Etty Hillesum, la donna che salva Dio

Che avviene qui, che misteri sono questi, in quale meccanismo funesto siamo impigliati?”1

Ogni volta che “entro” in qualche modo nella vita di Etty Hillesum, o lei entra nella mia, provo sempre gli stessi sentimenti: intensi, commoventi e coinvolgenti eppure sempre così difficili da descrivere proprio per la loro complessità e “multiformità”.

etty-hillesum

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La storia della pubblicazione e diffusione dei suoi scritti è recentissima, risale ai primi anni ’80. Per quanto mi riguada la prima volta ho letto il diario di Etty Hillesum nel 1997 (avevo 22 anni), in dicembre; era l’inizio del mio servizio civile come obiettore di coscienza a Trento. Ricordo ancora la mansarda e il letto dove dopo l’impegno di servizio mi “ritiravo” per leggere la vita e i pensieri della ragazza ebrea olandese che l’8 marzo 1941, all’età di ventisette anni, ha iniziato a scrivere quel diario6 che ora è pubblicato in molte lingue e che un passaparola continuo ha reso così diffuso. Da quel giorno è come se fossi entrato in quella “comunità umana”, non strutturata, di coloro che si sono affezionati alla Hillesum e ai quali basta poco per capirsi, per entrare in sintonia, per condividere la stessa “convergenza” di pensiero e di vita che hanno appreso da Etty. Questo cenno autobiografico rientra nel quadro di questo breve e parziale lavoro: “leggere” ciò che la vita di Etty ha provocato nelle persone e nei loro percorsi di crescita umana e interiore, a partire anche da me stesso.

Le pubblicazioni critiche, così come convegni, spettacoli teatrali, seminari tematici si moltiplicano per diffondere e far conoscere questa straordinaria/ordinaria figura di donna che affascina e coinvolge molte persone tra loro diversissime. Un fascino particolare attira soprattutto i giovani, che in lei trovano soddisfatta una sete di autenticità, libertà, apertura, profondità e immensa coerenza di vita unita e vissuta con tutti i limiti e dubbi di una ragazza che vive “La Tragedia” della storia.

Al di fuori di una morale comune, Etty Hillesum matura progressivamente una religiosità che non può essere rinchiusa in una dimensione confessionale; in ciò un ruolo fondamentale ricopre la scoperta della pratica della preghiera, nella quale Etty si sente trasformare. Nella preghiera fatta soprattutto di ascolto e attenzione lei trova il modo migliore per rendersi recettiva alla presenza di Dio.

M’innalzo intorno la preghiera come un muro oscuro che offra riparo, mi ritiro nella preghiera come nella cella di un convento, ne esco fuori più “raccolta”, concentrata e forte.”7

La sua personale esperienza di Dio, la sua spiritualità del radicamento interiore, porta la Hillesum ad esprimere una religiosità che unisce due aspetti che risultano indicatori di una maturità di fede eccezionale8: Dio come nucleo profondo di sé e quella del Dio – persona a cui affidarsi; immanenza e trascendenza fusi in una sua sintesi particolare. Dio è sperimentato come sorgente interiore da disseppellire nel profondo di sé e come Altro a cui rivolgersi nella preghiera9.

“Amo così tanto gli altri perché amo in ognuno un pezzetto di te, mio Dio. Ti cerco in tutti gli uomini e spesso trovo in loro qualcosa di te. E cerco di disseppellirti dal loro cuore, mio Dio”10.

In un mondo dominato dalla forza Etty ritiene sempre più autentico il messaggio cristiano dell’amore, citando la prima lettera ai Corinzi. Non è cristiana, non è ebrea praticante, non è neppure credente nel senso corrente del termine, in quanto non legata a nessuna particolare pratica di fede, ma chiama Dio “la parte più profonda e ricca” di sé. Aiutare ciascuno a scoprire questa sorgente originaria della vita, la parte più nobile, il valore della vita stessa, questo sente di dover fare Etty.

“Il sentimento che ho della vita è così intenso e grande, sereno e riconoscente, che non voglio neppur provare a esprimerlo in una parola sola: in me c’è una felicità così perfetta e piena, mio Dio. Probabilmente la definizione migliore sarebbe…: ‘riposare in se stessi’, e forse sarebbe anche la definizione piu’ completa di come io sento la vita: io riposo in me stessa: e questo ‘me stessa’, la parte piu’ profonda e ricca di me in cui riposo, io la chiamo ‘Dio’… In fondo, la mia vita è un ininterrotto ascoltar dentro me stessa, gli altri, Dio.”11

Etty non approda a una teoria, a una vera e propria elaborazione di idee, semplicemente scopre dentro di sé la bellezza del vivere, come una sorgente di vitalità che ora si lega a un fiore, ora a un incontro con una persona, ora a un paesaggio, a un pensiero, a una lettura12. Interlocutore, per lei che non professa alcuna religione è, poco a poco, Dio.

Mi hai resa così ricca, mio Dio, lasciami anche dispensare agli altri a piene mani.”13

La spiritualità di Etty, pur essendo frutto di una vivacità eccezionale, è molto vicina alle esperienze delle persone di tutta la storia, in particolare di coloro che vivono dentro le sofferenze, le ingiustizie, le oppressioni, e in ciò si esprime una condivisione che la fa avvicinare ed entrare in ogni anima. Certo non è possibile immergersi nella situazione sia personale che storica in cui Etty coltiva la sua sensibilità e interiorità. Vero è anche l’inscindibile rapporto che c’è tra il suo percorso di maturazione psicologica, di coinvolgimento affettivo, di impegno intellettuale con la scoperta e il raggiungimento di una libertà complessiva, seria, aperta, rivolta agli altri e a Dio. Gli esiti di una tale libertà portano alla crescita ed alla evoluzione di una spiritualità e mistica singolari, che trovano però sintonia in molte persone che cercano nel confronto con questa ragazza uno “specchio” per il proprio cammino e le proprie intuizioni. Con il suo percorso di crescita interiore, di evoluzione, di confronto ci si può misurare in modo diretto e partecipe e ci si ritrova a camminare con lei, a confrontarci con uno specchio esistenziale che ci mostra come nei cambiamenti di Etty Hillesum avvengano anche i nostri.

“Improvvisamente, tutte le pene notturne e le solitudini di un’umanità sofferente attraversano il mio piccolo cuore e lo fanno dolorare… Ma prima voglio trovarmi al fronte tra gli uomini sofferenti – e poi avrò bene il diritto di parlare? Ogni volta è come una piccola ondata di calore, anche dopo i momenti più difficili: la vita è davvero bella: è un sentimento inspiegabile, che non può fondarsi sulla realtà in cui viviamo. Ma non esistono forse altre realtà, oltre a quella che si trova sui giornali e nei discorsi vuoti e infiammati di uomini intimoriti? Esiste anche la realtà del ciclamino rossorosa e del grande orizzonte che si può sempre scoprire dietro il chiasso e la confusione di questo tempo”14.

È difficile affrontare in modo sintetico la quantità e la densità delle tematiche che la riflessione di Etty Hillesum propone e fa emergere15.Un’altra di quelle più significative è la consapevolezza della morte, che cioè l’integrare la possibilità della morte16 nella propria vita la rende più grande.

“Sembra quasi un paradosso: se si esclude la morte non si ha mai una vita completa; e se la si accetta nella propria vita, si amplia e si arricchisce quest’ultima”17.

“E’ tutto un mondo che va in pezzi. Ma il mondo continuerà ad andare avanti e per ora andrò avanti anch’io. Restiamo certo un po’ impoveriti, ma io mi sento ancora così ricca, che questo vuoto non mi è entrato veramente dentro. Però dobbiamo tenerci in contatto col mondo attuale e dobbiamo trovarci un posto in questa realtà, non si può vivere solo con le verità eterne, così rischieremmo di fare la politica degli struzzi. Vivere pienamente, verso l’esterno come verso l’interno, non sacrificare nulla della realtà esterna a beneficio di quella interna, e viceversa: considera tutto ciò come un bel compito per te stessa”18

Impressiona di Etty il grande e faticoso equilibrio che è riuscita a trovare tra gli spazi di intimità, di riflessione personale, di ascolto di sé in modo schietto, maturo, sincero e il suo impegno di sollievo, di “balsamo per le ferite” di coloro che gli e le sono a fianco nella vita, in quel momento tragico della storia. Il suo andare e venire da Westerbork è anche la rappresentazione di ciò che l’unità tra la sua dimensione interiore e quella fisica aveva raggiunto, soprattutto grazie al rapporto prima terapeutico e poi affettivo con lo psicoterapeuta Julius Spier. Il fisico la “costringeva” a tornare ad Amsterdam nella sua stanza per ritrovare energie fisiche e spirituali che poi spendeva senza risparmio nelle relazioni, nell’ascolto, nell’essere il “cuore pensante” delle e nelle baracche dei campi di sterminio, di smistamento o di transito in cui ha vissuto gli ultimi tempi della sua esistenza.

Anche dentro queste situazioni così dense e fagocitanti lei ha sempre tentato, spesso attraverso l’àncora della scrittura, di preservare uno spazio di riflessione, di ascolto, di sguardo attento sia verso la realtà che la circondava, ma soprattutto verso ciò che questa realtà faceva “smuovere” in lei e nella vite delle persone.

L’ultimo suo scritto è una cartolina postale lanciata il 7 settembre 1943 dal treno in viaggio dal campo di smistamento di Westerbork in Olanda verso Auschwitz, cartolina indirizzata all’amica Christine Van Nooten. Vi si legge: “Christine, apro a caso la Bibbia e trovo questo: ‘Il Signore è il mio alto ricetto’. Sono seduta sul mio zaino nel mezzo di un affollato vagone merci. Papà, la mamma e Mischa sono alcuni vagoni più avanti. La partenza è giunta piuttosto inaspettata, malgrado tutto. Un ordine improvviso mandato appositamente per noi dall’Aja. Abbiamo lasciato il campo cantando, papà e mamma molto forti e calmi, e così Mischa. Viaggeremo per tre giorni. Grazie per tutte le vostre cure. Alcuni amici rimasti a Westerbork, scriveranno ancora a Amsterdam, forse avrai notizie? Anche dalla mia ultima lunga lettera? Arrivederci da noi quattro. Etty”19.

Francesco Maule

(tratto dall’Elaborato per l’esame del CORSO DI “PSICOLOGIA DELLA RELIGIONE” – I.S.S.R “A. ONISTO” – VICENZA – dicembre 2006) – aggiornato nov 2013.
note:
1 Etty Hillesum, Lettere 1942-1943, Adelphi, Milano, 1990, p. 131.
2 Etty Hillesum, Diario 1941-1943, Adelphi, Milano, 1985.
3 Nadia Neri, Un’estrema compassione, Bruno Mondadori, Milano, 1999.
4 Wanda Tommasi, Etty Hillesum. L’intelligenza del cuore, Messaggero, Padova, 2002.
5 Nandino Capovilla – Betta Tusset, Nei sandali degli ultimi. In Terra Santa con Etty Hillesum, Paoline, Milano, 2005.
6 Occorre dire che l’edizione del diario diffusa dalla casa editrice italiana Adelphi e dalle altre principali case editrici mondiali è solo una selezione di pezzi degli undici quaderni fittamente riempiti da Etty Hillesum tra il marzo del 1941 e l’ottobre del 1942 ed editi, anche con apparato critico, solo nella lingua originale e da una casa editrice olandese. Di mia conoscenza l’unico tentativo di ampliare questi testi con nuove traduzioni l’ho trovata nella rivista Lo Straniero, numero 21, marzo 2002.
7 Etty Hillesum, Diario 1941-1943, Adelphi, Milano, 1985. p. 111.
8 Nico Dal Molin, Verso il Blu. Lineamenti di psicologia della religione, Messaggero, Padova, 2001. Su questo aspetto in particolare i capitoli 6, 11, 18, 20, 21, 22.
9 Wanda Tommasi, Etty Hillesum. L’intelligenza del cuore, Messaggero, Padova, 2002. Questo tema è sviluppato e approfondito nel capitolo VI.
10 Etty Hillesum, Diario 1941-1943, Adelphi, Milano, 1985. p. 194.
11 Etty Hillesum, Diario 1941-1943, Adelphi, Milano, 1985. p. 201.
12 Carla Bausone e Grazia Corrente, Virginia Woolf, Simone Weil, Etty Hillesum. Estranee o in prima linea? In NONVIOLENZA. FEMMINILE PLURALE, Supplemento settimanale del giovedì de “La nonviolenza è in cammino” (newsletter telematica). Numero 63 – 11 maggio 2006.
13 Etty Hillesum, Diario 1941-1943, Adelphi, Milano, 1985. p. 253.
14 Etty Hillesum, Diario 1941-1943, Adelphi, Milano, 1985. p. 215.
15 Gabriella Caramore, Per conoscere Etty Hillesum, in Etty Hillesum, Diario 1941-1943. Un mondo altro e’ possibile. (a cura di Maria Pia Mazziotti e Gerrit Van Oord), Apeiron, Roma, 2002.
16 Nico Dal Molin, Verso il Blu. Lineamenti di psicologia della religione, Messaggero, Padova, 2001. Capitolo 20.
17 Etty Hillesum, Diario 1941-1943, Adelphi, Milano, 1985. p. 140.
18 Etty Hillesum, Diario 1941-1943, Adelphi, Milano, 1985. p. 45.
19 Etty Hillesum, Lettere 1942-1943, Adelphi, Milano, 1990. p. 149.
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One comment

  1. grazie, anche a me la lettura di Etty Hillesum ha colpito molto e stamattina, leggere quello che hai scritto mi dà coraggio e forza. Grazie ancora per ciò che condividi con noi.

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