Quale strategia energetica per l’Italia dopo Fukushima e il referendum?

SPECIALE SULLE ENERGIE RINNOVABILI- – LA VOCE DEI BERICI – domenica 20 novembre 2011.

Il nostro paese continua a muoversi sul terreno energetico con uno stile e con un’efficacia alquanto ambigui e poco chiari. Le vicende politiche di queste settimane rendono ancora più difficoltosa l’analisi e la descrizione di ciò che accadrà in futuro su queste questioni.

Ciò che abbiamo finora è un Piano d’Azione per le Rinnovabili redatto in ottemperanza alle direttive europee, che prevede di raggiungere il target assegnatoci dall’Europa del 17% di quota di rinnovabili sui consumi finali di energia al 2020 mediante una triplicazione dei consumi da quelle fonti e una riduzione dei consumi finali complessivi del 10%. Ciò significa misure importanti di efficienza energetica e di stimolo a tutte le rinnovabili, elettriche, termiche e per trasporti. Abbiamo poi assistito a ciò che Marzio Galeotti, dell’Università Bocconi di Milano, uno dei maggiori esperti in politiche energetiche, ha definito lo “stucchevole balletto del nuovo Conto Energia per il fotovoltaico”, cui molta risonanza è arrivata dagli operatori del settore, per le difficoltà create dal governo a tutto il comparto. Sempre Galeotti però evidenzia come poco spazio ha ricevuto il tema, peraltro centrale nello sviluppo del Paese, dell’energia nel Piano Nazionale di Riforma Nazionale presentato da Tremonti nell’ambito del “Documento di Economia e Finanza 2011” e del cosiddetto Decreto “Sviluppo”. Il capitolo dedicato all’energia e l’ambiente riserva poche novità e nessuna vera nuova riforma, segno che, se ancora non fosse abbastanza chiaro, all’esecutivo caduto le scorse settimana queste tematiche non figuravano tra le priorità nel suo programma di riforme.

Nel testo figurano comunque misure dedicate, connesse all’adempimento di direttive europee e in continuità con misure esistenti, come lo sconto fiscale del 55% sulla riqualificazione energetica degli edifici, prima annullato e poi reintrodotto.

Il Governo precedente ha comunque presentato un Piano d’Azione nazionale per l’Efficienza Energetica 2011 che, rispetto al precedente del 2007, aggiorna le misure da adottare per il conseguimento dell’obiettivo generale al 2016, che viene mantenuto pari al 9%. Questo Piano va però in contraddizione con un altro importante documento, il Piano d’Azione nazionale per le Rinnovabili, che prevede riduzione di consumi del 75% inferiore. Indicazioni molteplici che suggeriscono che non vi è stata unità di visione nel percorso che il precedente Governo aveva nel seguire il percorso di avvicinamento al traguardo del 2020.

Percorso accidentato
La Strategia energetica nazionale (SEN) rappresenta lo strumento di indirizzo e di programmazione a carattere generale della politica energetica nazionale.
Il percorso per la stesura e approvazione di un Piano energetico nazionale appare però ancora molto accidentato. La notizia dell’ennesimo rinvio è stata comunicata dal sottosegretario allo Sviluppo Stefano Saglia, che è intervenuto all’Italian Energy Summit organizzato dal Sole 24 Ore il 26-28 settembre 2011. “La strategia è in corso di realizzazione – ha precisato l’ex sottosegretario – È stato affidato all’Enea il compito di redigere uno studio preliminare sull’argomento e quindi speriamo, entro la fine dell’anno, di poter dare un quadro complessivo di lungo termine alle politiche energetiche nazionali”. Si trattava comunque, per stessa ammissione di Saglia, soltanto di una speranza, date che egli stesso definiva “il clima politico in questo momento non è dei più favorevoli”. Quella di una strategia nazionale che tracci una volta per tutte le politiche in materia di rinnovabili, efficienza e approvvigionamento, è una necessità sottolineata da tempo da diverse parti, a cominciare dalla Confindustria. Per quanto riguarda i contenuti, per ora c’è una sola certezza: visto l’esito del referendum di giugno, il nucleare non avrà posto nella strategia nazionale. I tecnici del Governo, quindi, dovranno trovare il modo di sostituire i 13 GW di energia che si pensava di poter ricavare dall’atomo entro il 2020. Secondo le prime anticipazioni, il Piano punterà soprattutto su nuovi gasdotti e terminal di rigassificazione, ma anche sulle fonti rinnovabili (soprattutto biomasse e geotermia), sull’efficienza energetica e sul cosiddetto carbone pulito.

Francesco Maule

novembre 2011.

Per vedere la pagina in .pdf cliccare qui:

rinnovabili_politiche energetiche Italia_VdB_FM2011

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