Uno sguardo al movimento ecumenico

In occasione della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani proviamo a soffermarci per dare uno sguardo al movimento ecumenico con Lidia Maggi, biblista e pastora della Chiesa battista, molto impegnata nel campo ecumenico.
«L’ecumenismo – secondo la biblista Maggi – è arrivato a un punto di non ritorno. È un punto critico che può determinare delle frustrazioni. Ma occorre cambiare sguardo per vedere l’unità reale che va al di là dell’unità visibile. Quest’unità è come un ponte, costruito da persone semplici, senza cariche ufficiali: laici, uomini e donne che hanno creduto di poter creare un luogo di passaggio per aiutare le Chiese ad attraversare l’abisso della paura dell’altro».
Quando pensa alla speranza per l’oggi e per il domani delle Chiese, Lidia Maggi pensa all’ecumenismo, «come il movimento che ha sollecitato i credenti ad abbandonare una visione della fede competitiva per scoprire gli inediti dello Spirito. L’ecumenismo è come un ponte che riapre una strada interrotta. Il ponte ormai è costruito, anche se, di tanto in tanto, s’incontrano cantieri che sembrano rallentare il cammino».
Qualcuno vuol far credere che quel ponte non porta da nessuna parte e che, anzi, non solo aggiunge altre attività alla già fittissima agenda ecclesiale, ma crea confusione, una Babele di chiese, liturgie, teologi. La pastora battista non è di questo avviso. «Io dico – afferma – che l’ecumenismo è una teofania, un’esperienza di rivelazione; è l’evento dello Spirito più creativo della nostra epoca. Ha strappato le chiese dalle divisioni in cui rischiavano di rimanere imprigionate; ha spalancato porte, aperto fessure e fatto entrare la luce del Vangelo nei luoghi più nascosti. Lo Spirito ecumenico ha soffiato sulle Chiese e le ha cambiate per sempre».
L’ecumenismo può essere rappresentato come una barca composta dalle varie chiese, che naviga su un mare che indica le sfide attuali che riguardano tutte le Chiese e che sono state condivise nella Charta Oecumenica.

"La Voce dei Berici" - info grafica di http://www.zorattistudio.it - da un'idea di L. Paoletto e F. Maule

“La Voce dei Berici” – info grafica di http://www.zorattistudio.it – da un’idea di L. Paoletto e F. Maule

Nell’Anno della fede una prima domanda da porsi: è quale fede? «Per me – sottolinea Lidia Maggi – è immediatamente declinabile come fede ecumenica. Non è più possibile infatti dire la propria fede solo soffermandosi sul contesto religioso, confessionale e culturale in cui si è cresciuti. Oggi dobbiamo coltivare la disponibilità a credere che l’altro possa contribuire a completare la conoscenza e visione del Signore Gesù che la mia sola comunità non è in grado di darmi in modo così variegato e completo. Sono grata a Dio per avermi fatto scoprire che non siamo figli unici nella fede e nemmeno figli e figliastri, ma fratelli e sorelle. Siamo tutti un po’ più ricchi in questa riscoperta dell’altro e della sua diversità».
La fede detta in chiave ecumenica – prosegue – «ti apre all’inedito, pone nuove domande, arricchisce.
Per questo va valorizzato anche l’ecumenismo spirituale, che esiste, c’è, è vivace. Esistono significativi rapporti di amicizia, di stima, persino affettivi, tra persone di diverse confessioni cristiane».
Alla domanda circa il rapporto del movimento ecumenico con il Vaticano II, Lidia Maggi rileva che questo ha un grande debito verso il Concilio, perché «esso ha posto la dimensione ecumenica nel cuore della Chiesa cattolica, con due elementi principali: ponendo al centro la Parola di Dio e questo ha indotto tutti i cristiani a riavvicinarsi proprio alla fonte della fede.

Ha poi affrontato il tema della collegialità e pluralità creando in questo modo le condizioni perché il movimento ecumenico potesse portare frutto. E i frutti sono stati tanti».

Francesco Maule

La Voce dei Berici – domenica 20 gennaio 2013 – pagina 7.

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