Nucleare 2 – le due posizioni

       PERCHE’ NO. Roberto Meregalli, “Beati i Costruttori di Pace”

Roberto Meregalli si occupa da vent’anni di energia. Ha collaborato alla stesura di un opuscolo intitolato “Nuova Pulita Rinnovabile: ENERGIA” in cui in modo chiaro e divulgativo Beati i Costruttori di Pace, Pax Christi e Bilanci di Giustizia hanno voluto aprire il confronto a partire da alcune informazioni di base che permettano di scoprire e denunciare i luoghi comuni legati a quella che è l’imposizione del nucleare.

PERCHE SI.  Carlo Mendes, “Forum nucleare italiano”

Carlo Mendes è il portavoce del Forum Nucleare Italiano (www.forumnucleare.it), un’associazione no-profit che intende favorire una più ampia e approfondita conoscenza dell’opzione nucleare e delle sue implicazioni.

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Roberto Meregalli si occupa da vent’anni di energia. Ha collaborato alla stesura di un opuscolo intitolato “Nuova Pulita Rinnovabile: ENERGIA” in cui in modo chiaro e divulgativo Beati i Costruttori di Pace, Pax Christi e Bilanci di Giustizia hanno voluto aprire il confronto a partire da alcune informazioni di base che permettano di scoprire e denunciare i luoghi comuni legati a quella che è l’imposizione del nucleare.

Meregalli, quali sono gli aspetti problematici legati al nucleare da non dimenticare?

«Il problema attuale è che abbiamo il doppio della potenza di generazione che consumiamo. Perché allora ci dicono che serve costruire reattori nucleari? Perché vogliamo spegnere le centrali che vanno a petrolio e metano? Solo il 5% dell’energia elettrica è prodotta dal petrolio. Il gas invece è il pilastro della nostra generazione elettrica, abbiamo speso molti soldi nell’ultimo decennio per costruire nuove centrali, fra le più efficienti al mondo (e fra le meno inquinanti), vogliamo chiuderle prima di ammortizzarne il costo?
Detto questo un reattore nucleare è diverso da qualsiasi altro tipo di centrale perché implica un “contorno” fatto di agenzia per la sicurezza, impianti di gestione dei rifiuti e deposito delle scorie che hanno un costo ingente e rappresentano una ipoteca sul futuro visto che il combustibile irraggiato deve restare confinato per millenni.
Il nucleare è una tecnologia ad alto rischio, con implicazioni forti sulla sicurezza poiché i processi di arricchimento dell’uranio possono produrre sia barre per i reattori sia materiale per costruire bombe atomiche. Pensate ai problemi con l’Iran per la difficoltà a distinguere fra uso militare e civile del nucleare, pensate al rischio di proliferazione che non cesserà mai di esistere finché esisteranno centrali atomiche.
Se il nucleare è costoso, rischioso e “vecchio”, nel senso che è una tecnologia del passato che ripropone il vecchio modello della generazione elettrica accentrata in poche mani, perché dobbiamo tornarci?»

Quali le difficoltà maggiori per una critica sia tecnicamente che politicamente credibile ed efficace rispetto ai poteri pro-nucleare?

«Chi sta spingendo verso il nucleare in Italia? Le imprese che ne hanno interesse, il che è legittimo. Meno legittimo che il governo si sia schierato con loro senza avere prima stabilito una strategia energetica, ovvero abbia analizzato e fatto un progetto su quanta energia consumeremo nei prossimi decenni e in che modo. A noi comunque sembra che, non avendo necessità di nuovi impianti, ed avendo piuttosto l’esigenza di ridurre le emissioni sviluppando il più possibile la produzione da fonti rinnovabili, sia in questa seconda opzione che vadano canalizzate le poche risorse disponibili in questi anni di crisi economica».

Il referendum sarà l’occasione per la progettazione e partenza di un piano energetico sostenibile, in grado di dare prospettive al paese e a tutte le sue compagini (attività produttive, giovani, ambiente, etc)?

Questo è il nostro desiderio e la nostra critica. Critichiamo chi ci governa di aver promesso un piano energetico nazionale all’inizio della legislatura e di non averlo ancora realizzato. Il Piano per le rinnovabili, redatto lo scorso anno, è stato scritto da tecnici del Ministero per rispettare un vincolo dell’Unione Europea, ma non contiene una visione, un’idea di società in cui l’energia viene prodotta in maniera distribuita, le abitazioni siano energeticamente autosufficienti, la mobilità centrata su mezzi pubblici efficienti. Eppure sarebbe una rivoluzione che genererebbe posti di lavoro e speranza in un futuro decente. Oggi viviamo con la paura di quello che troveranno i nostri figli e in questo clima più che vivere si sopravvive. Ricordiamo che l’economia, la scienza e la tecnica devono servire a vivere».

PERCHE SI.  Carlo Mendes, “Forum nucleare italiano”

Carlo Mendes è il portavoce del Forum Nucleare Italiano (www.forumnucleare.it), un’associazione no-profit che intende favorire una più ampia e approfondita conoscenza dell’opzione nucleare e delle sue implicazioni.

 Quali sono gli aspetti positivi che il nucleare offre come fonte di produzione energetica?

«Sicuramente il primo vantaggio è rappresentato dal fatto che il nucleare è una fonte energetica affidabile e pulita. La produzione di elettricità all’interno di una centrale non comporta infatti emissioni di sostanze chimiche inquinanti come invece avviene per gli impianti a carbone, olio combustibile e gas, che emettono ossidi di azoto, biossido di zolfo e polveri sottili. Speriamo in questo modo di ridurre la dipendenza della produzione energetica da fonti fossili altamente inquinanti per l’atmosfera. Altro enorme vantaggio riguarda la riduzione dei costi e la stabilità del prezzo dell’elettricità prodotta da nucleare. Infatti, l’uranio incide pochissimo sul prezzo dell’energia, a differenza del petrolio, del gas e del carbone le cui fluttuazioni si ripercuotono sulla nostra bolletta. A questo possiamo aggiungere che si tratta di una risorsa disponibile in molte zone del pianeta rendendo questa materia prima poco sensibile a eventuali crisi politiche o economiche localizzate».

Il fisico, fautore dell’energia nucleare, Alvin Weinberg, scrisse: “Noi nucleari proponiamo un patto col diavolo; possiamo fornire energia a condizione che le società future assicurino una stabilità politica e delle istituzioni quali mai si sono avute finora”. Sentite che questa situazione è oggi più vicina?

 «L’enorme diffusione del nucleare e il fatto che venga utilizzato da più di mezzo secolo dimostra la stabilità e affidabilità di questa tecnologia. Molti forse non sanno che si tratta di una fonte energetica enormemente diffusa in tutti i Paesi sviluppati, e oggi anche in quelli in via di sviluppo. In questo momento secondo quanto fa sapere l’IEA, l’Agenzia internazionale dell’energia, nel mondo esistono 441 reattori attivi, di cui 149 in Europa.Altri 65 sono attualmente in fase di costruzione in 16 paesi. Purtroppo l’Italia è l’unica nazione del G8 a non utilizzare il nucleare per la produzione di energia elettrica».

Il referendum sarà l’occasione per la progettazione di un piano energetico sostenibile, in grado di dare prospettive al paese e a tutte le sue compagini?

«Abbiamo davanti una sfida per tutto il Paese che dobbiamo assolutamente accettare. Si tratta di un progetto che, siamo sicuri, aumenterà la competitività dell’Italia, creerà nuovi posti di lavoro, nuove specializzazioni e, oltre a far diminuire la dipendenza da fonti altamente inquinanti, contribuirà a ridurre le nostre bollette elettriche».

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a cura di Francesco Maule

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 La Voce dei Berici – Nucleare 2 -pag. 9

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