Mese: febbraio 2018

Consegnare la Costituzione

Questa mattina, alla seconda ora di lezione, ha bussato alla porta della classe una collega del personale ATA con in mano una pila di opuscoli. «È la Costituzione da consegnare agli studenti, firmi qui per ricevuta» mi ha sbrigativamente spiegato.

Mi sono trovato sulla cattedra questi libriccini e mi è mancato il fiato. “Non può essere”, mi sono detto, “non posso distribuirla come fosse un qualsiasi avviso e rischiare che i ragazzi la buttino nella carta al prossimo cambio di ora”.

In pochi istanti ho deciso che avrei “sprecato” quell’ora per consegnare loro la Costituzione.

fonte: skuola.net

Mentre questa decisione veniva messa a fuoco le idee sembravano arrivare come un fiume in piena.

Ho iniziato dicendo ai ragazzi che la lezione di “religione” quel giorno sarebbe stata speciale.

«Ragazzi oggi succede una cosa importante, e tocca a me farlo con voi. Oggi vi consegno la Costituzione». Risate, battute di perplessità, sconcerto.

Era una classe di quarta Ipsia indirizzo manutenzione dei mezzi di trasporto. I loro interessi principali, forse ancor più di alcune parti del corpo femminile, sono legati alle moto e ai loro componenti: cilindri, pistoni, marmitte, telai, etc etc.

No – mi sono detto – qui ci vuole solennità e tutta la mia retorica”.

Per prima cosa ho preso l’elenco nel registro e ho scritto sulla copertina il loro nome e cognome, uno per uno.

«Sono onorato oggi di essere il tramite del Presidente della Repubblica e della Ministra che hanno pensato a questa iniziativa. Ci tengo a consegnarvela personalmente, col vostro nome, perché spero che la conserviate e ne abbiate cura. Tenetela nello zaino, non buttatela, non seppellitela tra le cose sparse in camera vostra. E non abbiate paura di leggerla, di capirla e di viverla».

Ho poi proseguito dicendo loro tante altre cose: ho fatto scrivere alla lavagna l’elenco dei paesi di origine straniera degli alunni o dei genitori della classe: in quella classe erano Serbia, Cina, Tunisia. Nella classe successiva: Bosnia, Serbia (un serbo e un bosniaco nella stessa classe!!!), Etiopia, Romania, Tunisia, Albania. Nella classe dell’ultima ora: Egitto, Senegal, Ghana, Nigeria, Kosovo, Vietnam, Marocco, Macedonia, Bangladesh, India.

Ho detto loro che era un gesto di una importanza storica ed ero fiero di far parte di un paese che dopo aveva dato opportunità a loro e alle loro famiglie di costruirsi una vita diversa rispetto a quella dei paese che avevano lasciato. «E questo paese ora vi dona, vi consegna il suo cuore civico, lo strumento della nostra convivenza e socialità, quella che è definita da molti la più bella Costituzione del mondo».

Ho ribadito loro che sono un’ottimista, che a vedere il bicchiere mezzo vuoto e continuare a ribadire le cose che non vanno, è spesso la cosa più facile. Non è facile accorgersi e rendersi conto delle opportunità, delle libertà, dei diritti e della qualità di vita e relazioni sociali che il nostro paese permette e promuove. Questo non vuol dire essere degli ingenui idealisti: i problemi ci sono, così come le disuguaglianze, le ingiustizie, il tradimento continuo dei principi costituzionali.

Ma quello che viviamo oggi, tutta la qualità e l’evoluzione del paese, sono stati possibili perché la Costituzione, questo meraviglioso strumento di convivenza, di costruzione sociale, la mappa della nostra società e politica italiana, in questi 70 anni l’ha permesso e promosso.

Ho spiegato loro ancora che se fossi dipendente di un dittatore o di una falsa democrazia in cui il potere è esercitato in modo violento e repressivo, che condiziona la vita dei cittadini, se io insegnassi loro, come faccio abitualmente nelle mie “lezioni”, a pensare con la propria testa, ad affrontare la complessità delle convivenza delle differenze, a crescere in umanità in modo integrale, ossia nella conoscenza, ma anche nella dimensione corporea e spirituale, facilmente sarei: o senza lavoro, o incarcerato, o torturato, o ucciso. Loro potrebbero ascoltare e imparare solo l’ideologia del regime. Dovrebbero poi allinearsi al pensiero del potente, o farebbero la stessa fine.

Invece sono liberi di ascoltarmi o meno, sono liberi di impegnarsi o meno, sono liberi di buttare nella carta quel libretto che gli permette di essere uno splendido laboratorio di socialità, dove la fatica delle differenze non è banalizzata o nascosta, ma vissuta con franchezza, talvolta con ruvidità, ma spesso con effetti che portano alla crescita di tutti, di loro studenti e di noi insegnanti.

Abbiamo poi iniziato a leggerla (bella l’idea del poster interno con i primi, immensi, dodici articoli).

In particolare all’articolo 3, con quasi le lacrime agli occhi, abbiamo condiviso la bellezza di quanto affermato e quanto oggi sia talvolta dimenticato.

«Per questo è importante questa consegna, per questo non dovete dimenticarla, per questo dovete conoscerla e amarla. Ve la consegno, è vostra!»

Francesco Maule

 Consegnare la Costituzione_20180224

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Giornata di preghiera e digiuno per la pace

I Francescani del Sacro Convento di San Francesco d’Assisi insieme alla Tavola
della pace, Articolo 21 e alla Rete della pace e con la partecipazione del FAI
invitano tutti i cittadini, le associazioni e le istituzioni ad aderire alla

Giornata di preghiera e digiuno per la pace

indetta da Papa Francesco che si svolgerà
venerdì 23 febbraio 2018

Leggi l’appello di Papa Francesco
“Dinanzi al tragico protrarsi di situazioni di conflitto in diverse parti del mondo, invito tutti i fedeli ad una speciale Giornata di preghiera e digiuno per la pace il 23 febbraio prossimo, venerdì della Prima Settimana di Quaresima.
La offriremo in particolare per le popolazioni della Repubblica Democratica del Congo e del Sud Sudan.
Come in altre occasioni simili, invito anche i fratelli e le sorelle non cattolici e non cristiani ad associarsi a questa iniziativa nelle modalità che riterranno più opportune, ma tutti insieme.
Il nostro Padre celeste ascolta sempre i suoi figli che gridano a Lui nel dolore e nell’angoscia, «risana i cuori affranti e fascia le loro ferite» (Sal 147,3).
Rivolgo un accorato appello perché anche noi ascoltiamo questo grido e, ciascuno nella propria coscienza, davanti a Dio, ci domandiamo: “Che cosa posso fare io per la pace?”.
Sicuramente possiamo pregare; ma non solo: ognuno può dire concretamente “no” alla violenza per quanto dipende da lui o da lei. Perché le vittorie ottenute con la violenza sono false vittorie; mentre lavorare per la pace fa bene a tutti!
* * *
Non sono tanti quelli che lottano per la vita in un mondo dove ogni giorno si costruiscono più armi, ogni giorno si fanno più leggi contro la vita, ogni giorno va avanti questa cultura dello scarto, di scartare quello che non serve, quello
che dà fastidio. Per favore preghiamo perché il nostro popolo sia più cosciente della difesa della
vita in questo momento di distruzione e di scarto dell’umanità.”
PAPA FRANCESCO

23 febbraio_GiornataPace

Sched_Paesi_23feb2018

La corsa della Cina ai minerali dell’Africa_Ilsole24ore_Barlaam

(altro…)

“Vorrei tanto poter trasmettere ai tempi futuri tutta l’umanità che conservo in me stessa”

ETTY HILLESUM

* testi scelti *

a cura di Maule Francesco

 

Di nuovo mi inginocchio sul ruvido tappeto di cocco, con le mani che coprono il viso, e prego: Signore, fammi vivere di un unico, grande sentimento – fa che io compia amorevolmente le mille piccole azioni di ogni giorno, e insieme riconduci tutte queste piccole azioni a un unico centro, a un profondo sentimento di disponibilità e di amore. Allora quel che farò, o il luogo in cui mi troverò, non avrà più molta importanza.

Etty Hillesum, Diario 1941-1943, Adelphi, Milano 1985. pag. 82

 

Venerdì sera, le sette e mezzo. Oggi pomeriggio ho guardato alcune stampe giapponesi con Glassner. Mi sono resa conto che è così che voglio scrivere: con altrettanto spazio intorno a poche parole. Troppe parole mi danno fastidio. Vorrei scrivere parole che siano organicamente inserite in un gran silenzio, e non parole che esistono solo per coprirlo e disperderlo: dovrebbero accentuarlo, piuttosto. Come in quell’illustrazione con un ramo fiorito nell’angolo in basso: poche, tenere pennellate – ma che resa nei minimi dettagli – e il grande spazio tutt’intorno, non un vuoto, ma uno spazio che si potrebbe piuttosto definire ricco d’anima. Io detesto gli accumuli di parole. In fondo, ce ne vogliono così poche per dir quelle quattro cose che veramente contano nella vita. Se mai scriverò – e chissà poi cosa? – mi piacerebbe dipinger poche parole su uno sfondo muto.

Etty Hillesum, Diario 1941-1943, Adelphi, Milano 1985. pag. 116

 

Sabato sera, mezzanotte e mezzo. […]

Trovo bella la vita, e mi sento libera. I cieli si stendono dentro di me  come sopra di me. Credo in Dio e negli uomini e oso dirlo senza falso pudore. La vita è difficile, ma non è grave. Dobbiamo cominciare a prendere sul serio il nostro lato serio, il resto verrà allora da sé: e «lavorare a se stessi» non è proprio una forma d’individualismo malaticcio. Una pace futura potrà esser veramente tale solo se prima sarà stata trovata da ognuno in se stesso – se ogni uomo si sarà liberato dall’odio contro il prossimo, di qualunque razza o popolo, se avrà superato quest’odio e l’avrà trasformato in qualcosa di diverso, forse alla lunga in amore, se non è chiedere troppo. È l’unica soluzione possibile. E così potrei continuare per pagine e pagine. Quel pezzetto d’eternità che ci portiamo dentro può esser espresso in una parola come in dieci volumoni. Sono una persona felice e lodo questa vita, la lodo proprio, nell’anno del Signore 1942, l’ennesimo anno di guerra.

Etty Hillesum, Diario 1941-1943, Adelphi, Milano 1985. pag. 127

 

Preghiera della domenica mattina. Mio Dio, sono tempi tanto angosciosi. Stanotte per la prima volta ero sveglia al buio con gli occhi che mi bruciavano, davanti a me passavano immagini su immagini di dolore umano. Ti prometto una cosa, Dio, soltanto una piccola cosa: cercherò di non appesantire l’oggi con i pesi delle mie preoccupazioni per il domani – ma anche questo richiede una certa esperienza. Ogni giorno ha già la sua parte. Cercherò di aiutarti affinché tu non venga distrutto dentro di me, ma a priori non posso promettere nulla. Una cosa, però, diventa sempre più evidente per me, e cioè che tu non puoi aiutare noi, ma che siamo noi a dover aiutare te, e in questo modo aiutiamo noi stessi. L’unica cosa che possiamo salvare di questi tempi, e anche l’unica che veramente conti, è un piccolo pezzo di te in noi stessi, mio Dio. E forse possiamo anche contribuire a disseppellirti dai cuori devastati di altri uomini. Si, mio Dio, sembra che tu non possa far molto per modificare le circostanze attuali ma anch’esse fanno parte di questa vita. Io non chiamo in causa la tua responsabilità, più tardi sarai tu a dichiarare responsabili noi. E quasi a ogni battito del mio cuore, cresce la mia certezza: tu non puoi aiutarci, ma tocca a noi aiutare te, difendere fino all’ultimo la tua casa in noi.

Etty Hillesum, Diario 1941-1943, Adelphi, Milano 1985. pag. 169

 

 

Quando prego, non prego mai per me stessa, prego sempre per gli altri, oppure dialogo in modo pazzo, infantile o serissimo con la parte più profonda di me, che per comodità io chiamo «Dio». Non so, trovo così infantile che si preghi per ottenere qualcosa per sé. […] Mi sembra infantile anche pregare perché un altro stia bene: per un altro si può solo pregare che riesca a sopportare le difficoltà della vita. E se si prega per qualcuno, gli si manda un po’ della propria forza.

Etty Hillesum, Diario 1941-1943, Adelphi, Milano 1985. pag. 176

 

Mio Dio, è un periodo troppo duro per persone fragili come me. So che seguirà un periodo diverso, un periodo di umanesimo. Vorrei tanto poter trasmettere ai tempi futuri tutta l’umanità che conservo in me stessa, malgrado le mie esperienze quotidiane. L’unico modo che abbiamo di preparare questi tempi nuovi è di prepararli fin d’ora in noi stessi. In qualche modo mi sento leggera, senz’alcuna amarezza  e con tanta forza e amore. Vorrei tanto vivere per aiutare a preparare questi tempi nuovi: verranno di certo, non sento forse che stanno crescendo in me ogni giorno? Stamattina ho pregato pressapoco così. M’è venuto spontaneo d’inginocchiarmi su quella dura stuoia di cocco del bagno e le lacrime mi scorrevano sul volto.

Etty Hillesum, Diario 1941-1943, Adelphi, Milano 1985. pag. 179.

***

Nel mese di gennaio, che si è concluso con la giornata della memoria, la trasmissione di Radio Due “Ad alta voce” ha proposto la lettura del Diario di Etty Hillesum. E’ un’attrice di grande intensità e bravura, come Sandra Toffolatti a dar voce alle sue fondamentali riflessioni, ispirate a un’estrema compassione e ad un altruismo radicale.

E’ ancora possibile riscoltarlo ai link qui sotto descritti.

Ascolta Diario 1941 – 1943 di Etty Hilesum >>

http://www.raiplayradio.it/programmi/adaltavoce/archivio/puntate/Etty-Hillesum-43325b79-4219-4186-a1a7-64c81d22a387