Mese: aprile 2018

SPORCHE GUERRE NON DICHIARATE

Questa mattina, mentre guidavo verso il lavoro ascoltando la radio, il giornalista che conduce questa settimana il programma di Radio Tre Rai “Prima Pagina”, Marcello Sorgi, ha letto e commentato un articolo di Vittorio Zucconi. Dopo la lettura mi sono fermato qualche minuto a bordo strada, in parte per prendermi nota dell’articolo, in parte per dare un minimo di “spazio interiore” alle parole del giornalista di Repubblica. Riprendo e condivido proprio dal sito di “Prima Pagina” del 9 aprile 2018 l’articolo, amaro ma incisivo, per essere consapevoli ancor più di queste “sporche” guerre “non dichiarate”, per denunciare in qualche modo quella che Zucconi (riferendosi alla Siria) definisce “soltanto l’apoteosi più sporca del sudiciume bellico sgorgato dalla fogna della Guerra Fredda”, per non restare indifferenti al dolore e sofferenza che una parte di umanità subisce. F.M.

Douma (Siria) | fonte: http://www.raiplayradio.it

Da Sarejevo a Douma quelle sporche guerre sporche

“Ci sarà – cinguetta al mattino di sabato il presidente americano Trump su Twitter rivolgendosi a Putin, ad Assad, all’Iran – un grande prezzo da pagare” per l’ennesima strage di innocenti gassati in Siria, ma nessuno, neppure Trump, dice o sa “che cosa” possa essere questo prezzo. Sappiamo invece, con assoluta certezza, “chi” lo pagherà: le stesse donne, gli stessi uomini, gli stessi bambini che da decenni e a decine di milioni hanno pagato, con la loro vita, le “sporche guerre” che insanguinano in mondo.
La Siria, dove dipanare il gomitolo dei “buoni e cattivi”, fra mercenari, droni, potenze straniere, sette, alleanze di oggi che diventano le ostilità di domani è impossibile, è soltanto l’ultima e la più visibile evoluzione della guerra nell’età nucleare.
Dall’agosto 1945, quando la prima bomba A polverizzò Hiroshima e poi dal 1949, quando Stalin esplose il suo primo ordigno nucleare, sigillando l’equilibrio del reciproco annientamento, nessuna grande potenza ha più dichiarato guerra a nessun’altra nazione. Le guerre, legalmente parlando, non ci sono più, ma sotto la copertura dell’ombrello atomico, le “dirty wars”, sono cresciute e si sono diffuse come funghi velenosi. Potenze maggiori e minori, grandi interessi economici, despoti e odii regionali o religiosi hanno continuato a combattersi in guerre delle “a bassa intensità”, “asimmetriche”, o “proxy war”, guerre combattute per procura da terzi per conto dei principali. E la Siria, dove sono stati risucchiati Russia, USA, Iran, Turchia, Arabia Saudita e Israele, è soltanto l’apoteosi più sporca del sudiciume bellico sgorgato dalla fogna della Guerra Fredda.
Quanto siano state le vittime di queste piccole guerre micidiali è un conto che nessuno può fare, perché ai bambini asfissiati dalle bombe di Assad o alle donne disintegrate nelle bombe esplose nei mercati di Baghdad andrebbero aggiunti i morti dell’indotto delle guerre: profughi, malnutriti, malati, migranti della disperazione annegati o stroncati dalla diaspora della fame. Qualche ricercatore parla almeno di 30 milioni di caduti, un totale da conflitto mondiale, quale di fatto questa collana di “sporche guerre” rappresenta. E se fare un censimento di questo cimitero globale è impossibile, è invece possibile fare l’appello di tutte le nazioni dove sono state o sono ancora, combattute. Occorre pazienza a leggere tutta la lista, ma va letta, per capire l’enormità di questa piccola grande guerra mondiale che si trascina, si arresta e si riproduce dalla fine del secondo Conflitto. Partiamo: Afghanistan, Angola, Argentina, Bolivia, Cambogia, Chad, Cile, Colombia, Congo (Zaire), Corea, Cuba, Congo, Repubblica Dominicana, El Salvador, Timor est, Etiopia, Filippine, Georgia, Grenada, Grecia, Guatemala, Haiti, Honduras, Indonesia, Iran, Iraq, Israele/Palestinesi, Libia, Laos, Nepal, Nicaragua, Pakistan, Panama, Siria, Sierra Leone, Somalia, Sudan, Ucraina, Ungheria, Vietnam, Yemen, Ex Jugoslavia.
Sono almeno 40, un quinto del totale rappresentato all’ONU, le nazioni ad essere state travolte da guerre che definiamo per ipocrisia “sporche”, che devono la loro definizione alla sanguinosa opacità delle ragioni e delle intenzioni […]

La Storia delle sporche guerre accese o manipolate da forze esterne non lascia spazio ad alcun ottimismo o speranza. Dal prototipo della sudicia guerra civile nella Grecia fra il 1946 e il 1949 pilotata da Stalin e Truman al mattatoio siriano di oggi, le piccole guerre calde sono il tributo di sangue che il resto del mondo ha pagato per evitare una nuova grande guerra, alimentando quel complesso militar-industriale che deve trovare clienti.
Se il resto del mondo non fa niente per fermarle, è perché conviene ai potenti: a Douma, sotto le bombe di Assad si muore anche per noi.

Vittorio Zucconi la Repubblica

fonte: Rai Radio Tre – Prima Pagina del 9 aprile 2018

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