Orbis tertius

I bagoli da fuori, degni di nota, tra tanti…

Il mondo che viene

Ci manca infinitamente la vita, ci scappa via da tutte le parti,

non possiamo bloccarla, ma nella sua ricerca

sta tutto il senso che ce la può rendere preziosa.

Lucilio Santoni

Lucilio Santoni, Il mondo che viene. Partitura libera per cristiani e anarchici. More Nocturne Books, http://www.morenocturne.com/ Roseto degli Abruzzi (TE), 2019.

Ho già scritto di Lucilio Santoni qualche mese fa. (Il link del precedente post è qui). Un mese fa Carmelo Neri, libraio ed editore di Roseto degli Abruzzi, ha voluto donarmi “Il mondo che viene” di Lucilio Santoni, ultima sua fatica editoriale. È un libro che riprende, rimodula e ripresenta, in modo forse più asciutto e altrettanto poetico le tematiche del già descritto “Cristiani e anarchici”, ma con nuovi inserti e scritti inediti di questo intenso pensatore marchigiano. Santoni sottolinea ancora in modo spregiudicato e tensivo come “le uniche culture vive della nostra scena sociale siano quella cristiana evangelica e quella anarchica”.

Di questo nuovo testo sono molte le suggestioni che mi hanno emozionato e riportato in quella dimensione di riflessione contemplativa ma strettamente socio-politica che già Santoni mi aveva mostrato nel suo precedente lavoro.

In particolare aggiungo il tema della “lingua della propria ferita” proposto dalle “comunità senza residenza né carte d’identità”. Scrive Santoni: “Nella comunità delle umanità diverse ci si scortica a vicenda l’anima per trovare una pelle autentica. […] Dispersione, spaccatura, nudità, ben si sposano con l’intimità calda di un amore; essere senza luogo e senza riposo apre alla vertigine delle lontananze: solo tale condizione può partorire una vita consacrata, cioè parlante la lingua della propria ferita. Una vita nella quale fioriscono i contrasti dell’esistenza: bontà e fermezza, serietà e gioia infantile, grandezza e umiltà, teologia e politica, redenzione e emancipazione”. (pag. 22)

Come ho già avuto modo di esprimere, direttamente anche a Carmelo, la mia sintonia con la posizione politico-culturale di Lucilio Santoni è sempre più intensa e forte.

A pagina 37 Santoni scrive: “Io perseguo spazi antagonisti, vite resistenti, materiali incandescenti perché sono affascinato dallo scarto, dal fallimento. […] Chi sono io che perseguo forme di vita devianti eppure tenacemente coraggiose? Qual è il mio sapere nell’età della tecnologia spinta, delle città fagocitanti, dei non luoghi a procedere?”

Libertà, felicità, mancanza, ferita sono alcune delle parole chiave delle sue riflessioni che vanno meditate e assorbite con pazienza e fiducia. Questo breve testo della More Nocturne Books è un ottimo strumento per avvicinarsi a questo autore e per coglierne la delicatezza umana.

L’apice o apoteosi, di cui non è possibile fare nessuna “recensione”, è data dal capitolo “Prima di andare: la carne, l’altrove infinito” (pagg. 55 – 58), capitolo durissimo e sconcertante, dove Santoni partendo da un breve filmato, riesce a posare parole di estrema compassione verso una vicenda di violenza, violazione e aberrante disumanità con una maestria e sensibilità davvero toccanti e commoventi.

È da li, da quella disumanità, che parte la sua ricerca dell’umanità e dell’amore, di quel “mondo che viene” che è anche il nostro.

Francesco Maule

Rispetto ad un altro autore che ci aiuta ad interpretare “il mondo che viene” segnalo e invito a vedere l’intervista dei giorni scorsi su Sky News 24 a Yuval Noah Harari, autore che non mi stanco di invitare a leggere ed ascoltare e che ho già segnalato in miei post precedenti: > connessioni-laiche-2-0/ & connessioni-mistiche_2-0/ <

In quest’intervista (qui il link al sito per eventuale lettura: https://tg24.sky.it/mondo/2019/07/19/yuval-noah-harari-intervista.html) emerge tutta la sua lucidità e presenta in modo sintetico le tematiche che ampiamente approfondisce nel suo ottimo “21 lezioni per il XXI secolo”.

L’intervista integrale di Giuseppe De Bellis a Yuval Harari è visibile qui:

https://video.sky.it/news/mondo/lintervista-integrale-di-giuseppe-de-bellis-a-yuval-harari/v525541.vid

Francesco Maule

Overshoot Day. Quando il Pianeta ha esaurito le risorse

Ogni anno si utilizza questa giornata per riflettere e denunciare sui nostri stili di consumo e utilizzo delle risorse del pianeta terra. Già la parola “consumo” dovrebbe farci riflettere, se non rabbrividire.

Earth Overshoot Day, ovvero il giorno in cui l’umanità ha completamente esaurito le risorse a disposizione per l’intero anno. Per il 2019 è il 29 luglio, tre giorni prima rispetto al 2018, segnando quindi un nuovo record, e quasi due mesi e mezzo dopo rispetto alla sola Italia, che dal 15 maggio ha già consumato tutto.

A dirlo è il Global Footprint Network, un’organizzazione di ricerca internazionale che monitora l’impronta ecologica dell’uomo, segnalando la data in cui il consumo delle risorse che offre la natura eccede ciò che gli ecosistemi della Terra sono in grado di riprodurre per quell’anno. Da questo giorno, gli uomini cominciano a consumare più di quello che il pianeta in grado di riformare, bruciando le risorse per il futuro.

Segnalo due articoli sull’Overshoot Day che si presenta puntuale come campanello d’allarme ogni anno in questo periodo, e sempre prima…

https://www.greenme.it/informarsi/ambiente/earth-overshoot-day-2019-29-luglio/

1 agosto Overshoot Day. Il Pianeta ha esaurito le risorse

Il futuro che vogliamo – forum di Limena

Ho sottoscritto e ora propongo una mia sintesi del documento del Forum di Limena. Rimando al loro sito per approfondimenti e per la lettura del documento integrale su cui consiglio di soffermarsi per una valutazione dell’attuale scenario socio-politico. F.M.

Il documento di Limena

Il futuro che vogliamo

È terribilmente facile ritornare barbari (Paul Ricoeur)

Le cattive idee hanno spesso un potere tremendo (Amartya Sen)

Un punto di svolta

Vi sono stati periodi nella storia recente in cui un mondo migliore è sembrato possibile. Oggi guardiamo al domani con diffidenza e paura. Per riprendere in mano il nostro futuro vorremmo porre inizialmente cinque questioni fondamentali. La prima riguardante il futuro della democrazia, perché non siamo più certi di poter escludere rischi di involuzione autoritaria. Il secondo tema tocca il diffondersi di un orientamento preoccupante, che ci vede giorno dopo giorno impegnati a costruire muri piuttosto che a gettare ponti. Vi è poi l’affermarsi di identità che si chiudono, riproducendo quel nazionalismo che l’Europa ha conosciuto fin troppo bene nella prima metà del Novecento. Non siamo più così sicuri che quel passato non possa ritornare. I regimi autoritari spesso nascono e si irrobustiscono attraverso l’individuazione di un nemico, facendo credere ai cittadini che i loro problemi dipendano da un colpevole esterno; se questo non c’è lo si inventa. Ma quello che, come cristiani, più ci colpisce e ci amareggia è la progressiva perdita del sentimento di compassione, quell’identificazione nel dolore dell’altro che è alla radice della nostra umanità e senza il quale non possiamo veramente vivere.

Una Chiesa capace di imparare dalla storia

Di queste cose, come cristiani e come cittadini, vorremmo parlare, perché sentiamo profondamente le responsabilità imposte dal momento in cui ci troviamo. Siamo colpiti dal fatto che nelle comunità cristiane si parli troppo poco dei segni che accompagnano questi tempi. […] C’è bisogno allora di dar vita a spazi in cui educarci reciprocamente a pensare il nostro tempo alla luce del Vangelo.

Risposte pericolose a una inquietudine giustificata

La radicalizzazione del conflitto politico e sociale attualmente in atto non è senza ragioni. Gli aspetti negativi della globalizzazione sono stati sottovalutati. La gente ha subito le conseguenze di processi oscuri, come la finanziarizzazione dell’economia e la crescita incontrollata di poteri economici sovranazionali, su cui non esercita alcun controllo. Non si accetta la fatica di costruire un sistema di rappresentanza adeguato a una società complessa, ma si afferma l’idea che sia possibile saltare ogni mediazione, appellandosi direttamente e personalmente al popolo, svilendo parlamenti, autorità di garanzia, e organismi di rappresentanza. […] A nostro avviso la politica deve ridiventare invece il modo normale con cui una società tenta di dare responsabilmente forma al proprio futuro e il potere va ricondotto al servizio del bene comune.

Una visione del futuro

Ciò premesso, riteniamo importante essere instancabili nel proporre e sostenere interventi e azioni che partano da una visione del futuro diversa da quella oggi prevalente. Per questo intendiamo sottolineare alcuni temi rispetto ai quali sentiamo urgente indicare una prospettiva.

  • Ambiente e salvaguardia del creato. Va perseguita la logica di uno sviluppo realmente sostenibile.

  • Eguaglianza. Va favorita una più equa distribuzione del reddito.

  • Contrasto alla povertà, agendo sul complesso delle cause e coinvolgendo le istituzioni e le comunità locali.

  • Trasformazioni demografiche. La bassa natalità va contrastata, con un fisco e servizi a misura delle nuove generazioni e dunque delle famiglie con figli.

  • Rapporti tra le generazioni. Le politiche dovrebbero impegnarsi a non trasferire sulle generazioni future i problemi dell’oggi.

  • Educazione. Si deve invertire la prolungata tendenza a trascurare la scuola nell’ordine delle priorità pubbliche, prendendo sul serio il compito di trasformare i ragazzi in cittadini.

  • Economia e finanza: vanno sostenute e irrobustite imprese in grado di creare posti di lavoro qualificati e i mercati finanziari devono essere regolamentati diversamente.

  • Emigrazioni. Per contrastare l’emorragia di giovani verso l’estero, va creato lavoro all’altezza delle aspettative delle nuove generazioni.

  • Immigrazioni. Quelle provenienti dai paesi poveri derivano anche da una richiesta di manodopera per lavori non specializzati di cui ci sarà inevitabilmente bisogno anche nei prossimi decenni. Andrebbe perciò posto fine ai meccanismi prevalenti di ingresso irregolare in Italia, riaprendo i canali di immigrazione regolare per lavoro.

  • Richiedenti asilo. Per gli attuali richiedenti la questione andrebbe risolta al più presto e in modo realistico, per il bene degli italiani e dei richiedenti stessi. Quelli rimasti nel Nord Est andrebbero stabilizzati. Per il futuro la riapertura di una via d’accesso regolare per lavoro renderebbe possibile riservare la via dell’asilo a chi davvero soffre la discriminazione e la guerra

  • Integrazione. Specialmente per le seconde generazioni – i figli degli immigrati – vanno migliorati i percorsi di integrazione/inclusione, attraverso la scuola, le associazioni della società civile e il riconoscimento della cittadinanza.

  • Cooperazione internazionale. Appare necessario pensare ai Paesi “poveri” non come oggetto di sfruttamento e mercato per le armi, ma come partner effettivi in uno sviluppo sostenibile.

Il futuro dell’Europa a un passaggio decisivo

Prima che l’Europa divenisse un miraggio tecnocratico e si riducesse ad essere “quella dell’euro”, essa è stata innanzitutto un progetto di pace e di unità politica. Sarebbe difficile e pericoloso rinunciare a questa speranza. I cristiani più di altri non possono dimenticare che c’è stato sempre un rapporto speciale tra Europa e cristianesimo, un arricchimento reciproco anche quando la relazione è stata conflittuale. Tutti i grandi problemi della nostra epoca non possono essere affrontati se non in una dimensione sovranazionale. In questi anni di crisi, tuttavia, i cittadini hanno percepito l’Europa lontana, incapace di entrare nelle loro vite come una presenza che aiuta. A ciò bisognerà trovare dei rimedi, ma questi non possono che essere un rilancio del progetto europeo e una sua democratizzazione, non la sua disgregazione. […]

Fraternità, sussidiarietà, sicurezza

C’è un fondamentale senso di fiducia che occorre recuperare: fiducia in noi stessi e nella possibilità di influenzare le scelte politiche; fiducia nelle istituzioni, per migliorarle, non per distruggerle; fiducia nelle scienze e nelle competenze, senza alcuna delega, ma con molto dialogo; fiducia nell’altro e nella possibilità di relazionarci con culture diverse, riconoscendo la comune umanità e le specifiche ricchezze. Oggi più che mai è necessario comprendere che il paese non è formato solo da singoli cittadini e dallo stato, ma anche da libere organizzazioni dei cittadini stessi. Esse rappresentano i luoghi di esercizio della fraternità nelle sue forme più immediate. Perciò non possono essere considerate come un corpo estraneo alla società. È quando queste libere organizzazioni sono vitali, ben integrate tra di loro e nello stato che il cittadino sviluppa senso di appartenenza e si sente sicuro. Intendiamo esprimere e rendere pubbliche queste idee perché pensiamo che uno dei nostri compiti come comunità cristiane sia di farci carico della realtà e della speranza: vedere i segni dei tempi, individuare nella storia i motivi di speranza che ci richiamano alle nostre responsabilità e agire con fiducia.

Limena (Padova), 2 febbraio 2019

https://forumdilimena.files.wordpress.com/2019/04/documento_limena_versione_completa_firmatari-1.pdf

https://forumdilimena.files.wordpress.com/2019/04/documento_limena_versione_sintetica.pdf

 

Il povero Cristo è sceso dalla Croce

Vinicio Capossela è un artista poliedrico, visionario, cantautore talvolta raffinato e poetico, talvolta inquieto, scomposto, ebbro. Con questa canzone offre, a mio parere, la più concreta, profonda, vitale, urticante meditazione del Venerdì Santo su cui oggi mi sia ritrovato a riflettere.

Buon ascolto, buon Triduo Pasquale, buona Pasqua! Cristo è Risorto! F.M.

Vinicio Capossela – Il povero Cristo

 

P.S.

Il giorno in cui ho scritto e pubblicato questo post è uscito il video ufficiale della canzone, video evocativo e surreale che, a mio parere, non aggiunge nulla alla grandezza della canzone, anzi forse ne trattiene alcune fluorescenze. E’ comunque un’opera artistica molto significativa, con la regia di Daniele Ciprì che con il bianco e nero dipinge un immaginario poetico e laterale. Di valore anche la tensione sociale, visto che il video è dedicato “a Riace, a chi lotta per mettere in pratica la buona novella”). Video molto intenso che accampagna una canzone che è già nella storia della musica. F.M. 24/04/2019

VINICIO CAPOSSELA – IL POVERO CRISTO (video ufficiale)

Cristiani e anarchici. L’ostinazione indistruttibile di un desiderio

La libertà si nasconde nell’istinto. La Storia, prima o poi, trova il modo di far incontrare coloro che parlano una lingua comune, che hanno l’ostinazione indistruttibile di un desiderio”.

Lucilio Santoni

Cristiani e anarchici: Viaggio millenario nella Storia tradita verso un futuro possibile

“Cristiani e anarchici: Viaggio millenario nella Storia tradita verso un futuro possibile (iSaggi)” di Lucilio Santoni, Infinito edizioni srl, Formigine (Mo) 2014.
Con introduzioni di Filippo La Porta, Vito Mancuso, Maurizio Pallante, Davide Rondoni.

Lucilio Santoni me l’ha fatto scoprire un libraio abruzzese. Quando ha nominato il titolo “Cristiani e anarchici” è come se avesse messo in azione quel processo di saldatura tre due realtà che fino a prima avevo sempre visto in tensione o comunque non conciliabili.

La lettura del libro di Santoni, nei mesi successivi, è stata lenta, riflessiva, attenta, espressa da mille evidenziazioni ed estrapolazione di citazioni.

La novità di prospettiva e riflessione che mi ha aperto questo testo, di cui è impegnantivo aggiungere considerzioni, date le quattro notevoli introduzioni di quattro figure considerevoli nel panorama culturale italiano, sono legate ad una espressione dell’anarchia completamente diversa da come l’avessi mai valutata.

Anarchia vicinissima a quel “nel mondo ma non del mondo” di cristiana matrice.

Anarchia che ti pone quindi “in politica ma non della politica” o “nella società ma non della società”. Sfumature, dettagli, ma importanti.

“Il segreto per la vita buona è stare in un qualunque posto, con quel che c’è, che comunque è tanto. Senza curarsi di ciò che chiamano benessere: l’obiettivo creato da coloro che non sperano più nella felicità; senza entrare nella frenesia del fare: la condizione di coloro che non osano più sapere che esiste il dolore. E allora tendere l’orecchio a un grido d’aiuto, andare avanti grazie a un atto di cortesia, a una parola dolce o uno sguardo scrupoloso. E poi stare lì, in silenzio, scrutare quanto c’è di fallito nella nostra vita, con tenerezza, ascoltare il canto al risveglio della primavera o nel sonnolento autunno. Vacillare, salutare chi ha nelle ossa il brivido della febbre e, poi, rimanere. Sull’orlo dell’abisso. Domandarsi: che farò senza di voi?” L.S.

Crisitiani e anarchici che si ritrovano a condividere il riconoscimento dell’importanza delle relazioni, degli abbandoni, delle fragilità, delle debolezze. L’espressione poetica, che Santoni declina nella sua prosa riflessiva e narrativa, sembra quindi essere la postura adatta per infrangere le regole del linguaggio e della comunicazione che oggi ci possano indicare vie di umanità e libertà.

foto A. Colombara

“Il vero peccato mortale non è quello di commettere il male e rischiare la punizione, umana o divina. Il vero peccato è non riconoscere il bene: non riconoscere il valore delle donne e degli uomini che valgono; non riconoscere, in faccia al mondo, che quella persona è molto più avanti di me sulla strada della vita buona. Bisogna invece riconoscere, per esempio, che è più intelligente, mentre, di solito, riconosciamo solo, con rammarico, che è più furba. È necessario riconoscere che, con la sua vita, tiene a galla la nostra barca che fa acqua da tutte le parti. Peccato è adeguarsi al quieto vivere, affiliarsi al partito della palude stagnante. Accettare il frastuono e credere che sia comunicazione. Fare e assorbire propaganda e credere che sia cultura. Peccato è sì sparare a qualcuno con la pistola, ma peccato più grave è arrivare ad avere tanto potere che qualcuno, di sua spontanea volontà, uccida per farci un favore. “Forse saranno mafiosi quelli che materialmente mi uccideranno, ma quelli che avranno voluto la mia morte saranno altri”, diceva Paolo Borsellino. Peccato è l’essere ostili al mondo: la pesante oscurità di un’ombra indifferente alla luce negli occhi degli altri e sulle cose.” L.S.

Non proseguo oltre con le mie considerazioni, se non invitando ad ampliare la conoscenza con la lettura integrale dei libri di questo nascosto intellettuale italiano che però dimostra come la vita culturale e civile italiana contemporanea non è così deprimente e insulsa come una certa superficiale immagine tenderebbero a far credere. Di seguito propongo una serie di citazioni (con titoli in corsivo a mia cura) che non commento, che anche se estrapolate dal flusso del ragionare e poetare di Santoni, ci permettono di gustarne l’intelligenza (nel senso etimologico del termine) e la ispirata capacità di utilizzo della parola per una espressività culturale singolare e periferica, ma non per questo meno penetrante, sia socialmente e culturalmente, che, soprattutto, interiormente e spiritualmente. F.M.

Se rimanesse pure una geografia del desiderio, sarebbe solo un tesoro senza mappa

Anarchia, la forma politica dell’amore

“Ai confini dell’essere, l’insenatura fra le labbra sembra un infinito. Sarà mattina. La natura cullata fra cielo e terra. All’estremità della ragione, penserà che non v’è più nulla. Solo vorrebbe un bacio, un deliziato suggere di abissi. E gli verranno in mente tutte le trasparenze della vita, le solarità, i naufragi. Un portento di strade che conducono oltremare. Ma i sogni s’inaridiscono quando il vuoto è troppo spinto per rientrare in porto. Domina la solitudine, la burrasca e il rancore. Se rimanesse pure una geografia del desiderio, sarebbe solo un tesoro senza mappa. Per caso un volto, l’anarchia dai capelli neri, ossia la forma politica dell’amore. Quel corpo apparirà eterno e necessario come la passione che aspettavamo da sempre. (altro…)

Migrazioni. Non un problema ma un fatto

Segnalo e invito alla lettura di questo articolo pubblicato ieri su Avvenire. Molti dei contenuti espressi rispecchiano alcune mie considerazioni sulla questione che in questi tempi ripeto spesso. Proprio nei giorni scorsi ho avuto modo di ascoltare la tremenda testimonianza di una donna camerounense partita dal suo paese nel 2013  e arrivata in Italia nel 2015 dopo un “viaggio al termine dell’umanità” che fa riflettere e prestare compassione anche a partire dalla sofferenza di una persona. F.M.

Migrazioni. Non sono un problema, ma un fatto


avvenire.it/

Raul Gabriel – mercoledì 13 febbraio 2019

La realtà è complessa e non permette soluzioni lineari. La natura dell’esistenza e della storia non è lineare. In un epoca in cui si è capito che matematica, fisica e le scienze in generale sono campi in cui è praticamente impossibile individuare soluzioni definite per sempre, in cui il punto si rivela come area di probabilità più che un punto, ci si ostina a credere che sia possibile una soluzione lineare, euclidea, a uno degli eventi più complessi e tragici della storia umana: le migrazioni. Si chiude di qua, si apre di là, ci si accorda a tavolino sui numeri, si determina la convenienza e i ritorni oppure i danni presunti per fare una specie di conto della spesa come fosse un 3×2. Si propone una soluzione semplice a un tema complesso.

Contraddizione evidente. Sono convinto anch’io non vi sia una vera soluzione al problema delle migrazioni. Semplicemente perché le migrazioni non sono un problema: sono un fatto. Imprescindibile e impossibile da cancellare. Qualunque cosa si faccia, la migrazione è parte della storia come il sangue è parte dell’uomo. La volontà di negarlo, di tirare una riga oltre la quale non sarà più così è antistorica e antiumana. E anche sostanzialmente inutile. Tutte le volte che nella storia qualcuno ha voluto razionalizzare la complessa e contraddittoria essenza della umanità ha creato distopie mostruose.

Mostruose perché scavalcano l’unico vero dato di fatto: l’uomo. La sua esistenza, la relazione, la preziosità e unicità della sua vita vengono accorpate in un unico conglomerato di danni collaterali, quasi fosse un rifiuto da avviare al compattatore. È evidente che in questo caso per una impressionante quantità di individui quel compattatore di comodo è il mare. Distante, senza necessità di avvio, digerisce tutti quelli che vengono considerati problemi esterni e non graditi, un impiccio alla propria visione con i paraocchi della storia. L’eugenetica è il tentativo di eliminare la realtà costituente l’essere umano.

La diversità, la complessità. In nome di un unico punto di vista che si considera normalità, o a seconda dei casi perfezione. È chiaro quale sia la irrimediabile disumanità di questo approccio. Eppure la tentazione ritorna sotto varie forme. Chiunque elabori una soluzione lineare a un problema umano, tutto ha a cuore tranne che l’uomo stesso.

Non vi è soluzione una volta per tutte e il prezzo della sofferenza di uno non è secondo a quella di cento. Si dirà che allora non c’è soluzione. Infatti non c’è soluzione. Ma c’è una speranza. Che si rinunci a tirare una riga sopra gli esseri umani come se fossero numeri con cui giocare, rifiuti da avviare al compattatore, sia pur naturale, su cui fare esercizi di strategia o esibizioni di cinismo chirurgico, di una chirurgia che uccide perché priva del minimo abbozzo di empatia.

Puoi essere lo Stato, puoi essere un ministro, puoi essere chi ti pare ma non vi è alcun diritto a giocare con le vite degli altri, per nessuno. In Libia, in Turchia, a Siracusa, ovunque. Non vi è alcuna possibilità che la megalomania del potere, qualunque esso sia, ti dia la capacità di piallare la storia che anzi, più si tenta di privare delle asperità, più torna con violenza a chiedere il conto.

L’idea di creare ordine nella storia è alla base di follie come quella dei khmer rossi di Pol Pot. Per una società nuova si fanno fuori tutti gli altri. E così per le migrazioni. Per una società autonominata con un termine grottesco ‘sovrana’ (di cosa?) tentiamo di tagliare fuori il flusso che la storia muove da quando esiste l’umanità, chiamando a complice il mare e lasciando fare a lui. Il prezzo è mostruoso. E non lo si avverte perché lontani del problema, tutti chini sulle tastiere a scrivere idiozie social più o meno aberranti e a elaborare strategie che definire di fantapolitica è un complimento. Nel migliore dei casi a farsi pubblicità da pulpiti la cui credibilità è pari a zero. Si deve accogliere con coscienza.

Certo. Si deve fare guerra (e sarebbe ora!) ai trafficanti di esseri umani. Vero. Si deve evitare di creare altro disagio sociale. Vero. Ma se uno ti chiede aiuto perché se la gioca con una morte orribile, hai il dovere di aiutarlo. Se invece giri la testa e fai della bellezza del Mediterraneo il tuo sicario solerte e implacabile, dichiari ciò che sei e qualunque società invochi è destinata a scomparire nello stesso mare che hai chiamato un giorno a fare il lavoro sporco.

Fonte:

https://www.avvenire.it/opinioni/pagine/le-migrazioni-non-sono-un-problema-ma-un-fatto

COME AVREI VOLUTO SCRIVERE?

Come avrei voluto scrivere?

Come un vecchio greco che evoca morti e sprimaccia i vivi. O scrivere come un uomo delle nevi che solo passa scalzo. Incidere il monte per tratteggiare il mare con un ago sottile come schizzando il modello di un ricamo.

Scrivere come un mercante russo diretto di qui in Cina: trovò una casetta. La abbozzò. La sera guardò la notte dipinse, già sul far dell’alba aveva terminato. S’alzo pagò e partì di prima mattina.

Amos Oz, Lo stesso mare, Feltrinelli, Milano 2000. p. 162.

https://www.lastampa.it/2018/12/28/cultura/morto-lo-scrittore-israeliano-amos-oz-

Connessioni laiche 2.0

mappa delle connessioni laiche 2.0 | Francesco Maule 2018

 

Qualche giorno dopo la conclusione del libro “The Game” di Alessandro Barrico (lo ammetto, autore che da anni snobbavo e che invece mi ha sorprendentemente appassionato) è arrivata una specie di illuminazione. Perché non provo anch’io a disegnare una mappa? Il libro di Barrico mi ha ispirato questa modalità di analisi dei fenomeni e io avevo bisogno di capire le “connessioni laiche 2.0” che da qualche mese stavo definendo con svariate letture e riflessioni. Nel pensare e nel disegnare la mappa è lentamente ma sempre più chiaramente arrivata la giusta posizione dei vari elementi e per giorni mi ha attraversato una sorta di estatica soddisfazione per la visione d’insieme raggiunta.

Provo a descriverla quindi, anche se il senso della mappa e dell’immagine è proprio quella della suggestione, impossibile da esplicitare in modo preciso e totale.

Il mese di settembre sono stato bloccato nei movimenti da una lussazione alla spalla destra che mi ha “costretto” a far poco altro che leggere e studiare.

Ho letto molto e ho avuto la fortuna di incrociare letture soddisfacenti e stimolanti. Ma talvolta, quando leggo molte cose e di varia tipologia, mi trovo a percepire una specie di dispersione o mancanza di collegamento tra le varie “strade” di pensiero intraprese. Aver trovato nella mappa lo strumento e la formula per mettere insieme i vari pezzi e dargli una qualche configurazione mentale e interiore mi ha dato notevole senso di compimento e comprensione.

La prima parte di questa mappa descrive alcune figure del panorama intellettuale italiano che mi pare diano indicazioni particolarmente pertinenti, pregnanti e suggestive per interpretare il passato, vivere il presente, osservando con la dovuta forza morale il futuro.

In alto alcuni “fossili (femminili) del ‘900”, donne che ho letto nei mesi scorsi e che continuo a leggere, che hanno attraversato il secolo scorso, o lo hanno raccontato, con una acutezza unica e una libertà invidiabile e ancora da considerare. Ci hanno raccontato e hanno vissuto il ‘900 da posizioni laterali ma utili a considerare eventi e lotte il cui sapore e senso rischiamo di dimenticare.

Goliarda Sapienza, L’arte della gioia, Einaudi, Torino 2015.

Adriana Zarri, Un eremo non è un guscio di lumaca, Einaudi, Torino 2012.

Rossana Rossanda, La ragazza del secolo scorso, Einaudi Tascabile, Torino 2005. Su Rossanda segnalo inoltre la sua recente intervista nella trasmissione Propaganda Live

Nella parte centrale della mappa sono tracciati alcuni “traghettatori dalle macerie del ‘900 al Game”, ossia l’oltremondo della connettività data da internet che si esprime nella vita sul web e sui social media vari.

Lucilio Santoni con il suo sorprendente e poetico “Cristiani e anarchici” (edizioni Infinito – Ebook) sarà a breve protagonista di un altro post specifico perché lo merita, è davvero un testo che mi ha illuminato e ispirato, che mi ha aperto una prospettiva nuova sull’anarchia e sul coltivare uno sguardo amorevole sugli esclusi e sulle fessure della storia.

Luciano Gallino, con “Il denaro, il debito e la doppia crisi spiegata ai nostri nipoti” (editore Einaudi – Ebook) mi ha enormemente aiutato a capire alcuni scenari economico – politici degli anni scorsi e contemporanei, compresa la lunga e snervante contrattazione tra (neo) governo italiano e UE sul DEF .

Altra lettura enorme, conclusa a settembre dopo tre anni, è stata la “The century trilogy” di Ken Follet (editore Mondadori): un romanzato viaggio di oltre tremila pagine nel ‘900, intenso, coinvolgente e anche utile a comprendere alcuni passaggi storici che alcune letture specifiche non permettono.

Segnalo in tal senso anche altri due testi che non ho letto proprio recentemente ma che ho messo nella mappa perché sono in continuità con la “the century trilogy” nel raccontare i momenti salenti dal ‘900 al tempo presente: Jonathan Coe che con la sua saga che inizia con “La famiglia Winshaw”, e prosegue con “La banda dei brocchi”, “Circolo Chiuso” e il recente “Middle England” (tutti editi da Feltrinelli editore) copre quel pezzo di storia dagli anni ‘80 ai nostri giorni focalizzandosi sulla esemplare vicenda inglese.

Stefano Massini, con una narrazione evocativa, nel suo “Qualcosa sui Lehman” (editore Mondadori) racconta la storia della famiglia che ha creato e poi dilapidato il colosso bancario e finanziario al centro dell’uragano economico che ha travolto il mondo nel 2008.

Laterali due testi di nutrimento spirituale che hanno alimentato la mia ricerca interiore in questi mesi: Silvana Panciera, Lo Yoga come Via. Un contributo spirituale anche per i cristiani, Gabrielli Editore, Verona 2017 e il testo di poesia di Chandra Livia Candiani, Fatti Vivo, Einuadi, Torino 2017.

Verso il basso della mappa indico quelli che io ho nominato come i “droni intellettuali sul Game”, ossia quelle figure intellettuali e di ricercatori che con il loro lavoro ci aiutano ad osservare dall’alto, come un drone appunto, lo scenario che stiamo vivendo, da dove è derivato e dove ci potrebbero condurre alcune scelte contemporanee o alcune evoluzioni tecnologiche e socio-economiche.

Sulla sinistra metto il già citato Alessandro Barrico, il protagonista di questa mappa e di questo mio periodo, che con il suo “The Game” (Einaudi pure lui, Ebook) mi ha davvero aiutato a sviluppare una comprensione del tutto diversa e profonda degli scenari del “game”, quella parte di vita che nella postura uomo-scrivania-pc che proprio in questo momento sto tenendo e nella postura uomo-smatphone trova il suo apice e massima espressione.

Altro personaggio clamoroso ma già con un suo solido accreditamento sia accademico che editoriale, che non è certo questo mio post a consolidare, è Yuval Noah Harari che ho già citato in un post passato, connessioni mistiche 2.0, e che ora sto ancora leggendo con le sue “21 lezioni per il XXI secolo”, (Bompiani editore, 2018).

Nella destra della mia mappa un frate francescano, prima ingegnere e ora teologo morale, Paolo Benanti che seguo regolarmente nel suo sito e nella sua newsletters, il cui lavoro teologico sto approfondendo nella lettura iniziata a luglio del suo “The Cyborg: corpo e corporeità nell’epoca del post-umano. Prospettive antropologiche e riflessioni etiche per un discernimento morale” (Cittadella editrice, Assisi 2016). Paolo Benanti, che tengo in parallelo ad Harari e che ne bilancia le prospettive, è davvero un drone morale e spirituale che sorvola, dopo averli completamente attraversati, i territori più complessi ma anche maggiormente intriganti del mondo contemporaneo: la relazione con le intellegenze artificiali (AI), le evoluzioni tecnologiche e in campo biomedico, gli scenari del nostro corpo in relazione alla connessione con le macchine e l’influenza con la vita e la nostra salute. Una bussola per me davvero fondamentale, invito a seguirlo nel suo sito: https://www.paolobenanti.com/

Per concludere questa infinita e prolissa presentazione della mappa che racconta le mie letture e alcuni territori attraversati durante il mio viaggio di questi ultimi mesi ho voluto segnalare Pietro Trabucchi, uno psicologo della sport che col suo “Resisto dunque sono” mi ha fatto approfondire la tematica della resilienza e invece col suo recente “Opus” (entrambi Corbaccio editore) analizza la tematica della motivazione, con alcuni elementi interessanti rispetto al cambiamento della capacità di resistere alle fatiche dovute all’influenza della vita digitale. Lettura davvero arricchente. L’amico Natale Brescianini con Alessando Panniti hanno invece scritto un libro a quattro mani molto particolare: “Spiritualità cristiana e Coaching. La relazione facilitante di Gesù” (edizioni La Parola, Roma 2017). È un testo che espone questa nuova forma di accompagnamento psicologico e spirituale, il coaching, con un’analisi e approfondimento delle modalità relazionali di Gesù come maestro che aiuta a far emergere la massima espressione e realizzazione delle persone che incontra.

Negli spazi di un blog non è conveniente spingersi oltre nelle considerazioni che ognuno di questi testi citati invece richiederebbe. Quello che volevo esprimere era piuttosto il senso di collegamento e richiamo reciproco che ho trovato in questo periodo di letture e studio. L’immagine iniziale, la mappa delle connessioni laiche 2.0, ne è la più elaborata, anche se simbolica, espressione.

Francesco Maule

15 dicembre 2018

OLMOPALOOZA 2018

Edit by: Marco Zaniolo

Domenica 2 dicembre 2018, alle ore 21, si terrà a Creazzo (VI) una serata “revival” su OLMOPALOOZA.

L’evento è nato per la voglia di ritrovarci nel nome della musica, nel nome dell’amicizia, nel nome di quel magnifico momento di fermento artistico e musicale esploso a Vicenza nei primi anni ’90 del secolo scorso. Olmopolooza, quegli anni, quel momento, li ha espressi pienamente, ha alimentato quel fermento, lo ha realizzato.

Non sarà una serata dai toni nostalgici e carichi di rimpianti. Tutt’altro! Sarà un ritrovarci, e scusate la solennità della parola, a celebrare ciò che siamo oggi proprio per quel che abbiamo vissuto e realizzato allora. Olmopalooza ha creato una “comunità” grunge crossover punk rock metal alternative beatnik (ma visto che le etichette non ci sono mai piaciute, perché cercarne ancora?) che si ritrova a quasi venticinque anni dalla prima edizione del 1994, in nome della convivialità, della voglia di ritrovarsi per vedere, ascoltare, condividere frammenti di quegli anni.

Olmopalooza, il cui nome deriva dalla storpiatura del nome del Lollapalooza, uno dei più famosi festival di musica indipendente statunitense, si svolse dal 1994 al 1998 in piazza San Nicola ad Olmo di Creazzo. Vicenza come una “piccola Seattle”.

Era il primo dei concerti rock della stagione delle feste vicentine, proprio perché organizzato alle porte dell’estate. La quasi totalità della “scaletta” prevedeva le performance di gruppi locali o della scena vicentina che, pur in tutta la sua vivacità, assicurava varietà e autenticità.

Durante la serata del 2 dicembre verranno raccontate le origini del festival, le storie delle varie edizioni, verranno mostrate le immagini “analogiche” dei gruppi che si susseguivano sul palco, le varie attività collaterali, immagini dei mitici videobox, testimonianze dei protagonisti il tutto accompagnato da un’inedita “tribute band”: i Nicotine Minimal, un progetto nato appositamente per questo evento e che eseguirà cover dei Nicotine Zed più altre perle soniche dell’epoca.

 

Il vero volto dell’immigrazione

 Il quadro reale in Italia e un dibattito falsato


 

fonte: agenziasir.it

Sono usciti nei giorni scorsi due rapporti sull’immigrazione nel nostro Paese che aiutano a comprendere nei suoi termini effettivi un fenomeno così discusso. Sono il XXVII Rapporto di Caritas-Migrantes e il Dossier Immigrazione 2018 curato dal Centro Studi e Ricerche Idos in partenariato con il Centro Studi Confronti. Grafici e tabelle che riportano dati potrebbero apparire una materia noiosa e specialistica, da addetti ai lavori, lontana dalle preoccupazioni della gente comune. Eppure mai come in questo momento potrebbero contribuire a riportare entro i binari dell’oggettività e della ragionevolezza un dibattito prigioniero di percezioni enfatiche e rappresentazioni distorte.

Esaminiamo alcuni dei dati resi pubblici. Anzitutto, a livello mondo i migranti internazionali sfiorano i 258 milioni e sono aumentati sensibilmente rispetto al 2000, quando erano circa 172,6 milioni. Ma in percentuale sulla popolazione mondiale, la loro incidenza rimane più o meno costante da decenni, poco sopra il 3%. In altri termini, il 97% degli esseri umani non si muove dal suo Paese, per male che ci viva. La specie umana da millenni è in grande maggioranza stanziale.

Per quanto riguarda il nostro Paese, l’immigrazione da circa quattro anni è sostanzialmente stabile, poco sopra i 5 milioni di persone. Le difficoltà economiche hanno ridotto i nuovi ingressi in maniera drastica. Malgrado la visibilità degli sbarchi e dell’arrivo di richiedenti asilo, il loro ingresso incide poco su questo quadro generale. Si tratta infatti, tra rifugiati riconosciuti e richiedenti in accoglienza, di circa 350.000 persone, meno del 7% del totale.

Fino al 2014-2015 chi sbarcava in Italia proseguiva il viaggio verso il Nord Europa, e anche oggi la mobilità in una certa (faticosa) misura prosegue. Sbandierare i numeri degli sbarchi risalendo indietro nel tempo e facendo credere che si tratti di persone rimaste in Italia e nascoste da qualche parte è una grossolana falsificazione.

Sotto l’influsso degli sbarchi e delle emozioni relative molti pensano che gli immigrati in Italia siano maschi, africani o al più arabi, e certamente musulmani. I dati ci dicono invece che si tratta in maggioranza di europei, di donne, di persone provenienti da Paesi di tradizione cristiana. La seconda religione d’Italia per numero di aderenti, per quanto è possibile stimarli, è quella cristiana ortodossa, con circa 1,6 milioni di fedeli. I mussulmani sono intorno a 1,5 milioni. La maggior parte degli immigrati in Italia non sono quindi uomini soli, bensì famiglie, spesso accompagnate da minori: ne abbiamo 826.000 nelle scuole, benché la crescita anche in questo caso si sia pressoché arrestata, e la maggioranza (oltre 500.000) sia nata in Italia.

Da ultimo i dati contraddicono l’idea che l’immigrazione non sia nient’altro che una conseguenza della povertà dell’Africa che si riversa sulle nostre coste. La graduatoria dei Paesi di origine invece classifica nell’ordine: Romania, Albania, Marocco, Cina, Ucraina, Filippine, Moldova. Nessuno di questi è un Paese poverissimo, dove si muore di fame per la strada. Ed è così anche nel resto dell’Europa e del mondo. I migranti provengono prevalentemente da Paesi intermedi per livello di sviluppo. E non sono neppure di regola i più poveri dei rispettivi Paesi. Per migrare occorrono risorse, che i più poveri raramente riescono a mettere insieme. Il divario tra questa fotografia del fenomeno e il discorso corrente appare stupefacente.

Ma nei giorni della pubblicazione dei rapporti statistici è avvenuto lo straziante omicidio di Desirée a Roma. Basta un’occhiata a ciò che circola nei social network o si manifesta nelle trasmissioni radio che danno voce agli ascoltatori per comprendere che cosa accade: gli immigrati nel loro complesso, o quanto meno gli africani, diventano orde di invasori sanguinari. I meccanismi della collettivizzazione e dell’etichettatura ingigantiscono le cifre e incitano alla repressione generalizzata. Che poi aumentare il numero dei dinieghi e delle espulsioni di carta finisca per generare degrado e illegalità è un’altra storia, e non interessa ai giustizieri da tastiera.

Maurizio Ambrosini

Università di Milano e Cnel

fonte: https://www.avvenire.it/opinioni/pagine/il-vero-volto-dellimmigrazione

Altri riferimenti:

Qui per: Sintesi rapporto Caritas Migrantes 2018.

Un’anteprima sul tema scuola del dossier Immigrazione: http://www.dossierimmigrazione.it/docnews/file/2018_CS%20scuola.pdf

Scheda del dossier Immigrazione: http://www.dossierimmigrazione.it/docnews/file/scheda%20dossier%202018_colori.pdf