Storie del bagolo

gioia piena

A tutti i coloro che tentano di essere cristiani in questo tempo in cui è così difficile vivere la fede in Gesù Cristo e nella Chiesa;

a tutti coloro che per motivi politici, sociali, etici lo scorso anno hanno seguito, commentato, analizzato, o solo rifiutato il percorso che ha portato alla legge sulle unioni civili;

a tutti coloro che hanno paura e che antepongono il legalismo agli affetti;

vi voglio raccontare la mia gioia.

Due amiche che conosco da anni, oggi, sabato 29 ottobre 2016, formalizzeranno il loro legame con una cerimonia di unione civile e una grande festa, cui sono stato invitato. Io ne sono profondamente felice e sento una gioia che non sono più disposto a vivere in modo intimo e riservato.

Sono due donne, due ragazze, che stimo per molti motivi. Con V. ho condiviso una fetta importante di quasi vent’anni della mia vita, sul piano lavorativo, ma in realtà anche molto di più, in ordine alla visione del mondo, al cammino nonviolento e ambientalista di reazione alle ingiustizie e disuguaglianze locali e globali e a molte altre piccole grandi cose quotidiane che ci hanno legato in questi anni. V. è una persona seria, rigorosa, di uno spessore umano e civile notevole e solido. Io ho avuto il piacere e il privilegio di conoscere il legame di V. con E., un rapporto che prosegue ormai da qualche anno, il loro impegno sociale, la serietà del loro percorso affettivo e la bellezza del loro vivere insieme nel condividere fragilità reciproche e conforto.

Ma non è la storia di ogni coppia?

Durante lo scorso anno, quando il dibattito sul tema delle unioni civili, in particolare tra persone dello stesso sesso, era acceso e, a volte, violento, anche all’interno della Chiesa, mi sono domandato: ma questi vescovi, questi laici cattolici, non hanno qualche coppia di amici omosessuali o lesbiche a cui sbattere in faccia le loro opinioni, le loro visioni di matrimonio, di coppia, di relazione d’amore? Sarebbero ancora così ottusi nell’interpretazione del dato teologico-morale di fronte all’evidenza di una realtà concreta del tutto avulsa dalle loro preoccupazioni?

Ora V. e E. possono veder garantiti almeno alcuni diritti nel potersi unire civilmente, grazie a questa legge che ha colmato un vuoto che non era più accettabile, non solo per le coppie omosessuali.

Ma è questo che sta sgretolando il matrimonio, la famiglia?

Non nel mio caso. Ogni volta che vedo una coppia che si ama, che si sostiene, che decide di formalizzare, anche civilmente, il proprio legame io trovo alimento e stimoli positivi anche per il mio percorso di coppia con mia moglie e per l’idea di famiglia che voglio trasmettere ai miei figli.

Sono altre le cose che sgretolano il matrimonio, la famiglia. Non ultima la cappa moralista e totalmente al di fuori dalle esigenze etiche, sociali, antropologiche e anche pastorali che il tempo presente richiede.

Gesù mi ha insegnato che quando c’è da festeggiare si festeggia, che quando uno sente la gioia deve viverla in pienezza e oggi per me sarà una gran bella festa.

Francesco Maule

Annunci

Rider – un giro di pista

Il racconto con cui ho partecipato al concorso #Bicistorie promosso dalla rivista BC della Fiab. F.M.

Ok rider, random start… riders ready… watch the gate… bi bip

Il cancello si sgancia, il semaforo da rosso in pochi attimi è verde. È il momento di spriogionare tutta la potenza sui pedali, è il momento di caricare il peso del corpo in avanti, di tirare sul manubio, di compiere quell’unico gesto, fatto di infinite parti del corpo che si riuniscono per rendere quella partenza la migliore di tutte.

Nel bmx race buona parte della gara si gioca in quell’attimo, alla partenza. È un’esercizio che adoro, è li che devo cercare la sintonia assoluta tra i miei movimenti e quelli della mia bmx, dobbiamo cercare una sorta di fusione, lei deve reagire a tutta l’energia che le dedico, ma allo stesso tempo non devo sbagliare perché la bmx non perdona, così come gli avversari.

foto A. Zampese

foto A. Zampese

Da quell’esplosione che deve avvenire nella partenza, le seguenti pedalate sulla discesa della prima rampa della pista non sono meno fondamentali. La tensione e la rabbia non devono distendersi, anzi, il primo salto va aggredito con una furia e una concentrazione fortissimi. Se parti nelle corsie centrali senti subito i tuoi sette avversari come uccelli dello stesso stormo, diretti verso la stessa méta, che spingono con la tua stessa intensità. Il bmx è un insieme di esplosività, tecnica, ma anche intelligenza e intuizione, il tutto mescolati nei circa quaranti secondi di gara. Il bmx sta alla bicicletta come i cento metri stanno all’atletica. (altro…)

a dividere il fiore

foto Leonardo Tommasin

foto Leonardo Tommasin

C’era

a dividere il fiore

nel cielo

una voce

che alle case

del nord

dava il vento.

Lontana assenza luminosa

teneva sospesa quella cupa tenda

in cui inghiottiva

bocconi di caliginose nuvole

blu perlate.

Oggi mi hai

nascosto

nel tuo amore

temporale

con un arcobaleno

che infrange e segna

il confine

tra me e te.

(F.M.)

La solidarietà non ha confini

A Vicenza il convegno delle associazioni europee che sostengono il

Kiran Village di Varanasi (India).

 

img_3051

foto: kiranvillage.org

Si festeggia quest’anno il 25° anniversario della fondazione di KIRAN Village, un centro specializzato nell’istruzione e formazione professionale di bambini e giovani disabili, ma anche di coloro che provengono dagli ambienti più disagiati della società indiana, situato nelle vicinanze della città di Varanasi (Uttar Pradesh – India). Per la prima volta le varie associazioni europee che sostengono e collaborano con KIRAN si incontreranno a Vicenza per un convegno, che si terrà a Villa San Carlo di Costabissara (VI), sabato 27 e domenica 28 giugno. La festa aperta a tutti coloro che vogliono conoscere questa realtà si svolgerà domenica dalle ore 10 in poi.

KIRAN è stato fondato nel 1990 da Judith “Sangeeta” Keller, che aveva lasciato il suo paese nativo di St. Gallen in Svizzera per vivere e lavorare tra i più poveri a Varanasi. Ciò che era iniziato come una semplicissima scuola per pochi bambini disabili, collocata su una terrazza che godeva la vista del fiume Gange, oggi è diventato un villaggio dove lavorano 150 dipendenti, molti dei quali sono disabili/ex-allievi della scuola KIRAN, e dove quasi 400 bambini e giovani frequentano le varie strutture scolastiche e professionali. Negli ultimi anni, oltre al lavoro fatto direttamente al KIRAN Village, un impegno importante è stato preso dall’organizzazione per offrire servizi di riabilitazione e reintegrazione sociale per i disabili che vivono nei villaggi rurali nei dintorni di Varanasi.

foto: kiranvillage.org

foto: kiranvillage.org

Spesso i disabili in queste zone rimangono isolati e possono passare anni senza che vengano adeguatamente diagnosticati o curati. Questa iniziativa, chiamata “Outreach Program”, porta l’esperienza e know-how di KIRAN a più di 3000 bambini e giovani in oltre 40 villaggi, coprendo un territorio più vasto per dimensioni della provincia di Vicenza. Da alcuni anni lavora stabilmente a questo progetto anche il neurologo vicentino dott. Moreno Toldo.

In occasione di questo 25° anniversario della fondazione di KIRAN Village le varie associazioni europee che sostengono e collaborano con KIRAN hanno sentito il bisogno di incontrarsi, conoscersi, festeggiare insieme, ed è stata scelta Vicenza proprio per il forte legame che molte persone vicentine e trevigiane hanno con questo progetto di integrazione e riscatto per molti disabili indiani. L’obiettivo è quello di parlare del futuro di KIRAN e di come le associazioni europee potrebbero facilitare il suo sviluppo. Saranno presenti rappresentanti delle associazioni provenienti dalla Svizzera (http://kiranvillage.ch), Francia e Germania. Sarà presente anche la fondatrice del KIRAN Village, Judith Keller, e altri membri dello staff di KIRAN, accompagnati anche da musicisti di musica tradizionale indiana.

L’organizzazione dell’evento sarà curata dall’associazione ‘Amici di KIRAN Italia’ che è un gruppo di ex-volontari e appassionati sostenitori del KIRAN Village. L’associazione è stata fondata da Paul Filippetto nel 2013 con membri che provengono soprattutto dalle province di Vicenza, Treviso e Padova. L’associazione ‘Amici di KIRAN Italia’ è impegnata non solo nel sostegno economico di KIRAN Village attraverso manifestazioni e mercatini dei prodotti del KIRAN Village, ma anche e soprattutto nell’educazione all’interculturalità, allo sviluppo sostenibile, alle relazioni interreligiose e il rispetto dei diritti dei disabili. L’Associazione Amici di KIRAN Italia è anche coinvolta nella selezione, formazione e sostenimento di volontari per l’inserimento in programmi di cooperazione. Negli ultimi 5 anni ci sono stati circa una ventina di volontari che sono stati a lavorare a Kiran.

Per informazioni e per partecipare al pranzo indiano di domenica 28 giugno contattare Villa San Carlo al tel. 0444 971931 o mail: kiran.italia@gmail.com.

festa KIRAN Village_28_06_comunicato

kiranAd_final2

la comunità della creazione

Durante l’ultimo Festival Biblico, sul tema “Custodire il Creato, coltivare l’Umano”, tra le innumerevoli conferenze, sono riuscito ad ascoltare due lezioni di due teologi davvero notevoli. Jürgen Moltmann è uno dei teologi più importanti del secolo scorso e il primo ad aver messo in discussione, con una rigorosa fondazione biblico-teologica, l’antropocentrismo della modernità.

Richard Bauckham, in continuità con Moltmann, sta invece facendo qualche passo in più, particolarmente interessante, in ambito che qualcuno inizia a definire “ecoteologia”. Mi affido ai comunicati stampa del Festival Biblico per alcuni spunti sui loro interventi. Alla fine dell’intervento di Moltmann è possibile scaricare anche la sua relazione tradotta dal tedesco da Luigi Dal Lago. [F.M.]

Richard Bauckham: la comunità della creazione nella Bibbia e oggi

.

E se ci fossimo un po’ troppo montati la testa? Un semplice cambio di prospettiva può finalmente cambiare il nostro rapporto con la natura, se anche la Bibbia, con la Genesi e il Salmo 104, ci ricordano che non siamo il centro della creazione. Siamo dentro la creazione.
Le premesse della lectio del teologo anglicano Richard Bauckham al Festival Biblico dal titolo “La comunità della creazione nella Bibbia e oggi” sono quanto mai ancorate alla realtà empirica: «Stiamo vivendo la sesta estinzione di massa. Per cinque volte nel corso della storia della terra, in un breve periodo di tempo, sono state cancellate gran parte delle specie viventi. L’ultima volta, 65 milioni di anni fa, un asteroide ha sterminato i dinosauri. Adesso l’asteroide siamo noi». La grande vittima è la biodiversità, ogni anno scompaiono migliaia e migliaia di specie di insetti, fiori, piante, uccelli e mammiferi, alcune delle quali ancora da scoprire, nascoste nei fondali oceanici o nelle foreste equatoriali. «Già i nostri avi avevano fatto scomparire la megafauna, sterminando animali come i mammut, poi, però, la tecnologia ha impresso un’accelerazione al fenomeno, tanto che l’Homo Sapiens è stato definito il “serial killer” della biosfera». Dio, nella Bibbia, chiedeva altro: «Non siamo al di fuori della distruzione della natura. Siamo una parte importante di una comunità interdipendente. E questa comunità è il creato: ci dobbiamo rientrare».

(altro…)

Cultura di pace e cultura delle armi. Un’esposizione ambigua alla Fiera di Vicenza

Aprirà  sabato 14 e proseguirà fino al 16 febbraio 2015, alla Fiera di Vicenza, HIT Show 2015 (Hunting, Individual Protection, Target Sports), un’esposizione di armi e altri prodotti per la caccia e lo sport, ma anche destinati alla “protezione individuale”. Cultura di pace e cultura delle armi; loro commercio e responsabilità sociale; rilevanza del settore e rapporti con il territorio. Su questi temi logo_opal_piccolol’Osservatorio Permanente sulle Armi Leggere e Politiche di Sicurezza (OPAL) di Brescia e la Rete Italiana per il Disarmo hanno invitato le associazioni vicentine e la cittadinanza ad un approfondimento e confronto.

132

«Proseguiremo il dialogo con l’Amministrazione di Vicenza ed i promotori di “HIT Show” e chiederemo agli organizzatori dell’evento di definire un codice di responsabilità sociale della manifestazione fieristica». Lo affermano in una nota congiunta l’OPAL di Brescia e la Rete Italiana per il Disarmo, che venerdì 13 febbraio hanno tenuto un incontro pubblico dal titolo “HIT Show: questioni aperte e prospettive”, presso il salone della Cooperativa Insieme a Vicenza. Presenti, tra i relatori, Piergiulio Biatta (Presidente dell’Osservatorio OPAL di Brescia), Giorgio Beretta (analista del commercio di armi).

«Riteniamo positiva − si legge nella nota − l’interlocuzione che si è aperta con l’Amministrazione di Vicenza nella persona dell’Assessore Isabella Sala (Assessore alla Comunità e alle Famiglie) e con i promotori di “HIT Show” (Fiera di Vicenza SpA e Associazione Nazionale Produttori Armi e Munizioni Sportive e Civili, ANPAM) che, a seguito di un incontro con i nostri rappresentanti, ha già portato gli organizzatori dell’evento a chiarire una serie di informazioni precedentemente diffuse agli organi di stampa (nota 1) e soprattutto a diverse riviste del settore armiero in merito alle caratteristiche della manifestazione e a specificare le tipologie delle armi e dei materiali esposti, degli oggetti in vendita, le modalità e le restrizioni di accesso ai vari eventi previsti». «Ci auguriamo − affermano OPAL e Rete Disarmo − che sia un primo passo di un cammino di confronto aperto a sensibilità come le nostre, da sempre attente e critiche nei confronti della cosiddetta “cultura delle armi”, sulle diverse implicazioni che questo nuovo evento fieristico vicentino solleva: evento che − come annunciano gli stessi promotori − “si propone come l’appuntamento italiano leader per il settore delle armi sportive e civili” e che “punta a diventare l’appuntamento di riferimento in Italia e in Europa per il comparto armiero Made in Italy” (nota 2)».

«Un evento, quindi − prosegue la nota di OPAL e Rete Disarmo − che per caratteristiche e ambizioni non può non tener conto dei numerosi aspetti collegati alla diffusione, nazionale e internazionale, delle “armi comuni” e soprattutto alle implicazioni sociali e sulla sicurezza connesse alla crescente giustificazione, anche nel nostro paese, dell’impiego delle armi per la difesa personale. Proprio per questo riteniamo che il salone HIT Show − la cui “offerta
espositiva ha un focus su armi e munizioni” (nota 3) e che riserva un intero padiglione alla “Individual protection” − non possa in futuro limitarsi ad offrire al pubblico solo delle pur importanti “istruzioni” e “simulazioni” sulla difesa personale e delle “practical lessons” sul “tiro da difesa”, ma debba diventare l’occasione per aprire un approfondito dibattito sulla cultura della difesa personale, sull’utilizzo delle armi, sul loro commercio nazionale e internazionale e sulla trasparenza del comparto armiero».
«Proprio per questo − continuano OPAL e Rete Disarmo − nelle prossime settimane inviteremo l’Amministrazione di Vicenza e i promotori di HIT Show a partecipare, in vista della rassegna del prossimo anno, a momenti di confronto pubblico per cominciare a delineare, in dialogo con tutti gli stakeholders, un codice di responsabilità sociale della manifestazione fieristica».
«Essere per il disarmo e per il controllo delle armi − commenta Francesco Vignarca, coordinatore della Rete Italiana per il Disarmo − non ci ha mai impedito, anzi ci ha sempre stimolato a dialogare con tutti coloro che intendono promuovere normative rigorose e codici di autoregolamentazione per contrastare la diffusione delle armi e la trasparenza di questo settore. Riteniamo pertanto che sia nostro compito favorire ogni passo in questa direzione in dialogo con tutte le associazioni, nazionali e locali, sensibili a questi temi ed in particolare con il Comune di Vicenza che nel suo Statuto promuove espressamente la cultura della pace e dei diritti umani».(nota 4) «Crediamo ci siano buoni motivi − aggiunge Piergiulio Biatta, presidente dell’Osservatorio OPAL di Brescia − per ritenere che anche i promotori di HIT Show, cioè la Fiera di Vicenza e ANPAM, siano sensibili al tema della responsabilità sociale. Entrambi, infatti, sono soggetti riconosciuti presso il Consiglio Economico e Sociale (ECOSOC) delle Nazioni Unite (nota 5) . In particolare, la Fiera di Vicenza ha ricevuto l’accreditamento presso ECOSOC per l’implementazione delle attività relative alla Corporate Social Responsibility nella filiera del gioiello. Penso che tutto questo costituisca un ulteriore incentivo per tutti per cominciare a ragionare su un codice di responsabilità sociale anche riguardo all’evento HIT Show». «Potrebbe anche essere l’occasione − conclude Giorgio Beretta, analista di OPAL e Rete Disarmo − per promuovere una maggior trasparenza del settore armiero ed in particolare sulle esportazioni di “armi comuni” e di “armi non militari” dal nostro paese. Come abbiamo documentato in vari studi (nota 6 ), se la gran parte di queste esportazioni è diretta verso i mercati del Nord America e dei paesi dell’Unione Europea, negli anni scorsi una certa parte di queste armi è stata esportata in zone di forte tensione (Medio Oriente e Nord Africa), alle polizie e forze dell’ordine di paesi latinoamericani, a paesi sotto embargo o in procinto di essere dichiarati tali. Si tratta, ovviamente, di esportazioni legali ed autorizzate dagli organi competenti, ma non per questo meno problematiche». Nonostante queste criticità, l’export italiano di “armi comuni” non è nemmeno lontanamente comparabile anche solo a quello di altri prodotti che interessano direttamente la Fiera e la città di Vicenza: mentre, infatti, le esportazioni mondiali di “armi comuni” da tutta Italia non raggiungono i 400 milioni di euro all’anno, quelle di “gioielleria e bigiotteria” e di “cuoio conciato e lavorato” dalla sola provincia di Vicenza hanno superato nel 2013 rispettivamente i 1,4 e 2 miliardi di euro. Un dato, anche questo, su cui riflettere.

(altro…)

Myriam

“riscoprire lo spazio e la forza che ha in noi la libertà che ci è stata data”

Myriam di Silvia Vecchini

Mi è capitato, quasi per caso, di leggere questo libro che viene, limitatamente, catalogato come “narrativa per ragazzi”. Altrettanto limitatamente io la faccio rientrare invece nella categoria della “teologia narrativa”, quella narrativa evocativa che affronta temi, contenuti, e sopratutto storie di vita che evidenziano un forte legame col divino o con il trascendente o con quell’Oltre che ognuno può chiamare in modo diverso. Non è quindi letteratura devota, né spiritualità travestita da storiella romanzata. Silvia Vecchini, l’autrice di questo bellissimo e toccante romanzo, ha trovato, attraverso una parola limpida, la possibilità di far risuonare la Parola di Dio nella storia di questa ragazzina ebrea che visse duemila anni fa.Myriam

L’autrice, in un’intervista, dice: «Il nostro lavoro di divulgare in modo creativo, come sappiamo, la Parola di Dio è un’occasione per noi di rimanere dinanzi a quella Parola, con una domanda viva. Non ci interessa fare delle riduzioni per i ragazzi, come qualcun ha detto, specialmente con i romanzi Rabbunì e Myriam, tanto meno accontentare gli adolescenti, traducendo in un linguaggio a loro più familiare i racconti biblici. Nella storia di Maria, del suo “sì”, è possibile riscoprire lo spazio e la forza che ha in noi la libertà che ci è stata data». (fonte: Silvia Vecchini e Sualzo. Intervista | Tempi.it ). C’è molta poesia nello scrivere della Vecchini, ma anche molta vita e tutta la concretezza della marginalità e precarietà di cui è imbevuta la storia della Rivelazione di Gesù. Questo libro risulta quindi un delicato strumento per togliere molti veli di cui sono stati ricoperti Maria/Myriam e il suo figlio Yeshua/Gesù. Uno strumento che affonda nella storia della cultura ebraica e che ci apre a quella libertà che si lascia trasformare dall’imprevedibile.

Francesco Maule

«Se sarà un liberatore, sarò tra le sue fila.

Se sarà un profeta, berrò le sue parole come latte, le masticherò lentamente come il pane.

Se sarà un sacerdote, unirò il mio al suo cuore nel culto.

Se sarà un maestro, io sarò la sua prima discepola». (p. 308)

Silvia Vecchini, Miryam, ed. San Paolo, Cinisello Balsamo (Mi) 2011 pp. 314 – 16,00 euro

Il blog di Silvia Vecchini: http://laparolamagica.blogspot.it/

Una ottima Recensione di Giovanni Basile tratta da sololibri.net

Dopo un’infanzia quasi clandestina ed un’educazione severa presso un tempio sacro, Myriam diventa a Nazareth sposa di Yoseph, carpentiere rude e passionale, ma dal cuore semplice. La ragazza però ha qualcosa di diverso dalle altre, sembra custodire in sé un segreto. Lei stessa spesso avverte una voce che l’accompagna ovunque. E’ predestinata a una chiamata. E’ la donna prescelta da cui nascerà un bambino che cambierà la storia dell’umanità.

(altro…)

neve

.

.

Sabato scorso ero a Luserna con la mia famiglia. Scrigno di cultura montanara, cimbra, luogo intriso di dolorosa storia di “confine” legata ai tragici eventi della Prima guerra mondiale, Luserna oggi resta popolato da poco meno di trecento abitanti. Al nostro arrivo ha iniziato a scendere la neve. Trovarsi a partire per una camminata, con la propria famiglia, mentre la neve che scende insistente copre progressivamente il sentiero e il paesaggio, mi ha regalato delle emozioni uniche, inedite, meravigliose e che mi hanno lasciato, per qualche giorno, completamente senza parole. Dovevamo raggiungere il rifugio Malga Campo, in realtà distante dal paese poco più di mezz’ora di cammino.

20141228_08331620141227_13290120141227_133040

Ma la nevicata ha reso quella passeggiata un’avventura indimenticabile, soprattutto per i miei figli,

anche perché poi, depositati gli zaini al rifugio e accompagnati dal cane Anuk, abbiamo proseguito la camminata fino al forte Luserna.

Ritornati nel “mondo”, mi ha colpito quanto la nevicata di sabato scorso abbia acceso in molte persone emozioni e commenti. In particolare ho avuto modo, oggi, di leggerne alcuni nel più famoso social network, molti di questi ripetitivi quanto superficiali e banali. Ma davvero da una nevicata si riesce a dire e rappresentare solo con le solite esclamazioni condite con foto per nulla significative?

20141228_104337

.

Certo noi abbiamo avuto una situazione ideale che ha amplificato gli effetti della nevicata, il bosco e l’isolamento ci hanno donato la possibilità di una percezione particolare, esplosa poi, ieri mattina, in una luminosità splendente. È stato però oggi, leggendo alcuni brani dal libro “Stagioni” di Mario Rigoni Stern, che ho trovato quelle parole che mi permettono di descrivere e rivivere la profonda, bianca, esperienza dei giorni scorsi. La visita al Forte Belvedere, ieri, prima di lasciare l’altopiano cimbro di Vezzena e Lavarone, ha messo il sigillo su queste giornate speciali, di cui questa rimane solo una limitata suggestione.

Francesco Maule

29 dicembre 2014

(le foto di questo post sono mie)

——-

“È profondo il silenzio della neve; quando cade, anche la notte diventa più silenziosa e dolcissimo il sonno. È diversa pure la luce. Stanno immobili dentro il bosco cervi e caprioli, volpi e lepri. Quando il sole ritornerà saranno le cesene a salutarlo: erano partite dalla Scandinavia e da villaggio a villaggio sono giunte sino a noi perché il giorno ha più luce e ci sono le bacche dei sorbi dell’uccellatore che ancora rimangono brillanti sugli alberi accosto alle case.

Il fumo della legna secca che brucia nelle cucine ristagna leggero sopra i tetti e un volo di cornacchie attraversa il cielo inquadrato dalla finestra; anche nel profondo del bosco caprioli e cervi alzando la testa guardano il nuovo paesaggio. Gli scoiattoli escono dal nido e salgono sui pecci facendo cadere la neve: vanno a ricercare gli strobili che nascondono i piccoli semi.

Anche se l’inverno sembra tutto mortificare, nella nuova luce del bosco si riprende a vivere. Camminando immersi in quel bianco di luce propria, tra gli alti tronchi muschiati d’argento, pure il tempo diventa irreale e vivi in un mondo metafisico come dentro un sogno: non ha più peso il tuo corpo, non è faticoso il passo e cammini vagando da pensiero a pensiero. In un infinito tra gli alberi innevati anche le cose della vita appaiono più chiare”.

Tratto da: Mario Rigoni Stern, Stagioni, Einaudi, Torino 2006, pp.15-16

.

.

.

.

.

.