INTERVISTA AL PASTORE FRANK GIBSON

Vivere con Cristo nelle trincee della storia

La Voce dei Berici – domenica 19 dicembe 2010

Frank Gibson (foto di F. Maule)

Un discepolo di Martin Luther King, un attivista del movimento pacifista statunitense ed italiano, una persona che crede e vive il dialogo ecumenico. È il pastore Frank Gibson, della chiesa presbiteriana, che vive tra il Colorado (USA) e, per alcuni mesi l’anno, a Thiene (VI). Negli anni 1956-57, durante il servizio militare alla caserma Ederle, ha conosciuto una vicentina, Maria Meunier, che poi ha sposato. Questa sua storia personale, insieme al suo lavoro ecumenico con alcuni sacerdoti cattolici e con la comunità Valdese, lo hanno portato a conoscere molto bene la realtà -oltre che la lingua- italiana. In questi ultimi anni ha seguito da vicino tutta la “questione Dal Molin”, portando alcune sue riflessioni ad incontri pubblici e offrendo la sua collaborazione anche all’attuale amministrazione comunale per il percorso “Vicenza città per la pace”.

Pastore Gibson, che cosa lega il messaggio di Gesù Cristo, la Parola di Dio, con l’impegno per la pace e la nonviolenza?

«Nelle chiese le persone spesso concepiscono la spiritualità come qualcosa di lontano, al di fuori della vita. La spiritualità è invece, a mio modo di intendere, la vita con Cristo nelle trincee della storia, che mette le mani nel fango della vita, con e per i deboli. Tutto ciò ha a che fare direttamente con l’impegno concreto per la giustizia e la pace. A tal riguardo ho seguito con profondo senso di solidarietà il percorso dei “preti per la pace” di Vicenza. Li ho conosciuti e ammiro il loro impegno per la pace in tutta la vicenda del Dal Molin; ho parlato molto di loro anche negli USA».


Cosa può dirci del movimento per la pace negli Stati Uniti?

«Ci sono due tendenze negli USA: una violentissima, che dedica incredibili quantità di dollari per l’armamento sia personale che della nazione. Crede e lavora per la politica imperialista degli USA, che vuole comandare gli alleati e dominare nel mondo. Questo suscita la rabbia e l’odio di gran parte del pianeta. La guerra in Iraq è folle ed immorale perché è un frutto amaro dell’arroganza statunitense. C’è però un’altra America che tenta di contrapporsi a questa linea popolare e di costruire un’alternativa. Questa è l’America di Martin Luther King, che conobbi negli anni ’60 e che cambiò la mia vita. È l’America che stanno tentando di costruire Obama, tutti i movimenti pacifisti e le chiese di ogni confessione».

Di Vicenza e del Dal Molin cosa pensa?

«Anche Vicenza vive una tensione che può essere trasformata in qualcosa di positivo. Da una parte il Dal Molin, con gli americani che non vogliono dialogare, con la città spaccata per i vari interessi in gioco. Il Dal Molin è un’espressione della mentalità statunitense di voler dominare su ciò che succede al di fuori dei propri confini. Capisco la rabbia dei vicentini al pensiero delle partenze per AFRICOM. È oltraggioso. Dall’altra parte, però, vedo come molto positivo il percorso “Vicenza città per la pace” che vede impegnato il sindaco, l’assessore Giuliari, e le varie associazioni per la pace, tra cui i Cristiani per la pace. Nei limiti del possibile ho dato e darò il mio aiuto per collegare Vicenza all’associazione internazionale International Cities for Peace. L’interazione con i movimenti internazionali è da proseguire e potenziare. Tutto ciò rappresenta uno spiraglio di luce in questa sofferenza delle persone e della città».

Francesco Maule

GIBSON INTERW VdB 2010dic19

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