Storie del bagolo

Diari dalla Fortezza Bastiani #2

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Stiamo vivendo in una Fortezza Bastiani meno repressiva e angusta di quella dei mesi scorsi, ma l’invisibilità del nemico, la sua incomprensibile e minacciosa presenza, restano uguali. Ho iniziato a fare attività per me vitali, come l’andare in bici, incontrare gli amici, allenare i ragazzi del BMX. Il nuovo progetto “mediatico” è in attesa, sto continuando a provare, ma alcune lacune tecniche mi stanno rallentando. Devo solo trovare quella spinta, che potrebbe anche essere esterna, che mi fa buttare e poi forse tutto verrà in modo consequenziale.

Sono giorni sempre densi di accadimenti, ‘sbandamenti’ li chiamavo due estati fa, condizioni esistenziali in cui è necessario continuamente ritrovare equilibrio e riposizionamento (soprattutto interiore). La BMX su questo è veramente maestra.

Concludo questo breve post con la foto dei libri recentemente acquistati. Il libro di Rumiz l’ho terminato questa mattina e non posso che consigliarne vivamente la lettura.

Scrive Rumiz nelle pagine conclusive del suo “Il veliero sul tetto” (p. 118):

“Questo diario, partito da notazioni marginali sul quotidiano, si sta allargando a temi sempre più ampi: la dignità dell’individuo, il fallimento del consumismo, la visione di un’Europa insonne e piena di nemici, l’urgenza di una rifondazione civica del Paese, il bisogno di una nuova Resistenza contro chi rapina il mondo e vorrebbe toglierci la libertà stabilizzando i decreti emergenziali a proprio favore. Col passare dei giorni ho visto la paura del virus ridimensionare quella dell’immigrazione, ossessivamente gonfiata dai sovranisti, ma anche depistare noi tutti dalla percezione del Diluvio prossimo venturo. Abbiamo discusso troppo poco di clima, di povertà del mondo e di questa economia pronta a controllare la nostrà intimità anche con governi illiberali e dittature. Non si sono visti politici capaci di grandi visioni, e oggi rischiamo che la lezione non serva a nulla.”

Quando una “fortezza” non reprime creatività, capacità di riflettere e “guardare” il mondo, ci si può ritrovare capaci di una visione e narrazione nuove, che anche io sto faticosamente cercando di esprimere.

Francesco Maule

4 luglio 2020

Accadimenti

Autoscatto pochi minuti prima della brutta avventura…

In questi giorni si sono intrecciate e sovrapposte alcune vicende che mi hanno profondamente sconvolto emotivamente. Non di tutte vorrò e riuscirò a scrivere, ma per capire la particolarità di ciò che è accaduto, e che in qualche modo ha ridefinito tutte gli altri eventi che mi stanno “frastornando”, scrivo del momento più brutto.

In questi giorni sto facendo delle stupende uscite in bicicletta MTB Enduro con l’amico Rudy. Spesso usciamo di buon mattino. Con lui ho iniziato a parlare di un’idea che sto elaborando e che presto (spero) inizierò a condividere anche qui nel blog. A fine giro lui ha ripreso l’auto per tornare a casa. Io ho preferito continuare la pedalata tornando a casa in bici. In quei minuti, rimasto solo, ho girato un video in cui ho parlato degli “accadimenti”. Un giorno dovrò trovare il coraggio di condividerlo.

Pochi minuti dopo, nella provinciale che unisce Valle di Castelgomberto a Sovizzo, ho visto la morte in faccia. Davanti a me, nella corsia opposta, viaggiava un grosso trattore seguito da una fila di automobili. All’improvviso, e con una velocità pazzesca, la prima auto della fila ha iniziato il sorpasso, invadendo completamente la corsia opposta, quella in cui io stavo procedendo. Millesimi di secondo, un film che non mi si toglie dagli occhi. Mi sono tuffato sulla destra dove il fosso finiva grazie a un passaggio carrabile che dava all’ingresso di un’abitazione. Non sono caduto, sono riuscito a rimanere in piedi, ad alzare un braccio stizzito e poi resomi conto che avrei potuto esser stato disintegrato, il crollo, emotivo.

Ho raggiunto la casa dell’amico Dario, poco lontana, ed entrato nella sua cucina la diga emotiva è tracimata. Mai ho provato una paura simile, mai ho visto la morte da così vicino. Rabbia, paura, spavento, incredulità, mille pensieri che si rincorrevano, il tentativo di cercare di capire cos’era accaduto (non mi aveva visto? non gli o le interessava uccidermi pur di concludere il sorpasso?), una sensazione di aver scampato un pericolo enorme, incomprensione, pensiero e compassione per tutte le vittime (ciclistiche in particolare) della strada, un flusso continuo che in parte è ancora qui che mi scorre dentro…

Oggi va meglio, inizio a parlarne e a scriverne perché a questo si sono collegati altri “accadimenti” che in parte ho provocato, in parte mi sono arrivati inaspettati. Sarà necessaria altra rielaborazione. Ma non mi fermo, in questo viaggio pericoloso e drammatico che è la vita, fragile, stupenda, incomprensibile.

Francesco Maule

26 giugno 2020

capitolo (DAD) chiuso

Chiudere un capitolo

Gli impegni scolastici di questo strano anno sono quasi finiti. Sento il bisogno di chiudere il capitolo, anche se in modo non esaustivo e definitivo, con la cosiddetta Didattica a Distanza (DAD).

Qualcuno l’ha chiamata didattica di prossimità, altri didattica divergente, altri didattica digitale…

È successa questa cosa terribile della pandemia, le istituzioni hanno reagito, bene o male difficile da valutare dal mio punto di vista, con le restrizioni e limitazioni di cui tutti sappiamo e che abbiamo vissuto per tre mesi. Gli insegnanti e la scuola hanno risposto in modi diversi, con una prontezza diversa, con stili diversi, ma una risposta c’è stata. Ed è stata questa famosa DAD. Ora il ragionamento deve partire da qui, senza scivolare nei due estremi:

– la DAD è stata un fallimento, è inutile e dannosa, è la fine delle relazioni educative e formative.

– La DAD è la nuova via, dobbiamo continuare con questa modalità, occorre digitalizzare il più possibile la formazione.

Tra questi due estremi gli insegnanti hanno vissuto quest’esperienza, hanno provato strumenti, strategie, metodi inediti, si sono messi in gioco. Si è trattato di una situazione che ha richiesto fatiche, adattamenti, nuovi orizzonti di apprendimento (per chi li ha voluti scoprire) anche per studenti e famiglie.

Ora, con un certo ritardo a mio parere, ma in modo opportuno per una giusta distanza secondo altri, si stanno rielaborando vissuti, esperienze, testimonianze e ragionamenti su quanto vissuto in questi mesi di scuola. Io la vedo come un’opportunità per rileggere e interpretare quest’esperienza che in alcuni momenti mi ha visto particolarmente frustrato e perplesso, in altri motivato e propositivo.

Con alcuni amici colleghi e un piccolo gruppo di insegnanti abbiamo anche contribuito a creare uno spazio di riflessione e confronto che abbiamo chiamato “camomilla digitale”.

Ora desidero chiudere questo capitolo con un elenco di materiali che in qualche modo mostrano anche la sovrabbondanza di contenuti emersi in questo periodo, che possono aprire davvero nuovi scenari di ripensamento per una scuola inclusiva, innovativa e incisiva (queste tre “i” mi sono venute ora e potrebbero essere uno slogan per qualche campagna elettorale…).

Inizio con un video, che vuole strappare un sorriso, di Davide Stefanato, attore e prof. che ringrazia sarcasticamente i suoi alunni e aspetta il giorno in cui potrà riguardagli negli occhi…

In generale per trovare materiali da leggere e per rivedere due webinar sul tema invito a seguire blog e pagina fb di scuolavicentina.

Segnalo inoltre un incontro che personalmente ho trovato molto arricchente e rigenerante dopo mesi di fatiche e solitudini. È stato organizzato da forum di Limena ed è possibile rivederlo qui: https://www.facebook.com/forumlimena/live. È lungo ma ne vale la pena.

Condivido inoltre le tracce degli interventi mio e di Mauro Marzegan alla serata di “Camomilla digitale”. Sono privi di tutta la parte si spiegazione e narrazione che li possono in qualche misura rendere comprensibili, ma desidero condividerli almeno come suggestioni del lavoro iniziato.

La mia introduzione è una presentazione su canva.com:

 

Edit Mauro Marzegan

Quella di Mauro invece è su prezi qui.

https://prezi.com/view/Qf6Afqx9x98ArTtSbnXQ/

Infine desidero concludere con la segnalazione di un libro letto nelle scorse settimane, Il preside di Marco Lodoli. Mi è sembrato interessante Lodoli abbia trovato in questa figura la chiusura della sua serie di narrazione sui naufraghi della contemporaneità, come li chiamo io. Segnalo il link per una delle recensioni più pertinenti ma invito a leggere il libro questa estate.

“Chiudo” questo capitolo, lasciando spazi e desideri per una futura riapertura della tematica, con questa citazione di Michele Visentin, tratto dal suo intervento sopracitato per il Forum di Limena.

Francesco Maule

Nei mesi prossimi gli attori della scuola devono intercettare quel vissuto comune, quando molti studenti, docenti e genitori sono entrati in contatto in modo diverso con la scuola. È necessario progettare momenti di condivisione e riflessività perché emerga tutto il potenziale innovativo che in questi mesi abbiamo intravisto

[Michele Visentin] 

diari dalla Fortezza Bastiani #1

Mi ero impegnato a scrivere e pubblicare delle riflessioni, una sorta di diario, di questo periodo, condividendo quest’idea anche con alcuni amici e amiche. L’invasione di altre proposte di questo tipo mi ha in parte demotivato nella condivisione, ma non nella faticosa ricerca di appuntare e fermare con le parole alcuni pensieri ed intuizioni emerse in queste settimane, che oramai sono diventati mesi.

Oggi è un giorno particolare, chi mi è vicino e mi conosce bene sa il perché. Trovo quindi il giusto stimolo e adeguata ispirazione per iniziare a condividere qualcuno dei frammenti di questi diari dalla Fortezza Bastiani. Alcuni scritti sono frutto di una sedimentazione o, come si direbbe in linguaggio monastico, di una ruminazione di pensieri e parole, altri sono poco più che piccoli satori, piccole illuminazioni o intuizioni ancora da rifinire.

# rendere grazie

C’è il riconoscimento di un privilegio, di una pienezza, una soddisfazione che emerge e si è affermata in questa situazione, per me stesso e per le relazioni che mi costruiscono e mi costituiscono.

Per la mia famiglia, per le cose che scrivo e dico (sempre poco umile, lo so, ma non è riconoscimento di una bravura, piuttosto il riconoscimento della possibilità di trovare nelle parole e nella scrittura parti di me stesso che gradisco e riconosco). Grazie.

Grazie per questo amore che mi abita e di cui sento di non avere alcun merito. È felicità? È passione? È esser sceso a patti, un compromesso esistenziale, con la comprensione di un senso della vita?

Rendo grazie a Dio, benedico e dico grazie a voi tutti che mi sopportate, rendo grazie alla Vita, al pensiero, al corpo, a tutto ciò che non viene mai nominato né con i pensieri, né con le parole, né con la poesia. Cresco.

# scrivere

Elisabetta mi invita sempre a non rischiare di scrivere citando altri autori o condividere troppo il pensiero di altri, di essere più personale, diretto, forse meno intellettuale e più “sapiente”. Non credo di riuscirci sempre. Credevo di trovare maggiormente il tempo e le condizioni per una scrittura più composta, fluida, di ampio respiro, con un andamento meno sincopato e didascalico. Anche oggi non sarà così, solo hastag con qualche frase, più o meno insulsa, sotto.

# principio monastico

Clausura, reclusione, deserto, preghiera, meditazione, consapevolezza. Sono solo alcuni termini che sentiamo ripetuti in questo periodo, anche in ambiti e contesti non religiosi, riesumati improvvisamente dalla tradizione monastica ed eremitica.

Il “principio monastico” o “monachesimo interiore” che tanto mi appartiene, così comune a tutte le culture e tradizioni spirituali, e che il secolarismo sembra denigrare o dimenticare, talvolta, in tempi difficili, riemerge e prospetta all’umanità le sue fonti sapienziali.

# quali narrazioni? Dove siamo?

Non è facile riposizionarsi, soprattutto quando il ritrovarsi è obbligato e innaturale. Ma è semplice e complicato ugualmente. Restare a casa, nella propria casa, nel luogo in cui dormiamo, nel luogo che spesso desideriamo, alcova felice e serena, dove gli affetti e la cura è dominante. Oppure la casa è il luogo che per qualcuno è solitudine e isolamento, per altri è incubo, è groviglio insano di dinamiche opprimenti.

Come si sta modificando la mente? Come stiamo ricalibrandoci nella ridefinizione di tempi e possibilità?

Io credo sia necessario affidarci alle narrazioni, lunghe e che si sviluppano in modo progressivo e coinvolgente. Ma non tutte le narrazioni che abbiamo ascoltato o che ci hanno invaso in questo tempo sono state utili. Ci voleva lucidità e pazienza per setacciare e riconoscere. Occorreva stare, occorreva allontanarsi.

Ora è qui che siamo, è qui che dobbiamo capire di essere.

E dobbiamo fare incetta di energie e carica emotiva per affrontare la ripartenza che sarà affannosa e indescrivibile. Ma siamo solo all’inizio del guado, servono energie per superarlo, per questo restare che ci affanna e ci inquieta, e serve una riserva di sapienza e consapevolezza da costruire e preservare per il tempo della nuova uscita, rinascita sociale o chiamiamola semplicemente col suo nome: libertà.

# diari dalla fortezza Bastiani

Il riferimento è al libro “Il deserto dei Tartari” di Dino Buzzati che ho riletto la scorsa estate. Da allora mi accompagnava quest’idea del rileggermi alla luce della vicenda dell’ufficiale Giovanni Drogo. All’inizio di questa fase più serrata di distanziamento sociale ho voluto immaginarci tutti dei Giovanni Drogo rinchiusi forzatamente in una fortezza Bastiani collettiva. Da lì si sarebbero sviluppati dei diari che narravano l’attesa, lo scrutare un orizzonte in cui nulla accadeva, il non poter scegliere un cambiamento o l’adattarsi ad un’inerzia quotidiana passiva e deprimente, rivedersi e vivere specularmente la vicenda del protagonista del romanzo di Buzzati. I diari sarebbero stati molteplici, la fortezza è una sola. L’idea è questa. Chi vuole cerchi una divisa da ufficiale, e affondi in quest’attesa con me.

# figli

Ogni volta che dobbiamo affrontare una cosa nuova ci sentiamo sempre inadeguati. Questa sensazione o convinzione, l’idea che in qualche modo non siamo pronti ad affrontare una cosa nuova, ci può bloccare e non far cambiare mai. Ho pensato che la cosa più “incosciente”, “alternativa”, “rischiosa”, “imbarazzante”, che abbia fatto in vita mia sia stato “fare” dei figli (ne ho due, di 12 e 16 anni).

L’essere genitori è la cosa che ti fa sentire più inadeguato, ignorante, limitato che esista, ma allo stesso tempo vedendoli crescere ti accorgi di quanto quel tuo poco sia immensamente generatore di vita (oltre a mille altre cose, ovviamente…). Una cosa che mi faceva commuovere mentre erano nel grembo di mia moglie era questa: questo essere un giorno penserà, farà le sue scelte, amerà a modo suo… Pazzesco. Da togliere il fiato. Poi ti ritrovi all’improvviso in casa un “giovane coglione” 16 enne, come lo siamo stati tutti e lo sono tutti i sedicenni, e qualche imprecazione ti scappa, ma così è questa sfida dell’esser genitori. Averli avuti entrambi in casa e averci trascorso così tanto tempo insieme è stato per me, per noi, una gran bella opportunità di cui rendo grazie.

# resilienza trasformativa

Ho ascoltato in una live di qualche settimana fa il prof. Giovannini (ex ministro del lavoro nel governo Letta e cooptato nella task force del Governo per la ripartenza) – in un confronto molto interessante e fruttuoso con Castegnaro (Forum di Limena) –  che parlava di resilienze trasformative, in merito alla necessità di cambiamento e ricostruzione dopo aver “resistito” all’urto di questa epidemia.

In fondo pensavo come forse ogni vita sia di fatto un processo di resilienza trasformativa. Penso in particolare alle capacità che tante persone dimostrano di resistere ai traumi, agli infortuni, alla malattia, ai lutti, ai cambiamenti che la vita a volta ti sbatte addosso, alle insoddisfazioni, piccole o grandi, che a volte ci attanagliano. E ci trasformiamo, non per alienarci da noi stessi, ma per avvicinarci sempre più a un “io” che ci piaccia e ci faccia star bene (forse esser felice…ma qui si apre un altro enorme scenario…). Ci vuole coraggio, determinazione, e molti che conosco ne hanno a tonnellate. A tutti i resilienti trasformativi: grazie.

Francesco Maule

7 maggio 2020

«L’ho visto! È risuscitato»

«L’ho visto! È risuscitato»

Eravamo sul punto di separarci quando Caifa mi strinse familiarmente un braccio per segnalarmi un assembramento che si stava formando all’angolo della piazza.
Montata su un asino, avanzava una donna, una donna matura, molto bella. […] Il suo sguardo sereno sembrava vedere cose che gli altri ignorano.
Caifa sussurò il suo nome: «Maria di Magdala».

Lo scoprivo non senza meraviglia. C’era qualcosa di nobile nell’eleganza di una pettinatura semplicissima: i folti capelli neri erano semplicemente portati in avanti e spiovevano sulla spalla sinistra. Eretta sul suo asino, incarnava la maestà sovrana.

Caifa interferì nella mia contemplazione. Mi spiegò che era solo una prostituta dei quartieri settentrionali.

Le donne le correvano incontro come attratte dalla forza che emanava.

«L’ho visto! L’ho visto! È risuscitato».

La donna bruna pronunciava queste parole con voce calda e profonda, segnata dalla stessa sensualità dei suoi occhi bistrati e delle sue lunghe ciglia cariche di stupore. Scese dall’asino, abbracciò le compagne.

«Rallegratevi. È risuscitato. Dov’è sua madre? Voglio dirglielo».

Tra la gente attorno a lei si aprì un varco.

Da una casupola di argilla e sassi, uscì una contadina. Il suo volto invecchiato denunciava le angustie di una vita di lavoro, le fatiche di un’esistenza difficile e il gonfiore impresso da un recente tormento. Allargò tuttavia le braccia e porse le sue mani sciupate e nodose a Maria di Magdala. Quella vecchia madre che aveva appena perso uno dei suoi figli in un supplizio umiliante trovava ancora la forza di spalancare le braccia a chi veniva in visita da lei.

Ma la prostituta si gettò ai suoi piedi.

«Maria, tuo figlio vive! Non l’ho riconosciuto subito. La voce, gli occhi mi erano familiari. Ma aveva un cappuccio. Tutto ciò che lo sconosciuto andava dicendomi mi colpiva dritto al cuore, e così mi sono avvicinata. Allora l’ho riconosciuto. Mi ha abbracciata e mi ha detto: “Và, annuncia la buona notizia al mondo intero. Jeshua è morto per tutti voi, e per tutti voi è risuscitato”. Tuo figlio vive, Maria! È vivo!».

La donna anziana non si muoveva più. Ascoltava in silenzio le parole della Maddalena. Invece di sentirsene consolata, sembrava abbattuta, gravata di qualche nuovo peso. Pensai che stesse per cadere.

Poi due lacrime, lentamente, presero forma sotto le sue palpebre arrossate. Alla fine, era il dolore che scattava, che doveva trovare sfogo. Ma i singhiozzi non si fecero sentire. La luce che aveva negli occhi cambiò, ritornò alla vita, e adesso, su quella vecchia maschera di pelle raggrinzita, brillava il suo magnifico, luminoso, il suo grande e limpido amore per il figlio, radioso come un’alba sul mare.

Éric-Emmanuel Schmitt, Il vangelo secondo Pilato, San Paolo Editore, Milano 2002. Pagg. 170 – 172.

***

Una lettura laica della Pasqua potrebbe essere questa: la forza della vita che supera i nostri limiti, le nostre fragilità, la nostra tristezza e ogni disperazione (mancanza di speranza).

Una gioia che irrompe, una conoscenza che cambia la luce negli occhi.

Che ognuno trovi la sua Pasqua, la sua risurrezione. Auguri! Francesco

Incontro del Risorto con Maria di Magdala | Rupnik |
centroaletti.com

Dell’aggiornare un blog, del comunicare, del vagare, del vivere…

Dell’avere un blog, del come essere presenti nel web e nei social media, di come aggiornare i propri contenuti, delle cose che si hanno da dire e di cosa si vuole condividere.

Sono domande che prima o poi emergono e si pone colui, come il sottoscritto, in modo più o meno consapevole, ha iniziato qualche tipo di attività legata all’informazione o alla cultura o all’arte nel web. Nel mio caso il blog “elbagolo”.

Soprattutto quando passano le settimane, a volte anche i mesi, e non si riesce a trovare nulla di significativo da dire o da condividere. Nel mio caso in questi due mesi ho scritto molto, letto molto, ascoltato molte cose interessanti, riflettuto e studiato su varie tematiche, ma nulla ha trovato quella declinazione che mi avesse fatto desiderare di pubblicarla e condividerla. Anche se il mio blog ha un numero molto molto ristretto di “followers” che, cosa che non ho mai fatto, ringrazio per la fiducia e fedeltà, è necessario tenere conto che ogni cosa messa in rete ha un potenziale ipoteticamente infinito e indefinito. Io poi, poco umilmente, ho tentato di puntare più sulla qualità (oseri dire sulla significatività) che sulla quantità, ma oggi siamo letteralemente invasi e, lo riconosco, anche di contributi di alta qualità. A volte diventa quindi difficile “postare”, e oggi voglio ammetterlo. Io continuo per la mia strada, una strada secondaria, poco frequentata, silenziosa, che muta spesso contesto, senza una connotazione definita e definitiva, che induca alla riflessione e contemplazione più che alla soluzione e definizione. Questo blog è una parte di me, certamente parziale, che non rinnego, che a volte trascuro e su cui a volte invece ho investito parecchie energie. Mi piace, ne sono fiero e oggi mi ritrovo a riconoscere che quello che posso dire è solo questo.

Forse è arrivato il tempo anche di cambiare qualcosa (in fondo “elbagolo” nel 2020 compie i suoi dignitosi e onesti 10 anni) e qualche idea mi sta frullando in testa, per cui non aggiungo altro, oggi va così, grazie a chi mi legge e segue,

stay tuned!

Francesco Maule

febbraio 2020

Natale, oggi…

Desidero comporre questo post natalizio di alcuni dei tanti contributi che mi sono giunti in questi giorni. Il filo è il valore della vita che il Natale dovrebbe esprimere sempre.

Una mia studentessa ha espresso bene questo pensiero con un suo scritto che condivido.

La vita, un dono.

A detta da molti la vita è un dono, un dono speciale, quello che molti non sanno però è il suo valore.

Ognuno è libero di scegliere se mettere il proprio regalo in uno dei tanti scaffali a prender la polvere o decidere di prenderlo in mano e portarlo non sé scoprendolo e arricchendolo con le proprie esperienze giorno per giorno senza pentirsene in futuro. Non c’è una linea guida su come utilizzare ciò, non c’è giusto o sbagliato, so solo che, quel piccolo grande dono, se portato con sé, alla fine del proprio percorso, quando lo si andrà a mettere in uno dei tanti scaffali, non apparirà un oggetto insignificante, ma pieno di valore; potrà aver preso botte, essersi rotto in mille pezzi e aggiustato altrettante volte, ma apparire comunque enorme.

Ci sono 7 miliardi di doni nel mondo, o poco più, ma solo uno tra tanti darà un piccolo frammento del proprio essere ad un suo simile. Questa è per me la felicità: qualcuno in grado di entrare a far parte della vita di una persona, cambiandone la forma e rendendola migliore.

Quel dono alla fine troverà spazio su quello scaffale, accanto all’altra figura che ha reso la sua vita divertente, bella e unica grazie al suo frammento.

Giorgia

Aggiungo ancora una riflessione di Adriano Sella (Natale: il Dio con noi con il volto di madre terra) incorniciata da due canzoni, una di Enrico Galiano (E se Gesù nascesse oggi), provocatoria e severa verso un Natale troppo mieloso e consumista che rischia di dimenticare la figura di Gesù, l’altra una classica “Astro del ciel” arrangiata del collega Biagio cantata dalla voce della moglie Anna. Buon Natale del cuore a tutti e buona vita! F. M.

(altro…)

Il mondo che viene

Ci manca infinitamente la vita, ci scappa via da tutte le parti,

non possiamo bloccarla, ma nella sua ricerca

sta tutto il senso che ce la può rendere preziosa.

Lucilio Santoni

Lucilio Santoni, Il mondo che viene. Partitura libera per cristiani e anarchici. More Nocturne Books, http://www.morenocturne.com/ Roseto degli Abruzzi (TE), 2019.

Ho già scritto di Lucilio Santoni qualche mese fa. (Il link del precedente post è qui). Un mese fa Carmelo Neri, libraio ed editore di Roseto degli Abruzzi, ha voluto donarmi “Il mondo che viene” di Lucilio Santoni, ultima sua fatica editoriale. È un libro che riprende, rimodula e ripresenta, in modo forse più asciutto e altrettanto poetico le tematiche del già descritto “Cristiani e anarchici”, ma con nuovi inserti e scritti inediti di questo intenso pensatore marchigiano. Santoni sottolinea ancora in modo spregiudicato e tensivo come “le uniche culture vive della nostra scena sociale siano quella cristiana evangelica e quella anarchica”.

Di questo nuovo testo sono molte le suggestioni che mi hanno emozionato e riportato in quella dimensione di riflessione contemplativa ma strettamente socio-politica che già Santoni mi aveva mostrato nel suo precedente lavoro.

In particolare aggiungo il tema della “lingua della propria ferita” proposto dalle “comunità senza residenza né carte d’identità”. Scrive Santoni: “Nella comunità delle umanità diverse ci si scortica a vicenda l’anima per trovare una pelle autentica. […] Dispersione, spaccatura, nudità, ben si sposano con l’intimità calda di un amore; essere senza luogo e senza riposo apre alla vertigine delle lontananze: solo tale condizione può partorire una vita consacrata, cioè parlante la lingua della propria ferita. Una vita nella quale fioriscono i contrasti dell’esistenza: bontà e fermezza, serietà e gioia infantile, grandezza e umiltà, teologia e politica, redenzione e emancipazione”. (pag. 22)

Come ho già avuto modo di esprimere, direttamente anche a Carmelo, la mia sintonia con la posizione politico-culturale di Lucilio Santoni è sempre più intensa e forte.

A pagina 37 Santoni scrive: “Io perseguo spazi antagonisti, vite resistenti, materiali incandescenti perché sono affascinato dallo scarto, dal fallimento. […] Chi sono io che perseguo forme di vita devianti eppure tenacemente coraggiose? Qual è il mio sapere nell’età della tecnologia spinta, delle città fagocitanti, dei non luoghi a procedere?”

Libertà, felicità, mancanza, ferita sono alcune delle parole chiave delle sue riflessioni che vanno meditate e assorbite con pazienza e fiducia. Questo breve testo della More Nocturne Books è un ottimo strumento per avvicinarsi a questo autore e per coglierne la delicatezza umana.

L’apice o apoteosi, di cui non è possibile fare nessuna “recensione”, è data dal capitolo “Prima di andare: la carne, l’altrove infinito” (pagg. 55 – 58), capitolo durissimo e sconcertante, dove Santoni partendo da un breve filmato, riesce a posare parole di estrema compassione verso una vicenda di violenza, violazione e aberrante disumanità con una maestria e sensibilità davvero toccanti e commoventi.

È da li, da quella disumanità, che parte la sua ricerca dell’umanità e dell’amore, di quel “mondo che viene” che è anche il nostro.

Francesco Maule

Rispetto ad un altro autore che ci aiuta ad interpretare “il mondo che viene” segnalo e invito a vedere l’intervista dei giorni scorsi su Sky News 24 a Yuval Noah Harari, autore che non mi stanco di invitare a leggere ed ascoltare e che ho già segnalato in miei post precedenti: > connessioni-laiche-2-0/ & connessioni-mistiche_2-0/ <

In quest’intervista (qui il link al sito per eventuale lettura: https://tg24.sky.it/mondo/2019/07/19/yuval-noah-harari-intervista.html) emerge tutta la sua lucidità e presenta in modo sintetico le tematiche che ampiamente approfondisce nel suo ottimo “21 lezioni per il XXI secolo”.

L’intervista integrale di Giuseppe De Bellis a Yuval Harari è visibile qui:

https://video.sky.it/news/mondo/lintervista-integrale-di-giuseppe-de-bellis-a-yuval-harari/v525541.vid

Francesco Maule

solidarietà ad Asmae Dachan

Ho avuto l’onore e il privilegio di conoscere Asmae Dachan lo scorso anno grazie alla sua partecipazione ad un incontro con un’associazione con cui collaboro.

E’ stata nostra ospite a cena e ho potuto ascoltarla più volte in vari incontri. Ho letto il suo magnifico e doloroso libro “Il silenzio del mare” dove lei si esprime al meglio sia come scrittrice, dimostrando una  conoscenza e utilizzo della lingua italiana sopraffini e letterariamente notevoli, sia come attivista e conoscitrice delle fatiche umane e sociali sia del paese d’origine della sua famiglia, la Siria, che dell’Italia, dove è cresciuta.

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha deciso di conferirle un’oreficienza (Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica) il 2 giugno scorsi. Una leader politica ha pretestuosamente criticato questa scelta e questo riconoscimento.

Desidero esprimere tutta la mia solidarietà ad Asmae, in nome dell’amicizia che ci lega e della fiducia nel suo rigoroso e infaticabile lavoro di tessitrice del dialogo e della conoscenza, della denuncia di tragedie umanitarie cui tendiamo sempre più a sottrarci, della sua capacità poetica e intrisa di umanità di raccontare ed esprimere la vita.

Francesco Maule

Articolo Avvenire.it

Il razzismo spiegato dai miei figli

Razzista.

Davide: persona che odia persona con colore diverso della pelle.

Mosé: Una persona che non riesce a convivere con persone secondo lui diverse.

Razzismo.

Davide: Odio fra persone diverse. Per me non ha senso.

Mosé: Insufficenza mentale ahah

Oggi 25 aprile, festa della liberazione e giornata di impegno contro il fascismo e la xenofobia, ho compiuto un piccolo gesto di resistenza culturale rileggendo “Il razzismo spiegato a mia figlia” di Tahar Ben Jelloun (io ho l’edizione Bompiani del 1998) e ho chiesto ai miei figli una loro definizione di razzismo e razzista.

Scrive Ben Jelloun: “Il razzismo esiste ovunque vivano gli uomini. Non c’è nessun paese che possa pretendere che non ci sia razzismo in casa sua. Il razzismo è nell’uomo. E’ meglio saperlo e imparare a respingerlo, a rifiutarlo. Bisogna controllare la nostra natura e dirsi: «Se ho paura dello straniero, anche lui avrà paura di me». Si è sempre lo straniero di qualcuno. Imparare a vivere insieme, è questo il modo di lottare contro il razzismo”. Pag. 54