Mese: luglio 2018

voce di un sottile silenzio

SBANDAMENTI UMBRI | PARTE 2

Assisi (PG). Fraternità di “San Masseo” della Comunità monastica di Bose. 20 luglio 2018.

Il viaggio prosegue stando fermi, il viaggio continua rallentando, il viaggio si ferma attonito sul canto dei monaci. Il viaggio si evolve ascoltando emozioni, cercando il sonno senza il respiro della sposa che rassicura, il viaggio si abbandona al silenzio e all’unicità di un luogo e di una città, al confine tra la profanazione e la santità.

Chiesa di San Masseo (Assisi) – foto F. Maule

Oggi qui festeggiano S. Elia: che la sua forza profetica, quel suo percepire Dio nella “brezza leggera” (o in un  “silenzio sottile”) ci sia di esempio e sostegno. Si dice che gli U2, nel dare il titolo a “Rattle and Hum” quel magnifico ed epico album fatto in parte di canzoni live, in parte di canzoni in studio, registrato durate la tournee negli USA, abbiano fatto riferimento proprio ai versetti del libro dei Re (1Re 19, 9-13a) in cui Dio si rivela ad Elia come silenzio sottile, brezza leggera, sussurro lieve…

Nel viaggio che si lascia trasportare dalla brezza leggera dello spirito emergono voci ed emozioni, sia interiori che fisiche. Vicende della vita, episodi, persone, amici si stagliano in una compassione che non è solo emotiva, è sincera, viscerale.

“[…] in quella che possiamo considerare l’ultima tappa dell’itinerario spirituale [emerge] la voce sottile, quasi trattenuta, percepibile soltanto nel silenzio. Quando, finalmente, si raggiunge una certa maturità spirituale, quando si arriva a dominare i propri impulsi volontaristici, le proprie agitazioni, le proprie passioni, allora si è in grado di sintonizzarsi sull’onda silenziosa della voce divina che ci parla [come ad Elia] nel segreto.

È difficile sintonizzarsi su questa lunghezza d’onda, finché siamo preda delle nostre emozioni. Ma una volta che siamo arrivati a percepire il «silenzio sottile» della voce di Dio, allora è in tutto il nostro essere che si stabilisce la pace: anche nella nostra volontà, nella nostra sensibilità, nei nostri affetti. È attraverso tutto ciò che noi siamo, tutte le nostre esperienze che Dio ci istruisce, e tutto viene riassunto nel silenzio[1]”.

Scrivevo ieri questa poesia:

poesia 2 | estate 2018

Aprirsi al silenzio

Con moderazione e rispetto,

riscoprire e gestire la solitudine

con calma e prudenza.

Accogliere questo luogo

Sconosciuto e lontano

Con coraggio e attenzione.

Stare qui.

 

Sto svuotando e riempendo questo “stare qui” oltre che con l’ascolto e la preghiera, anche di parole da leggere e parole da scrivere, che può sembrare un controsenso rispetto alla ricerca del silenzio.

Sto leggendo vari libri ma in particolare cito “La solitudine del credente” (EDB) di Alberto Mello | “Elogio dell’amore imperfetto” (Cittadella editrice) di Lidia Maggi | “Le età della vita spirituale” di Pavel Evdokimov | e stralci di altri libri che ho trovato qui a San Masseo.

Ci sono alcune spine conficcate chissà dove, se nel cervello, nel cuore, nel corpo, qui, in me:

  • Frediano (ex collega, tra i fondatori della cooperativa Insieme) e la sua morte;
  • Il silenzio come aspettativa troppo idealizzata ed estrema che me lo fa pensare inesistente (ne ho scritto in alcune poesie che pubblicherò prossimamente e ne parlerò in futuri articoli prendendo anche alcuni stralci da “Lettere a un amico sulla vita spirituale” di Enzo Bianchi che ho trovato qui e che trovo significative);
  • La delusione, l’amarezza, il rimpianto che persistono in qualche misura, come un grumo difficile da sciogliere, per un evento personale, sportivo, che può sembrare relativo e banalizzabile ma che ha comunque segnato queste ultime settimane. È uno sfregio che resta superficiale ma è appariscente.
  • L’amicizia: l’altra sera in una bella telefonata con Mauro condividevo come fosse impressionante il sentire la loro presenza qui ad Assisi, come ciò che abbiamo vissuto in questi luoghi più di vent’anni fa, emerge ancora oggi, sfuocato ma potente. Ma mi resta anche il desiderio e la nostalgia per tempi più lunghi di frequentazione con gli amici, di maggiori occasioni di condivisione, avventura, convivialità, anche con le nostre, molto differenti, famiglie e/o solitudini.
  • Elisabetta, il sesso, i corpi. La bellezza del nostro legame riconosciuto in una libertà che ci sostiene.  Ad Elisabetta scrivevo ieri che occorre avere un po’ meno pudore e maggiore libertà per parlare di sessualità. Ad esempio condividendo questo brano che le ho inviato copiato da: Bernardette e Bernard Chovelon, L’avventura del matrimonio, Qiqajon, Comunità di Bose, 2004. Pag. 137 – 139

L’AVVENTURA DEL MATRIMONIO

Qualche consiglio per la costruzione di un’armonia sessuale

Per lui:

  • Crea un clima di tenerezza;
  • Dedica del tempo alle carezze, alle parole affettuose. Non dimenticare che la qualità dei preliminari condiziona la qualità del rapporto sessuale;
  • Rispetta la partner, non farne la schiava delle tue fantasticherie;
  • Presta attenzione al suo piacere, questo accrescerà anche il tuo;
  • Dopo, dedica del tempo alle confidenze, all’abbandono dell’uno all’altra.

Per lei:

  • Non trasformare tuo marito in un eterno mendicante, impara a prendere qualche iniziativa;
  • Lascia il tuo pudore nell’anticamera;
  • Non dimenticare che tuo marito ama anche le carezze;
  • Tuo marito ti ama ancor di più quando sei inventiva e piena di fantasia;
  • Non esitare di mostrargli e a raccontargli il piacere che provi.

Per tutti e due:

  • Sappiate accettare i possibili insuccessi, i limiti dell’altro, la sua fatica, le reazioni diverse dalle vostre;
  • Prendetevi il tempo di cui avete bisogno, non bruciate le tappe;
  • Fate durare il piacere, fermatevi per ripartire meglio;
  • Non cercate di eseguire le “trentasei posizioni”, non state realizzando un’impresa sportiva, vi state amando;
  • Non abbiate paura di guidarvi l’un l’altro nella ricerca del piacere comune;
  • Non dimenticate che la qualità è sempre prioritaria sulla quantità.

foto F. Maule

In un bel poema, Patrice de la Tour du Pin esprime così la gioia del rapporto amoroso:

Quando vengo verso di te con tutta la mia carne,

ripercorrendo i meravigliosi lineamenti del tuo corpo di donna

con le labbra e le mani, la luminosa

cattura del tuo corpo vergine nel mio,

non vi è altro mare per il fiume che io sono

altro cielo per il grido di felicità che io sono,

altro campo per il germoglio d’amore che io sono,

e io sigillo il corpo che noi due facciamo insieme.

 

E posso infine straripare dal mio essere

verso il tuo ventre e la tua gola, estuari di vita,

e riprendiamo fiato l’uno nell’altra, al vento

che proviene dalle più profonde valli sensuali,

e noi siamo del ritmo eterno ritrovato.

 

Perché con un bacio tu cambi tutto un mondo,

e io risveglio le grandi e pure forze della tua carne,

che, sepolte, non avevano trovato la loro pienezza,

e attraverso l’istante nuziale, io so entrare

nell’immensa corrente che unisce le solitudini

degli uomini da sempre, e la solitudine divina

alla loro, e accanto ad essa, questa nostra solitudine

e quella della vita che facciamo fiorire.

 

E al di là del mio amore, ma proprio in esso,

io ripercorro i meravigliosi tratti della tua anima

così com’è stata dinanzi al sorriso di Dio, con i sensi

dell’anima erranti su di essa come le mie mani

sul tuo corpo, per ritrovare colui che mi ha fatto nascere,

al di là di questo indefinito generare del padre

fino al figlio che ci somiglierà[2].

 

Concludo questo post – che è molto diaristico con un’ulteriore poesia che dice il fascino e la fatica, l’ambiguità e dolcezza del silenzio e della solitudine, di cui ora, qui, rendo profondamente grazie.

poesia 3 | estate 2018

Dei passi di un cammino

che credevo semplice

le impronte hanno dettato

sul sentiero sassoso

molti dubbi e alcune

fastidiose incertezze.

Il resto l’ha fatto la signora strana

chiamata mente

imbizzarrita scontrosa

selvaggia immaginatrice

che invece di farsi

posata e moderata

si è scatenata e mi imbarazza.

Ora chi mi aiuta

ad accogliermi e riposarmi

in questo letto nuovo

sul quale volevo coricarmi

da un tempo immemore?

 

Francesco Maule

 

[1] Alberto Mello, Elia o la voce del silenzio, in La solitudine del credente, EDB, Bologna 2010. Pag. 80.

[2] Patrice de la Tour du Pin, “Noces”, livre VIII, in Le Monde de l’amour, Gallimard, Paris 1946.

 

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sbandamenti umbri | 1

Ferentillo (Terni), 15 luglio 2018.

È facile parlare della bellezza dell’ignoto e delle cose impensate che nascono dall’aprirsi all’inedito, al nuovo, al non conosciuto. Spesso viene consigliato alle persone di uscire dall’ordinario per scoprire cose nuove e diverse della vita. Ma poi quanto ti capita veramente… quanto baratro, quanto impaurisce la terra (delle sicurezze) che manca da sotto i piedi. Basta poco: un imprevisto, un’indicazione stradale errata in un territorio che non si conosce, un piccolo incidente o guasto, vedere un paese semi deserto con i muri delle case crepati dal terremoto.

Basta poco per farci superare dei confini, delle piccole isole di sicurezza, dei limiti mentali che però ci rassicuravano e ci davano serenità.

Dicono che sia questo il valore del viaggio, sia questo il senso della conoscenza e della curiosità. Qualcuno la chiama avventura, altri scoperta, altri ricerca.

Io pensavo di essere abbastanza pronto, di avere oramai una maturità pellegrina, errabonda e viaggiatrice (beatnik), invece oggi mi sono scoperto corazzato, limitato, lievemente a disagio. Rompere l’armatura non è stato facile, emotivamente è faticoso, ma quando poi ti ritrovi a scrivere, anche solo poche righe, come volevi fare da tempo, mettendoti lì, davanti alle parole e allo schermo, nella tua propria realtà, dà a questo viaggio un bel capitolo d’inizio.

Francesco Maule

foto: Dario Dalla Costa

Attraversare il vuoto

-Quindi è così la casa di una eremita? – le chiesi a bruciapelo.

Sorrise e, dopo aver preso respiro, rispose: – Sinceramente non lo so. Non amo definirmi tale. Non mi piacciono le etichette. Sembrano fatte apposta per omologare le persone, come se tutto dovesse rientrare in canoni prestabiliti. Sono una donna che a un certo punto della vita ha scoperto il silenzio. È stato un richiamo irresistibile. È successo più di trent’anni fa. Vedi, il problema non è trovare una connotazione, bensì denudarsi, spogliarsi da ogni identificazione. Attraversare il vuoto. È tutta un’altra cosa. Desidero il nascondimento. Mi sento come un canale vuoto in cui scorre la luce, ma anche la tenebra. Sono una semplice battezzata, tutt’al più una custode del silenzio.

Antonella Lumini – Paolo Rodari, La custode del silenzio. Einaudi, Torino 2016. Pag. 17.

foto: Carlo Bevilacqua