Mese: agosto 2016

Musica e spiritualità

Miles Cooper Seaton

Il rapporto tra musica e spiritualità può aprire immensi orizzonti e insolite prospettive. La storia e le varie tradizioni spirituali hanno sperimentato molteplici percorsi: sempre la musica è stata strumento di espressione spirituale o la vita spirituale ha avuto modo di esprimersi anche in musica. Ma oggi come si declina questo rapporto? Anche qui ci sono varie e diversificate esperienze, proposte, opzioni. Ultimamente, ancora grazie alla rivista “Mucchio Selvaggio”, che più volte mi ha dato modo di allargare conoscenze sia in campo musicale, ma più in generale nei campi artistici e sociali, ho avuto modo di conoscere e ascoltare Miles Cooper Seaton.

È una strada, la sua, tra le migliaia oggi esistenti. È un artista che ricerca la propria ispirazione nel silenzio, che cerca di esprimere il suono del silenzio, esprimere una forma di poesia musicale contemporanea, oserei definirla “preghiera sonica”. La sua voce esprime un mondo interiore e la sua chitarra disegna i paesaggi sonori che sono quelli che ispirano Miles Cooper Seaton: non ultimo il deserto, in particolare quello del deserto del Mojave. Nell’intervista su il Mucchio (n. 744/745 – p. 030) racconta:

«Credo che tante persone della mia generazione e di quelle successive stiano perdendo il contatto con la morte e la solitudine, impegnati come siamo a curare la nostra figura riflessa nei dispositivi che usiamo».

La possibilità di capire quello che desidero trasmettere può venire dall’artista stesso. Occorre però dedicarci un po’ di ascolto raccolto, meglio con le cuffie, in un momento in cui si possa prestare qualche attenzione, sia alla propria voce interiore che alla musica.

Ecco quindi una serie di video sulle perfomance di Miles Cooper Seaton.

Il primo quanto di più vicino al rapporto tra musica e preghiera io oggi possa trovare originalmente espresso:

Per comprendere maggiormente le sue capacità sonore, sia vocali che chitarristiche, in un contesto più scarno e “mondano” (il magazzino di una etichetta discografica!):

La solita canzone, Pact with Beasts, in un’altra versione live con il supporto di effetti visuali sullo sfondo:

Ancora live con frammenti di un’intervista in cui emerge la sensibilità di Miles:

Quando la voce e il canto possono squarciare l’anima:

C’è anche una lunga e bella intervista sulla rivista “Rumore” che si può leggere qui.

Chiudo con queste parole di Miles, tratte da una narrazione lunga, coraggiosa, esaustiva sul processo creativo del nuovo album “Phase In Exile”, che si può leggere tutta qui.

«Quando ho cominciato a progettare Phases in Exile, la vita e il lavoro negli Stati Uniti mi stavano dissanguando. Per me, la musica e l’arte sono forse il punto  d’incontro più vicino con l’energia divina che possiamo provare nelle nostre brevi vite. Queste due cose sono un ponte verso la comprensione di cosa voglia dire essere davvero umani. Sono (cose) sacre. Il ruolo di chi si dedica alle arti performative è di grande importanza. L’artista è simile allo sciamano, che sfida il baratro e ci si pone innanzi  come ad uno specchio, che riflette quel valore che ci è innato e ci ricordar della nobiltà della nostra scelta di vivere nonostante le sofferenze e l’incombere della morte».

Buon ascolto, buona visione, buon viaggio, con la musica e con il silenzio…