Mese: febbraio 2017

Millennials, grunge, sessanttotini tutti alla prova dei social media

Dopo ripetute visioni, da solo o con i ragazzi a scuola, e dopo un po’ di giorni di monastica “ruminazione” è arrivato il tempo per scrivere alcune considerazioni in merito all’interessante video (nelle scorse settimane definito “virale”) di Simon Sinek sui Millenials e i social media.

La mia prima considerazione concerne però la valutazione degli ipotetici destinatari della riflessione proposta da Sinek (da qui il mio bizzarro titolo dell’articolo). La pagina Fb che ha proposto la versione con i sottotitoli in italiano, curata da Andrea Giuliodori titolare dell’agenzia di crescita personale EfficaceMente, scrive:

“Una buona parte dei lettori di EfficaceMente appartiene alla cosiddetta generazione dei #Millennials (i nati tra gli inizi degli anni ’80 e la seconda metà degli anni ’90). Se fai parte di questa generazione, ascolta con mooolta attenzione questa intervista di Simon Sinek. L’ho fatta sottotitolare in italiano. Saranno 18′ ben investiti…”

Io penso che debbano vederlo anche i genitori, tutti gli insegnanti, gli educatori che hanno prodotto quelle che sono definite, Senek dice non solo da lui, “strategie fallimentari di educazione familiare”.

Troppo permissivi? troppo protettivi? troppo amici? troppo impegnati? troppo affettivi? troppo emotivi? troppo anafettivi? ancora analfabeti emotivi? incapaci di insegnare i limiti? ancora troppo autoritari? etc etc…tutte domande definizioni applicabili ai modelli educativi e genitoriali degli scorsi anni e dei nostri giorni. Ecco perché dedico e titolo questo articolo a tutti gli idealisti (non pazzi) dagli anni sessanta in poi.

Un’altra categoria di persone con cui vorrò condividerlo e dai quali mi aspetto una interessante reazione è quello degli imprenditori. Sinek dopo aver accusato il “sistema” educativo di aver reso la vita troppo facile ai non colpevoli Millennials, paradossalmente si scaglia contro il mondo aziendale che per affermare la logica dei numeri, dei risultati a breve termini, della competitività sta distruggendo questa “straordinaria generazione” che entra nel mondo del lavoro, e le impedisce di credere nella necessità di “tener duro”, di aver pazienza, di costruire una robusta stima delle proprie capacità umane e sociali.

Come sempre quando si affrontano queste riflessioni le generalizzazioni sono la trappola più insidiosa in cui si può cadere. Anche l’osservatorio da cui Sinek affronta la sua analisi è probabilmente diverso dal mondo imprenditoriale locale. Ma ogni persona e/o organizzazione che oggi sta coraggiosamente e autenticamente tentando di tenere insieme crescita umana (globale/integrale, quindi anche fisica/corporea e spirituale) con le esigenze del cosiddetto Mercato, spesso spietato, le cui dinamiche assolute sono sconosciute a molti, del quale neanche la politica (e l’etica) non riescono a leggere l’anima (se esiste, per il mercato capitalista/neoliberista) per addomesticarla o curarla, sa quanto sia gravoso e spesso praticamente inconciliabile questo legame, questa simbiosi.

Dobbiamo quindi prendere atto che chi fa impresa e il sistema aziendale attuale e futuro stanno creando quelle fosse comuni in cui andranno, lavorativamente, seppelliti i nostri figli?

Non posso e non voglio crederlo. L’impresa (e ogni organizzazione) è tale solo quando valorizza e fa fiorire la persona, e non quando produce utili e guadagni. Il sistema, anche finanziario, che crea soldi facili alle spalle di oppressioni, ingiustizie, ineguaglianze e negazione dei diritti andrà a sgonfiarsi e a svanire, proprio come quelle bolle che stanno distruggendo il nostro tessuto economico e sociale. E la generazione che sta crescendo ha il compito di costruire questa dimensione economica e ambientale nuova. Ho fiducia nella mia e nella loro generazione.

Finita (forse) la pars destruens del filmato passo alla pars construens.

Penso che l’analisi di Simon Sinek sia fondamentalmente centrata e acuta, e offra una serie di spunti di riflessioni utili e fondamentali. Qual è la qualità delle nostre relazioni? Come costruiamo la nostra felicità e realizzazione personale?

L’analisi iniziale sulla mancanza di autostima, sulla difficoltà a gestire lo stress e sull’abitudine alla soddisfazione immediata la trovo tutto sommato interessante e corretta. Più tirato mi sembra il binomio social media-addiction (dipendenza). Se compariamo i social media alle sostanze e comportamenti che creano dipendenza (come alcol, droghe e scommesse) per il processo di rilascio di dopamina, possiamo dedurre che, secondo la prospettiva di Sinek, il fatto che noi genitori installiamo in casa una rete con wi-fi, i mezzi di trasporto pubblici con wi-fi, le biblioteche, addirittura alcune scuole siamo come degli “spacciatori” che favoriscono questa dipendenza. Certo apprezzo il ragionamento di Sinek che non vuole demonizzare i social, internet, etc. ma parla di balance, di equilibrio da trovare tra l’utilità dei social e il non trovarsi dipendenti e fagocitati dalle loro pericolose spire.

Apprezzo ancora il suo ragionamento sulla pazienza, sulla fatica e dedizione che i rapporti di fiducia e fedeltà richiedono.

Ancora trovo intrigante il suo discorso sulle intuizioni e innovazioni che nascono dalla mente quando divaga, la forza e creatività di quella che viene definita l’intelligenza divergente.

È strano infine che per confrontarsi, per parlare o riflettere su queste tematiche sia oggi necessario utilizzare i social media. Io ne scrivo sul mio blog, a mio figlio ho chiesto il telefono, ho cercato il video e gli ho chiesto di guardarlo ma ne ho faticosamente parlato direttamente con lui. Solo con qualche persona (in particolare con una collega – Milva – che ringrazio per la disponibilità al confronto) sono riuscito a dire: “Ehi, hai visto il video di Sinek sui Millennials che ha mandato il collega Pennetta, cosa ne pensi tu, mi aiuti a ragionarci prima di parlarne in classe?”

Dilato quindi questa stranezza e, cosa rara, utilizzerò anche altri social (in particolare wa) per condividere questo video e queste riflessioni con altri genitori, educatori, amici.

Io credo ancora intensamente nella forza delle relazioni vere, profonde e vitali. Io credo che siamo tutti genitori, insegnanti, allenatori, educatori, impegnati a non farci trascinare via i figli e le figlie, gli studenti, gli atleti, da niente e nessuno, tanto meno da un merdoso dispositivo rettangolare, che anche se lo tengono sempre in mano, non li potrà mai contenere.

Francesco Maule

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the power of love

Condivido questa bella riflessione (di un autore o autrice anonimo) inviata dalla cara Silvana che cura la newsletter del “Centro Europeo” di Gargano (BS). Che mai manchi l’amore! FM

foto by Giovanna Leocata

ITALIANO
L’essere umano che ha il senso della responsabilità, ma manca di amore, diventa meschino.
L’essere umano che ha il senso del dovere, ma manca di amore, diventa duro.
L’essere umano che ha il senso della giustizia, ma manca di amore, diventa lnflessibile.
L’essere umano che ha il senso della verità, ma manca d’ amore, diventa critico.
L’essere umano che ha il senso dell’ordine, ma manca di amore, diventa maniacale.
L’essere umano che ha il senso dell’onore, ma manca di amore, diventa orgoglioso.
L’essere umano che ha il senso della franchezza, ma manca di amore, diventa insolente.
L’essere umano che è colto, ma manca di amore, diventa pretenzioso.
L’essere umano che ha il senso della parola, ma manca di amore, diventa pettegolo.
L’essere umano che coltiva il silenzio, ma manca di amore, diventa taciturno.
L’essere umano che è intelligente, ma manca d’amore, diventa scaltro o manipolatore.
L’essere umano che è gentile, ma manca di amore, diventa ipocrita.
L’essere umano che è competente, ma manca di amore, diventa puntiglioso.
L’essere umano che è potente, ma manca di amore, diventa violento.
L’essere umano che è ricco, ma manca di amore, diventa avaro.
L’essere umano che ha fede, ma manca di amore, diventa fanatico.

FRANÇAIS
La personne qui a le sens de la responsabilité, mais manque d’amour, devient mesquine.
La personne qui a le sens du devoir, mais manque d’amour, devient dure.
La personne qui a le sens de la justice, mais manque d’amour, devient inflexible.
La personne qui a le sens de la vérité, mais manque d’amour, devient critique.
La personne qui a le sens de l’ordre, mais manque d’amour, devient maniaque.
La personne qui a le sens de l’honneur, mais manque d’amour, devient orgueilleuse.
La personne qui a le sens de la franchise, mais manque d’amour, devient insolente.
La personne qui est cultivée, mais manque d’amour, devient prétentieuse.
La personne qui a le sens de la parole, mais manque d’amour, devient cancanière.
La personne qui cultive le silence, mais manque d’amour, devient taiseuse.
La personne qui est intelligente, mais manque d’amour, devient fourbe ou manipulatrice.
La personne qui est gentille, mais manque d’amour, devient hypocrite.
La personne qui est compétente, mais manque d’amour, devient pointilleuse.
La personne qui est puissante, mais manque d’amour, devient violente.
La personne qui a la foi, mais manque d’amour, devient fanatique.

ENGLISH
The person who has a sense of responsibility, but lacks love, becomes mean.
The person who has a sense of duty, but lacks love, becomes hard.
The person who has a sense of justice, but lacks love, becomes inflexible.
The person who has a sense truth, but lacks love, becomes critical.
The person who has a sense of order, but lacks love, becomes a maniac.
The person who has a sense of honour, but lacks love, becomes proud.
The person who has a sense of frankness, but lacks love, becomes impertinent.
The person who is cultured, but lacks love, becomes pretentious.
The person who talks well, but lacks love, becomes a gossiper.
The person who cultivates silence, but lacks love, becomes taciturn.
The person who is intelligent, but lacks love, becomes a shrewd or manipulator.
The person who is gentile, but lacks love, becomes a hypocrite.
The person who is competent, but lacks love, becomes fussy.
The person who is powerful, but lacks love, becomes violent.
The person who is rich, but lacks love, becomes a miser.
The person who has faith, but lacks love, becomes fanatic.