ombrellino azzurro e ciabattine

Un racconto di Michela Alba.

Si è svegliata girandosi e rigirandosi nel lettone, stiracchiando prima i sogni e poi gli arti, aprendo prima i movimenti del corpo ed infine gli occhi.
Mi ha studiata con leggeri tocchi del piede per sondare se io stavo dormendo o no. Poi, avendo stabilito che stavo dormendo (l’ingenuità del volerlo credere), si è alzata con leggerezza, passo dopo passo sul solaio scricchiolante di legno vivo, scendendo le scale tra uno scric ed uno scroc, in punta di piedi come sempre.
Io dovevo far finta di dormire.

Claude Monet - I papaveri, 1873

Claude Monet – I papaveri, 1873

Ha preparato il pentolino del latte, acceso il fuoco del fornello, scaldandolo, ha preparato il caffè. Grossolanamente ha predisposto due panini con la marmellata spalmata, senza burro perché, mi avrebbe detto dopo, l’aveva tirato fuori dal frigorifero ma poi se ne è dimenticata, e versato il tutto nelle tazze. Suoni di indaffaramenti in cucina, mi facevano immaginare i suoi movimenti. Quando ho sentito il profumo del caffè salire su in camera, allora ho fatto finta di alzarmi, facendo scricchiolare per bene il legno in modo che lei sentisse che stavo scendendo.
Allora, con il suo sorriso sdentato e illuminato, mi è venuta incontro felice e fiera, nonché timorosa della sua prestazione, facendomi chiudere gli occhi per scoprire la “sua” sorpresa.  Un, due, tre……grazie, grazie, grazie!!!! e tanti baci e tanti abbracci. Ma quanto brava la mia bambina, che bel regalo!!!!!
Fiera e piena dell’emozione d’esser stata la protagonista del suo proiettarsi adulta, ha mangiato il suo panino con voracità, rischiando di farne uscire briciole dagli angoli tant’era larga la sua bocca felice.
Fuori pioveva e il cielo grigio di un’estate che non ne vuole sapere di esplodere ci rimandava in cucina il riflesso preannunciato di autunno in largo anticipo.
“Oggi la cucina è illuminata dal sole di questa bellissima sorpresa” le ho detto.
Con il pigiama a strisce e pallini ancora addosso mi ha chiesto di uscire in giardino per provare l’ombrello nuovo.
Io sono salita ad aprire i balconi e dalla camera ho guardato in giù.
Ombrello azzurro che si muoveva in mezzo al verde del giardino, macchie che si intravvedevano dai buchi della pergola di kiwi e vite, l’ombrello girando su se stesso volteggiava lungo il sentierino che porta alla casetta dei pulcini.
.

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Ombrellino azzurro e ciabattine azzurre si muovevano qua e là, prima sostavano dai pulcini, poi roteavano in zona galline per un’occhiata. Infine tornavano verso le scale, sempre danzando di una mattinata dal cuore luminoso.

Macchie ben distinte di colori ben distinti, tutte definite l’una sull’altra.
Quand’ecco che rientrano in cucina, sempre immerse nel gioco di esser grandi, ombrello, ripiegato con cura, ciabattine, sostate fuori ad asciugare, e il pigiamino, a farsi riempire di peli del saluto dei gatti.
Michela Alba
Lugo (VI), 4 agosto 2014
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2 comments

  1. Grazie a Michela che mi fa vivere le emozioni sulla pelle e oltre: nemmeno Banana Yoshimoto in “Kitchen” c’era riuscita.
    Il profumo me lo sento davvero addosso.
    Mauro

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