Mese: marzo 2011

libertà inquieta

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Intervento di P. Bruno Secondin pubblicato su Il Regno Attualità 2010/22 pp. 743-744.

Una decina di professori di spiritualità operanti in facoltà, seminari e istituti di scienze religiose italiani si sono trovati a Bologna il 29 ottobre scorso per salutare il compimento dell’insegnamento di p. Bruno Secondin, ormai emerito dell’Università pontificia gregoriana, e riflettere sul «bisogno inquieto di spiritualità» diffuso nella Chiesa e nella società italiana. In quell’occasione p. Bruno ha detto di sé: «Mi caratterizza questo stare sulla soglia, esplorare gli orizzonti, non per proporre uscite di sicurezza, ma per individuare brecce sorprendenti, per intercettare utopie e malesseri, ri-conoscere nuovi percorsi mistici, come anche nuove forme di testimonianza solidale. Mi ritrovo bene nell’espressione di Giovanni Paolo II: “Si deve respingere la tentazione di una spiritualità intimistica e individualistica, che mal si comporrebbe con le esigenze della carità, oltre che con la logica dell’incarnazione e, in definitiva, con la stessa tensione escatologica del cristianesimo”» (Lett. apost. Novo millennio ineunte, 6.1.2001, n. 52; EV 20/109). Ecco qui una parte del suo intervento.

Se mi è lecito tentare di proporvi una mia valutazione dei compiti e delle opportunità della spiritualità oggi, la schematizzerei in questo modo. È una tematizzazione più dal basso che dall’alto, cosa familiare nel passato, ma che ha portato a grandi discorsi ipostatizzati, privi di spessore reale e ricchi di evasione illusoria.

I tamburi di Dio

Ascoltare il «cuore» dell’uomo contemporaneo. Immerso nella crisi della modernità, e smarrito nelle mille fosforescenze di una postmodernità politeista, l’uomo è confuso, molto confuso e smarrito.

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Bisogna mettersi in ascolto per capire cosa sta cercando, cosa lo affascina e cosa lo interpella e lo agita, per segnalargli valori e temi d’importanza vitale oggi. Si tratta di un «viaggio estatico», cioè di uscita dalle categorie «intimistiche» e «sospettose», classiche per la spiritualità, per un incontro di stupore, di accoglienza, di attenzione interpretativa. «Si parte per tornare», recita un detto popolare: ma oggi in una società ad alto tasso di nomadismo di tutti i generi, sembra che si vada via senza più sapere dove e come tornare. Si è smarrita la memoria delle origini, si vaga, ci si muove sempre, non si arriva mai: è una vita di corsa, che paga lo scotto dell’improvvisazione producendo molte vite di scarto (come dice Bauman). Forse ci serve l’icona di Abramo, che non ritorna più alla sua Ur dei caldei, ma emigra e diventa padre di ogni «arameo errante», con un’identità sempre in fieri. Come reinterpretare la vita per vivere nuovi ri-conoscimenti e nuove testimonianze che rianimino la speranza annichilita? (altro…)

Buona differenza!

Immagine di Manuela Simoncelli (pp. 60-61)

Storie vere di persone speciali

Ai bambini si può raccontare tutto, lo diceva anche Gianni Rodari. Ma le parole da usare, le storie da inventare richiedono una sensibilità particolare. In Buona Differenza! (ediz. Messaggero, Padova) Cristina Bellemo dimostra di averne molta: ha scelto infatti di raccontare storie vere di persone speciali, la cui particolarità non risiede però in doti eroiche o in risultati eclatanti. Le storie di questo libro sono caratterizzate dalla semplicità, con il tentativo mettere in luce meandri di vita spesso esclusi. Ecco allora che attraverso le parole della Bellemo e le immagini di Manuela Simoncelli,

Monologo (a due voci) sul tema casa. Immagine di M. Simoncelli (pag. 58).

delicato quanto complementare accompagnamento di simboli e suggestioni, il libro Buona Differenza! permette di dare voce a temi delicati che vanno affrontati in un legame fatto di ascolto ed empatia tra bambine, bambini insieme con genitori ed educatori.

Il Signor Nonciriesco, Il bambino a quattro ruote, Non ho (dedicato ai papà, che sanno trovare soluzioni), Se e so (che affronta il tema della morte con una delicatezza indicibile), Sabatino e Clò sono i titoli di alcune delle 24 storie che compongono il libro. Il filo conduttore è il tema della differenza, quanto mai necessaria di attenzione in una cultura e società che tende invece a temerla e a nasconderla. Tempi di uniformità e appiattimento, i nostri, ma, come ricorda la Bellemo, la differenza è il luogo in cui possiamo trovare noi stessi, perché ciascuno di noi è un differente.

La meraviglia che possiamo trasmettere a figli e bambini, come avviene alla fine del viaggio del treno de I differenti, è il riconoscimento che ci assomigliamo, nei desideri. E se una placida mucca va a brucare le poche erbette tra i binari e il treno della vita frena bruscamente per non colpirla, ecco allora che quello scombussolamento che si crea tra le differenze che ci abitano e che incontriamo, e che fino a qualche attimo prima stavano compostamente attente a non contaminarsi, possono, grazie a quella frenata, trasformare la solita vecchia vita di tutti i giorni in qualcosa di… molto differente.

Francesco Maule

“La Voce dei Berici” – 27 febbraio 2011 – pagina 21.

Spatricchio e Pastrocchio. Immagine di M. Simoncelli (pag. 54).