decrescita e speranza

In occasione degli appuntamenti culturali sul tema: “OSARE LA SPERANZA” organizzati dalla COMUNITA ’ DEI SERVI DI MARIA “SANTA MARIA DEL CENGIO” Via del Convento 17 / Isola Vicentina (VI) / Tel. 0444 976131
www.smariadelcengio.it / info@smariadelcengio.it

Lunedì 22 agosto, ore 21,00 si terrà l’incontro dal titolo La speranza come stile di vita
con MAURIZIO PALLANTE – fondatore del Movimento per la decrescita felice
Moderatore Francesco Maule

Per il pdf della locandina con tutto il programma cliccare qui: Agosto S.Maria 2011

Riporto di seguito un mio articolo con intervista a Pallante del 2008

UNA PROPOSTA ALTERNATIVA PER RAGGIUNGERE IL BENESSERE CHE IL PIL  NON MISURA

 La presenza a Vicenza, nelle scorse settimane, di Maurizio Pallante, è stata l’occasione per scambiare con uno dei maggiori esperti e divulgatori della decrescita, alcune battute su questa tematica così nuova, così necessaria, eppure così denigrata dagli economisti “classici”.

Nel “manifesto per una decrescita felice”, il Movimento «si propone di promuovere la più ampia sostituzione possibile delle merci prodotte industrialmente ed acquistate nei circuiti commerciali con l’autoproduzione dei beni. Questa scelta, che comporta una diminuzione del prodotto interno lordo (PIL), individua la possibilità di straordinari miglioramenti della vita individuale e collettiva, delle condizioni ambientali e delle relazioni tra i popoli, gli Stati e le culture». Abbiamo chiesto a Pallante quale connessione potrebbe esserci tra fede ed etica cristiana rispetto alla prospettiva della “decrescita felice”, pur restando questa una proposta laica e perseguibile da ogni persona. Pallante ci ha così risposto: «Principalmente vedo in due aspetti il legame tra queste realtà: un primo aspetto è che il superamento della società consumistica e legata al solo immaginario della crescita può portare ad una riscoperta e riappropriazione della dimensione spirituale. Avere tempi e modalità di vita che non siamo sempre sature, sia di merci che di bisogni da soddisfare, può aprirci ad un contatto diverso con il trascendente e con l’interiorità. Un secondo aspetto altrettanto importante è la rivalutazione dell’aspetto relazionale degli scambi: piuttosto che la dimensione del possesso delle cose, del “potere di acquisto”, la decrescita può aprire a delle economie basate sul dono e sulla reciprocità. Prendiamo ad esempio i Gruppi di Acquisto Solidale (GAS): oltre al servizio di scambio e fornitura di prodotti alimentari biologici o del commercio equo e solidale, permettono alle famiglie di creare dei legami che tramutano una situazione mercantile in una dimensione relazionale; ciò avviene anche con i produttori locali dei prodotti cui le famiglie hanno bisogno (carne, latte, verdure, miele, etc)».

La riflessione di Pallante ci indica quanto sia necessario un lavoro previo di tipo culturale per “decolonizzare l’immaginario” della crescita. Su questi aspetti basta porre attenzione sul comune denominatore delle ricette che di questi tempi vengono presentate per uscire dalla crisi economica: consumare di più. La decrescita, che non è una teoria economica né una soluzione magica, è uno slogan per cominciare a modificare il nostro approccio verso un modello economico che è basato sulla crescita per la crescita, che sembra immodificabile e che ci sta mostrando tutti i suoi limiti. Infatti non tiene conto che c’è una “crescita” basata sulla qualità della vita, sul benessere e solidarietà sociale, sulla sostenibilità ambientale, che il PIL non misura. Ecco allora che il cambiamento di cui abbiamo bisogno non è semplicemente soggettivo, è piuttosto qualcosa che avviene nelle relazioni e nelle interazioni tra più persone o soggetti. Una soluzione proposta da Pallante è ricreare forme di socialità che indeboliscano la coazione del consumo, rafforzando altre fonti d’identità e di sicurezza. È necessario, quindi, costruire un senso del limite e della misura nel nostro modo di vivere, di relazionarci, di definirci socialmente e culturalmente. «Non è sufficiente opporsi e criticare i modelli e le scelte imperanti – è la battuta con cui ci lascia Pallante -, ma occorre fare delle proposte, sia per una politica più credibile e ragionevole, sia per delle “altreconomie”, ma soprattutto per delle pratiche quotidiane che ci permettano di restare aperti ad una prospettiva di speranza».

Per approfondire le tematiche qui accennate rimandiamo al libro di Maurizio Pallante “La decrescita felice” (editori Riuniti, Roma 2005) e al sito internet www.decrescitafelice.it.

Francesco Maule

duealiblu@libero.it

pubblicato ne “La Voce dei Berici” – Vicenza – domenica 30 novembre 2008 – pag 2.

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4 comments

  1. Oh, dunque,

    che dispiacere aver perso questo appuntamento….. ho riavuto il pc e internet solo ieri pomeriggio, e letto gli aggiornamenti del bagolo solo oggi.
    sono stata un mese senza questi due oggetti e per un mese non ho potuto “connettermi” con il mondo…….non ho potuto leggere le mail, gli articoli del bagolo, rispondere a dario che era in africa, scrivere agli amici che non sento da un pò, sapere degli eventi che avvenivano a vicenza e dintorni. tra cui questo (ci avrei tenuto proprio tra l’altro perchè conosco penso di essere stata una delle prime persone a leggere e conoscere e parlare del movimento sulla decrescita felice di Pallante, ancora in tempi non sospetti e poi ci avrei tenuto parecchio a sentire cesko che faceva il moderatore).
    ora mi vien da fare una riflessione…. ma allora questa attrezzatura che ho a disposizione, fa parte della società del consumismo o no?.
    beh, non dico neanche il fatto di averla e usarla e sentirmi “connessa” e con la coscienza a posto perchè sennò non sono aggiornata sul mondo.(anche se mi sembra che quando avevamo 20 anni e nostranimasonica impregnava le nostre giornate eravamo molto più in contatto tra di noi e mi sentivo molto più connessa con gli eventi cittadini, non ne perdevo neanche uno)….
    ma che io abbia dovuto muovermi con l’auto di un bel pò di strada per portare il pc a riparare (quasi appena comprato), ma prima spendere 30 euro per una verifica da parte di un tecnico abilitato, per poi spendere altra benzina per andare a prenderlo riparato, per poi spenderne altra per andare a riattivare la chiavetta che si era (per l’ennesima volta) bloccata, per poi ….. mi vien in mente tutto il percorso del vasetto di yogurt che descrive Pallante in una delle prime pagine del Manifesto per la Decrescita Felice….(quando si parla del vantaggio della filiera corta).
    Ieri, dopo aver riportato a casa tutto e aver riacceso internet finalmente, non senza una bella dose di nervosismo per aver dovuto imprecare a sufficienza per poter riuscire nell’impresa, mi è scappato un bel vaf…. e mi sono detta.
    “Ma ora sono veramente felice? o lo ero di più quando non avevo niente e andavo in biblioteca per scrivere o leggere le mail e gustavo a fondo quel mio momento di libertà, senza dovermi sentire costretta a usare internet altrimenti vanno persi i soldi del mese spesi per le ore a disposizione…. e magari anche se hai sonno e poca voglia per aver lavorato tutta una giornata nelle faccende domestiche rurali ti ritrovi alla sedra a smanettare al pc per CONSUMARE la tua ora a disposizione sennò va persa, ma non hai voglia e testa per scrivere nulla e ti addormenti sulla tastiera…… Ma non sono stata felice in questo ultimo mese che ero senza, e che ho fatto le marmellate con le mie prugnette e che ho fatto la passata di pomodoro con i miei pomodori e che a volte ho usato il tempo libero anche per riposarmi?”
    mah, non mi sono risposta proprio del tutto. ma di certo ho trovato pro e contro da entrambe le parti, forse più a favore delle marmellate (che bone sul panino al mattino, poi quando lo fai tu il pane è ancora meglio).

    michi

    1. grasssie grassie e mooolto interessente la questione come l’hai posta tu il titolo potrebbe essere “qual è la giusta connessione con la realtà?” auuuuuuu f.

      >—-Messaggio originale—-

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