Orbis tertius

I bagoli da fuori, degni di nota, tra tanti…

Connessioni laiche 2.0

mappa delle connessioni laiche 2.0 | Francesco Maule 2018

 

Qualche giorno dopo la conclusione del libro “The Game” di Alessandro Barrico (lo ammetto, autore che da anni snobbavo e che invece mi ha sorprendentemente appassionato) è arrivata una specie di illuminazione. Perché non provo anch’io a disegnare una mappa? Il libro di Barrico mi ha ispirato questa modalità di analisi dei fenomeni e io avevo bisogno di capire le “connessioni laiche 2.0” che da qualche mese stavo definendo con svariate letture e riflessioni. Nel pensare e nel disegnare la mappa è lentamente ma sempre più chiaramente arrivata la giusta posizione dei vari elementi e per giorni mi ha attraversato una sorta di estatica soddisfazione per la visione d’insieme raggiunta.

Provo a descriverla quindi, anche se il senso della mappa e dell’immagine è proprio quella della suggestione, impossibile da esplicitare in modo preciso e totale.

Il mese di settembre sono stato bloccato nei movimenti da una lussazione alla spalla destra che mi ha “costretto” a far poco altro che leggere e studiare.

Ho letto molto e ho avuto la fortuna di incrociare letture soddisfacenti e stimolanti. Ma talvolta, quando leggo molte cose e di varia tipologia, mi trovo a percepire una specie di dispersione o mancanza di collegamento tra le varie “strade” di pensiero intraprese. Aver trovato nella mappa lo strumento e la formula per mettere insieme i vari pezzi e dargli una qualche configurazione mentale e interiore mi ha dato notevole senso di compimento e comprensione.

La prima parte di questa mappa descrive alcune figure del panorama intellettuale italiano che mi pare diano indicazioni particolarmente pertinenti, pregnanti e suggestive per interpretare il passato, vivere il presente, osservando con la dovuta forza morale il futuro.

In alto alcuni “fossili (femminili) del ‘900”, donne che ho letto nei mesi scorsi e che continuo a leggere, che hanno attraversato il secolo scorso, o lo hanno raccontato, con una acutezza unica e una libertà invidiabile e ancora da considerare. Ci hanno raccontato e hanno vissuto il ‘900 da posizioni laterali ma utili a considerare eventi e lotte il cui sapore e senso rischiamo di dimenticare.

Goliarda Sapienza, L’arte della gioia, Einaudi, Torino 2015.

Adriana Zarri, Un eremo non è un guscio di lumaca, Einaudi, Torino 2012.

Rossana Rossanda, La ragazza del secolo scorso, Einaudi Tascabile, Torino 2005. Su Rossanda segnalo inoltre la sua recente intervista nella trasmissione Propaganda Live

Nella parte centrale della mappa sono tracciati alcuni “traghettatori dalle macerie del ‘900 al Game”, ossia l’oltremondo della connettività data da internet che si esprime nella vita sul web e sui social media vari.

Lucilio Santoni con il suo sorprendente e poetico “Cristiani e anarchici” (edizioni Infinito – Ebook) sarà a breve protagonista di un altro post specifico perché lo merita, è davvero un testo che mi ha illuminato e ispirato, che mi ha aperto una prospettiva nuova sull’anarchia e sul coltivare uno sguardo amorevole sugli esclusi e sulle fessure della storia.

Luciano Gallino, con “Il denaro, il debito e la doppia crisi spiegata ai nostri nipoti” (editore Einaudi – Ebook) mi ha enormemente aiutato a capire alcuni scenari economico – politici degli anni scorsi e contemporanei, compresa la lunga e snervante contrattazione tra (neo) governo italiano e UE sul DEF .

Altra lettura enorme, conclusa a settembre dopo tre anni, è stata la “The century trilogy” di Ken Follet (editore Mondadori): un romanzato viaggio di oltre tremila pagine nel ‘900, intenso, coinvolgente e anche utile a comprendere alcuni passaggi storici che alcune letture specifiche non permettono.

Segnalo in tal senso anche altri due testi che non ho letto proprio recentemente ma che ho messo nella mappa perché sono in continuità con la “the century trilogy” nel raccontare i momenti salenti dal ‘900 al tempo presente: Jonathan Coe che con la sua saga che inizia con “La famiglia Winshaw”, e prosegue con “La banda dei brocchi”, “Circolo Chiuso” e il recente “Middle England” (tutti editi da Feltrinelli editore) copre quel pezzo di storia dagli anni ‘80 ai nostri giorni focalizzandosi sulla esemplare vicenda inglese.

Stefano Massini, con una narrazione evocativa, nel suo “Qualcosa sui Lehman” (editore Mondadori) racconta la storia della famiglia che ha creato e poi dilapidato il colosso bancario e finanziario al centro dell’uragano economico che ha travolto il mondo nel 2008.

Laterali due testi di nutrimento spirituale che hanno alimentato la mia ricerca interiore in questi mesi: Silvana Panciera, Lo Yoga come Via. Un contributo spirituale anche per i cristiani, Gabrielli Editore, Verona 2017 e il testo di poesia di Chandra Livia Candiani, Fatti Vivo, Einuadi, Torino 2017.

Verso il basso della mappa indico quelli che io ho nominato come i “droni intellettuali sul Game”, ossia quelle figure intellettuali e di ricercatori che con il loro lavoro ci aiutano ad osservare dall’alto, come un drone appunto, lo scenario che stiamo vivendo, da dove è derivato e dove ci potrebbero condurre alcune scelte contemporanee o alcune evoluzioni tecnologiche e socio-economiche.

Sulla sinistra metto il già citato Alessandro Barrico, il protagonista di questa mappa e di questo mio periodo, che con il suo “The Game” (Einaudi pure lui, Ebook) mi ha davvero aiutato a sviluppare una comprensione del tutto diversa e profonda degli scenari del “game”, quella parte di vita che nella postura uomo-scrivania-pc che proprio in questo momento sto tenendo e nella postura uomo-smatphone trova il suo apice e massima espressione.

Altro personaggio clamoroso ma già con un suo solido accreditamento sia accademico che editoriale, che non è certo questo mio post a consolidare, è Yuval Noah Harari che ho già citato in un post passato, connessioni mistiche 2.0, e che ora sto ancora leggendo con le sue “21 lezioni per il XXI secolo”, (Bompiani editore, 2018).

Nella destra della mia mappa un frate francescano, prima ingegnere e ora teologo morale, Paolo Benanti che seguo regolarmente nel suo sito e nella sua newsletters, il cui lavoro teologico sto approfondendo nella lettura iniziata a luglio del suo “The Cyborg: corpo e corporeità nell’epoca del post-umano. Prospettive antropologiche e riflessioni etiche per un discernimento morale” (Cittadella editrice, Assisi 2016). Paolo Benanti, che tengo in parallelo ad Harari e che ne bilancia le prospettive, è davvero un drone morale e spirituale che sorvola, dopo averli completamente attraversati, i territori più complessi ma anche maggiormente intriganti del mondo contemporaneo: la relazione con le intellegenze artificiali (AI), le evoluzioni tecnologiche e in campo biomedico, gli scenari del nostro corpo in relazione alla connessione con le macchine e l’influenza con la vita e la nostra salute. Una bussola per me davvero fondamentale, invito a seguirlo nel suo sito: https://www.paolobenanti.com/

Per concludere questa infinita e prolissa presentazione della mappa che racconta le mie letture e alcuni territori attraversati durante il mio viaggio di questi ultimi mesi ho voluto segnalare Pietro Trabucchi, uno psicologo della sport che col suo “Resisto dunque sono” mi ha fatto approfondire la tematica della resilienza e invece col suo recente “Opus” (entrambi Corbaccio editore) analizza la tematica della motivazione, con alcuni elementi interessanti rispetto al cambiamento della capacità di resistere alle fatiche dovute all’influenza della vita digitale. Lettura davvero arricchente. L’amico Natale Brescianini con Alessando Panniti hanno invece scritto un libro a quattro mani molto particolare: “Spiritualità cristiana e Coaching. La relazione facilitante di Gesù” (edizioni La Parola, Roma 2017). È un testo che espone questa nuova forma di accompagnamento psicologico e spirituale, il coaching, con un’analisi e approfondimento delle modalità relazionali di Gesù come maestro che aiuta a far emergere la massima espressione e realizzazione delle persone che incontra.

Negli spazi di un blog non è conveniente spingersi oltre nelle considerazioni che ognuno di questi testi citati invece richiederebbe. Quello che volevo esprimere era piuttosto il senso di collegamento e richiamo reciproco che ho trovato in questo periodo di letture e studio. L’immagine iniziale, la mappa delle connessioni laiche 2.0, ne è la più elaborata, anche se simbolica, espressione.

Francesco Maule

15 dicembre 2018

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OLMOPALOOZA 2018

Edit by: Marco Zaniolo

Domenica 2 dicembre 2018, alle ore 21, si terrà a Creazzo (VI) una serata “revival” su OLMOPALOOZA.

L’evento è nato per la voglia di ritrovarci nel nome della musica, nel nome dell’amicizia, nel nome di quel magnifico momento di fermento artistico e musicale esploso a Vicenza nei primi anni ’90 del secolo scorso. Olmopolooza, quegli anni, quel momento, li ha espressi pienamente, ha alimentato quel fermento, lo ha realizzato.

Non sarà una serata dai toni nostalgici e carichi di rimpianti. Tutt’altro! Sarà un ritrovarci, e scusate la solennità della parola, a celebrare ciò che siamo oggi proprio per quel che abbiamo vissuto e realizzato allora. Olmopalooza ha creato una “comunità” grunge crossover punk rock metal alternative beatnik (ma visto che le etichette non ci sono mai piaciute, perché cercarne ancora?) che si ritrova a quasi venticinque anni dalla prima edizione del 1994, in nome della convivialità, della voglia di ritrovarsi per vedere, ascoltare, condividere frammenti di quegli anni.

Olmopalooza, il cui nome deriva dalla storpiatura del nome del Lollapalooza, uno dei più famosi festival di musica indipendente statunitense, si svolse dal 1994 al 1998 in piazza San Nicola ad Olmo di Creazzo. Vicenza come una “piccola Seattle”.

Era il primo dei concerti rock della stagione delle feste vicentine, proprio perché organizzato alle porte dell’estate. La quasi totalità della “scaletta” prevedeva le performance di gruppi locali o della scena vicentina che, pur in tutta la sua vivacità, assicurava varietà e autenticità.

Durante la serata del 2 dicembre verranno raccontate le origini del festival, le storie delle varie edizioni, verranno mostrate le immagini “analogiche” dei gruppi che si susseguivano sul palco, le varie attività collaterali, immagini dei mitici videobox, testimonianze dei protagonisti il tutto accompagnato da un’inedita “tribute band”: i Nicotine Minimal, un progetto nato appositamente per questo evento e che eseguirà cover dei Nicotine Zed più altre perle soniche dell’epoca.

 

Il vero volto dell’immigrazione

 Il quadro reale in Italia e un dibattito falsato


 

fonte: agenziasir.it

Sono usciti nei giorni scorsi due rapporti sull’immigrazione nel nostro Paese che aiutano a comprendere nei suoi termini effettivi un fenomeno così discusso. Sono il XXVII Rapporto di Caritas-Migrantes e il Dossier Immigrazione 2018 curato dal Centro Studi e Ricerche Idos in partenariato con il Centro Studi Confronti. Grafici e tabelle che riportano dati potrebbero apparire una materia noiosa e specialistica, da addetti ai lavori, lontana dalle preoccupazioni della gente comune. Eppure mai come in questo momento potrebbero contribuire a riportare entro i binari dell’oggettività e della ragionevolezza un dibattito prigioniero di percezioni enfatiche e rappresentazioni distorte.

Esaminiamo alcuni dei dati resi pubblici. Anzitutto, a livello mondo i migranti internazionali sfiorano i 258 milioni e sono aumentati sensibilmente rispetto al 2000, quando erano circa 172,6 milioni. Ma in percentuale sulla popolazione mondiale, la loro incidenza rimane più o meno costante da decenni, poco sopra il 3%. In altri termini, il 97% degli esseri umani non si muove dal suo Paese, per male che ci viva. La specie umana da millenni è in grande maggioranza stanziale.

Per quanto riguarda il nostro Paese, l’immigrazione da circa quattro anni è sostanzialmente stabile, poco sopra i 5 milioni di persone. Le difficoltà economiche hanno ridotto i nuovi ingressi in maniera drastica. Malgrado la visibilità degli sbarchi e dell’arrivo di richiedenti asilo, il loro ingresso incide poco su questo quadro generale. Si tratta infatti, tra rifugiati riconosciuti e richiedenti in accoglienza, di circa 350.000 persone, meno del 7% del totale.

Fino al 2014-2015 chi sbarcava in Italia proseguiva il viaggio verso il Nord Europa, e anche oggi la mobilità in una certa (faticosa) misura prosegue. Sbandierare i numeri degli sbarchi risalendo indietro nel tempo e facendo credere che si tratti di persone rimaste in Italia e nascoste da qualche parte è una grossolana falsificazione.

Sotto l’influsso degli sbarchi e delle emozioni relative molti pensano che gli immigrati in Italia siano maschi, africani o al più arabi, e certamente musulmani. I dati ci dicono invece che si tratta in maggioranza di europei, di donne, di persone provenienti da Paesi di tradizione cristiana. La seconda religione d’Italia per numero di aderenti, per quanto è possibile stimarli, è quella cristiana ortodossa, con circa 1,6 milioni di fedeli. I mussulmani sono intorno a 1,5 milioni. La maggior parte degli immigrati in Italia non sono quindi uomini soli, bensì famiglie, spesso accompagnate da minori: ne abbiamo 826.000 nelle scuole, benché la crescita anche in questo caso si sia pressoché arrestata, e la maggioranza (oltre 500.000) sia nata in Italia.

Da ultimo i dati contraddicono l’idea che l’immigrazione non sia nient’altro che una conseguenza della povertà dell’Africa che si riversa sulle nostre coste. La graduatoria dei Paesi di origine invece classifica nell’ordine: Romania, Albania, Marocco, Cina, Ucraina, Filippine, Moldova. Nessuno di questi è un Paese poverissimo, dove si muore di fame per la strada. Ed è così anche nel resto dell’Europa e del mondo. I migranti provengono prevalentemente da Paesi intermedi per livello di sviluppo. E non sono neppure di regola i più poveri dei rispettivi Paesi. Per migrare occorrono risorse, che i più poveri raramente riescono a mettere insieme. Il divario tra questa fotografia del fenomeno e il discorso corrente appare stupefacente.

Ma nei giorni della pubblicazione dei rapporti statistici è avvenuto lo straziante omicidio di Desirée a Roma. Basta un’occhiata a ciò che circola nei social network o si manifesta nelle trasmissioni radio che danno voce agli ascoltatori per comprendere che cosa accade: gli immigrati nel loro complesso, o quanto meno gli africani, diventano orde di invasori sanguinari. I meccanismi della collettivizzazione e dell’etichettatura ingigantiscono le cifre e incitano alla repressione generalizzata. Che poi aumentare il numero dei dinieghi e delle espulsioni di carta finisca per generare degrado e illegalità è un’altra storia, e non interessa ai giustizieri da tastiera.

Maurizio Ambrosini

Università di Milano e Cnel

fonte: https://www.avvenire.it/opinioni/pagine/il-vero-volto-dellimmigrazione

Altri riferimenti:

Qui per: Sintesi rapporto Caritas Migrantes 2018.

Un’anteprima sul tema scuola del dossier Immigrazione: http://www.dossierimmigrazione.it/docnews/file/2018_CS%20scuola.pdf

Scheda del dossier Immigrazione: http://www.dossierimmigrazione.it/docnews/file/scheda%20dossier%202018_colori.pdf

 

tu la meriti di più

Segnalo e condivido questo articolo/narrazione della ex collega Ester Zocche che ha partecipato ad una manifestazione podistica spingendo la carrozzina con Luca, un ragazzo studente della scuola di Schio in cui abbiamo lavorato assieme. Ester non è nuova a queste esperienze di “spingitrice” e ha un cuore grande. Anche dopo aver cambiato scuola e materia d’insegnamento ha continuato a seguire Luca nel Baskin Concordia Schio. Solo avendo conosciuto Luca e la sua famiglia mi è stato possibile capire l’importanza per loro di simili esperienze. Grazie Ester! F.M.

foto: runnerinviaggio.it

La mia Santa Run 2017

5 min. di lettura

Corro con un amico raro.

È il 6 Luglio, sono in fibrillazione come un’adolescente al primo appuntamento.

Di fatto lo è, mi sono iscritta ad una prima “gara” di 10km: è qualche mese che corro e ho già iniziato a fantasticare. Non sarò sola, infatti, attendo il mio principe: Luca.

Nel trascorso anno scolastico è stato il mio alunno prediletto. Arriva accompagnato dai genitori, anche loro in ansia per questa nuova trovata della prof.ssa Zocche. Dopo il Baskin, su mia insistenza, ho concordato di spingere la sua carrozzina dalla partenza fino al traguardo di questi 10km alla Santa Run “Corri per un amico raro” (più raro di Luca è impossibile, ho pensato!).

L’organizzatore di questa manifestazione è Giovanni Toniolo che, supportato da un foltissimo numero di volontari della Parrocchia di S. Croce di Schio, anche attraverso questa corsa podistica, vuole far conoscere la Sindrome di San Filippo, una malattia rara di cui è affetta sua figlia. Inoltre durante tutta la manifestazione viene effettuata una raccolta fondi da destinare alla ricerca sulle malattie rare. Nei giorni precedenti lo avevo contattato spiegandogli la mia idea, che ha accolto con molto entusiasmo, quasi incredulo.

Luca, dalla nascita, non parla, non comunica se non con grandi sorrisi e gridolini, ha una difficoltà di deambulazione che non gli permette di essere completamente autosufficiente.

Luca è il mio angelo: quando ti guarda, tenendoti la mano e tu capisci che ti ha riconosciuta, quando te la stringe forte trascinandoti a spasso per la scuola. Quando, se non stai attenta, infila tutte le braccia dentro ad una fontana durante la gita con la classe; quando si prende il pallone da basket dal cestone e cerca di fare canestro o palleggiare: beh, non puoi resistergli.

Quel suo modo silenzioso, ma pieno zeppo di parole ed emozioni, quel silenzio che ti riporta ad una dimensione reale, dove le difficoltà si superano e dove non ci sono scuse, dove l’impossibile diventa possibile.

Tutti in griglia, i top runner sono lì davanti attenti al cronometro, io mi metto nelle retrovie, attendiamo lo start, godendoci la Minirun a cui partecipa anche mio figlio più piccolo Thomas. Tutti questi piccoli runners che corrono sono uno spettacolo!

Ester alla Santa Run 2017

“3 2 1 Partiti!”

Con l’aiuto di un amico della famiglia conosciuto quella sera, un magico Dino Cavedon, iniziamo questa avventura, ma abbiamo subito difficoltà con la carrozzina che non ci permette di tenere un’andatura sostenuta: le ruote davanti “ballano”.

A pochi metri dalla partenza incontriamo l’altro disabile in gara, Federico Rossi, che ci aiuta e ci dà qualche dritta. Un ragazzo fantastico! Sono quelle alchimie, quelle sinergie che scattano così senza necessità di alcuna presentazione, senza necessità di parole ricercate, né discorsi di circostanza né tanto meno preparati.

Tra anime speciali ci si intende e Federico si è sintonizzato subito con Luca; io mi sono accodata e il cuore qualche colpo lo ha perso.

In qualche modo riusciamo a percorrere questi primi chilometri, con difficoltà, ma andiamo avanti. Sul percorso, ad un certo punto, incontriamo Lucio e Manuela che ci stanno seguendo con l’auto; spiego loro la difficoltà con la carrozzina e proviamo un cambio mezzo.

La situazione sembra decisamente migliorata, si riesce ad avanzare più agevolmente, anche se, devo dire, il mio contributo nello spingere è in alternata con Dino che è veramente un bolide: lui corre, io mi diletto facendomi trascinare dall’entusiasmo perché il fiato e le gambe son rimasti chissà dove.

Tra una salitella e l’altra andiamo avanti; Federico oramai è avanti anni luce, un vero professionista, un’atleta di razza!

Luca, quando è Dino a spingere, mi tiene la mano, mi guarda, sorride. Sembra apprezzare la velocità di crociera sostenuta a differenza di quando lo spingo io. Continuo a parlargli, so che mi capisce e anche non ricevendo risposta, mi sono sufficienti le sue grida di gioia, i sorrisi, la sua mano che a volte stringe più forte la mia e la risata che parte spontanea quando Dino accelera e va più forte. Proseguiamo raggiungendo anche la sorella di Luca e un’amica, anch’esse sul percorso: ora viaggiamo tutti insieme e siamo la coda del gruppo.

Al nostro passaggio tutti i volontari ci incitano, ci applaudono; li salutiamo tutti, io lo faccio sempre, perché sono lì per noi che corriamo. Noi ci divertiamo e loro sono lì per permetterci tutto questo.

Inizia a piovigginare, mancano circa due chilometri all’arrivo, troviamo di nuovo i genitori: li ho già avvisati al telefono che stiamo arrivando. Abbiamo già messo la giacca impermeabile a Luca.

Ci fermiamo, Lucio sta per caricare il mio eroe in auto, io sono dispiaciuta, ma non posso forzare questa decisione. Ma Manuela mi fa un cenno, mi dice “Vai, portalo all’arrivo, che vuoi che siano due gocce!”

Il mio cuore scoppia, la bacio, la ringrazio, la abbraccio, sono al centesimo cielo, aspettavo solo quello: portarlo all’arrivo.

Portarlo alla finish line per dare un segnale, per far capire che la disabilità ha varie forme, che nonostante tutto si può, che abbiamo, però, moltissima strada da fare.

Gli ultimi chilometri sono corsi tutti d’un fiato, sono i più commoventi; anche Dino intuisce quanto siano importanti per me e mi lascia il comando, e io mi lascio trascinare dalle emozioni.

foto: runnerinviaggio.it

Arriviamo che è l’imbrunire, troviamo ancora i cronometristi ad attenderci e gli amici di Luca.
E, ovviamente, la mamma coraggio che ora un po’ commossa lo è.

Anche Thomas mi ha aspettato.

Luca è stanco, gli occhi cercano la mamma, forse è anche felice.

Lo siamo tutti per aver dato uno schiaffo a chi pensa e crede che la disabilità sia un “problema” e non una “risorsa”.

Sono felice per la mia prima 10km fatta al servizio di un amico raro.

Sono felice perché, come sempre, Luca dà molto più a me di quel che io do a lui, con questo scambio silenzioso che è il nostro modo.

Sono felice perché Luca è lì in classifica con gli “abili”.

Sono felice anche per il gesto che Thomas ha fatto al nostro arrivo: mette al collo di Luca la sua medaglia-ricordo dicendogli “tu la meriti di più”. Mi commuove e capisco che i bambini sono un “sacco” più avanti.

Sono felice.

Ester Zocche

“Auguro abilità nel cuore per disabilitare i pregiudizi.”

 

fonte: https://www.runnerinviaggio.it/runner-spingitore/la-mia-santa-run-2017/

 

 

San Francesco d’Assisi: Siamo madri di Cristo

San Francesco d’Assisi: Siamo madri di Cristo #BriciolediSapienza

di Robert Cheaib

Spesso ciò che viene esaltato di Francesco d’Assisi è un volto spinto di ecologismo che rasenta il panteismo (ben estraneo a lui). C’è un altro volto di Francesco, è quello mistico. Questo volto non lo viveva soltanto nella “vita nascosta in Cristo”, ma invitava il popolo a viverlo. Così, nella cosiddetta “Lettera al popolo”, fa un’esortazione molto audace. Ascoltiamola insieme in questo nuovo video di #BriciolediSapienza. Il testo è tratto da questa raccolta di testi di Francesco (in varie edizioni): https://amzn.to/2RgunlA Ringrazio in modo speciale la generosità di Maria Marzolla che ha dedicato il suo tempo per preparare questo video. Avendolo fatto da me, so quanto tempo ci si mette per fare un breve video così (circa un’ora e mezza per ogni minuto di video). Per cui, vi chiedo una preghiera per lei e per la sua bellissima famiglia. Maria è anche autrice di vari testi, tra cui l’ultimo sull’esperienza della maternità, dal titolo già molto eloquente: “Due occhi in più”. Lo trovate qui: https://amzn.to/2Rm4kcH

Robert Cheaib

gioia e preghiera

Condivido questo bellissimo testo di Barbara Pozzo, ricavato da ampi stralci del primo capitolo del suo libro “La vita che sei” – Bur Rizzoli, 2014.

[…]  Quando arrivi alla consapevolezza della gioia, dell’essenza della vita, quando comprendi nelle tue fibre più profonde che sei vivo, allora cresci, ti espandi. Quando vedi la gioia, anche nei momenti bui e dolorosi, hai l’acuta visione dell’Anima. Quando vivi esperienze di dolore, quando la vita sembra chiederti troppo, quando sei in difficoltà e sembra impossibile trovare una via d’uscita, quando non vedi la fine né la soluzione a ciò che ti fa stare male… tutto quel dolore ti porta in fondo al tuo essere. E che cosa c’è da trovare, lì? La semplice gioia di essere vivi. Così cosmicamente basilare, così sorprendente. La gioia di essere qui, uniti, anime che respirano, benedetti, aperti, vulnerabili, tenaci, qui per avere ciò che c’è, ciò che resta o ciò che sta arrivando. La gioia solo di essere parte di questa vita. Sei vivo, non darlo per scontato. Sei vivo, partecipe dell’Universo, il tuo cuore batte, il tuo respiro ti accompagna. Sei completamente, assolutamente e preziosamente vivo. Che gioia poterlo essere, ogni santo giorno che ci è dato.

La gioia, la danza dell’anima (che si può anche tradurre in espressione corporea) è una strada diretta verso la verità. Non a una verità assoluta, ma a quella verità personale e profonda che ti permette di vedere ed essere consapevole di cosa succede dentro di te. Ti consente di trovare il tuo ritmo, il tuo passo, di comprendere chi sei dentro te stesso e nel mondo. Ti consente di trovare il tuo silenzio interiore.

La gioia è preghiera.

Non è necessario appartenere a una fede religiosa per pregare la vera preghiera alla vita, dedicata all’Universo. Quando fai qualcosa con tutto il tuo cuore, quando fai qualcosa che esprime tutto il tuo Essere, allora stai pregando. E l’Universo ti sente. Pregare per essere grati, non per chiedere. Pregare è lasciare andare ogni cosa che impedisce il silenzio dentro di te. Pregare è lasciare uscire la voce dell’anima. Pregare non è ripetere meccanicamente parole di richiesta per sperare che succeda quello che vogliamo, tantomeno implorare. Pregare è onorare la vita, e questo lo si fa con la gioia nel cuore.

(altro…)

non ti posso seguire, non mi posso fermare

“21

Se ami indugiare e temi

affrontare fatiche per l’ignoto

sentendoti arrivata,

se rinunci a procedere scegliendo

di chiuderti nel sicuro,

non ti posso seguire, non mi posso

fermare –

 

non è tua la vita,

e non è mia”.

Danilo Dolci

poesia tratta da: Danilo Dolci, Il Dio delle zecche, Mondadori, 1976. Pag. 32

 

Attraversare il vuoto

-Quindi è così la casa di una eremita? – le chiesi a bruciapelo.

Sorrise e, dopo aver preso respiro, rispose: – Sinceramente non lo so. Non amo definirmi tale. Non mi piacciono le etichette. Sembrano fatte apposta per omologare le persone, come se tutto dovesse rientrare in canoni prestabiliti. Sono una donna che a un certo punto della vita ha scoperto il silenzio. È stato un richiamo irresistibile. È successo più di trent’anni fa. Vedi, il problema non è trovare una connotazione, bensì denudarsi, spogliarsi da ogni identificazione. Attraversare il vuoto. È tutta un’altra cosa. Desidero il nascondimento. Mi sento come un canale vuoto in cui scorre la luce, ma anche la tenebra. Sono una semplice battezzata, tutt’al più una custode del silenzio.

Antonella Lumini – Paolo Rodari, La custode del silenzio. Einaudi, Torino 2016. Pag. 17.

foto: Carlo Bevilacqua

AMA – la donna che danza nel mare

Un caro amico mi sta facendo conoscere l’affascinante mondo dell’apnea. Julie Gautier in questa performance artistica e atletica raggiunge, a mio parere, uno degli apici della prestazione umana, sia essa fisica, mentale e spirituale. L’armonia raggiunta tra danzatrice e natura, immersa nell’acqua, è commovente e stupefacente. Buona visione. FM.

Link youtube:

AMA – a short film by Julie Gautier

Julie Gautier è una filmmaker, ma anche un’esperta di immersioni. In questo cortometraggio, girato nella piscina termale più profonda al mondo che si trova a Montegrotto Terme, in provincia di Padova, la vediamo esibirsi in una poetica coreografia subacquea che dura diversi minuti. La Gautier trattiene il respiro per tutta la durata della danza, per poi rilasciare il fiato in superficie, dando vita a una gigantesca nuvola di bolle.
Il titolo del video, AMA, è una parola di origine giapponese che significa “donna del mare”, ed è un nome usato anche per le famose raccoglitrici di conchiglie. Il filmato, che si avvale dell’apporto emotivo di una colonna sonora firmata dal pianista italiano Ezio Bosso, vuole essere un ode all’apertura verso il prossimo: “Per me il video è un modo di dire: non siamo soli”, commenta l’autrice, “apriaimoci agli altri, parliamo con loro della nostra sofferenza e delle nostre gioie”.
Julie Gautier da anni lavora con il compagno, il campione del mondo d’apnea Guillaume Néry, sullo sviluppo di video artistici subacquei. Utilizzando la tecnica dell’apnea, insieme hanno realizzato cortometraggi come Océan Gravity, Free Fall, il videoclip Runnin’ di Beyonce ed Y40 Jump, il video sulla vertiginosa caduta libera di Néry nella piscina da Guinness di Montegrotto.

fonte: http://www.artribune.com/television/2018/05/video-julie-gautier-ama-danza-subacquea/

SPORCHE GUERRE NON DICHIARATE

Questa mattina, mentre guidavo verso il lavoro ascoltando la radio, il giornalista che conduce questa settimana il programma di Radio Tre Rai “Prima Pagina”, Marcello Sorgi, ha letto e commentato un articolo di Vittorio Zucconi. Dopo la lettura mi sono fermato qualche minuto a bordo strada, in parte per prendermi nota dell’articolo, in parte per dare un minimo di “spazio interiore” alle parole del giornalista di Repubblica. Riprendo e condivido proprio dal sito di “Prima Pagina” del 9 aprile 2018 l’articolo, amaro ma incisivo, per essere consapevoli ancor più di queste “sporche” guerre “non dichiarate”, per denunciare in qualche modo quella che Zucconi (riferendosi alla Siria) definisce “soltanto l’apoteosi più sporca del sudiciume bellico sgorgato dalla fogna della Guerra Fredda”, per non restare indifferenti al dolore e sofferenza che una parte di umanità subisce. F.M.

Douma (Siria) | fonte: http://www.raiplayradio.it

Da Sarejevo a Douma quelle sporche guerre sporche

“Ci sarà – cinguetta al mattino di sabato il presidente americano Trump su Twitter rivolgendosi a Putin, ad Assad, all’Iran – un grande prezzo da pagare” per l’ennesima strage di innocenti gassati in Siria, ma nessuno, neppure Trump, dice o sa “che cosa” possa essere questo prezzo. Sappiamo invece, con assoluta certezza, “chi” lo pagherà: le stesse donne, gli stessi uomini, gli stessi bambini che da decenni e a decine di milioni hanno pagato, con la loro vita, le “sporche guerre” che insanguinano in mondo.
La Siria, dove dipanare il gomitolo dei “buoni e cattivi”, fra mercenari, droni, potenze straniere, sette, alleanze di oggi che diventano le ostilità di domani è impossibile, è soltanto l’ultima e la più visibile evoluzione della guerra nell’età nucleare.
Dall’agosto 1945, quando la prima bomba A polverizzò Hiroshima e poi dal 1949, quando Stalin esplose il suo primo ordigno nucleare, sigillando l’equilibrio del reciproco annientamento, nessuna grande potenza ha più dichiarato guerra a nessun’altra nazione. Le guerre, legalmente parlando, non ci sono più, ma sotto la copertura dell’ombrello atomico, le “dirty wars”, sono cresciute e si sono diffuse come funghi velenosi. Potenze maggiori e minori, grandi interessi economici, despoti e odii regionali o religiosi hanno continuato a combattersi in guerre delle “a bassa intensità”, “asimmetriche”, o “proxy war”, guerre combattute per procura da terzi per conto dei principali. E la Siria, dove sono stati risucchiati Russia, USA, Iran, Turchia, Arabia Saudita e Israele, è soltanto l’apoteosi più sporca del sudiciume bellico sgorgato dalla fogna della Guerra Fredda.
Quanto siano state le vittime di queste piccole guerre micidiali è un conto che nessuno può fare, perché ai bambini asfissiati dalle bombe di Assad o alle donne disintegrate nelle bombe esplose nei mercati di Baghdad andrebbero aggiunti i morti dell’indotto delle guerre: profughi, malnutriti, malati, migranti della disperazione annegati o stroncati dalla diaspora della fame. Qualche ricercatore parla almeno di 30 milioni di caduti, un totale da conflitto mondiale, quale di fatto questa collana di “sporche guerre” rappresenta. E se fare un censimento di questo cimitero globale è impossibile, è invece possibile fare l’appello di tutte le nazioni dove sono state o sono ancora, combattute. Occorre pazienza a leggere tutta la lista, ma va letta, per capire l’enormità di questa piccola grande guerra mondiale che si trascina, si arresta e si riproduce dalla fine del secondo Conflitto. Partiamo: Afghanistan, Angola, Argentina, Bolivia, Cambogia, Chad, Cile, Colombia, Congo (Zaire), Corea, Cuba, Congo, Repubblica Dominicana, El Salvador, Timor est, Etiopia, Filippine, Georgia, Grenada, Grecia, Guatemala, Haiti, Honduras, Indonesia, Iran, Iraq, Israele/Palestinesi, Libia, Laos, Nepal, Nicaragua, Pakistan, Panama, Siria, Sierra Leone, Somalia, Sudan, Ucraina, Ungheria, Vietnam, Yemen, Ex Jugoslavia.
Sono almeno 40, un quinto del totale rappresentato all’ONU, le nazioni ad essere state travolte da guerre che definiamo per ipocrisia “sporche”, che devono la loro definizione alla sanguinosa opacità delle ragioni e delle intenzioni […]

La Storia delle sporche guerre accese o manipolate da forze esterne non lascia spazio ad alcun ottimismo o speranza. Dal prototipo della sudicia guerra civile nella Grecia fra il 1946 e il 1949 pilotata da Stalin e Truman al mattatoio siriano di oggi, le piccole guerre calde sono il tributo di sangue che il resto del mondo ha pagato per evitare una nuova grande guerra, alimentando quel complesso militar-industriale che deve trovare clienti.
Se il resto del mondo non fa niente per fermarle, è perché conviene ai potenti: a Douma, sotto le bombe di Assad si muore anche per noi.

Vittorio Zucconi la Repubblica

fonte: Rai Radio Tre – Prima Pagina del 9 aprile 2018