Mese: ottobre 2012

Essere Chiesa insieme

ECUMENISMO. La chiesa evangelica metodista e valdese di Vicenza.

Il piccolo viaggio tra le comunità di tutte le confessioni cristiane presenti a Vicenza e provincia prosegue con la comunità evangelica metodista. Il pastore William Jourdan ci accoglie per una lunga conversazione nei locali adiacenti la storica chiesa di Contrà San Faustino. Subito inizia a raccontare: «Da un anno abbiamo come punto di riferimento per la nostra comunità una seconda sede, chiamata “Sala Wesley” e si trova in uno stabile di recente costruzione in via Divisione Acqui, nella zona tra il Villaggio del Sole e le Cattane». A partire dal nome della nuova sala Jourdan ci aiuta a ricostruire il percorso storico del metodismo: la grande famiglia metodista consta oggi di circa 70 milioni di membri in tutto il mondo ed è suddivisa nel metodismo cosiddetto wesleyano, che si richiama alla figura originaria del fondatore John Wesley ed ha una struttura più assembleare, e quello cosiddetto episcopale, che si caratterizza per la presenza di un vescovo, che sovrintende alla vita della chiesa (ha una struttura maggiormente verticistica). In Italia, dopo un percorso di alcuni anni, la chiesa metodista è riunita alla chiesa evangelica valdese nell’ “unione delle Chiese Metodiste e Valdesi in Italia. «Anche la Chiesa di Vicenza ha una sua storia: viene fondata infatti nel 1869 ed è una delle prime fondate in Italia dai missionari inglesi».

Anche la biografia dello stesso William dice molto della vicenda evangelica italiana. Italianissimo è nato e cresciuto nelle valli piemontesi dove la presenza valdese è radicata.

Il pastore William Jourdan (foto F.M.)

« Provengo originariamente dalla Chiesa di Luserna San Giovanni che conta 1500 membri comunicanti, ossia partecipanti attivi alla vita della comunità e alla cena eucaristica. (altro…)

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Quel granello di senape importante per l’ecumenismo

CHIESE CRISTIANE. L’esperienza di due preti rumeni ortodossi nel Vicentino.

La suggestiva chiesa di San Giorgio a Costabissara è la cornice dell’incontro con i due preti della Diocesi Ortodossa rumena a Vicenza, Padre Roman Jonascu e Padre Cristian Manasturean.

I preti della diocesi ortodossa rumena a Vicenza Padre Roman Jonascu e Padre Cristian Manasturean (foto F.M.)

Il primo è il responsabile della comunità che fa riferimento al capoluogo e che, dall’11 marzo 2012, ha a disposizione la chiesetta di San Giorgio per le proprie liturgie e incontri di catechesi. Padre Cristian è invece a Vicenza dal 2005, ma si è invece maggiormente impegnato nella zona bassanese, dove la comunità ortodossa rumena ha avuto a disposizione una chiesa di proprietà della Fondazione Pirani Cremona. Ma anche a Bassano, ci racconta padre Cristian, gli spazi si sono fatti troppo ristretti, quindi, dal mese di aprile 2012, la Fondazione stessa ha messo a disposizione una chiesa più grande, in via Chini. Per entrambi la Pasqua di quest’anno è stato un momento di grande gioia per le due comunità, che hanno potuto celebrare questa festa nelle nuove chiese. «È proprio la spiritualità ortodossa che ci fa prestare grande attenzione alla Risurrezione del Nostro Signore Gesù Cristo – ci spiega padre Cristian. – Anche se la Sua risurrezione passa attraverso la morte. È per questo che ci impegniamo tanto affinché anche in Italia i rumeni possano coltivare la loro spiritualità e tradizioni». «La nostra fatica è perciò ripagata quando troviamo accoglienza nelle chiese italiane – ci dice padre Roman – che spesso sono messe a disposizione dalla Chiesa Cattolica. È stato un lavoro lungo trovare questa soluzione a Costabissara e anche se per alcune persone che vivono in città e non hanno l’auto a volte è scomodo raggiungerci, resta comunque un punto di riferimento importante per noi. La Chiesa Cattolica ci ha accolto bene e ci da sollievo per risolvere molte problematiche». Chiediamo loro cosa rappresenta per un migrante trovare un luogo dove pregare e ritrovare persone dello stesso paese d’origine. È padre Roman che ci spiega come la liturgia della domenica e le varie feste del calendario ortodosso, sono evidentemente frequentate da chi ha interesse a coltivare, anche in Italia, un serio cammino di fede, visto che, e lo sottolinea padre Cristian, la pratica ortodossa è piuttosto esigente: le liturgie durano infatti più di due ore e anche il digiuno e le pratiche ascetiche sono richieste anche ai laici. Ma non manca la componente delle relazioni, anche per scambiarsi consigli, possibilità di lavoro e aiuti vari. Dal punto di vista pastorale c’è inoltre un grande impegno verso la realtà dei giovani. Il racconto dei due preti si incrocia: «Ci alcuni ragazzi, come i nostri figli e figlie, che sono nati in Italia e che richiedono quindi una cura religiosa particolare, perché sono culturalmente italiani ma le famiglie d’origine ci tengono a tramandare lingua e cultura religiosa della Romania. Ci sono poi i giovani che sono venuti in Italia negli anni scorsi in cerca di lavoro e molti di loro oggi stanno vivendo grandi difficoltà a causa della crisi. C’è poi per noi la cura e delicatezza verso le coppie miste, spesso composte da uomini italiani e donne rumene o moldave. Con loro tentiamo di coltivare un dialogo caso per caso, così come per le situazioni di convivenza tra giovani. Cristo è per tutti e la diversità è una ricchezza».

I due preti ortodossi dimostrano notevole entusiasmo e attenzione per l’adeguato inserimento nel tessuto sociale italiano, spendendosi senza risparmio anche sul piano del dialogo ecumenico: ci sono inoltre alcuni Moldavi che parlano rumeno a frequentare le comunità e quindi intensi sono i legami con le altre Chiese Ortodosse, ma anche con i cattolici. Padre Cristian ci saluta raccontandoci questa esperienza che è come un seme: a Bassano una volta al mese si ritrova con alcuni giovani preti cattolici del vicariato a pregare con la Parola di Dio, condividendo poi le esperienze spirituali e di vita; «è una cosa piccola e semplice – ci dice – ma per me molto importante».

Quel granello di senape così importante per l’ecumenismo di oggi.

Francesco Maule

“La Voce dei Berici” – domenica 21 ottobre 2012 – pagina 9.