Del ritorno da un viaggio…

Mi sento come al termine di un viaggio, un viaggio di paura, di incontri, di affetti, vicende nuove, di limitazioni (fisiche) che mai avevo vissuto.

Ho trovato nelle parole di Claude Marthaler alcune vibrazioni che sento oggi: lui le ha scritte in riferimento alla conclusione del suo viaggio intorno al mondo in bicicletta durato sette anni, io in riferimento a questi due mesi trascorsi dal mio incidente con la bicicletta del 21 luglio scorso.

Le ho lette in sala d’attesa dell’ambulatorio mentre aspettavo la visita col neurochirurgo che stamattina ha verificato che tutto fosse a posto e mi ha “liberato” dal collare rigido che in questo periodo ha sanato le mie vertebre cervicali. Uscito, col corpo risanato, mi sono sentito fortunato nell’essere in qualche modo ritornato, ma un viaggio ti trasforma, ti cambia e in qualche misura ti richiede di ritrovarti…

“Il tempo si comprime e lo spazio si restringe. Comincio un processo di lutto che dura sette anni: introduzione, azione ed epilogo, domandandomi cosa so ancora fare, a parte pedalare. Contrariamente a chi corre in un velodromo, dove si è costretti ad accelerare nelle curve per mantenere il proprio equilibrio, devo decelerare come non ho mai fatto prima. Non devo più presentare il passaporto. Nessuno più mi domanda da dove vengo, dove vado ecc. Sono sperduto, perso con emozione, ho il sedere tra la sella e la sedia: ho paura di essere satellizzato e paura di arenarmi, dissoluto in un mondo divenuto più intimo e più vasto al contempo, più relativo e più cangiante. Per mantenere la mia libertà, senza soccombere alla nostalgia, devo dimenticare il movimento come regola e misura, il corpo a corpo con la mia macchina e lasciare la superficie terrestre: correre più alto nella mia testa, più profondo nel mio cuore, convertire i miei sforzi fisici in pensieri, liberare la mia immaginazione al di là dell’orizzonte. In un sol colpo, la mia direzione, per mancanza di ritmo, non coincide più con quella del mio manubrio. La tregua del sogno. Ormai, anche se tesi e vibranti, i raggi in rotazione non bastano più a inventare il futuro.”

Claude Marthaler, lo zen e l’arte di andare in bicicletta. La vita e altre forature di un nomade a pedali, Ediciclo editore, Portogruaro (VE) 2010. Pag. 89.

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una nuova bici – “graziella arcobaleno” – sistemata con l’aiuto dei bambini di via siena

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2 comments

  1. anche se a me è andata di lusso rispetto a te, quando questa primavera sono uscito con le mie gambe da un brutto incidente in grotta e dopo alcuni giorni ho visto il mio casco crepato ho pensato che la vita è proprio un viaggio di cui però non conosciamo la meta e nemmeno quando finisce il viaggio.
    Certo è che nel frattempo dobbiamo goderci giorno per giorno quello che incontriamo
    Bentornato e vedrai che presto dimenticherai le fatiche e riprenderai le escursioni o i giochi in bici
    ciao claudio

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