Mese: dicembre 2014

neve

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Sabato scorso ero a Luserna con la mia famiglia. Scrigno di cultura montanara, cimbra, luogo intriso di dolorosa storia di “confine” legata ai tragici eventi della Prima guerra mondiale, Luserna oggi resta popolato da poco meno di trecento abitanti. Al nostro arrivo ha iniziato a scendere la neve. Trovarsi a partire per una camminata, con la propria famiglia, mentre la neve che scende insistente copre progressivamente il sentiero e il paesaggio, mi ha regalato delle emozioni uniche, inedite, meravigliose e che mi hanno lasciato, per qualche giorno, completamente senza parole. Dovevamo raggiungere il rifugio Malga Campo, in realtà distante dal paese poco più di mezz’ora di cammino.

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Ma la nevicata ha reso quella passeggiata un’avventura indimenticabile, soprattutto per i miei figli,

anche perché poi, depositati gli zaini al rifugio e accompagnati dal cane Anuk, abbiamo proseguito la camminata fino al forte Luserna.

Ritornati nel “mondo”, mi ha colpito quanto la nevicata di sabato scorso abbia acceso in molte persone emozioni e commenti. In particolare ho avuto modo, oggi, di leggerne alcuni nel più famoso social network, molti di questi ripetitivi quanto superficiali e banali. Ma davvero da una nevicata si riesce a dire e rappresentare solo con le solite esclamazioni condite con foto per nulla significative?

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Certo noi abbiamo avuto una situazione ideale che ha amplificato gli effetti della nevicata, il bosco e l’isolamento ci hanno donato la possibilità di una percezione particolare, esplosa poi, ieri mattina, in una luminosità splendente. È stato però oggi, leggendo alcuni brani dal libro “Stagioni” di Mario Rigoni Stern, che ho trovato quelle parole che mi permettono di descrivere e rivivere la profonda, bianca, esperienza dei giorni scorsi. La visita al Forte Belvedere, ieri, prima di lasciare l’altopiano cimbro di Vezzena e Lavarone, ha messo il sigillo su queste giornate speciali, di cui questa rimane solo una limitata suggestione.

Francesco Maule

29 dicembre 2014

(le foto di questo post sono mie)

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“È profondo il silenzio della neve; quando cade, anche la notte diventa più silenziosa e dolcissimo il sonno. È diversa pure la luce. Stanno immobili dentro il bosco cervi e caprioli, volpi e lepri. Quando il sole ritornerà saranno le cesene a salutarlo: erano partite dalla Scandinavia e da villaggio a villaggio sono giunte sino a noi perché il giorno ha più luce e ci sono le bacche dei sorbi dell’uccellatore che ancora rimangono brillanti sugli alberi accosto alle case.

Il fumo della legna secca che brucia nelle cucine ristagna leggero sopra i tetti e un volo di cornacchie attraversa il cielo inquadrato dalla finestra; anche nel profondo del bosco caprioli e cervi alzando la testa guardano il nuovo paesaggio. Gli scoiattoli escono dal nido e salgono sui pecci facendo cadere la neve: vanno a ricercare gli strobili che nascondono i piccoli semi.

Anche se l’inverno sembra tutto mortificare, nella nuova luce del bosco si riprende a vivere. Camminando immersi in quel bianco di luce propria, tra gli alti tronchi muschiati d’argento, pure il tempo diventa irreale e vivi in un mondo metafisico come dentro un sogno: non ha più peso il tuo corpo, non è faticoso il passo e cammini vagando da pensiero a pensiero. In un infinito tra gli alberi innevati anche le cose della vita appaiono più chiare”.

Tratto da: Mario Rigoni Stern, Stagioni, Einaudi, Torino 2006, pp.15-16

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JACQUES DUPUIS 2004 -2014

A dieci anni dalla morte credo importante ricordare la figura di un teologo che ha sofferto, nei primi anni del terzo millennio, un particolare accanimento “inquisitorio”. È fresco di stampa un libro1, a cura di William R. Burrows, che descrive proprio quelle vicende e descrive alcuni aspetti del profilo umano di Dupuis, del quale troppo poco si è sentito parlare dopo la morte, e che io ho avuto la fortuna di studiare per la mia tesi per il Magistero in scienze religiose nel 2008.

UN TEOLOGO APERTO ALLE ALTRE RELIGIONI

Per presentare in modo introduttivo la riflessione teologica di padre Jacques Dupuis2 si preferirà un “inizio dalla fine”, per poi recuperare alcuni elementi di un percorso fortemente sistematico e alla ricerca continua del fondamento teologico.

“Il risultato è stato quel che ho chiamato un “pluralismo inclusivo”, il quale, pur non avendo nulla in comune con il paradigma pluralistico dei teologi “pluralisti”, cerca di mostrare come la fede e la dottrina cristiana possono combinare l’affermazione di fede dell’unicità di Gesù Cristo quale salvatore universale con la concezione teologica di un ruolo e di un significato positivo riconosciuto alle altre tradizioni religiose nel piano divino per l’umanità”3.

Il padre Dupuis, morto il 28 dicembre 2004, affronta in un post scriptum4, alla fine del suo ultimo libro “Il cristianesimo e le religioni. Dallo scontro all’incontro5, le questioni emerse dalla Notificazione6 della Congregazione per la Dottrina della Fede che lo riguardava e sul documento “Dominus Iesus”7 della Congregazione stessa. Egli afferma che:

“sarebbe tuttavia sbagliato concludere che il contenuto dei due documenti è stato di conseguenza ignorato in questo nuovo libro”8.

Dupuis non evita di specificare che il libro “Il cristianesimo e le religioni” concorda senza alcuna restrizione con tali documenti ovunque essi professano con certezza la dottrina della fede divina e cattolica. Non ci può essere dissenso sul contenuto della fede, egli afferma, anche se sono possibili differenti enunciazioni di tale contenuto in differenti contesti. Uno degli aspetti che sarebbe importante mettere in luce è che il lavoro e impegno teologico del padre Dupuis non sono semplicemente assimilabili dalle prospettive e dai metodi10 delle teologia “magisteriale”. Ma questo non toglie il suo grande impegno per restare dentro l’ottica ecclesiale cristiano-cattolica, senza stancarsi di ripetere, lungo tutto il percorso del testo, il suo desiderio di

“mantenere assieme e combinare, pur in tensione dialettica, da una parte l’affermazione centrale della fede cristiana riguardo al significato unico della persona di Gesù Cristo come salvatore costitutivo universale dell’intera umanità, e, dall’altra, un valore salvifico, nel quadro del piano unico inteso da Dio per l’umanità, delle “vie” di salvezza proposte dalle altre tradizioni religiose”11.

Dice ancora Dupuis:

“Affermazioni assolute ed esclusive su Cristo e sul cristianesimo, che rivendicassero il possesso esclusivo dell’automanifestazione di Dio o dei mezzi di salvezza, distorcerebbero e contraddirebbero il messaggio cristiano e l’immagine cristiana. Il nostro unico Dio è ‘tre’, e la comunione-nella-differenza, che caratterizza la vita intima di Dio, è riflessa e operante nell’unico piano che Padre, Figlio e Spirito hanno ideato per la loro relazione con l’umanità nella rivelazione e nella salvezza. La pluralità delle religioni trova perciò la sua ultima sorgente in un Dio che è amore e comunicazione”12.

IL DIALOGO E IL PLURALISMO

All’interno del panorama delle differenti correnti teologiche che – anche se generalista e stereotipato – suddivide le tendenze in “esclusiviste – inclusiviste – pluraliste”13, diventa importante l’affermazione di Dupuis:

“[…] sembra stia emergendo un certo consenso sull’esigenza di evitare, da qualunque parte ci si trovi, tanto l’assolutismo quanto il relativismo. La pluralità deve essere presa sul serio ed accolta positivamente, non soltanto come un fatto ma in linea di principio. È necessario sottolineare che essa ha un suo posto nel disegno di Dio per l’umanità. È necessario inoltre mostrare che l’adesione alla propria fede è compatibile con l’apertura a quella degli ‘altri’; che l’affermazione della propria identità religiosa non cresce grazie alla contrapposizione con le altre, bensì in virtù dell’incontro con esse. Un teologia delle religioni deve essere, in ultima analisi, una teologia della pluralità delle tradizioni religiose, ossia del pluralismo religioso”14.

LA QUESTIONE CRISTOLOGICA

Dupuis, che è uno dei teologi che probabilmente ha speso più energie per studiare, analizzare e presentare i vari “mutamenti di paradigma” presenti nell’attuale cammino della teologia delle religioni15, afferma con chiarezza che al cuore di questi mutamenti si ponga la questione cristologica.

È evidente come siano in questione il significato universale e il ruolo costitutivo attribuiti dal cristianesimo a Gesù Cristo.

“Fondamentalmente, l’interrogativo che viene sollevato è se, nell’attuale contesto di dialogo, non si renda necessario riesaminare e reinterpretare l’inequivocabile testimonianza resa dal Nuovo Testamento – e che di per sé non viene negata – al significato universale di Gesù Cristo”16.

Dupuis si contraddistingue per il coraggio del teologo fedele che giunge fino ai territori più inesplorati e difficili della riflessione cristiana, ma la sua prudenza e tatto gli fanno dire:

“La teologia deve in ogni caso mantenere forte il senso del mistero, della trascendenza non solo di Dio, ma anche del suo piano di salvezza. In questo caso, non deve pretendere di descrivere e precisare il ‘come’ e ‘in che modo’ (quomodo sit) della relazione essenziale fra l’azione universale del Verbo – e dello Spirito – e l’evento storico Gesù Cristo. L’apofatismo teologico raccomanda il silenzio laddove, pur essendo in grado di sottolineare il fatto (an sit), non possiamo e neanche dobbiamo spiegare il ‘come’. Conviene alla teologia essere riservata e umile”17.

Appare qui evidente quanto, anche nel linguaggio e nel porsi di fronte a queste ardue questioni, Jacques Dupuis si differenzi dall’approccio della “teologia magisteriale”.

DIALOGO E ANNUNCIO.

Secondo la visione positiva e aperta del padre Dupuis, nulla fornisce al dialogo interreligioso una base teologica tanto profonda ed una motivazione tanto vera quanto la convinzione che, nonostante le differenze che li distinguono, coloro che appartengono alle diverse tradizioni religiose camminano insieme – membri compartecipi del Regno di Dio nella storia – verso la pienezza del Regno, verso la nuova umanità voluta da Dio per la fine dei tempi, di cui sono chiamati ad essere co-creatori sotto Dio.

Concludiamo questa breve presentazione di Jacques Dupuis, con queste sue parole:

“L’universale impatto salvifico di Gesù Cristo, per quanto sia ‘costitutivo’ della salvezza del mondo, lascia spazio – l’abbiamo detto in precedenza – ad altre figure salvifiche e altre tradizioni religiose, ove pure Dio è presente ed operante per mezzo del suo Verbo e del suo Spirito. Il Regno di Dio è dunque effettivamente più ampio della chiesa, e destinato ad essere costruito dai cristiani come dagli ‘altri’; il dialogo, che implica l’apprendimento di nuovi aspetti della verità, è una espressione autentica della missione evangelizzatrice. Esso tuttavia non la esaurisce, continuando ad esserci lo spazio – ove Dio lo voglia – per invitare gli ‘altri’ a divenire discepoli di Gesù nella chiesa. Tutto si tiene, e tutto va preso nella sua globalità.”18.

Francesco Maule

Per un approfondimento (sempre parziale e introduttivo) ed eventuale stampa: Dupuis J 2004 – 2014

note:

(altro…)

filastrocca del Natale

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Ritorna ogni anno, arriva puntuale
con il suo sacco Babbo Natale:
nel vecchio sacco ogni anno trovi
tesori vecchi e tesori nuovi.

C’e’ l’orsacchiotto giallo di stoffa,
che ballonzola con aria goffa;
c’e’ il cavalluccio di cartapesta
che galoppa e scrolla la testa;
e in fondo al sacco, tra noci e confetti,
la bambolina che strizza gli occhietti.

Ma Babbo Natale sa che adesso
anche ai giocattoli piace il progresso:
al giorno d’oggi le bambole han fretta,
vanno in auto o in bicicletta.

E l’orsacchiotto, al posto del cuore,

ha un modernissimo motore.
Nel vecchio sacco pieno di doni
ci sono ogni anno nuove invenzioni.

Io del progresso non mi lamento
anzi, vi dico, ne son contento.

«Viva la scienza se ci dà

un poco più di felicità!»

Signori scienziati , vi prego, inventate

le meraviglie più raffinate:

ma per favore, lasciate stare,

certi giocattoli fanno tremare…

Non vanno bene per la mia sacca

le bombe atomiche e le bombe acca!

Bella la pace, chiara la via,

dite la vostra che ho detto la mia.

Gianni Rodari

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