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Sabato scorso ero a Luserna con la mia famiglia. Scrigno di cultura montanara, cimbra, luogo intriso di dolorosa storia di “confine” legata ai tragici eventi della Prima guerra mondiale, Luserna oggi resta popolato da poco meno di trecento abitanti. Al nostro arrivo ha iniziato a scendere la neve. Trovarsi a partire per una camminata, con la propria famiglia, mentre la neve che scende insistente copre progressivamente il sentiero e il paesaggio, mi ha regalato delle emozioni uniche, inedite, meravigliose e che mi hanno lasciato, per qualche giorno, completamente senza parole. Dovevamo raggiungere il rifugio Malga Campo, in realtà distante dal paese poco più di mezz’ora di cammino.

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Ma la nevicata ha reso quella passeggiata un’avventura indimenticabile, soprattutto per i miei figli,

anche perché poi, depositati gli zaini al rifugio e accompagnati dal cane Anuk, abbiamo proseguito la camminata fino al forte Luserna.

Ritornati nel “mondo”, mi ha colpito quanto la nevicata di sabato scorso abbia acceso in molte persone emozioni e commenti. In particolare ho avuto modo, oggi, di leggerne alcuni nel più famoso social network, molti di questi ripetitivi quanto superficiali e banali. Ma davvero da una nevicata si riesce a dire e rappresentare solo con le solite esclamazioni condite con foto per nulla significative?

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Certo noi abbiamo avuto una situazione ideale che ha amplificato gli effetti della nevicata, il bosco e l’isolamento ci hanno donato la possibilità di una percezione particolare, esplosa poi, ieri mattina, in una luminosità splendente. È stato però oggi, leggendo alcuni brani dal libro “Stagioni” di Mario Rigoni Stern, che ho trovato quelle parole che mi permettono di descrivere e rivivere la profonda, bianca, esperienza dei giorni scorsi. La visita al Forte Belvedere, ieri, prima di lasciare l’altopiano cimbro di Vezzena e Lavarone, ha messo il sigillo su queste giornate speciali, di cui questa rimane solo una limitata suggestione.

Francesco Maule

29 dicembre 2014

(le foto di questo post sono mie)

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“È profondo il silenzio della neve; quando cade, anche la notte diventa più silenziosa e dolcissimo il sonno. È diversa pure la luce. Stanno immobili dentro il bosco cervi e caprioli, volpi e lepri. Quando il sole ritornerà saranno le cesene a salutarlo: erano partite dalla Scandinavia e da villaggio a villaggio sono giunte sino a noi perché il giorno ha più luce e ci sono le bacche dei sorbi dell’uccellatore che ancora rimangono brillanti sugli alberi accosto alle case.

Il fumo della legna secca che brucia nelle cucine ristagna leggero sopra i tetti e un volo di cornacchie attraversa il cielo inquadrato dalla finestra; anche nel profondo del bosco caprioli e cervi alzando la testa guardano il nuovo paesaggio. Gli scoiattoli escono dal nido e salgono sui pecci facendo cadere la neve: vanno a ricercare gli strobili che nascondono i piccoli semi.

Anche se l’inverno sembra tutto mortificare, nella nuova luce del bosco si riprende a vivere. Camminando immersi in quel bianco di luce propria, tra gli alti tronchi muschiati d’argento, pure il tempo diventa irreale e vivi in un mondo metafisico come dentro un sogno: non ha più peso il tuo corpo, non è faticoso il passo e cammini vagando da pensiero a pensiero. In un infinito tra gli alberi innevati anche le cose della vita appaiono più chiare”.

Tratto da: Mario Rigoni Stern, Stagioni, Einaudi, Torino 2006, pp.15-16

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