1986 – 2016 | la bmx

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foto A. Zampese

Nel 1986, all’età di 11 anni, a Marcon, in provincia di Venezia, in una pista di bmx che era poco più di un campo tracciato con della terra messa a caso per salti e curve, vinsi il titolo regionale della mia categoria. Trent’anni dopo, domenica scorsa 1 maggio 2016, a Creazzo (VI), dopo alcuni anni che non gareggiavo, ho vinto nuovamente il titolo regionale bmx, della mia categoria: “cruiser 40+”. E’ difficile descrivere la gioia provata domenica, condivisa in modo intenso con la società del BMX Creazzo, i compagni “master/vecchietti” con cui mi alleno, la famiglia, gli amici di vita. Un sogno, se ci penso ancora. Ci sono tante cose in questo evento ma anche la semplicità di un gioco che a quarant’anni mi tiene ancora grintoso e appassionato.

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foto A. Zampese

Il mio amico Mauro ha descritto le emozioni della giornata con la sua solita scrittura intensa e creativa, penetrando nelle mie stesse emozioni e facendole esplodere. Lascio alle sue parole tutte le altre suggestioni.

“Qualche dubbio pervade questa giornata: è come il vento che sembra stare sotto al grigio del cielo e non vuole lasciare nessuno spazio a ciò che è luce.

Noooo cazzo!

Devi arrivare uno è una questione di testa! Due non esiste.

Beh, più che la presenza di qualche amico che guarda spettatore una gara di Bmx, sembrava tifo per l’amicizia: che energia per le gambe!

La pioggia smette ma il terriccio bagnato affonda il copertone; l’unica strategia sembra stare sui pedali e sfiorare il suolo, passarci sopra e lasciare che il vento passi sotto eludendo ogni attrito.

… Maule Francesco… BMX Creazzo!

Ovazione e folla in delirio; almeno da Dario a Enrico con me nel mezzo.

La partenza è di quelle che non ti aspetti: sembrano attimi che passano dal momento in cui il cancelletto implode; il pensiero, infatti, fa un salto all’indietro e ricostruisce il dramma dell’incidente ma non solo. Trasale l’adrenalina delle gare vere in cui c’è qualcosa che ti spinge da dietro nel fare quello che nessun altro ha mai fatto prima: qualcuno lo chiama agonismo ma non si può dare un nome a un detonatore che sta nella testa e che esplode nelle gambe e nelle braccia.

Che bella sensazione.

E, dopo un breve silenzio irreale, il cancelletto si abbassa.

Ogni cosa diventa armonia disegnata dalla pennellata di una ruota che si mette davanti e vuole restarci sempre.

Ed è così, fra le urla degli spalti che diventano 80.000 grida in toni diversi perché la bici resti sollevata di quel tanto che nessuno mai possa trattenerla e picchiarla per farla restare dietro.

Il traguardo ormai è tagliato come trent’anni prima.

Ahhh, ecco perché mi è scappata qualche lacrima: oggi abbiamo vinto proprio tutti.”

Mauro Marzegan
1 maggio 2016.
foto S. Fochesato

foto S. Fochesato

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