Mese: novembre 2019

giornata contro la violenza sulle donne

Non sono un grande fan delle “giornate”, ma non evito le opportunità di discussione o di risonanza mediatica che talvolta queste favoriscono e fanno emergere. Per la giornata odierna, contro la violenza sulle donne, recupero e rilancio questa riflessione quanto mai necessaria che lessi alcuni anni fa e che ora ripropongo riassunta e adattata da me. Nella seconda parte riporto alcuni contruibuti e link per una ulteriore analisi e approfondimento della questione. F.M.

“La violenza contro le donne riguarda innanzitutto gli uomini” di S.Ciccone

di Maschile Plurale · 12/10/2006

La violenza contro le donne non è riducibile alla devianza di maniaci o marginali contro i quali alimentare risposte emergenziali che, paradossalmente, alimentino politiche securitarie. Non c’è un nemico oscuro nascosto nelle nostre strade da espellere: il male è nelle nostre case, nelle nostre famiglie, nelle relazioni e nell’immaginario sessuale che abbiamo costruito. La violenza contro le donne, inoltre, è solo marginalmente rinviabile ad arretratezza culturale né è retaggio di un passato premoderno: riguarda tutte le latitudini del nostro paese, la provincia come le grandi città, tutte le classi sociali e i livelli di istruzione. Interroga direttamente la nostra “normalità” e il nostro presente.
E’ anche fuorviante interpretare questa violenza come frutto di un “disordine”.

Le violenze maschili contro le donne dicono molte cose sulla nostra società e le relazioni che viviamo.

La violenza è questione che riguarda innanzitutto gli uomini. Già perché sono uomini quelli che stuprano, picchiano, umiliano, fino a volte ad uccidere. Uomini come noi, simili a me.
Ed è necessario che nel maschile si apra una riflessione, ma anche un conflitto.

Non dobbiamo misurarci tanto con una debolezza femminile a cui fornire (paternalisticamente) tutele (tutele delle donne dalla violenza, tutela della loro presenza nello spazio pubblico tramite quote di garanzia) quanto con un universo maschile generatore di questa violenza. 

Ciò su cui dobbiamo riflettere, e produrre pratiche capaci di cambiare comportamenti, modi di pensare se stessi e il mondo, è la costruzione della nostra identità di uomini. Guardare dentro questo universo e dentro di noi ci porta a indagare quali siano i fili sotterranei che legano le storie, i desideri, le fantasie, i bisogni di ognuno di noi, nella nostra “normalità” con questa tensione alla violenza. La violenza estrema dell’uccisione rischia di farci dimenticare le tante facce di quell’universo che ha a che fare con lo stupro, con il consumo del corpo femminile, con la sessualità ridotta a sfogo separato dalle relazioni, con l’imposizione del corpo maschile e con le categorie misere della potenza, della prestazione e della virilità incapaci di riconoscere la soggettività femminile. Quante violenze, quanti abusi nascono dalla rimozione del desiderio e del piacere femminili schiacciati in una presunta complementarietà con le forme che il maschile ha assunto?

Cosa dice tutto questo? Non parla soltanto di una violenza insensata ma racconta di un universo più complesso, un deserto nelle relazioni, una rappresentazione del corpo e del desiderio maschile schiacciati nella categoria dei bassi istinti da imporre con la violenza o con il denaro, di una sessualità maschile ridotta alla sua rappresentazione rattrappita della virilità e scissa dalle relazioni. Svelare questa miseria non vuole proporre un vittimismo ma individuare una chiave di lettura della violenza e una prospettiva che faccia della reinvenzione della sessualità maschile la leva per sradicarla e al tempo stesso per aprire nuove opportunità di vita per noi uomini. […]
I gruppi di uomini che hanno avviato una critica politica, educativa ed esistenziale della maschilità scelgono questa rottura con il patriarcato non solo o non tanto per un obbligo etico, quanto come opportunità di liberazione.
Se infatti la tensione del maschile ad affermare il proprio controllo fisico, tecnologico, normativo, sul corpo della donna deriva anche da un conflitto ingaggiato per contrastare il primato femminile nella procreazione, e dalla necessità di costruire un nesso visibile del maschile con la genealogia (fino a fondarla sul nome del padre) il riconoscimento di questo limite può essere l’occasione per fare un’esperienza dell’essere uomini nuova, che fondi nella relazione la costruzione del proprio posto nel mondo.
Il rapporto apparentemente necessario col potere nell’essere uomini non è solo all’origine della violenza contro le donne ma anche della desertificazione delle relazioni tra uomini, della loro fondazione sul silenzio, sulla tacita condivisione di un obiettivo esterno (o di un nemico esterno) che supplisca a quell’impossibile intimità tra corpi potenzialmente invasivi e anestetizzati nella loro capacità di sentire e tra soggetti costretti a misurare nella competizione per il potere la propria identità.
La ricerca delle radici della violenza ci ha portati a indagare la costruzione della maschilità, le domande che hanno attraversato la nostra storia, le costrizioni che hanno limitato le nostre vite.

E abbiamo scoperto la libertà femminile e questa ha trasformato il mondo e noi stessi. Le relazioni tra i sessi e il conflitto che segna questa irriducibile differenza sono oggi un terreno su cui si misura la capacità della politica di essere luogo di trasformazione e liberazione e non complice di nuove forme di dominio e gerarchia. […]
E’ possibile dunque costruire una politica di trasformazione che non si misuri con una critica dei modelli di mascolinità?
La necessità di aprire una riflessione critica sul maschile e di agire un conflitto esplicito nel maschile sono insomma questione centrale per l’educazione e la cultura.

Chiedere che questo conflitto che cerchiamo di agire con il maschile diventi politica non è fuga dalla fatica individuale di scavare nelle nostre contraddizioni individuali ma rifiuto di relegarla a questione privata. E’ anche desiderio che, divenendo pubblica e socialmente visibile possa rompere la solitudine con cui molti uomini vivono la propria difficoltà a condividere con altri il proprio singolare differire rispetto a un modello di mascolinità oppressivo.

Riduzione a adattamento a cura di: Francesco Maule (25 novembre 2019)

 

Dizionario della violenza

Piccola introduzione
Nessuna violenza trova giustificazione. La nostra cultura ci ha a abituato a riconoscere e condannare alcuni tipi di violenza, mentre tendiamo a perdonare altri tipi di sopraffazione, che pur mettono la donna in un grave e, a volte, continuato stato di malessere la donna che li subisce. Per imparare a difendersi è importante capire DA COSA ci stiamo difendendo.

Violenza psicologica
La violenza psicologica si manifesta in forma indiretta, ad esempio mediante comportamenti, come non ascoltare, fraintendere volutamente, minacciare lesioni o vendetta, disprezzare la partner, trattarla come una domestica, intimorirla, colpevolizzarla, offenderla, controllarla e/o isolarla.

Comportamento persecutorio (stalking)
Comportamento persecutorio messo spesso in atto quando la donna cerca di allontanarsi da una relazione violenta. Il maltrattatore perseguita l’ex-partner seguendola negli spostamenti, aspettandola sotto casa, al lavoro, telefonandole continuamente a casa, in ufficio, sul telefonino. Gli effetti possono essere devastanti: viene minato il senso dell’autonomia e dell’indipendenza della donna facendola sentire “in trappola”; molte donne riportano anche disturbi del sonno, difficoltà a concentrarsi fino ad arrivare, nei casi più estremi, a depressioni.

Violenza economica
La violenza economica è caratterizzata dal legame o dalla dipendenza economica dalla persona che la esercita; per esempio vietando alla donna di svolgere un lavoro o un percorso formativo, sfruttando la donna come forza lavoro, ricoprendola di debiti, limitando o privando la donna del denaro per le spese domestiche, se non lavora, non rendendola partecipe al reddito familiare, o non corrispondendo gli alimenti dopo la separazione.

Violenza fisica
La violenza fisica si esprime in un’aggressione diretta contro una persona, ad esempio mediante spintoni, tirate di capelli, schiaffi, pugni, ferite con un coltello, fino all’uccisione in casi estremi.

Violenza sessuale
La violenza sessuale definisce ogni atto sessuale attivo o passivo, imposto alla vittima mediante violenza fisica, minacce o abuso di autorità.

Violenza assistita
E’ quella violenza fisica, psicologica, sessuale, economica compiuta sulle figure di riferimento di un/una minore e/o su altre figure significative – adulte o minori. Di questa violenza il/la minore può fare esperienza direttamente (quando viene vista e sentita) o indirettamente (quando è a conoscenza della violenza) e/o percependone gli effetti. Vivere in continua situazione di stress, tensione ed ansia, assistere regolarmente alla violenza esercitata da uno dei due genitori contro l’altro, produce conseguenze negative di varia natura. Per un bambino essere testimone della violenza subita dalla madre è un’esperienza devastante. I minori che assistono alla violenza sono bambini traumatizzati, che spesso manifestano il proprio disagio con reazioni e comportamenti difficili da comprendere per chi vive loro accanto (parenti, amici, insegnanti, ecc.). Questi bambini corrono il rischio di diventare adulti in difficoltà a trovare un proprio equilibrio ed a costruire relazioni sane.

Altri link utili:

https://nonunadimeno.wordpress.com/

Donne e teologia: consiglio l’ascolto in podcast delle puntate della trasmissione radio “Uomini e profeti”:

Uomini e Profeti_1 “Donne e teologia. La sfida del femminismo”

Uomini e Profeti_2 “Donne e teologia. La sfida del femminimo”

Pregiudizi: sempre su “Uomini e Profeti” le 4 puntate curate da Davide Assael “Il ritorno del pregiudizio”.

 

la didattica dell’inquisitore

*

Nel segnale della mano sul volto

eri alle vele nella nostalgia

quando demolivo i ricordi.

Il giorno del pugnale sul foglio

mentre l’albero dava lezione al nulla

continuano a costruire

cementi che chiamo asfalti

asfalti per gomme fossili.

 

Sento ripetere

che così non si può

così non va bene

magro asciutto e gelido

torquemada del terzo millennio

che vede tutto pericoli

paura alata senza nido né méta.

 

Didattica: la verità

il bene e il male

la fine e l’inizio, la morte

ciò che verrà, ciò che saremo.

 

Sapere tutto

senza debolezze

respirare

desistere alle tensioni muscolari

giudice senza difesa

pietoso

lento all’ira

grande nell’amore

avviso di un abbraccio insolubile.

 

Francesco Maule