Il lavoro, sorgente dei diritti

VEGLIA DIOCESANA PER LA FESTA DEI LAVORATORI. Il 2 maggio al Mercato Nuovo di Vicenza

Anche quest’anno si svolgerà il momento di preghiera organizzato dalla Pastorale Sociale e del Lavoro, in occasione della ricorrenza del primo maggio. Dalla missione cittadina è maturata la tradizione di pregare per le problematiche sociali e del lavoro, presso la sede del “Mercato Nuovo” di Vicenza, luogo rappresentativo delle attività produttive, del lavoro, delle fatiche e dei problemi che in questo periodo di crisi toccano più o meno direttamente la vita di tutti. L’incontro quest’anno si svolgerà il 2 maggio dalle ore 20.30 alle ore 22.  Il tema di fondo su cui si svolgeranno le preghiere e le riflessioni sarà Coltiviamo la solidarietà. È l’occasione questa per un confronto con Don Matteo Pasinato, teologo e responsabile della pastorale del lavoro a Vicenza.

Don Matteo, che senso ha pregare di fronte al problema del lavoro e alla crisi socioeconomica che ci circonda?

«Desideriamo creare un momento di sosta rinfrancante che aiuta ad affidarci al Signore, è l’occasione per interrogare la sua Parola, per trovare luce, per discernere, capire come sia possibile vivere e affrontare i problemi che il quotidiano presenta. Vorremo meditare sulla “giustizia di Dio e la giustizia dell’uomo” contemplando due icone: la prima dal capitolo 16 del libro dell’Esodo ossia Dio che accompagna il suo popolo; l’altra riguarda Dio che ha cura del povero: “Quando raccogli il frutto dei campi non tornare a raccogliere i resti: sono per i poveri”(cfr. Dt 24,19)».

Ma oggi chi difende il lavoro?

«Risponderei «io devo difendere il lavoro». Il mio lavoro, l’altrui lavoro … come il modo più universale di stare a questo mondo. Il pensiero della chiesa su questo punto è abbastanza chiaro: il lavoro di per sé non ha dignità, ma è la persona che ha una dignità e a questa dignità è legato il lavoro. Giovanni Paolo II parlava del lavoro (nel 1981!) come della «sorgente dei diritti». Se il lavoro è “sorgente dei diritti”, mancando il lavoro si inaridisce tutto. E chi lo deve difendere? Il mercato non lo difende, la politica non lo difende e anche la chiesa non sa cosa dire. Penso che il lavoro lo deve difendere la società civile, il territorio. E lo può fare difendendo di più e meglio una cultura di lavoro che passa attraverso la cooperazione, le cooperative sociali, e tutti quei settori dell’economia che pensano lo sviluppo non solo in termini di crescita economica. Il lavoro è sempre più polverizzato da un sistema di avidità e la cultura che combatte questo “terrorismo” della finanza è la cooperazione. Mi pare che l’ultima enciclica di Benedetto XVI proponeva questa semplice attenzione ad una “economia civile” e non solo di mercato. Invece in questa crisi si sta chiudendo il rubinetto alla cooperazione, alle cooperative sociali, a tutta quella economia che pensa lo sviluppo in termini nuovi. Stanno tagliando molto su questo settore e nessuno dice: “non è giusto”. Ma allora l’enciclica del Papa è stata ascoltata?»

 

Come si pone la Chiesa su questi temi?

«Il ruolo della Chiesa nel nostro tempo mi sembra un poco impacciato. Certamente ha fatto e ha detto. Ma credo ci sia una silenziosa tentazione: si suggerisce una solidarietà, la si promuove, ma deve star attenta a non farlo con le risorse degli altri. I fondi di solidarietà attivati in molte diocesi rischiano di essere un cestino delle offerte dove altri mettono la loro elemosina. E rischia di mancare una carità che io definirei “in proprio”. La nostra carità come chiesa, le nostre risorse potrebbero diventare la profezia di cui il Signore ci chiede conto. Perché la chiesa non è specializzata in ammortizzatori sociali. La comunità cristiana dovrebbe essere specializzata in profezia. La profezia oggi ha anche il nome di sobrietà, di denuncia dell’avidità del profitto, dell’immoralità dell’evasione e dei privilegi, della difesa dei più deboli che sono “dissanguati” per mantenere le risorse dei potenti. C’è anche una profezia che i cristiani non possono aspettarsi da nessun altro se non dalla loro testimonianza».

Francesco Maule

La Voce dei Berici” – Domenica 29 aprile 2012 – pagina 7.

 

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