Millennials, grunge, sessanttotini tutti alla prova dei social media

Dopo ripetute visioni, da solo o con i ragazzi a scuola, e dopo un po’ di giorni di monastica “ruminazione” è arrivato il tempo per scrivere alcune considerazioni in merito all’interessante video (nelle scorse settimane definito “virale”) di Simon Sinek sui Millenials e i social media.

La mia prima considerazione concerne però la valutazione degli ipotetici destinatari della riflessione proposta da Sinek (da qui il mio bizzarro titolo dell’articolo). La pagina Fb che ha proposto la versione con i sottotitoli in italiano, curata da Andrea Giuliodori titolare dell’agenzia di crescita personale EfficaceMente, scrive:

“Una buona parte dei lettori di EfficaceMente appartiene alla cosiddetta generazione dei #Millennials (i nati tra gli inizi degli anni ’80 e la seconda metà degli anni ’90). Se fai parte di questa generazione, ascolta con mooolta attenzione questa intervista di Simon Sinek. L’ho fatta sottotitolare in italiano. Saranno 18′ ben investiti…”

Io penso che debbano vederlo anche i genitori, tutti gli insegnanti, gli educatori che hanno prodotto quelle che sono definite, Senek dice non solo da lui, “strategie fallimentari di educazione familiare”.

Troppo permissivi? troppo protettivi? troppo amici? troppo impegnati? troppo affettivi? troppo emotivi? troppo anafettivi? ancora analfabeti emotivi? incapaci di insegnare i limiti? ancora troppo autoritari? etc etc…tutte domande definizioni applicabili ai modelli educativi e genitoriali degli scorsi anni e dei nostri giorni. Ecco perché dedico e titolo questo articolo a tutti gli idealisti (non pazzi) dagli anni sessanta in poi.

Un’altra categoria di persone con cui vorrò condividerlo e dai quali mi aspetto una interessante reazione è quello degli imprenditori. Sinek dopo aver accusato il “sistema” educativo di aver reso la vita troppo facile ai non colpevoli Millennials, paradossalmente si scaglia contro il mondo aziendale che per affermare la logica dei numeri, dei risultati a breve termini, della competitività sta distruggendo questa “straordinaria generazione” che entra nel mondo del lavoro, e le impedisce di credere nella necessità di “tener duro”, di aver pazienza, di costruire una robusta stima delle proprie capacità umane e sociali.

Come sempre quando si affrontano queste riflessioni le generalizzazioni sono la trappola più insidiosa in cui si può cadere. Anche l’osservatorio da cui Sinek affronta la sua analisi è probabilmente diverso dal mondo imprenditoriale locale. Ma ogni persona e/o organizzazione che oggi sta coraggiosamente e autenticamente tentando di tenere insieme crescita umana (globale/integrale, quindi anche fisica/corporea e spirituale) con le esigenze del cosiddetto Mercato, spesso spietato, le cui dinamiche assolute sono sconosciute a molti, del quale neanche la politica (e l’etica) non riescono a leggere l’anima (se esiste, per il mercato capitalista/neoliberista) per addomesticarla o curarla, sa quanto sia gravoso e spesso praticamente inconciliabile questo legame, questa simbiosi.

Dobbiamo quindi prendere atto che chi fa impresa e il sistema aziendale attuale e futuro stanno creando quelle fosse comuni in cui andranno, lavorativamente, seppelliti i nostri figli?

Non posso e non voglio crederlo. L’impresa (e ogni organizzazione) è tale solo quando valorizza e fa fiorire la persona, e non quando produce utili e guadagni. Il sistema, anche finanziario, che crea soldi facili alle spalle di oppressioni, ingiustizie, ineguaglianze e negazione dei diritti andrà a sgonfiarsi e a svanire, proprio come quelle bolle che stanno distruggendo il nostro tessuto economico e sociale. E la generazione che sta crescendo ha il compito di costruire questa dimensione economica e ambientale nuova. Ho fiducia nella mia e nella loro generazione.

Finita (forse) la pars destruens del filmato passo alla pars construens.

Penso che l’analisi di Simon Sinek sia fondamentalmente centrata e acuta, e offra una serie di spunti di riflessioni utili e fondamentali. Qual è la qualità delle nostre relazioni? Come costruiamo la nostra felicità e realizzazione personale?

L’analisi iniziale sulla mancanza di autostima, sulla difficoltà a gestire lo stress e sull’abitudine alla soddisfazione immediata la trovo tutto sommato interessante e corretta. Più tirato mi sembra il binomio social media-addiction (dipendenza). Se compariamo i social media alle sostanze e comportamenti che creano dipendenza (come alcol, droghe e scommesse) per il processo di rilascio di dopamina, possiamo dedurre che, secondo la prospettiva di Sinek, il fatto che noi genitori installiamo in casa una rete con wi-fi, i mezzi di trasporto pubblici con wi-fi, le biblioteche, addirittura alcune scuole siamo come degli “spacciatori” che favoriscono questa dipendenza. Certo apprezzo il ragionamento di Sinek che non vuole demonizzare i social, internet, etc. ma parla di balance, di equilibrio da trovare tra l’utilità dei social e il non trovarsi dipendenti e fagocitati dalle loro pericolose spire.

Apprezzo ancora il suo ragionamento sulla pazienza, sulla fatica e dedizione che i rapporti di fiducia e fedeltà richiedono.

Ancora trovo intrigante il suo discorso sulle intuizioni e innovazioni che nascono dalla mente quando divaga, la forza e creatività di quella che viene definita l’intelligenza divergente.

È strano infine che per confrontarsi, per parlare o riflettere su queste tematiche sia oggi necessario utilizzare i social media. Io ne scrivo sul mio blog, a mio figlio ho chiesto il telefono, ho cercato il video e gli ho chiesto di guardarlo ma ne ho faticosamente parlato direttamente con lui. Solo con qualche persona (in particolare con una collega – Milva – che ringrazio per la disponibilità al confronto) sono riuscito a dire: “Ehi, hai visto il video di Sinek sui Millennials che ha mandato il collega Pennetta, cosa ne pensi tu, mi aiuti a ragionarci prima di parlarne in classe?”

Dilato quindi questa stranezza e, cosa rara, utilizzerò anche altri social (in particolare wa) per condividere questo video e queste riflessioni con altri genitori, educatori, amici.

Io credo ancora intensamente nella forza delle relazioni vere, profonde e vitali. Io credo che siamo tutti genitori, insegnanti, allenatori, educatori, impegnati a non farci trascinare via i figli e le figlie, gli studenti, gli atleti, da niente e nessuno, tanto meno da un merdoso dispositivo rettangolare, che anche se lo tengono sempre in mano, non li potrà mai contenere.

Francesco Maule

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7 comments

  1. grazie Francesco. Ho guardato ed è veramente preoccupante. Sia da genitore di Millenians, sia come usufruitore di socialmedia e telefonini. Ci comportiamo così anche noi, anche se poi non abbiamo gli altri problemi dei millenians, che forse credono in questa realtà virtuale, noi lo trattiamo come un gioco da fare con gli altri per riallacciare relazioni che si sono perdute negli anni, e dell’autostima o ce l’abbiamo o non l’abbiamo mai avuta ma per altre ragioni. Lo giro ai miei figli perchè possano continuare a credere in loro stessi. Io penso che, essendo stato io nella prima generazione che non ha conosciuto la guerra, che ha vissuto in una società in crescita, faccia fatica a trasmettere il senso della difficoltà del vivere. (PARTE 1)

    1. PARTE 2 – Quali racconti possiamo fare ai nostri figli per far loro capire la bellezza della vita nella pace e senza gli stenti? Questo è quello che raccontavano a me da piccolo, fame , miseria, quello che hai è molto di più di quello che avevo io. Ma se guardo bene non avevo nulla a confronto di quello che hanno adesso i ragazzi. Ma allora era tanto, era straordinario ora è nulla, è insignificante. Anche se adesso non è politically correct dirti: “mangia altrimenti lo mando ai bambini dell’Africa” oppure andavi a lavorare nei campi o fare qualche lavoretto come portare via i giornali o il latte, adesso abominevole lavoro minorile, come ci formava alla vita tutto ciò! Sapevamo il valore del denaro e il sacrificio e la parola voglio non esisteva od era accompagnata da un “diseducante” ceffone. Le persone si formano nelle difficoltà, perchè ci si deve inventare qualcosa per superarle. I giovani di oggi sono in difficoltà, ma niente paura ci siamo noi genitori a difendervi a 20, 30, 40 anni, vi sosteniamo moralmente ed economicamente. Ma quando mai si crescerà? E’ sicuramente una generazione sfortunata ma ad avere dei genitori come noi!

  2. Ciao Francesco.
    Il video mi è piaciuto molto. L’analisi di Simon SInek è quanto di più realistico abbia trovato negli ultimi mesi.
    Da utilizzatore appassionato della tecnologia e da musicista (scusatemi se mi permetto di definirmi tale) che ha vissuto sulla propria pelle i vantaggi della tecnologia, confermo che i nostri figli possono, eccome, venir contenuti da un “merdoso apparecchio rettangolare”.
    Conoscendoti, sono certo che i tuoi figli stiano crescendo con un approccio di giusto equilibrio verso la tecnologia.
    Ma le persone sono tante e con abitudini varie e strane.
    Il processo di incanalamento delle menti era già inziato con la Nintendo Ds e simili. “Tieni qui e non rompere” era il messaggio implicito, che poi si è trasformato in regalare i primi iPad a 4 anni (lo so per certo).
    Quindi che fare?
    Insistere sui valori per i quali vale la pena combattere come la musica, il contatto fisico e la coltivazione delle passioni.
    Ti abbraccio e grazie per l’articolo.

    Luca

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