempo, più relativo e più cangiante. Per mantenere la mia libertà, senza soccombere alla nostalgia, devo dimenticare il movimento come regola e misura, il corpo a corpo con la mia macchina e lasciare la superficie terrestre: correre più alto nella mia testa, più profondo nel mio cuore, convertire i miei sforzi fisici in pensieri, liberare la mia immaginazione al di là dell’orizzonte. In un sol colpo, la mia direzione, per mancanza di ritmo, non coincide più con quella del mio manubrio. La tregua del sogno. Ormai, anche se tesi e vibranti, i raggi in rotazione non bastano più a inventare il futuro.”

Claude Marthaler, lo zen e l’arte di andare in bicicletta. La vita e altre forature di un nomade a pedali, Ediciclo editore, Portogruaro (VE) 2010. Pag. 89.

OLG_5301

.

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

una nuova bici – “graziella arcobaleno” – sistemata con l’aiuto dei bambini di via siena

#salvaiciclisti in itinere

Nuova azione di pressione della campagna #salvaciclisti, per aderirvi e da divulgare, per chi è interessato anche alla ciclabilità urbana. F.M.

Egregio Presidente del Consiglio dei Ministri della Repubblica Italiana, Prof. Mario Monti,

Abbiamo molto apprezzato la nota con cui Lei il 14 maggio scorso ha dato sostegno alle istanze della campagna #salvaiciclisti

.

sottolineando i vantaggi economici derivanti dall’uso della bicicletta in ambito urbano e definendo la bicicletta come “mezzo di trasporto “intelligente”, sia dal punto di vista dell’impatto ambientale, sia a livello economico, dato che riduce sensibilmente i costi legati alla mobilità urbana, sia, aspetto non meno rilevante, per la salute degli individui.”
Infatti, in questo periodo di crisi economica, per ridurre i costi derivanti dalla mobilità, molte persone fanno sempre più ricorso all’uso della bici, anche per andare al lavoro.

Purtroppo nel nostro Paese coloro che decidono di utilizzare la bici per recarsi al lavoro, si trovano a confrontarsi con una legislazione che, non solo non incentiva, ma addirittura penalizza chi utilizza questo mezzo di trasporto. In Italia, in caso di sinistro durante il percorso casa-lavoro effettuato in bicicletta, l’INAIL riconosce al lavoratore lo status di “infortunio in itinere” “purché avvenga su piste ciclabili o su strade protette; in caso contrario, quando ci si immette in strade aperte al traffico bisognerà verificare se l`utilizzo era davvero necessario” [nota INAIL].
Mentre nel resto d’Europa l’uso della bicicletta come mezzo di trasporto per recarsi al lavoro è sistematicamente incentivato e promosso, in Italia il lavoratore che decide di spostarsi senza inquinare e senza creare traffico, non solo non riceve alcun incentivo, ma deve farlo a proprio rischio e pericolo e senza tutele.

Allo scopo di mettere fine a questo anacronismo è in corso una campagna promossa dalla Federazione Italiana Amici della Bicicletta (FIAB) che chiede la modifica dell’art. 12 del D.Lgs. 38/2000 e di aggiungere al testo attuale la frase: “L’uso della bicicletta è comunque coperto da assicurazione, anche nel caso di percorsi brevi o di possibile utilizzo del mezzo pubblico”, esattamente come previsto per il lavoratore che si reca al lavoro a piedi.

La proposta della FIAB ha già raccolto oltre diecimila firme e ricevuto parere favorevole da parte di ben tre Regioni, tre Province e sedici Comuni tra cui Milano, Bologna e Venezia che ravvisano grande imbarazzo nel chiedere ai concittadini e ai propri dipendenti di usare la bicicletta senza poter garantire nel contempo adeguate tutele.

Con la presente chiediamo a Lei, al Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali e ai Presidenti di Camera e Senato di voler intervenire al più presto per porre fine a questa discriminazione che non ha eguali in Europa e di accogliere questa proposta di modifica legislativa.

Per ulteriori informazioni sul tema dell’infortunio in itinere per il pendolare in bicicletta, Le segnaliamo il sito internet www.bici-initinere.info che è stato predisposto allo scopo di diffondere consapevolezza rispetto a questa campagna.

Confidando in una sua pronta risposta e auspicandoci condivisione nel merito,

cogliamo l’occasione per salutarla cordialmente

#salvaiciclisti

————————–

Se anche tu ritieni che chi si reca al lavoro in bicicletta non debba essere vittima di discriminazioni invia questa lettera direttamente al Presidente del Consiglio, al Ministro competente e ai Presidenti di Camera e Senato: e.olivi@governo.it; gabinettoministro@mailcert.lavoro.gov.it; fini_g@camera.it; schifani_r@posta.senato.it.

Inoltre puoi contribuire alla diffusione di questa iniziativa attraverso il tuo blog, il tuo sito internet oppure attraverso il tuo account di Facebook o di Twitter.