Il cuore di Dio (2° parte)

Si può ancora parlare d’amore?

 

«Ma com’è il cuore di Dio?» chiese la giovane all’anziana monaca.

Suor Nazarena, ormai piegata dagli anni, curva sulla sua sedia, posò il suo sguardo per la prima volta su quello della giovane e con quel fiato di voce tenera ma chiara le rispose: «Intanto lasciami dire che è una delle più belle domande che abbia mai sentito, com’è il cuore di Dio… sai forse tutta la mia vita monastica è stata un continuo pregare e riflettere e vivere su questa domanda e ora che sono anziana non posso dire di aver trovato La risposta. Provo a dirti delle cose che ho capito, delle suggestioni che mi porto dentro, ma la cosa più importante è che tu stessa viva per conoscere il cuore di Dio. Mio Dio, mi pare quasi un discorso che potrebbe ricordare alcune parti del “Siddharta” di Hermann Hesse, ma tutti noi abbiamo amato in qualche modo quel libro, perché nasconderlo…»

La giovane ragazza ripensò con simpatia all’estate precedente, quando, durante uno dei suoi lavori saltuari e precari, la cameriera presso un rifugio di montagna, un alpinista aveva lasciato parte del suo bagaglio al rifugio per fare l’alta via che passava per quelle montagne, tra cui alcuni libri, tra cui il Siddharta di Hesse, che lei divorò le due notti della sua assenza.

Quando, dopo qualche istante di silenzio, la monaca iniziò a parlare, lei riprese a scrivere nel suo taccuino perché sapeva che avrebbe ascoltato parole da non dimenticare.

«Pensa a tutto l’amore, pensa solo all’amore, non ad altro, a tutto l’amore che hai ricevuto e che hai visto donato e ricevuto da altri. Pensa alla capacità di amore, che se anche minima e spesso ambigua o possessiva che ogni persona ha in sé, pensa a tutto l’amore del mondo, a tutto l’amore della storia, pensa solo a quello, e ancora il cuore di Dio è molto oltre a questo, perché è un amore che è oltre alla storia come la immaginiamo noi, oltre questo mondo, oltre l’universo. Il cuore di Dio è tutto l’amore di sempre, è tutto l’amore immaginabile e oltre, è puro e semplice amore, un amore che noi umani abbiamo il privilegio di conoscere, se decidiamo di viverlo, di donarlo e riceverlo, anche se parzialmente e spesso confuso nel dolore, nella sofferenza, nella limitatezza dei nostri cuori, della nostra psiche, dei nostri caratteri, della varie vicende della vita così misteriose e ambigue.

Sai, siamo su abisso di mistero, questa tua domanda richiede davvero che ci pensi, preghi un po’, poi magari ti scrivo nei prossimi giorni».

 

***

Le lacrime d’amore

Lettera di Suor Nazarena a Noemi.

Amore. È possibile dire ancora qualcosa di sensato sull’amore? È possibile raccontarlo, descriverlo, crederci? Anche il filosofo Roberto Mancini, nella sua splendida lectio magistralis al Festival Biblico (che ti consiglio di leggere tutta in questo libro: “Vivere la fede nalla libertà dell’amore”)  riconosce una banalizzazione culturale rispetto alla parola amore, come nei confronti delle parole fede e libertà.

Per reagire a questa banalizzazione, per riconoscere l’amore che ci circonda, quello vicino e tangibile delle persone che ci amano e che amiamo, fino a quello potente e immenso che fa si che questa umanità sgangherata non si autodistrugga ma che invece continua a progredire in bellezza e sapienza, riprendo alcuni tratti di un altro libro, scritto da una teologa laica, che andrebbe letto per intero ma di cui alcune parti mi sembrano adatte per ricominciare in qualche modo a parlare d’amore, a parlare del cuore di Dio.

Ma non prima di chiarirti il titolo di questa lettera. Ho capito dagli amanti che sono le lacrime le prime e più sensate parole d’amore, sono queste a sconfinare i sentimenti, a sciogliere le incomprensioni, a chiarire più del dicibile.

Sono le lacrime le maestre dell’amore, le amanti fedeli, le vere voci dell’anima.

E quando una persona che amo e che mi ama piange per me io non sono più nulla se non per lei.

***

Amore di Dio1

Amare Dio certo non significa ‘provare sentimenti positivi nei suoi confronti’ nel senso in cui lo si potrebbe dire in riferimento a qualsiasi essere umano. Del nostro amore Dio non può mai essere il complemento oggetto, nemmeno supremo e ultimo. Piuttosto è quello che fa vivere l’amore, per mezzo del suo Spirito; ed è inoltre la direzione, il senso, il compimento pieno di ogni amore vero.

Amare Dio significa immergersi sempre più profondamente nella consapevolezza di essere da Dio amati e chiamati: aprirsi a questo amore fino al punto da poterlo irradiare e prolungare nella storia umana.

Dio ama per primo, e nella Scrittura il suo amore si manifesta soprattutto nel fatto di chiamare l’uomo a vivere in comunione con lui, cioè nell’Alleanza. L’essere umano sperimenta nella fedeltà la comunione con Dio, e nella comunione con Dio la gioia indicibile di sapersi amato e prediletto da lui. […]

Nei secoli passati i teologi hanno disputato spesso su natura, fini, e dinamismi dell’amore, distinguendo almeno tra un amor benevolentiae (che dovrebbe essere amore ‘puro’, ovvero dimentico di sé) e un amor concupiscentiae (amore per bisogno). Ai giorni nostri però questa divisione comincia ad apparire teologicamente e psicologicamente poco sensata; soprattutto poco reale. È anche questo un segno dei tempi, e sembra molto positivo. Sin dalla prima metà del Novecento la riflessione del teologo luterano Anders Nygren ha reso familiari alla riflessione teologica le due principali forme dell’amore, cioè érōs e agápēappunto. Mentreérōs è l’amore ascendente, che scaturisce dalla desiderabilità dell’amato (ed è anche la brama dell’essere umano verso il divino), agápē è l’amore ‘discendente’ che scaturisce da pura sovrabbondanza di amore del soggetto che ama. […]

Lo slancio d’amore di un Dio che per amore sceglie di aver bisogno degli esseri umani è più érōs o più agápē? A parte le cautele che sempre richiede il discorso analogico, quando si attribuiscono a Dio sentimenti e intenzioni modellati su quelli umani, qui riconosciamo […] che l’amore è insieme eros e agape, condotti al massimo dell’intensità e della trasparenza. […] L’eros, di tradizione alta e filosofica, non è l’amore egoistico (la lettura che identifica eros e concupiscenza si riferisce alle deformazioni del desiderio amoroso in una cultura , cristiana e no, patriarcale e violenta e timorosa dei sentimenti); è desiderio, ma desiderio di unione, non di possedere e asservire altri; piuttosto di partecipare alla vita dell’altro e di comunicare la propria.

Particolarmente illuminanti le osservazioni avanzate a questo riguardo da Jurgen Moltmann[…]:

…Lo stesso Spirito creatore di Dio èérōs, poiché dalle sue creazioni e nelle sue creature rifulge la sua bellezza, che a sua volta risveglia l’érōs. Si ama sempre ciò che è bello e attrae, non il bene in se stesso ma il bene che si presenta come bello e il bello che si mostra buono, come già Platone ben conosceva. La stessa grazia divina si presenta nella leggiadria di una figura e nell’attrazione inconsapevole che un essere esercita.[…] Le irradiazioni dello Spirito divino nelle creature risvegliano l’érōs, che a sua volta santifica la vita creata, in quanto l’ama e la afferma. Morale ed estetica vengono a coincidere. È quello che le persone sperimentano nei loro rapporti: l’amore è vita vitalizzante2.

Quando l’amore raggiunge una certa altezza e una certa temperatura, fa esplodere dicotomie e schematismi prefabbricati: così si può avere un eros spinto fino ad agapizzarsi e un’agape così intensa da acquisire tutto lo slancio costruttivo e rigeneratore dell’eros.

***

 

Cara Noemi, questi gli spunti tratti dal libro della Sebastiani, che quando vorrai potrai leggere per intero perché va ad approfondire una tematica spirituale tanto profonda quanto trascurata, ossia che “il frutto dello spirito” elencato dalla lettera di Paolo ai Galati, cioè amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza-bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé, è appunto unico, ma dato dall’insieme e dalla mutua fecondazione – come direbbe Panikkar, di tutti queste manifestazioni. Ma non mi dilungo qui perché diventerei noiosa. Ricordati inoltre che ti devo trovare le poesie del mio amico frate Davide Maria Montagna, che anni fa scrisse un libro intitolato “Tra eros e agape”.

Ti saluto

in Cristo tua

suor Nazarena.

***

note:

1Tratto da: Lilia Sebastiani, Il frutto dello Spirito (Gal 5, 22-23), Cittadella Editrice, Assisi 2010.
2Jurgen Moltmann, Lo Spirito della vita: per una pneumatologia integrale, Queriniana, Brescia 1994, pp 296–297.
***
Francesco Maule – agosto 2013
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