Mese: novembre 2013

Etty Hillesum, la donna che salva Dio

Che avviene qui, che misteri sono questi, in quale meccanismo funesto siamo impigliati?”1

Ogni volta che “entro” in qualche modo nella vita di Etty Hillesum, o lei entra nella mia, provo sempre gli stessi sentimenti: intensi, commoventi e coinvolgenti eppure sempre così difficili da descrivere proprio per la loro complessità e “multiformità”.

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La storia della pubblicazione e diffusione dei suoi scritti è recentissima, risale ai primi anni ’80. Per quanto mi riguada la prima volta ho letto il diario di Etty Hillesum nel 1997 (avevo 22 anni), in dicembre; era l’inizio del mio servizio civile come obiettore di coscienza a Trento. Ricordo ancora la mansarda e il letto dove dopo l’impegno di servizio mi “ritiravo” per leggere la vita e i pensieri della ragazza ebrea olandese che l’8 marzo 1941, all’età di ventisette anni, ha iniziato a scrivere quel diario6 che ora è pubblicato in molte lingue e che un passaparola continuo ha reso così diffuso. Da quel giorno è come se fossi entrato in quella “comunità umana”, non strutturata, di coloro che si sono affezionati alla Hillesum e ai quali basta poco per capirsi, per entrare in sintonia, per condividere la stessa “convergenza” di pensiero e di vita che hanno appreso da Etty. Questo cenno autobiografico rientra nel quadro di questo breve e parziale lavoro: “leggere” ciò che la vita di Etty ha provocato nelle persone e nei loro percorsi di crescita umana e interiore, a partire anche da me stesso.

Le pubblicazioni critiche, così come convegni, spettacoli teatrali, seminari tematici si moltiplicano per diffondere e far conoscere questa straordinaria/ordinaria figura di donna che affascina e coinvolge molte persone tra loro diversissime. Un fascino particolare attira soprattutto i giovani, che in lei trovano soddisfatta una sete di autenticità, libertà, apertura, profondità e immensa coerenza di vita unita e vissuta con tutti i limiti e dubbi di una ragazza che vive “La Tragedia” della storia.

Al di fuori di una morale comune, Etty Hillesum matura progressivamente una religiosità che non può essere rinchiusa in una dimensione confessionale; in ciò un ruolo fondamentale ricopre la scoperta della pratica della preghiera, nella quale Etty si sente trasformare. Nella preghiera fatta soprattutto di ascolto e attenzione lei trova il modo migliore per rendersi recettiva alla presenza di Dio.

M’innalzo intorno la preghiera come un muro oscuro che offra riparo, mi ritiro nella preghiera come nella cella di un convento, ne esco fuori più “raccolta”, concentrata e forte.”7

La sua personale esperienza di Dio, la sua spiritualità del radicamento interiore, porta la Hillesum ad esprimere una religiosità che unisce due aspetti che risultano indicatori di una maturità di fede eccezionale8: Dio come nucleo profondo di sé e quella del Dio – persona a cui affidarsi; immanenza e trascendenza fusi in una sua sintesi particolare. (altro…)

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