Storie del bagolo

Il mondo che viene

Ci manca infinitamente la vita, ci scappa via da tutte le parti,

non possiamo bloccarla, ma nella sua ricerca

sta tutto il senso che ce la può rendere preziosa.

Lucilio Santoni

Lucilio Santoni, Il mondo che viene. Partitura libera per cristiani e anarchici. More Nocturne Books, http://www.morenocturne.com/ Roseto degli Abruzzi (TE), 2019.

Ho già scritto di Lucilio Santoni qualche mese fa. (Il link del precedente post è qui). Un mese fa Carmelo Neri, libraio ed editore di Roseto degli Abruzzi, ha voluto donarmi “Il mondo che viene” di Lucilio Santoni, ultima sua fatica editoriale. È un libro che riprende, rimodula e ripresenta, in modo forse più asciutto e altrettanto poetico le tematiche del già descritto “Cristiani e anarchici”, ma con nuovi inserti e scritti inediti di questo intenso pensatore marchigiano. Santoni sottolinea ancora in modo spregiudicato e tensivo come “le uniche culture vive della nostra scena sociale siano quella cristiana evangelica e quella anarchica”.

Di questo nuovo testo sono molte le suggestioni che mi hanno emozionato e riportato in quella dimensione di riflessione contemplativa ma strettamente socio-politica che già Santoni mi aveva mostrato nel suo precedente lavoro.

In particolare aggiungo il tema della “lingua della propria ferita” proposto dalle “comunità senza residenza né carte d’identità”. Scrive Santoni: “Nella comunità delle umanità diverse ci si scortica a vicenda l’anima per trovare una pelle autentica. […] Dispersione, spaccatura, nudità, ben si sposano con l’intimità calda di un amore; essere senza luogo e senza riposo apre alla vertigine delle lontananze: solo tale condizione può partorire una vita consacrata, cioè parlante la lingua della propria ferita. Una vita nella quale fioriscono i contrasti dell’esistenza: bontà e fermezza, serietà e gioia infantile, grandezza e umiltà, teologia e politica, redenzione e emancipazione”. (pag. 22)

Come ho già avuto modo di esprimere, direttamente anche a Carmelo, la mia sintonia con la posizione politico-culturale di Lucilio Santoni è sempre più intensa e forte.

A pagina 37 Santoni scrive: “Io perseguo spazi antagonisti, vite resistenti, materiali incandescenti perché sono affascinato dallo scarto, dal fallimento. […] Chi sono io che perseguo forme di vita devianti eppure tenacemente coraggiose? Qual è il mio sapere nell’età della tecnologia spinta, delle città fagocitanti, dei non luoghi a procedere?”

Libertà, felicità, mancanza, ferita sono alcune delle parole chiave delle sue riflessioni che vanno meditate e assorbite con pazienza e fiducia. Questo breve testo della More Nocturne Books è un ottimo strumento per avvicinarsi a questo autore e per coglierne la delicatezza umana.

L’apice o apoteosi, di cui non è possibile fare nessuna “recensione”, è data dal capitolo “Prima di andare: la carne, l’altrove infinito” (pagg. 55 – 58), capitolo durissimo e sconcertante, dove Santoni partendo da un breve filmato, riesce a posare parole di estrema compassione verso una vicenda di violenza, violazione e aberrante disumanità con una maestria e sensibilità davvero toccanti e commoventi.

È da li, da quella disumanità, che parte la sua ricerca dell’umanità e dell’amore, di quel “mondo che viene” che è anche il nostro.

Francesco Maule

Rispetto ad un altro autore che ci aiuta ad interpretare “il mondo che viene” segnalo e invito a vedere l’intervista dei giorni scorsi su Sky News 24 a Yuval Noah Harari, autore che non mi stanco di invitare a leggere ed ascoltare e che ho già segnalato in miei post precedenti: > connessioni-laiche-2-0/ & connessioni-mistiche_2-0/ <

In quest’intervista (qui il link al sito per eventuale lettura: https://tg24.sky.it/mondo/2019/07/19/yuval-noah-harari-intervista.html) emerge tutta la sua lucidità e presenta in modo sintetico le tematiche che ampiamente approfondisce nel suo ottimo “21 lezioni per il XXI secolo”.

L’intervista integrale di Giuseppe De Bellis a Yuval Harari è visibile qui:

https://video.sky.it/news/mondo/lintervista-integrale-di-giuseppe-de-bellis-a-yuval-harari/v525541.vid

Francesco Maule

solidarietà ad Asmae Dachan

Ho avuto l’onore e il privilegio di conoscere Asmae Dachan lo scorso anno grazie alla sua partecipazione ad un incontro con un’associazione con cui collaboro.

E’ stata nostra ospite a cena e ho potuto ascoltarla più volte in vari incontri. Ho letto il suo magnifico e doloroso libro “Il silenzio del mare” dove lei si esprime al meglio sia come scrittrice, dimostrando una  conoscenza e utilizzo della lingua italiana sopraffini e letterariamente notevoli, sia come attivista e conoscitrice delle fatiche umane e sociali sia del paese d’origine della sua famiglia, la Siria, che dell’Italia, dove è cresciuta.

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha deciso di conferirle un’oreficienza (Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica) il 2 giugno scorsi. Una leader politica ha pretestuosamente criticato questa scelta e questo riconoscimento.

Desidero esprimere tutta la mia solidarietà ad Asmae, in nome dell’amicizia che ci lega e della fiducia nel suo rigoroso e infaticabile lavoro di tessitrice del dialogo e della conoscenza, della denuncia di tragedie umanitarie cui tendiamo sempre più a sottrarci, della sua capacità poetica e intrisa di umanità di raccontare ed esprimere la vita.

Francesco Maule

Articolo Avvenire.it

Il razzismo spiegato dai miei figli

Razzista.

Davide: persona che odia persona con colore diverso della pelle.

Mosé: Una persona che non riesce a convivere con persone secondo lui diverse.

Razzismo.

Davide: Odio fra persone diverse. Per me non ha senso.

Mosé: Insufficenza mentale ahah

Oggi 25 aprile, festa della liberazione e giornata di impegno contro il fascismo e la xenofobia, ho compiuto un piccolo gesto di resistenza culturale rileggendo “Il razzismo spiegato a mia figlia” di Tahar Ben Jelloun (io ho l’edizione Bompiani del 1998) e ho chiesto ai miei figli una loro definizione di razzismo e razzista.

Scrive Ben Jelloun: “Il razzismo esiste ovunque vivano gli uomini. Non c’è nessun paese che possa pretendere che non ci sia razzismo in casa sua. Il razzismo è nell’uomo. E’ meglio saperlo e imparare a respingerlo, a rifiutarlo. Bisogna controllare la nostra natura e dirsi: «Se ho paura dello straniero, anche lui avrà paura di me». Si è sempre lo straniero di qualcuno. Imparare a vivere insieme, è questo il modo di lottare contro il razzismo”. Pag. 54

 

manifestare la realtà #2

Epifanizzare l’universo, con occhi limpidi e intonsi.

Circondare le galassie di stupita ammirazione e riconoscere umilmente la nostra irrisorietà.

Non temere questa grandezza, gestire adulti la sconfinatezza, rimanere convinti e consapevoli della potenza di ogni gesto d’affetto, di ogni parola pensata, di tutta l’espressività della nostra contemplazione.

Riconoscere che le rappresentazioni più significative le propone il cosmo, con il sole che sorge dal mare, col suono delle onde, con le montagne innevate e la loro magnificenza gloriosa, con i paesaggi, con le stupefacenti acrobazie di colore dei fiori, le piante, gli animali esseri compagni o a volte nostre vittime. Sono esempi, sono parziali riconoscimenti, sono breve elenco della varietà e redenzione concreta che si compie, c’è.

Riconoscere che le rappresentazioni più appassionate ed eloquenti le esprimiamo talvolta anche noi, sapiens, sapienti, umani, parole a cui ogni volta occorrerebbe posporre il punto interrogativo, strana specie che sola sa contemplare e descrivere o raccontare tanta bellezza e armonia, o tragica nefandezza, ma allo stesso tempo ne sa stare indifferente, o sprecarla, deturparla, consumarla, sfinirla.

Epifanizzare la terra e le nostre modificazioni, più o meno rispettose. Nutrire ammirazione anche per le strutture manufatte: i ponti, le strade, le case, le chiese, le città, i capannoni, i motori, i congegni, i chip, i fili elettrici, le connessioni, la tecnica, tecnologica, tecnocratica, tecnogenesi e tecnonecrosi.

Esercitare le architetture, santificare gli osservatori delle piccolezze al microscopio. Ubbidire al riflesso della luce sull’acqua, seguire la luna, nascondersi nelle caverne, ognuno sia hacker.

Benedire tutto ciò che che ci fa meglio guardare, osservare, vedere, sentire, toccare, assaporare, capire, amare. È qui, davati a noi, come questo sole che illumina, e si fa corpo di riflesso con gli scogli come braccia. Steso.

Francesco Maule

OLMOPALOOZA 2018

Edit by: Marco Zaniolo

Domenica 2 dicembre 2018, alle ore 21, si terrà a Creazzo (VI) una serata “revival” su OLMOPALOOZA.

L’evento è nato per la voglia di ritrovarci nel nome della musica, nel nome dell’amicizia, nel nome di quel magnifico momento di fermento artistico e musicale esploso a Vicenza nei primi anni ’90 del secolo scorso. Olmopolooza, quegli anni, quel momento, li ha espressi pienamente, ha alimentato quel fermento, lo ha realizzato.

Non sarà una serata dai toni nostalgici e carichi di rimpianti. Tutt’altro! Sarà un ritrovarci, e scusate la solennità della parola, a celebrare ciò che siamo oggi proprio per quel che abbiamo vissuto e realizzato allora. Olmopalooza ha creato una “comunità” grunge crossover punk rock metal alternative beatnik (ma visto che le etichette non ci sono mai piaciute, perché cercarne ancora?) che si ritrova a quasi venticinque anni dalla prima edizione del 1994, in nome della convivialità, della voglia di ritrovarsi per vedere, ascoltare, condividere frammenti di quegli anni.

Olmopalooza, il cui nome deriva dalla storpiatura del nome del Lollapalooza, uno dei più famosi festival di musica indipendente statunitense, si svolse dal 1994 al 1998 in piazza San Nicola ad Olmo di Creazzo. Vicenza come una “piccola Seattle”.

Era il primo dei concerti rock della stagione delle feste vicentine, proprio perché organizzato alle porte dell’estate. La quasi totalità della “scaletta” prevedeva le performance di gruppi locali o della scena vicentina che, pur in tutta la sua vivacità, assicurava varietà e autenticità.

Durante la serata del 2 dicembre verranno raccontate le origini del festival, le storie delle varie edizioni, verranno mostrate le immagini “analogiche” dei gruppi che si susseguivano sul palco, le varie attività collaterali, immagini dei mitici videobox, testimonianze dei protagonisti il tutto accompagnato da un’inedita “tribute band”: i Nicotine Minimal, un progetto nato appositamente per questo evento e che eseguirà cover dei Nicotine Zed più altre perle soniche dell’epoca.

 

voce di un sottile silenzio

SBANDAMENTI UMBRI | PARTE 2

Assisi (PG). Fraternità di “San Masseo” della Comunità monastica di Bose. 20 luglio 2018.

Il viaggio prosegue stando fermi, il viaggio continua rallentando, il viaggio si ferma attonito sul canto dei monaci. Il viaggio si evolve ascoltando emozioni, cercando il sonno senza il respiro della sposa che rassicura, il viaggio si abbandona al silenzio e all’unicità di un luogo e di una città, al confine tra la profanazione e la santità.

Chiesa di San Masseo (Assisi) – foto F. Maule

Oggi qui festeggiano S. Elia: che la sua forza profetica, quel suo percepire Dio nella “brezza leggera” (o in un  “silenzio sottile”) ci sia di esempio e sostegno. Si dice che gli U2, nel dare il titolo a “Rattle and Hum” quel magnifico ed epico album fatto in parte di canzoni live, in parte di canzoni in studio, registrato durate la tournee negli USA, abbiano fatto riferimento proprio ai versetti del libro dei Re (1Re 19, 9-13a) in cui Dio si rivela ad Elia come silenzio sottile, brezza leggera, sussurro lieve…

Nel viaggio che si lascia trasportare dalla brezza leggera dello spirito emergono voci ed emozioni, sia interiori che fisiche. Vicende della vita, episodi, persone, amici si stagliano in una compassione che non è solo emotiva, è sincera, viscerale.

“[…] in quella che possiamo considerare l’ultima tappa dell’itinerario spirituale [emerge] la voce sottile, quasi trattenuta, percepibile soltanto nel silenzio. Quando, finalmente, si raggiunge una certa maturità spirituale, quando si arriva a dominare i propri impulsi volontaristici, le proprie agitazioni, le proprie passioni, allora si è in grado di sintonizzarsi sull’onda silenziosa della voce divina che ci parla [come ad Elia] nel segreto.

È difficile sintonizzarsi su questa lunghezza d’onda, finché siamo preda delle nostre emozioni. Ma una volta che siamo arrivati a percepire il «silenzio sottile» della voce di Dio, allora è in tutto il nostro essere che si stabilisce la pace: anche nella nostra volontà, nella nostra sensibilità, nei nostri affetti. È attraverso tutto ciò che noi siamo, tutte le nostre esperienze che Dio ci istruisce, e tutto viene riassunto nel silenzio[1]”.

Scrivevo ieri questa poesia:

poesia 2 | estate 2018

Aprirsi al silenzio

Con moderazione e rispetto,

riscoprire e gestire la solitudine

con calma e prudenza.

Accogliere questo luogo

Sconosciuto e lontano

Con coraggio e attenzione.

Stare qui.

 

Sto svuotando e riempendo questo “stare qui” oltre che con l’ascolto e la preghiera, anche di parole da leggere e parole da scrivere, che può sembrare un controsenso rispetto alla ricerca del silenzio.

Sto leggendo vari libri ma in particolare cito “La solitudine del credente” (EDB) di Alberto Mello | “Elogio dell’amore imperfetto” (Cittadella editrice) di Lidia Maggi | “Le età della vita spirituale” di Pavel Evdokimov | e stralci di altri libri che ho trovato qui a San Masseo.

Ci sono alcune spine conficcate chissà dove, se nel cervello, nel cuore, nel corpo, qui, in me:

  • Frediano (ex collega, tra i fondatori della cooperativa Insieme) e la sua morte;
  • Il silenzio come aspettativa troppo idealizzata ed estrema che me lo fa pensare inesistente (ne ho scritto in alcune poesie che pubblicherò prossimamente e ne parlerò in futuri articoli prendendo anche alcuni stralci da “Lettere a un amico sulla vita spirituale” di Enzo Bianchi che ho trovato qui e che trovo significative);
  • La delusione, l’amarezza, il rimpianto che persistono in qualche misura, come un grumo difficile da sciogliere, per un evento personale, sportivo, che può sembrare relativo e banalizzabile ma che ha comunque segnato queste ultime settimane. È uno sfregio che resta superficiale ma è appariscente.
  • L’amicizia: l’altra sera in una bella telefonata con Mauro condividevo come fosse impressionante il sentire la loro presenza qui ad Assisi, come ciò che abbiamo vissuto in questi luoghi più di vent’anni fa, emerge ancora oggi, sfuocato ma potente. Ma mi resta anche il desiderio e la nostalgia per tempi più lunghi di frequentazione con gli amici, di maggiori occasioni di condivisione, avventura, convivialità, anche con le nostre, molto differenti, famiglie e/o solitudini.
  • Elisabetta, il sesso, i corpi. La bellezza del nostro legame riconosciuto in una libertà che ci sostiene.  Ad Elisabetta scrivevo ieri che occorre avere un po’ meno pudore e maggiore libertà per parlare di sessualità. Ad esempio condividendo questo brano che le ho inviato copiato da: Bernardette e Bernard Chovelon, L’avventura del matrimonio, Qiqajon, Comunità di Bose, 2004. Pag. 137 – 139

L’AVVENTURA DEL MATRIMONIO

Qualche consiglio per la costruzione di un’armonia sessuale

Per lui:

  • Crea un clima di tenerezza;
  • Dedica del tempo alle carezze, alle parole affettuose. Non dimenticare che la qualità dei preliminari condiziona la qualità del rapporto sessuale;
  • Rispetta la partner, non farne la schiava delle tue fantasticherie;
  • Presta attenzione al suo piacere, questo accrescerà anche il tuo;
  • Dopo, dedica del tempo alle confidenze, all’abbandono dell’uno all’altra.

Per lei:

  • Non trasformare tuo marito in un eterno mendicante, impara a prendere qualche iniziativa;
  • Lascia il tuo pudore nell’anticamera;
  • Non dimenticare che tuo marito ama anche le carezze;
  • Tuo marito ti ama ancor di più quando sei inventiva e piena di fantasia;
  • Non esitare di mostrargli e a raccontargli il piacere che provi.

Per tutti e due:

  • Sappiate accettare i possibili insuccessi, i limiti dell’altro, la sua fatica, le reazioni diverse dalle vostre;
  • Prendetevi il tempo di cui avete bisogno, non bruciate le tappe;
  • Fate durare il piacere, fermatevi per ripartire meglio;
  • Non cercate di eseguire le “trentasei posizioni”, non state realizzando un’impresa sportiva, vi state amando;
  • Non abbiate paura di guidarvi l’un l’altro nella ricerca del piacere comune;
  • Non dimenticate che la qualità è sempre prioritaria sulla quantità.

foto F. Maule

In un bel poema, Patrice de la Tour du Pin esprime così la gioia del rapporto amoroso:

Quando vengo verso di te con tutta la mia carne,

ripercorrendo i meravigliosi lineamenti del tuo corpo di donna

con le labbra e le mani, la luminosa

cattura del tuo corpo vergine nel mio,

non vi è altro mare per il fiume che io sono

altro cielo per il grido di felicità che io sono,

altro campo per il germoglio d’amore che io sono,

e io sigillo il corpo che noi due facciamo insieme.

 

E posso infine straripare dal mio essere

verso il tuo ventre e la tua gola, estuari di vita,

e riprendiamo fiato l’uno nell’altra, al vento

che proviene dalle più profonde valli sensuali,

e noi siamo del ritmo eterno ritrovato.

 

Perché con un bacio tu cambi tutto un mondo,

e io risveglio le grandi e pure forze della tua carne,

che, sepolte, non avevano trovato la loro pienezza,

e attraverso l’istante nuziale, io so entrare

nell’immensa corrente che unisce le solitudini

degli uomini da sempre, e la solitudine divina

alla loro, e accanto ad essa, questa nostra solitudine

e quella della vita che facciamo fiorire.

 

E al di là del mio amore, ma proprio in esso,

io ripercorro i meravigliosi tratti della tua anima

così com’è stata dinanzi al sorriso di Dio, con i sensi

dell’anima erranti su di essa come le mie mani

sul tuo corpo, per ritrovare colui che mi ha fatto nascere,

al di là di questo indefinito generare del padre

fino al figlio che ci somiglierà[2].

 

Concludo questo post – che è molto diaristico con un’ulteriore poesia che dice il fascino e la fatica, l’ambiguità e dolcezza del silenzio e della solitudine, di cui ora, qui, rendo profondamente grazie.

poesia 3 | estate 2018

Dei passi di un cammino

che credevo semplice

le impronte hanno dettato

sul sentiero sassoso

molti dubbi e alcune

fastidiose incertezze.

Il resto l’ha fatto la signora strana

chiamata mente

imbizzarrita scontrosa

selvaggia immaginatrice

che invece di farsi

posata e moderata

si è scatenata e mi imbarazza.

Ora chi mi aiuta

ad accogliermi e riposarmi

in questo letto nuovo

sul quale volevo coricarmi

da un tempo immemore?

 

Francesco Maule

 

[1] Alberto Mello, Elia o la voce del silenzio, in La solitudine del credente, EDB, Bologna 2010. Pag. 80.

[2] Patrice de la Tour du Pin, “Noces”, livre VIII, in Le Monde de l’amour, Gallimard, Paris 1946.

 

sbandamenti umbri | 1

Ferentillo (Terni), 15 luglio 2018.

È facile parlare della bellezza dell’ignoto e delle cose impensate che nascono dall’aprirsi all’inedito, al nuovo, al non conosciuto. Spesso viene consigliato alle persone di uscire dall’ordinario per scoprire cose nuove e diverse della vita. Ma poi quanto ti capita veramente… quanto baratro, quanto impaurisce la terra (delle sicurezze) che manca da sotto i piedi. Basta poco: un imprevisto, un’indicazione stradale errata in un territorio che non si conosce, un piccolo incidente o guasto, vedere un paese semi deserto con i muri delle case crepati dal terremoto.

Basta poco per farci superare dei confini, delle piccole isole di sicurezza, dei limiti mentali che però ci rassicuravano e ci davano serenità.

Dicono che sia questo il valore del viaggio, sia questo il senso della conoscenza e della curiosità. Qualcuno la chiama avventura, altri scoperta, altri ricerca.

Io pensavo di essere abbastanza pronto, di avere oramai una maturità pellegrina, errabonda e viaggiatrice (beatnik), invece oggi mi sono scoperto corazzato, limitato, lievemente a disagio. Rompere l’armatura non è stato facile, emotivamente è faticoso, ma quando poi ti ritrovi a scrivere, anche solo poche righe, come volevi fare da tempo, mettendoti lì, davanti alle parole e allo schermo, nella tua propria realtà, dà a questo viaggio un bel capitolo d’inizio.

Francesco Maule

foto: Dario Dalla Costa

gioia piena

A tutti i coloro che tentano di essere cristiani in questo tempo in cui è così difficile vivere la fede in Gesù Cristo e nella Chiesa;

a tutti coloro che per motivi politici, sociali, etici lo scorso anno hanno seguito, commentato, analizzato, o solo rifiutato il percorso che ha portato alla legge sulle unioni civili;

a tutti coloro che hanno paura e che antepongono il legalismo agli affetti;

vi voglio raccontare la mia gioia.

Due amiche che conosco da anni, oggi, sabato 29 ottobre 2016, formalizzeranno il loro legame con una cerimonia di unione civile e una grande festa, cui sono stato invitato. Io ne sono profondamente felice e sento una gioia che non sono più disposto a vivere in modo intimo e riservato.

Sono due donne, due ragazze, che stimo per molti motivi. Con V. ho condiviso una fetta importante di quasi vent’anni della mia vita, sul piano lavorativo, ma in realtà anche molto di più, in ordine alla visione del mondo, al cammino nonviolento e ambientalista di reazione alle ingiustizie e disuguaglianze locali e globali e a molte altre piccole grandi cose quotidiane che ci hanno legato in questi anni. V. è una persona seria, rigorosa, di uno spessore umano e civile notevole e solido. Io ho avuto il piacere e il privilegio di conoscere il legame di V. con E., un rapporto che prosegue ormai da qualche anno, il loro impegno sociale, la serietà del loro percorso affettivo e la bellezza del loro vivere insieme nel condividere fragilità reciproche e conforto.

Ma non è la storia di ogni coppia?

Durante lo scorso anno, quando il dibattito sul tema delle unioni civili, in particolare tra persone dello stesso sesso, era acceso e, a volte, violento, anche all’interno della Chiesa, mi sono domandato: ma questi vescovi, questi laici cattolici, non hanno qualche coppia di amici omosessuali o lesbiche a cui sbattere in faccia le loro opinioni, le loro visioni di matrimonio, di coppia, di relazione d’amore? Sarebbero ancora così ottusi nell’interpretazione del dato teologico-morale di fronte all’evidenza di una realtà concreta del tutto avulsa dalle loro preoccupazioni?

Ora V. e E. possono veder garantiti almeno alcuni diritti nel potersi unire civilmente, grazie a questa legge che ha colmato un vuoto che non era più accettabile, non solo per le coppie omosessuali.

Ma è questo che sta sgretolando il matrimonio, la famiglia?

Non nel mio caso. Ogni volta che vedo una coppia che si ama, che si sostiene, che decide di formalizzare, anche civilmente, il proprio legame io trovo alimento e stimoli positivi anche per il mio percorso di coppia con mia moglie e per l’idea di famiglia che voglio trasmettere ai miei figli.

Sono altre le cose che sgretolano il matrimonio, la famiglia. Non ultima la cappa moralista e totalmente al di fuori dalle esigenze etiche, sociali, antropologiche e anche pastorali che il tempo presente richiede.

Gesù mi ha insegnato che quando c’è da festeggiare si festeggia, che quando uno sente la gioia deve viverla in pienezza e oggi per me sarà una gran bella festa.

Francesco Maule

Rider – un giro di pista

Il racconto con cui ho partecipato al concorso #Bicistorie promosso dalla rivista BC della Fiab. F.M.

Ok rider, random start… riders ready… watch the gate… bi bip

Il cancello si sgancia, il semaforo da rosso in pochi attimi è verde. È il momento di spriogionare tutta la potenza sui pedali, è il momento di caricare il peso del corpo in avanti, di tirare sul manubio, di compiere quell’unico gesto, fatto di infinite parti del corpo che si riuniscono per rendere quella partenza la migliore di tutte.

Nel bmx race buona parte della gara si gioca in quell’attimo, alla partenza. È un’esercizio che adoro, è li che devo cercare la sintonia assoluta tra i miei movimenti e quelli della mia bmx, dobbiamo cercare una sorta di fusione, lei deve reagire a tutta l’energia che le dedico, ma allo stesso tempo non devo sbagliare perché la bmx non perdona, così come gli avversari.

foto A. Zampese

foto A. Zampese

Da quell’esplosione che deve avvenire nella partenza, le seguenti pedalate sulla discesa della prima rampa della pista non sono meno fondamentali. La tensione e la rabbia non devono distendersi, anzi, il primo salto va aggredito con una furia e una concentrazione fortissimi. Se parti nelle corsie centrali senti subito i tuoi sette avversari come uccelli dello stesso stormo, diretti verso la stessa méta, che spingono con la tua stessa intensità. Il bmx è un insieme di esplosività, tecnica, ma anche intelligenza e intuizione, il tutto mescolati nei circa quaranti secondi di gara. Il bmx sta alla bicicletta come i cento metri stanno all’atletica. (altro…)