Mese: dicembre 2011

Per un mondo di «buoni vicini interreligiosi»

Tutti i benefici del dialogo tra le religioni

Un articolo di Claudia Fanti tratto da Adista Documenti n° 98 -2011

BOGOTÀ-ADISTA. Perché oggi sia possibile fare una scelta religiosa, è necessario che ciò avvenga «in maniera interreligiosa», cioè «riconoscendo che esistono altri modi validi di essere religiosi» e ancor di più «che le religioni del mondo sono chiamate oggi ad apprendere le une dalle altre, a mettersi reciprocamente in discussione e a cooperare mutuamente». È stato questo il tema della conferenza e del «laboratorio in tre sessioni» che ha tenuto alla fine dello scorso agosto, alla Pontificia Università Saveriana di Bogotà, il teologo statunitense Paul Knitter, docente dello Union Theological Seminary di New York, nonché uno dei massimi rappresentati della Teologia del pluralismo religioso. Un tema, quello della necessità del dialogo interreligioso e dei «benefici che possono risultare da questo dialogo», diventato, secondo Knitter, ancor più importante negli ultimi quindici anni, e soprattutto dopo l’11 settembre del 2001, quando hanno assunto evidenza universale le parole di Hans Küng, secondo cui «non vi sarà pace tra le nazioni se non vi sarà pace tra le religioni. E non vi sarà pace tra le religioni senza un maggior dialogo tra le religioni». Secondo Knitter, infatti, il mondo in cui viviamo, oltre ad essere globalizzato e interconnesso come non mai, è anche «minacciato e in pericolo come mai prima di ora», a causa della violenza che gli esseri umani stanno commettendo «tanto contro altri esseri umani quanto contro l’ambiente». E proprio come la sicurezza di una nazione dipende dal fatto che i suoi cittadini siano “buoni vicini” degli altri, impegnati cioè a fare «del loro spazio comune un vicinato sano, pulito, sicuro per tutti», allo stesso modo, secondo il teologo, «dovremo essere buoni vicini multi-religiosi degli altri». E, oltre ad essere «buoni vicini», anche «mutui pacificatori interreligiosi», impegnati a contrastare qualunque tentativo di usare la religione per giustificare la violenza, tanto quella «terrorista del lanciare aerei contro edifici» quanto quella «militare del gettare bombe su altri popoli». E, per finire, siamo pure chiamati ad essere «pellegrini interreligiosi gli uni con gli altri», nella consapevolezza che nessuna religione può dire di aver raggiunto quell’obiettivo che è comune a tutte: quello, cioè, di «aiutare gli esseri umani ad essere sempre più coscienti e ricettivi rispetto al Mistero Ultimo su cui si basa il nostro essere». E ciò perché «nessuna religione può comprendere e contenere la pienezza di questo Mistero», un mistero troppo grande perché si possa pensare di racchiuderlo in un’unica esperienza. Cosicché non resta che riconoscere che deve essserci «più verità in tutte le religioni insieme che in qualunque di essa separatamente».

 

Nel link seguente, in una traduzione dallo spagnolo della stessa Claudia Fanti, ampi stralci della conferenza di Knitter:

http://www.adistaonline.it/index.php?op=articolo&id=51125

 

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Quale amore?

 di Rosella De Leonibus

Amare male, maltrattare l’amore, è una delle possibilità che prima o poi, come coppia ci si trova inevitabilmente ad attraversare.
Spesso consegniamo all’amore un mandato impossibile, quello di saturare tutte le nostre mancanze, curare tutte le ferite, in particolare quelle più antiche e dolenti. Paola, una validissima impiegata, tartassa Vincenzo con i suoi sentimenti di angoscia di abbandono, e basta una disattenzione, un ritardo, perché lei scatti su come una furia, a rivendicare un posto di assoluta e perenne centralità nella vita di suo marito. La sua paura di non essere amata la getta nel panico e le impedisce, anche per brevi tempi e piccole mancanze, di attendere,
di rinviare, di fare uno sconto al suo uomo rispetto alle aspettative che gli getta sulle spalle.
È un amore pieno di richieste, quello di Paola, non riesce ad arrischiarsi mai, ha un estremo bisogno di garanzie e sicurezze, e Vincenzo non ce la fa più, da un po’ ha staccato il contatto.
Ha trovato due o tre formule abbastanza stereotipate con cui riesce a calmare le ire di sua moglie, e per il resto si è posizionato ormai ai margini, nel gioco della coppia. Inutile dire che questo non fa che amplificare le sensazioni di abbandono di Paola.

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