Musica e spiritualità

Miles Cooper Seaton

Il rapporto tra musica e spiritualità può aprire immensi orizzonti e insolite prospettive. La storia e le varie tradizioni spirituali hanno sperimentato molteplici percorsi: sempre la musica è stata strumento di espressione spirituale o la vita spirituale ha avuto modo di esprimersi anche in musica. Ma oggi come si declina questo rapporto? Anche qui ci sono varie e diversificate esperienze, proposte, opzioni. Ultimamente, ancora grazie alla rivista “Mucchio Selvaggio”, che più volte mi ha dato modo di allargare conoscenze sia in campo musicale, ma più in generale nei campi artistici e sociali, ho avuto modo di conoscere e ascoltare Miles Cooper Seaton.

È una strada, la sua, tra le migliaia oggi esistenti. È un artista che ricerca la propria ispirazione nel silenzio, che cerca di esprimere il suono del silenzio, esprimere una forma di poesia musicale contemporanea, oserei definirla “preghiera sonica”. La sua voce esprime un mondo interiore e la sua chitarra disegna i paesaggi sonori che sono quelli che ispirano Miles Cooper Seaton: non ultimo il deserto, in particolare quello del deserto del Mojave. Nell’intervista su il Mucchio (n. 744/745 – p. 030) racconta:

«Credo che tante persone della mia generazione e di quelle successive stiano perdendo il contatto con la morte e la solitudine, impegnati come siamo a curare la nostra figura riflessa nei dispositivi che usiamo».

La possibilità di capire quello che desidero trasmettere può venire dall’artista stesso. Occorre però dedicarci un po’ di ascolto raccolto, meglio con le cuffie, in un momento in cui si possa prestare qualche attenzione, sia alla propria voce interiore che alla musica.

Ecco quindi una serie di video sulle perfomance di Miles Cooper Seaton.

Il primo quanto di più vicino al rapporto tra musica e preghiera io oggi possa trovare originalmente espresso:

Per comprendere maggiormente le sue capacità sonore, sia vocali che chitarristiche, in un contesto più scarno e “mondano” (il magazzino di una etichetta discografica!):

La solita canzone, Pact with Beasts, in un’altra versione live con il supporto di effetti visuali sullo sfondo:

Ancora live con frammenti di un’intervista in cui emerge la sensibilità di Miles:

Quando la voce e il canto possono squarciare l’anima:

C’è anche una lunga e bella intervista sulla rivista “Rumore” che si può leggere qui.

Chiudo con queste parole di Miles, tratte da una narrazione lunga, coraggiosa, esaustiva sul processo creativo del nuovo album “Phase In Exile”, che si può leggere tutta qui.

«Quando ho cominciato a progettare Phases in Exile, la vita e il lavoro negli Stati Uniti mi stavano dissanguando. Per me, la musica e l’arte sono forse il punto  d’incontro più vicino con l’energia divina che possiamo provare nelle nostre brevi vite. Queste due cose sono un ponte verso la comprensione di cosa voglia dire essere davvero umani. Sono (cose) sacre. Il ruolo di chi si dedica alle arti performative è di grande importanza. L’artista è simile allo sciamano, che sfida il baratro e ci si pone innanzi  come ad uno specchio, che riflette quel valore che ci è innato e ci ricordar della nobiltà della nostra scelta di vivere nonostante le sofferenze e l’incombere della morte».

Buon ascolto, buona visione, buon viaggio, con la musica e con il silenzio…

La spiritualità salverà il mondo

Intervista al teologo Matthew Fox

Sto lentamente ma progressivamente entrando in contatto col pensiero di Fox e questa intervista, pubblicata su Adista, riporta molti dei punti che affronta in modo più esteso nei suoi libri. F.M.


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38632 ROMA-ADISTA. Il teologo statunitense Matthew Fox è molto noto in Italia per il suo libro In principio era la gioia (Fazi, 2011), dal cui successo editoriale è scaturita anche un’associazione culturale che si dedica a diffonderne il pensiero (www.spiritualitadelcreato.it). Dopo altri volumi pubblicati sempre presso Fazi, nel corso degli ultimi anni l’Associazione Spiritualità del Creato ha sponsorizzato la pubblicazione di diverse traduzioni delle sue opere che, tralasciando gli aspetti già noti del suo pensiero, presentassero la ricchezza della sua proposta spirituale a partire dalla sua prima opera (Preghiera: una risposta radicale all’esistenza, Gabrielli 2014). Dopo Compassione: spiritualità e giustizia sociale (Claudiana, 2014) è stata la volta dell’autobiografia, pubblicata l’anno scorso presso Garzanti. A settembre apparirà un nuovo libro, molto breve e sintetico, ma di grande profondità, dal titolo La spiritualità del Creato: manuale di mistica ribelle (Gabrielli Editori). Vi anticipiamo l’intervista che Fox ha concesso a Gianluigi Gugliermetto, pastore anglicano e fondatore dell’Associazione Spiritualità del Creato, e che costituirà la postfazione del volume.

Quando scrisse questo libro, La spiritualità del Creato, il mohttps://elbagolo.files.wordpress.com/2016/07/a25a9-5.jpg?w=388&h=388ndo si trovava forse in una situazione di maggiore speranza. La guerra fredda era terminata, la guerra del Golfo non era ancora iniziata. Anche se lei venne ridotto al silenzio per un anno, e scrisse il libro alla fine di quel periodo, il tono generale del volume è molto ottimistico. È d’accordo? Scriverebbe lo stesso libro oggi? O, meglio: la sintesi della spiritualità del Creato che lei ha proposto in questo libro del 1991 è valida ancora oggi?

È vero, ovviamente, che la storia e la cultura si sono evolute da quando ho scritto questo libro. Per quanto riguarda la Chiesa cattolica, ad esempio, all’epoca alcuni teologi (tra cui Leonardo Boff e io stesso) eravamo posti sotto silenzio per periodi limitati, ma non eravamo ancora stati espulsi come invece accadde alcuni anni dopo. Successivamente, un totale di 106 teologi e teologhe (la lista si trova nel mio libro La Guerra del papa, Fazi, 2012) sono stati messi a tacere, espulsi e posti in condizioni tali di stress da provocar loro attacchi cardiaci ed esaurimenti nervosi. Il Vaticano dell’era Giovanni Paolo II e Benedetto XVI era impegnato a screditare la Teologia della Liberazione e le Comunità di Base, in combutta con il presidente Reagan e la CIA (un fatto che documento nel mio libro), ma non era ancora detto che ci sarebbero riusciti e che avrebbero sostituito dei leader cristiani autentici e davvero eroici, come mons. Romero, il vescovo Casaldáliga, il cardinale Arns, con persone estremamente obbedienti e appartenenti alla destra estrema, membri dell’Opus Dei, della Legione di Cristo, e altri ancora. Il marcio dei preti pedofili e la sua copertura da parte della gerarchia, a partire dal card. Law fino al card. Ratzinger, non era ancora visibile al pubblico. Quando il libro venne pubblicato c’era, quindi, più speranza riguardo alla Chiesa cattolica, a causa di una certa ingenuità. Dal punto di vista culturale, il libro venne ben prima dei drammatici eventi dell’11 settembre e la risposta cieca, guidata dal loro cervello rettiliano, data dall’amministrazione Bush-Cheney, con l’invasione dell’Iraq con ragioni false e con il pandemonio che ne seguì, con il Medio Oriente che continua a bruciare, dalla Siria all’Iraq, alla Libia e in altri luoghi ancora. E la successiva “primavera araba” come sappiamo ha ottenuto risultati ambivalenti. Riguardo la tesi fondamentale del libro, tuttavia, ritengo che stia ancora in piedi. Dopo tutto, io non sono un giornalista.

Come teologo spirituale cerco di dare un nome alla correnti profonde della vicenda umana, sia quelle individuali sia quelle comunitarie, correnti che sono presenti in ogni caso, indipendentemente dagli avvenimenti internazionali. Ciò che dico in La spiritualità del Creato è ancora vero, secondo me: abbiamo bisogno ora più che mai di un risveglio interculturale che nasca da una passione profonda per la giustizia e la compassione, per un nuovo sistema economico che funzioni per tutti, per il rinnovo delle forme educative e di una filosofia dell’apprendimento che sottolinei la creatività invece dell’obbedienza, che ritenga l’eco-giustizia essenziale per la nostra sopravvivenza come specie (ovviamente anche delle altre specie) e che si impegni a raccogliere insieme le tradizioni sapienziali di tutta la Terra (inclusa la scienza di oggi) invece di continuare le guerre di religione e le divisioni ideologiche. Queste io le chiamo le “quattro E”: l’educazione, l’ecologia, l’economia e l’ecumenismo. È ovvio che la spiritualità del Creato, che pone il Creato come strada maestra dell’esperienza del divino e del senso del sacro, è al cuore del rinascimento che tutti stiamo cercando. (altro…)

Space basket

Dopo 111 partite. Dopo un campionato lunghissimo, dei play-off spettacolari e altrettanto equilibrati e duri, le finals NBA si sono giocate fino alla settima, ultima e definitiva gara. Golden State Warriors, i campioni in carica, e Cleveland Cavaliers si sono sfidati in una partita anche questa equilibrata e giocata in un continuo sorpassarsi e raggiungersi, punto su punto. Dopo 111 partite ad un minuto dalla fine le due squadre erano ancora 89-89. E si sono giocate il titolo in quell’ultimo, eterno minuto, con un canestro realizzato o con un canestro sbagliato. Basket, storia, sport, spettacolo, lacrime, un gioco… o chissà cos’altro…

Warriors vs Cavaliers: Game 7 NBA Finals – 06.19.16 Full Highlights

Altri commenti:

gazzetta.it

lastampa.it

 

migrazione e compassione

Di fronte al fenomeno migratorio è difficile preservare la compassione, quando la frustrazione assale chi non crede possibile una così immane tragedia, quanto la rabbia assale chi non la accetta e rifiuta.

Più di trentunomila sono i morti nel Mediterraneo dal 1993 al 2015. Ci possono lasciare indifferenti?

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fonte: rivista Valori.it

La scuola familiare di Nomadelfia ha preparato un video (e una canzone)  per non farci dominare dalla retorica televisiva e allo stesso tempo per aiutarci a non spegnere la compassione.

Tra i protagonisti mia sorella Silvia e un suo figlio, un mio nipotino.

Su YouTube:

Canzone di Aylan

Proprio su La Stampa di oggi si legge:

“Nei primi cinque mesi del 2016, sono stati oltre 7mila i minorenni non accompagnati arrivati in Italia, il doppio rispetto allo scorso anno. Lo afferma il nuovo rapporto dell’Unicef su bambini e migranti, reso noto oggi.

Più di 9 bambini migranti e rifugiati su 10 arrivati in Europa, attraverso l’Italia, partiti dal nord Africa sono non accompagnati. Per l’Unicef, molte delle 2.809 vittime registrate nel Mediterraneo (3.770 nell’intero 2015) tra gennaio e il 5 giugno 2016, sono bambini.”

L’articolo completo qui.

la strada è una nuda verità

Bell’articolo di Domenico Quirico su lastampa.it di oggi. Biciclette, vite, suggestioni letterarie. F.M.

Immortale perché umano. Il ciclismo risorge sempre

Il Campione non è l’inquietante Superuomo, ma uno di noi. Fatica, solitudine, sudore: la strada è una nuda verità
foto: LAPRESSE – L’affollato passaggio dei ciclisti sul circuito finale di Torino, dove ieri si è concluso il 99° Giro d’Italia

di Domenico Quirico

TORINO

Il ciclismo non è uno sport, è un genere; per questo è immortale. Come la tragedia, il melodramma, il western. Potete diluirlo nel business miliardario o comprometterlo con una biologia da Frankenstein, affliggerlo della genetica dell’Epo. Lasciate pure che sull’altare del piccolo schermo il popolo dei devoti, per anni, adori idoli bugiardi, come Armstrong, arrogante Cagliostro del pedale.

Ebbene, state certi: risorgerà, continuerà a affollare i tornanti delle montagne per le sue danze di spettri, i prodighi rettilinei delle volate. Il ciclismo prende la misura del mondo nei suoi estremi. Esige dismisura ai suoi protagonisti, è un luogo impietoso di massimalismo. Ma il Campione, il vincitore non è l’inquietante Superuomo. È uno di noi, ci parla, sempre, di cose inaggirabili: la fatica, la solitudine, il silenzio, il sudore. Leggi ancora cartelli dedicati a Pantani: non perché ha vinto molto. Perché era un uomo fragile, sconfitto dalla vita.

LE DIFFERENZE CON IL CALCIO

I calciatori sembrano usciti dal post-proletariato del consumismo, inebetiti da una sosta troppo lunga in centri commerciali. Il ciclista è un proletario puro, alla Vasco Pratolini, ha la faccia di Scarponi, il gregario, che sulle rampe verticali tira su il suo capitano fino a quando il respiro lo regge, la vittoria per lui è la vittoria dell’altro, del baciato dal dio del talento: il suo quotidiano è la catena di montaggio, la fatica del mulo.

TRA MITO E LEGGENDA

Tutto nel ciclismo è sempre leggendario: uno sport che è basato sulla matematica, il cronometro, le distanze, i rapporti, in realtà si impolpa di epicedi ottocenteschi, sfugge alla distinzione banale tra vero e falso. Bahamontes, scalatore spagnolo, raccontano, al Tour del ’57, stremato, decise di ritirarsi, gettò la bici, si sdraiò a lato della strada. Il suo direttore sportivo lo scongiurò di ripartire, per la madre, la famiglia, Dio. Alla fine gridò: «Fallo per il generalissimo Franco…». E allora lui, l’aquila di Toledo, per esser certo di non ripensarci, si tolse le scarpe e le gettò dalla montagna. Vero? falso? Chissà. Il mito che non gira mai a vuoto, che ingrana sempre, la cui memoria non fallisce. A dispetto dell’irrompere di petrolieri kazaki e arabi dove un tempo i «dané» a fine mese li metteva l’autoctono fabbricante di prosciutti o di cucine, il ciclismo resta proletario, e umilmente rivoluzionario. La mamma di Binda, quando gli chiedevano del figlio impegnato in qualche corsa in giro per il mondo, rispondeva placida: «Mio figlio è andato a lavorare».

I TIFOSI SANNO ASPETTARE

Vestiteli di seta, date loro biciclette con il cambio a motore e pedivelle in titanio come astronavi per risparmiare cinque grammi. La classifica autentica arriverà forse dopo un mese, nascosta per ora in qualche provetta. Non importa! I tifosi – in Italia, in Francia, nelle Fiandre – saranno lì ad aspettare il «peloton» con apoteosi di notevole invadenza: perché la strada del Giro o della Grande Boucle è luogo di una verità nuda.

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parlare con gli occhi

foto Leonardo Tommasin

foto Leonardo Tommasin

Parlare con gli occhi

di Piergiorgio Piccoli

“Non c’è nulla come lo sguardo che possa svelare un essere umano, non a caso molte persone si sentono costrette ad abbassare gli occhi o a guardare altrove quando sono davanti agli altri, per paura di essere fraintese o di raccontarsi troppo. Questo modo di comunicare rivela verità profonde, e risolve velocemente spiacevoli malintesi nel reciproco palesarsi. Parlare con gli occhi è un dono, e la magia di un silenzio sincero può essere fonte di verità. […] Il buon uso delle parole è emozionante, ma l’universo nascosto negli occhi è davvero sublime.”

 

tratto da «La Voce dei Berici» – domenica 15 maggio 2016.