Connessioni 2.0

Le connessioni che creo e che trovo

Connessioni laiche 2.0

mappa delle connessioni laiche 2.0 | Francesco Maule 2018

 

Qualche giorno dopo la conclusione del libro “The Game” di Alessandro Barrico (lo ammetto, autore che da anni snobbavo e che invece mi ha sorprendentemente appassionato) è arrivata una specie di illuminazione. Perché non provo anch’io a disegnare una mappa? Il libro di Barrico mi ha ispirato questa modalità di analisi dei fenomeni e io avevo bisogno di capire le “connessioni laiche 2.0” che da qualche mese stavo definendo con svariate letture e riflessioni. Nel pensare e nel disegnare la mappa è lentamente ma sempre più chiaramente arrivata la giusta posizione dei vari elementi e per giorni mi ha attraversato una sorta di estatica soddisfazione per la visione d’insieme raggiunta.

Provo a descriverla quindi, anche se il senso della mappa e dell’immagine è proprio quella della suggestione, impossibile da esplicitare in modo preciso e totale.

Il mese di settembre sono stato bloccato nei movimenti da una lussazione alla spalla destra che mi ha “costretto” a far poco altro che leggere e studiare.

Ho letto molto e ho avuto la fortuna di incrociare letture soddisfacenti e stimolanti. Ma talvolta, quando leggo molte cose e di varia tipologia, mi trovo a percepire una specie di dispersione o mancanza di collegamento tra le varie “strade” di pensiero intraprese. Aver trovato nella mappa lo strumento e la formula per mettere insieme i vari pezzi e dargli una qualche configurazione mentale e interiore mi ha dato notevole senso di compimento e comprensione.

La prima parte di questa mappa descrive alcune figure del panorama intellettuale italiano che mi pare diano indicazioni particolarmente pertinenti, pregnanti e suggestive per interpretare il passato, vivere il presente, osservando con la dovuta forza morale il futuro.

In alto alcuni “fossili (femminili) del ‘900”, donne che ho letto nei mesi scorsi e che continuo a leggere, che hanno attraversato il secolo scorso, o lo hanno raccontato, con una acutezza unica e una libertà invidiabile e ancora da considerare. Ci hanno raccontato e hanno vissuto il ‘900 da posizioni laterali ma utili a considerare eventi e lotte il cui sapore e senso rischiamo di dimenticare.

Goliarda Sapienza, L’arte della gioia, Einaudi, Torino 2015.

Adriana Zarri, Un eremo non è un guscio di lumaca, Einaudi, Torino 2012.

Rossana Rossanda, La ragazza del secolo scorso, Einaudi Tascabile, Torino 2005. Su Rossanda segnalo inoltre la sua recente intervista nella trasmissione Propaganda Live

Nella parte centrale della mappa sono tracciati alcuni “traghettatori dalle macerie del ‘900 al Game”, ossia l’oltremondo della connettività data da internet che si esprime nella vita sul web e sui social media vari.

Lucilio Santoni con il suo sorprendente e poetico “Cristiani e anarchici” (edizioni Infinito – Ebook) sarà a breve protagonista di un altro post specifico perché lo merita, è davvero un testo che mi ha illuminato e ispirato, che mi ha aperto una prospettiva nuova sull’anarchia e sul coltivare uno sguardo amorevole sugli esclusi e sulle fessure della storia.

Luciano Gallino, con “Il denaro, il debito e la doppia crisi spiegata ai nostri nipoti” (editore Einaudi – Ebook) mi ha enormemente aiutato a capire alcuni scenari economico – politici degli anni scorsi e contemporanei, compresa la lunga e snervante contrattazione tra (neo) governo italiano e UE sul DEF .

Altra lettura enorme, conclusa a settembre dopo tre anni, è stata la “The century trilogy” di Ken Follet (editore Mondadori): un romanzato viaggio di oltre tremila pagine nel ‘900, intenso, coinvolgente e anche utile a comprendere alcuni passaggi storici che alcune letture specifiche non permettono.

Segnalo in tal senso anche altri due testi che non ho letto proprio recentemente ma che ho messo nella mappa perché sono in continuità con la “the century trilogy” nel raccontare i momenti salenti dal ‘900 al tempo presente: Jonathan Coe che con la sua saga che inizia con “La famiglia Winshaw”, e prosegue con “La banda dei brocchi”, “Circolo Chiuso” e il recente “Middle England” (tutti editi da Feltrinelli editore) copre quel pezzo di storia dagli anni ‘80 ai nostri giorni focalizzandosi sulla esemplare vicenda inglese.

Stefano Massini, con una narrazione evocativa, nel suo “Qualcosa sui Lehman” (editore Mondadori) racconta la storia della famiglia che ha creato e poi dilapidato il colosso bancario e finanziario al centro dell’uragano economico che ha travolto il mondo nel 2008.

Laterali due testi di nutrimento spirituale che hanno alimentato la mia ricerca interiore in questi mesi: Silvana Panciera, Lo Yoga come Via. Un contributo spirituale anche per i cristiani, Gabrielli Editore, Verona 2017 e il testo di poesia di Chandra Livia Candiani, Fatti Vivo, Einuadi, Torino 2017.

Verso il basso della mappa indico quelli che io ho nominato come i “droni intellettuali sul Game”, ossia quelle figure intellettuali e di ricercatori che con il loro lavoro ci aiutano ad osservare dall’alto, come un drone appunto, lo scenario che stiamo vivendo, da dove è derivato e dove ci potrebbero condurre alcune scelte contemporanee o alcune evoluzioni tecnologiche e socio-economiche.

Sulla sinistra metto il già citato Alessandro Barrico, il protagonista di questa mappa e di questo mio periodo, che con il suo “The Game” (Einaudi pure lui, Ebook) mi ha davvero aiutato a sviluppare una comprensione del tutto diversa e profonda degli scenari del “game”, quella parte di vita che nella postura uomo-scrivania-pc che proprio in questo momento sto tenendo e nella postura uomo-smatphone trova il suo apice e massima espressione.

Altro personaggio clamoroso ma già con un suo solido accreditamento sia accademico che editoriale, che non è certo questo mio post a consolidare, è Yuval Noah Harari che ho già citato in un post passato, connessioni mistiche 2.0, e che ora sto ancora leggendo con le sue “21 lezioni per il XXI secolo”, (Bompiani editore, 2018).

Nella destra della mia mappa un frate francescano, prima ingegnere e ora teologo morale, Paolo Benanti che seguo regolarmente nel suo sito e nella sua newsletters, il cui lavoro teologico sto approfondendo nella lettura iniziata a luglio del suo “The Cyborg: corpo e corporeità nell’epoca del post-umano. Prospettive antropologiche e riflessioni etiche per un discernimento morale” (Cittadella editrice, Assisi 2016). Paolo Benanti, che tengo in parallelo ad Harari e che ne bilancia le prospettive, è davvero un drone morale e spirituale che sorvola, dopo averli completamente attraversati, i territori più complessi ma anche maggiormente intriganti del mondo contemporaneo: la relazione con le intellegenze artificiali (AI), le evoluzioni tecnologiche e in campo biomedico, gli scenari del nostro corpo in relazione alla connessione con le macchine e l’influenza con la vita e la nostra salute. Una bussola per me davvero fondamentale, invito a seguirlo nel suo sito: https://www.paolobenanti.com/

Per concludere questa infinita e prolissa presentazione della mappa che racconta le mie letture e alcuni territori attraversati durante il mio viaggio di questi ultimi mesi ho voluto segnalare Pietro Trabucchi, uno psicologo della sport che col suo “Resisto dunque sono” mi ha fatto approfondire la tematica della resilienza e invece col suo recente “Opus” (entrambi Corbaccio editore) analizza la tematica della motivazione, con alcuni elementi interessanti rispetto al cambiamento della capacità di resistere alle fatiche dovute all’influenza della vita digitale. Lettura davvero arricchente. L’amico Natale Brescianini con Alessando Panniti hanno invece scritto un libro a quattro mani molto particolare: “Spiritualità cristiana e Coaching. La relazione facilitante di Gesù” (edizioni La Parola, Roma 2017). È un testo che espone questa nuova forma di accompagnamento psicologico e spirituale, il coaching, con un’analisi e approfondimento delle modalità relazionali di Gesù come maestro che aiuta a far emergere la massima espressione e realizzazione delle persone che incontra.

Negli spazi di un blog non è conveniente spingersi oltre nelle considerazioni che ognuno di questi testi citati invece richiederebbe. Quello che volevo esprimere era piuttosto il senso di collegamento e richiamo reciproco che ho trovato in questo periodo di letture e studio. L’immagine iniziale, la mappa delle connessioni laiche 2.0, ne è la più elaborata, anche se simbolica, espressione.

Francesco Maule

15 dicembre 2018

Connessioni mistiche_2.0

Un post che si presenta quasi come una pagina di appunti piuttosto che un articolo strutturato.

La spiritualità non è qualcosa di disincarnato e di lontano dal mondo e dalla vita. Non è mistica intesa come evasione, un dimenticare una realtà per entrarne in un’altra (quella del divino o del sacro). Spiritualità è per me questione di consapevolezza, prima di tutto di se stessi e del nostro rapporto con la realtà (tutta), sia interiore che esterna. Ha a che fare quindi con il mondo, con il futuro, con l’accettazione e consapevolezza di come interpretiamo lo scorrere e divenire del tempo, è accorgersi di ciò che accade e porre attenzione a ciò che rende bella, e degna di essere vissuta, la vita. Nella spiritualità c’è certamente poi la dimensione dell’accogliere e favorire l’azione dello Spirito (Santo, nella tradizione cristiana), ma non è questa l’occasione per parlarne.

Le analisi sull’incertezza e precarietà del tempo presente si sprecano, ma si moltiplicano anche i pensatori acuti o coloro che sondano letture della realtà, del presente e del futuro, inedite e profonde. Non sono autori strettamente spirituali ma penso lo sforzo per tentare di analizzare oggi il presente e fornirne letture o narrazioni proiettate al futuro siano utili a quel processo di consapevolezza che ritengo, come dicevo prima, fondamento di un contemporaneo alimento della vita spirituale.

Mi sto imbattendo in molte letture che, anche se magari esercito in modo parziale e frammentario, talvolta disegnano intrecci e giochi di rimando piuttosto interessanti e curiosi.

Tutto sembra porsi sul filo conduttore della nuova dimensione epocale della connessione, accentuata da due aspetti: la rete del web e la globalizzazione. Due aspetti sicuramente interconnessi e interdipendenti.

Indico quindi alcuni di questi “fari” attorno ai quali sto faticosamente ma appassionatamente navigando in questo periodo. Sembra una rassegna bibliografica ma per oggi va così.

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1) Il primo personaggio che cito è Parag Khanna.

https://www.paragkhanna.com/

“Dalla sua città di residenza, Singapore, il famoso stratega geopolitico indiano Parag Khanna si è spostato verso le mete più disparate, dall’Ucraina all’Iran, dalle miniere della Mongolia a Nairobi, dalle coste atlantiche al circolo polare artico. Grazie ai suoi viaggi ha avuto modo di osservare i mutamenti epocali che stanno investendo il mondo. Migrazioni, megalopoli, Zone Economiche Speciali, comunicazioni e cambiamenti climatici stanno ridisegnando la geografia planetaria: gli Stati non sono più definiti dai loro confini, bensì dai flussi di persone e di legami finanziari, commerciali ed energetici che quotidianamente li attraversano. In questo scenario anche lo scontro fra potenze assume nuove forme, trasformandosi in un forsennato tiro alla fune: gli eserciti vengono usati tanto per difendere i territori quanto le risorse e le infrastrutture che vi sono custodite. Sono i prodromi della definitiva scomparsa delle guerre? Connectography, che chiude la trilogia di cui I tre imperi e Come si governa il mondo sono i primi due volumi, è una mappa dettagliatissima che non solo ci offre una lucida analisi del presente, ma ci propone una visione molto ottimistica del futuro che ci attende: un mondo in cui le linee che lo connettono sono molte di più di quelle che lo separano”. Fonte: https://fazieditore.it/catalogo-libri/connectography/

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2) Il secondo testo sembra fuori dal coro e molto centrato sulla realtà italiana, ma la sua lettura della realtà politica, delle sue ambizioni e possibilità di produrre (o meno) cambiamento, mi sembra interessante e da approfondire.

Stefano Feltri, La politica non serve a niente, Editore: Rizzoli, Milano 2015.

“In questo contesto produttivo in così rapida trasformazione, l’autarchia non è neppure immaginabile: nessun sistema economico, nazionale ma anche continentale, può fare da solo e mettersi al riparo dai flussi globali. Soprattutto se vuole provare a trarre qualche beneficio dalla parte più alta della catena del valore, cioè da quei settori e da quelle attività – entrambi globali – in cui si concentra la produzione di ricchezza. Le élite nazionali e i politici sono quindi costretti ad affidare le proprie speranze e carriere a un sistema economico e finanziario globale che non controllano più. Soltanto se torna la crescita i politici di ogni colore e schieramento possono sperare di essere rieletti. Soprattutto in Europa.

Ma se questo succederà, sarà grazie a canali e processi che i governi non riescono più a controllare. In entrambi i casi, sia che la situazione resti stagnante sia che migliori, sia nei Paesi dei vincitori sia in quelli dei vinti, chi governa farà sempre più fatica a nascondere agli elettori la propria inutilità”. Fonte: lettera43.it

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3) Il terzo personaggio è forse quello più ambiguo e che devo studiare ancora con maggiore dedizione, però ad una prima valutazione questo suo Homo Deus mi pare da considerare con attenzione.

Yuval Noah Harari, Homo Deus, Bompiani, Firenze – Milano 2017.

http://www.ynharari.com/it/

Mentre Da animali a dèi. Breve storia dell’umanità analizzava il modo in cui gli uomini hanno conquistato il mondo grazie alla loro capacità di credere in miti collettivi sugli dèi, il denaro, l’uguaglianza e la libertà, Homo Deus: breve storia del futuro esamina cosa potrebbe succedere nel momento in cui questi vecchi miti si combineranno con nuove tecnologie quasi divine come l’intelligenza artificiale e l’ingegneria genetica.

Cosa accadrà alla democrazia quando Google e Facebook conosceranno i nostri gusti e le nostre preferenze politiche meglio di noi stessi? Cosa accadrà allo stato sociale quando i computer spingeranno gli uomini fuori dal mercato del lavoro creando una nuova e imponente “classe inutile”? Come si porrà l’Islam nei confronti dell’ingegneria genetica? E la Silicon Valley finirà per produrre anche nuove religioni oltre che nuovi gadget?

Mentre l’Homo sapiens diventa Homo deus, quali nuovi destini ci stiamo costruendo? In quanto divinità autoproclamate del pianeta terra, quali progetti dovremo perseguire, e come proteggeremo il nostro fragile pianeta e l’umanità stessa dai nostri poteri distruttivi? Il libro Homo Deus ci fornisce un sentore dei sogni e degli incubi che daranno forma al XXI secolo.

PER APPROFONDIRE http://www.ynharari.com/it/book/homo-deus/

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4) La quarta indicazione riguarda un testo multiforme, spiralico, che mi accompagna da quasi un anno.

Theodore Zeldin, Ventotto domande per affrontare il futuro. Un nuovo modo per ricordare il passato e immaginare l’avvenire

Traduzione dall’inglese di Roberto Serrai, Editore Sellerio, Palermo 2015.

Titolo originale: The Hidden Pleasures of Life. A New Way of Remembering the Past and Imagining the Future.

In questo singolare e modernissimo trattato Theodore Zeldin prende l’avvio da una constatazione in apparenza molto semplice: qual è il meglio che la vita può offrirci nel nostro mondo attuale, così iniquo, violento, inquinato e corrotto? E cosa possiamo fare come individui, coppie, collettività per immaginare una nuova arte del vivere?
Tale ricerca ha a che fare con il piacere, con i piaceri smarriti a causa della vita abitudinaria, della pigrizia intellettuale, della mancanza di desideri. Per riscoprirli Zeldin non possiede una ricetta infallibile, ma propone un metodo, un orientamento, che ha nella curiosità, nella sorpresa, nella capacità di aprirsi al dialogo e alle idee la sua ragion d’essere.

sellerio.it

“La storia non è solo la testimonianza di ciò che è successo e del perché è successo ma è, soprattutto, una maniera di provocare l’immaginazione”. (p. 12)

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5) Edgar Morin, I sette saperi necessari all’educazione del futuro, Raffaello Cortina Editore, Milano 2001.

“E’ necessario che tutti coloro che hanno il compito di insegnare si portino negli avamposti dell’incertezza del nostro tempo” (p.14)

“La conoscenza dei problemi cruciali del mondo, per quanto aleatoria e difficile, deve essere perseguita pena l’infermità cognitiva. L’era planetaria necessita di situare ogni cosa nel contesto e nel complesso planetario. La conoscenza del mondo in quanto mondo diviene una necessità nel contempo intellettuale e vitale. E’ il problema universale per ogni cittadino del nuovo millennio: come acquisire l’accesso alle informazioni sul mondo e come acquisire la possibilità di articolarle e di organizzarle? Come percepire e concepire il Contesto, il Globale (la relazione tutto/parti), il multidimensionale, il complesso? Al fine di articolare e organizzare le conoscenze e, per questa via, riconoscere e connettere i problemi del mondo, serve una riforma di pensiero”. (p. 35)

“L’educazione dovrebbe comprendere un insegnamento primario e universale che verta sulla condizione umana. Siamo nell’era planetaria; un’avventura comune travolge gli umani, ovunque essi siano: devono riconoscersi nella loro comune umanità, e nello stesso tempo devono riconoscere la loro diversità, individuale e culturale”. (p. 47)

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6) Questa citazione riguarda il lavoro di un amico, Massimo Folador, che propone da anni riflessioni e percorsi formativi che mettono insieme la spiritualità ed etica del lavoro benedettina con la realtà delle imprese di oggi (http://www.askesis.eu/). Questo suo nuovo libro racconta di esperienze dove un’impresa illuminata, solida, che si misura con la contemporaneità (con i mercati, si direbbe) ma senza calpestare o abbandonare l’umanità e le relazioni esiste e funziona.

Folador Massimo, Storie di ordinaria economia. L’organizzazione (quasi) perfetta nel racconto dei protagonisti, Edizione: Guerini Next 2017.

«Noi non viviamo in un’epoca di cambiamento ma in un cambio di epoca», scrive Jan Rotmans dando voce a una sensazione che avvertiamo quasi ogni giorno. Eppure la storia ci dice che l’uomo e le organizzazioni sociali ed economiche cui egli dà vita si sono già trovati più volte di fronte a questi momenti di cambiamento e che spesso alcune «minoranze creative» proprio in queste occasioni hanno generato paradigmi, riflessioni e modelli innovativi.
È quello che è accaduto silenziosamente in questi anni anche in Italia. Mentre i mass media ci inondavano di messaggi contrastanti, alcune persone, non poche, e le loro imprese stavano già percorrendo con competenza e passione nuove strade per raggiungere altri risultati. Molto prima che anche il mondo della cultura e le prime ricerche finalmente si accorgessero di loro. È a 24 di queste imprese e ai loro protagonisti che è dedicato questo libro, nella certezza che soprattutto ascoltando le loro storie sia possibile recuperare alcune chiavi di lettura e soluzioni che questo cambiamento epocale ci esorta a sviluppare. Un omaggio a chi ogni giorno, tra i consueti alti e bassi, cerca di dare un senso e una direzione al proprio lavoro, coltivando per sé e per altri un futuro migliore.

http://www.bottegadelmonastero.it/storie-ordinaria-economia-massimo-folador

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7) Kate Raworth, L’economia della ciambella. Sette mosse per pensare come un economista del XXI secolo, Edizioni Ambiente, Milano 2017.

“Il modello economico oggi prevalente ha aiutato miliardi di persone a migliorare le proprie condizioni di vita. Tuttavia, questi risultati sono stati ottenuti imponendo un prezzo altissimo ai sistemi naturali prima e a quelli sociali dopo. Da un lato, inquinamento, cambiamenti climatici e distruzione della biodiversità; dall’altro, livelli di diseguaglianza che non hanno probabilmente uguali nella storia dell’umanità e che, assieme alle crisi innescate dal sistema finanziario, contribuiscono a dare forza ai movimenti populisti che incendiano gran parte dei paesi dell’Occidente.

È chiaro che qualcosa non funziona, e che l’economia deve essere aggiornata alle realtà del XXI secolo. Per farlo, Kate Raworth ricostruisce la storia delle teorie che stanno alla base dell’attuale paradigma economico, ne evidenzia i presupposti nascosti e con grande sagacia li smonta pezzo per pezzo.

Dopo aver fatto piazza pulita di teorie che, pur risalendo all’Ottocento continuano a essere insegnate ancora oggi, Raworth presenta l’economia della ciambella, che attinge alle ultime acquisizioni dell’economia comportamentale, ecologica e femminista, e a quelle delle scienze del sistema Terra. Indica sette passaggi chiave per liberarci dalla nostra dipendenza dalla crescita, riprogettare il denaro, la finanza e il mondo degli affari e per metterli al servizio delle persone. In questo modo, si può arrivare a un’economia circolare capace di rigenerare i sistemi naturali e di redistribuire le risorse, consentendo a tutti di vivere una vita dignitosa in uno spazio sicuro ed equo.

Ricco di storie e prospettive sorprendenti, attento alle realtà profonde degli esseri umani, L’economia della ciambella è una straordinaria opportunità per imparare a pensare come economisti del XXI secolo”.

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8) Giraud Gaël, Transizione ecologica. La finanza a servizio della nuova frontiera dell’economia

Prefazione di: Magatti Mauro – Editrice Emi, Bologna 2015.

Questo libro è un saggio di economia, ma si legge come un thriller. Come in un giallo l’autore indaga partendo dagli indizi (subprime, cartolarizzazioni, Collateralized Debt Obligations, …), identifica le prove (le scommesse fraudolente delle banche sulla pelle dei correntisti), cerca il colpevole (la crisi è morale), rintraccia il movente («la legge del più forte»).
Ma Gaël Giraud, che prima di esser gesuita è stato banchiere e conosce di persona il mondo degli hedge fund e delle Banche centrali, si spinge oltre. E traccia la strada per cercare un futuro di vita alla nostra società, rattrappita dentro lo schema del «paradigma tecnocratico» (papa Francesco) che mira a ottenere di più (risorse, prodotti, benessere) con meno (sforzi, investimenti, partecipazione).

Transizione ecologica significa una società di beni comuni in cui il credito sia considerato mezzo e non fine per realizzare riforme a vantaggio di tutti e benefiche per l’ambiente: rinnovamento termico degli edifici, cambi di prassi nella mobilità, tasse più alte per chi inquina, in pratica «un’economia sempre meno energivora e inquinante». «La transizione ecologica sta ai prossimi decenni come l’invenzione della stampa sta al XV secolo o la rivoluzione industriale al secolo XIX – spiega Giraud -. O si riesce a innescare questa transizione e se ne parlerà nei libri di storia; o non si riesce, e forse se ne parlerà fra due generazioni, ma in termini ben diversi!».

«Se noi crediamo che l’Homo sapiens europeo vale più dell’Homo oeconomicus dei mercati finanziari, allora vale la pena impegnarsi nel cammino della transizione ecologica» Gaël Giraud

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9) Per concludere questa maratona di citazioni, anche se non è mia abitudine fare riferimento a documenti magisteriali ecclesiali, credo che l’enclica “Laudato sì” di papa Francesco, sia un ottimo compendio di analisi, riflessioni e prospettive di questa tematica “cosmoteandrica” (ossia che riguarda la connessione tra Dio – umanità – cosmo) e sguardo di speranza che si apre al futuro.

Francesco Maule – 29 novembre 2017

 

lettera sul futuro

Lettera sul futuro

ai miei figli, ai miei studenti e alle mie studentesse

Cari ragazzi care ragazze,

in questo periodo sto cercando di decolonizzare il mio immaginario sulle paure e sulla sfiducia dei giovani rispetto al futuro, ascoltandovi il più possibile e raccogliendo le vostre impressioni.

Come mi accade ogni volta che affronto un argomento con voi il mio sentire, le mie idee, cambiano, mutano, si evolvono, vengono messi in discussione.

Io ho paura del futuro? E cosa sto facendo con la mia vita per generare futuro?

Basta aver messo al mondo due figli per chiudere la partita col futuro?

Forse si, se pensiamo alla vita come a un compitino base, con domande facili facili da copiare o risolvere senza aver studiato.

Desidero dirvi che si, anche io ho paura del futuro, che nessuno saprà ciò che accadrà veramente (copio questa lettera su Pc la mattina dell’elezione di Donald Trump a nuovo presidente degli USA… stendo l’ultima redazione e stampo la mattina in Donald Trump e gli USA decidono al G7 di Taormina di non rispettare gli accordi sui mutamenti climatici siglati a Parigi…), ma guardando alla storia è evidente che l’essere umano è capace, è portatore, è generatore delle più grandi bellezze, imprese, compassioni, come delle più assurde bruttezze, egoismi, violenze.

Ma come dice Quattro a Tris in Divergent “la paura o ti paralizza o ti accende”. Anche per me la paura è stimolo, mi “accende”, mi impone di guardare in modo più accurato e attento per intercettare le fosforescenze della realtà e della storia che non impediscono il futuro. La paura mi stimola a vedere, assorbire, custodire e far riflettere gli aspetti più positivi dell’evoluzione umana, in particolare quella spirituale.

Vi dico quindi quello che credo.

Credo che l’umanità sia in grado, lentamente e progressivamente, di costruire una convivenza, nelle diversità, con i conflitti, ma senza che questi tracimino nella violenza o nella guerra, nella scontro militare e armato, se non peggio nucleare.

Credo che l’umanità, dopo una dolorosa indigestione, saprà trovare la giusta misura con l’utilizzo, le potenzialità e i servizi che la tecnologia, soprattutto quella digitale, possono offrire.

Credo che l’umanità, dopo che la biosfera, il cosmo, la natura – chiamatela come volete – ci restituirà lo schiaffo di questi secoli di antropocentrismo industriale, reagendo alla nostra continua sopraffazione, credo che l’umanità riuscirà a trovare un equilibrio con la terra. Credo che il futuro sarà definito da un legame fortissimo e reciproco (ecosofico) tra esseri umani, animali, vegetali, basato sulla sobrietà, sulla sussistenza, sul rispetto e sulla sostenibilità. Ovviamente crollerà l’impero materialista, capitalista, liberista, ma questo è un altro capitolo.

Credo ancora che l’umanità disseterà la propria sete interiore, le proprie aspirazioni alla pienezza e e consapevolezza attraverso percorsi spirituali potenti e svincolati dalle “stampelle” offerte e garantite dalle istituzioni religiose.

In sintesi, care ragazze e cari ragazzi, credo, sono certo e vedo che l’umanità sta imparando ad amare, ad amarsi, a lasciarsi amare, sempre di più e sempre meglio. Come anche io, grazie a voi.

Francesco Maule

04/10/2016 San Francesco d’ Assisi.

Alcuni spunti bibliografici sul tema:

Byung-Chul Han, Psicopolitica, Nottetempo, Roma 2016.

Isabella Maria, Un altro presente è possibile. Percorsi di resistenza creativa, EDT, Torino 2016.

Theodore Zeldin, Ventotto domande per affrontare il futuro, Sellerio, Palermo 2015.

Ken Robinson, Fuori di testa. Perché la scuola uccide la creatività, Erickson, Trento 2015.

Daniel Goleman, Peter Senge, A scuola di futuro. Manifesto per una nuova educazione, Rizzoli, Milano 2016.

Vito Mancuso, Il coraggio di essere liberi, Garzanti, Milano 2016.

Papa Francesco, Laudato sì. Lettera enciclica sulla cura della casa comune, Libreria editrice vaticana, Città del Vaticano 2015.

Il futuro può essere questo: avere un presente che potenzialmente si può ancora dischiudere, aprire, come un fiore.

Imparare l’amore, da chi ti ama, chiederne i colori, le luci.

Per la versione in .Pdf per eventuale stampa clicca qui.

Millennials, grunge, sessanttotini tutti alla prova dei social media

Dopo ripetute visioni, da solo o con i ragazzi a scuola, e dopo un po’ di giorni di monastica “ruminazione” è arrivato il tempo per scrivere alcune considerazioni in merito all’interessante video (nelle scorse settimane definito “virale”) di Simon Sinek sui Millenials e i social media.

La mia prima considerazione concerne però la valutazione degli ipotetici destinatari della riflessione proposta da Sinek (da qui il mio bizzarro titolo dell’articolo). La pagina Fb che ha proposto la versione con i sottotitoli in italiano, curata da Andrea Giuliodori titolare dell’agenzia di crescita personale EfficaceMente, scrive:

“Una buona parte dei lettori di EfficaceMente appartiene alla cosiddetta generazione dei #Millennials (i nati tra gli inizi degli anni ’80 e la seconda metà degli anni ’90). Se fai parte di questa generazione, ascolta con mooolta attenzione questa intervista di Simon Sinek. L’ho fatta sottotitolare in italiano. Saranno 18′ ben investiti…”

Io penso che debbano vederlo anche i genitori, tutti gli insegnanti, gli educatori che hanno prodotto quelle che sono definite, Senek dice non solo da lui, “strategie fallimentari di educazione familiare”.

Troppo permissivi? troppo protettivi? troppo amici? troppo impegnati? troppo affettivi? troppo emotivi? troppo anafettivi? ancora analfabeti emotivi? incapaci di insegnare i limiti? ancora troppo autoritari? etc etc…tutte domande definizioni applicabili ai modelli educativi e genitoriali degli scorsi anni e dei nostri giorni. Ecco perché dedico e titolo questo articolo a tutti gli idealisti (non pazzi) dagli anni sessanta in poi.

Un’altra categoria di persone con cui vorrò condividerlo e dai quali mi aspetto una interessante reazione è quello degli imprenditori. Sinek dopo aver accusato il “sistema” educativo di aver reso la vita troppo facile ai non colpevoli Millennials, paradossalmente si scaglia contro il mondo aziendale che per affermare la logica dei numeri, dei risultati a breve termini, della competitività sta distruggendo questa “straordinaria generazione” che entra nel mondo del lavoro, e le impedisce di credere nella necessità di “tener duro”, di aver pazienza, di costruire una robusta stima delle proprie capacità umane e sociali.

Come sempre quando si affrontano queste riflessioni le generalizzazioni sono la trappola più insidiosa in cui si può cadere. Anche l’osservatorio da cui Sinek affronta la sua analisi è probabilmente diverso dal mondo imprenditoriale locale. Ma ogni persona e/o organizzazione che oggi sta coraggiosamente e autenticamente tentando di tenere insieme crescita umana (globale/integrale, quindi anche fisica/corporea e spirituale) con le esigenze del cosiddetto Mercato, spesso spietato, le cui dinamiche assolute sono sconosciute a molti, del quale neanche la politica (e l’etica) non riescono a leggere l’anima (se esiste, per il mercato capitalista/neoliberista) per addomesticarla o curarla, sa quanto sia gravoso e spesso praticamente inconciliabile questo legame, questa simbiosi.

Dobbiamo quindi prendere atto che chi fa impresa e il sistema aziendale attuale e futuro stanno creando quelle fosse comuni in cui andranno, lavorativamente, seppelliti i nostri figli?

Non posso e non voglio crederlo. L’impresa (e ogni organizzazione) è tale solo quando valorizza e fa fiorire la persona, e non quando produce utili e guadagni. Il sistema, anche finanziario, che crea soldi facili alle spalle di oppressioni, ingiustizie, ineguaglianze e negazione dei diritti andrà a sgonfiarsi e a svanire, proprio come quelle bolle che stanno distruggendo il nostro tessuto economico e sociale. E la generazione che sta crescendo ha il compito di costruire questa dimensione economica e ambientale nuova. Ho fiducia nella mia e nella loro generazione.

Finita (forse) la pars destruens del filmato passo alla pars construens.

Penso che l’analisi di Simon Sinek sia fondamentalmente centrata e acuta, e offra una serie di spunti di riflessioni utili e fondamentali. Qual è la qualità delle nostre relazioni? Come costruiamo la nostra felicità e realizzazione personale?

L’analisi iniziale sulla mancanza di autostima, sulla difficoltà a gestire lo stress e sull’abitudine alla soddisfazione immediata la trovo tutto sommato interessante e corretta. Più tirato mi sembra il binomio social media-addiction (dipendenza). Se compariamo i social media alle sostanze e comportamenti che creano dipendenza (come alcol, droghe e scommesse) per il processo di rilascio di dopamina, possiamo dedurre che, secondo la prospettiva di Sinek, il fatto che noi genitori installiamo in casa una rete con wi-fi, i mezzi di trasporto pubblici con wi-fi, le biblioteche, addirittura alcune scuole siamo come degli “spacciatori” che favoriscono questa dipendenza. Certo apprezzo il ragionamento di Sinek che non vuole demonizzare i social, internet, etc. ma parla di balance, di equilibrio da trovare tra l’utilità dei social e il non trovarsi dipendenti e fagocitati dalle loro pericolose spire.

Apprezzo ancora il suo ragionamento sulla pazienza, sulla fatica e dedizione che i rapporti di fiducia e fedeltà richiedono.

Ancora trovo intrigante il suo discorso sulle intuizioni e innovazioni che nascono dalla mente quando divaga, la forza e creatività di quella che viene definita l’intelligenza divergente.

È strano infine che per confrontarsi, per parlare o riflettere su queste tematiche sia oggi necessario utilizzare i social media. Io ne scrivo sul mio blog, a mio figlio ho chiesto il telefono, ho cercato il video e gli ho chiesto di guardarlo ma ne ho faticosamente parlato direttamente con lui. Solo con qualche persona (in particolare con una collega – Milva – che ringrazio per la disponibilità al confronto) sono riuscito a dire: “Ehi, hai visto il video di Sinek sui Millennials che ha mandato il collega Pennetta, cosa ne pensi tu, mi aiuti a ragionarci prima di parlarne in classe?”

Dilato quindi questa stranezza e, cosa rara, utilizzerò anche altri social (in particolare wa) per condividere questo video e queste riflessioni con altri genitori, educatori, amici.

Io credo ancora intensamente nella forza delle relazioni vere, profonde e vitali. Io credo che siamo tutti genitori, insegnanti, allenatori, educatori, impegnati a non farci trascinare via i figli e le figlie, gli studenti, gli atleti, da niente e nessuno, tanto meno da un merdoso dispositivo rettangolare, che anche se lo tengono sempre in mano, non li potrà mai contenere.

Francesco Maule

vita morte presente futuro

Noi che abbiamo conosciuto

il cuore di ogni giorno e il cuore senza età,

l’idea che illumina la carne,

la sapienza delle misure

e il lampo, noi ci lasciamo

qui, in due metri di cemento, con un atto

di presenza, un battito

estivo, uno scambio di persona.

Milo De Angelis, Tema dell’addio, Mondadori, Milano 2005, p. 31.

La vita, la morte, la libertà, il futuro, la speranza o la di-sperazione, la paura, il coraggio, la voglia di vivere, un giudice che non se la sente di infrangere il sogno di una ragazzina morente, la fantascienza, le serie TV, futurama, e molto altro ancora. È quanto emerso in questi giorni dalla condivisione con alcuni amici e in classe, a partire dalla mia proposta di riflettere sulla notizia della ragazza inglese che ha chiesto e ottenuto che, dopo la morte, fosse ibernata e poi “conservata” con la criogenesi.

La notizia:

Gran Bretagna | Quattordicenne inglese muore di cancro, sì dei giudici all’ibernazione – di Nicol Degli Innocenti

Questa storia, questa esperienza, mi ha colpito per molti fattori: un po’ per la potenza della scelta in sé (più sotto verranno indicati link di altre riflessioni sul tema) che ci impone di pensare a come si affronta la morte, a quanto ci soddisfa questa vita, a cosa speriamo e attendiamo dal futuro.
L’altro aspetto è dato dal fatto che dalla science fiction, da una narrazione di futuro “esplosa” dalla creatività e dalla più incandescente fantasia, ritrovabile in vari romanzi, film o serie TV, questa notizia ci sbatte in faccia una realtà che si confronta, e in qualche modo sceglie, quel futuro. Mi ha sorpreso quanto questa scelta della ragazzina inglese renda in qualche modo meno finto (fiction) il mondo delle serie TV, secondo alcuni il “luogo” in cui oggi viene rappresentato il disagio, il disastro futuro, lo sconfinamento del pensiero e il crollo delle definizione etiche. Queste riflessioni sono collegate alla visione di serie come Wayward Pines, Black Mirror e Darknet. Ma non vorrei calcare troppo la mano su questa storia delle serie TV.

Anche perché la ragazzina è morta, ha sofferto e soffrono sicuramente i suoi genitori.

Il tema cruciale, che sento di condividere e alimentare, dando ancora spazio a questa questione, è infatti quello della morte. La morte ci espone tutti: alle nostre paure, alla nostra fede o all’assurdità di ogni appiglio fideistico, alla cura e consapevolezza della nostra vita e al futuro che pensiamo spetti a noi e all’umanità. Un tema non facile da affrontare. Ma che, grazie a questa ragazzina, esprime le nostre diversità e ci apre alla compassione e al desiderio del “noi che abbiamo conosciuto il cuore di ogni giorno e il cuore senza età”.

Francesco Maule

 

Immortalità Ibernata di Ferdinando Camon su ‘Il Giornale di Vicenza’

Inghilterra. 14enne ibernata, in cerca del paradiso oltre il gelo  Marina Corradi su ‘Avvenire’

Wayward pines e la realtà: la storia della 14enne ibernata per risvegliarsi in un lontano futuro

di Giuseppe Ino

La ragazzina ibernata e Siddharta