Mese: gennaio 2011

Militarizzazione del territorio

Il Tavolo della Consultazione e l’ Associazione 5 Ottobre hanno organizzato il convegno
Progettare la riconversione. Servitù militari, Industria , Economia, Sviluppo lo scorso Sabato 22 Gennaio 2011 presso l’ Auditorium Canneti  a Vicenza.

Antonio Mazzeo, uno dei maggiori esperti di basi militari in Italia, ha trattato il tema Militarizzazione del territorio: il caso Vicenza; Gianni Alioti, della Rete Italiana per il Disarmo, esperto di Industria militare, ha fatto un’analisi dell’Industria bellica italiana e le connessioni con la tecnologia civile; Franco Bortolotti, ricercatore dell’IRES-CGIL Toscana, ha presentato una ricerca promossa dal suo Istituto, sulla Finanza, gli armamenti e il mercato globale. Ha concluso Domenico Gallo, Magistrato, dell’Associazione Nazionale Giuristi Democratici

La Vicenza connection delle basi militari USA in Italia

Intervista ad Antonio Mazzeo

(http://antoniomazzeoblog.blogspot.com/)

«Tutta la vicenda della nuova base militare Usa all’aeroporto Dal Molin ha dimostrato che i cittadini, e le associazioni che in vario modo li rappresentano, sono impreparati ad affrontare un problema di grande rilevanza come la militarizzazione del territorio». A partire da questa nota degli organizzatori abbiamo sentito uno dei relatori del convegno, il giornalista Antonio Mazzeo, siciliano, che da anni si occupa di inchieste su temi ecologici, militari e sul territorio del sud Italia. «A Vicenza ho parlato dell’impatto delle basi militari sul territorio e di quella che ho definito la “Vicenza connection” delle basi USA in Italia, cioè del ruolo delle società vicentine nella realizzazione delle infrastrutture militari, a partire delle imprese che lavorano in Sicilia a Sigonella, dove sta per essere installato il sistema di sorveglianza terreste AGS della NATO e più una decina di aerei senza pilota USA Global Hawks, o quelle che hanno appalti per i lavori a Niscemi (CT), che ospiterà la stazione di controllo terrestre del sistema satellitare MUOS (Mobile User Objective System), elemento chiave dei nuovi programmi di guerre stellari. Queste imprese vicentine sono le stesse, guarda caso, che hanno fatto pressione perché si costruisse la nuova base USA al Dal Molin. Come in Sicilia così a Vicenza la rete della militarizzazione diffusa e talvolta invisibile si sta infittendo e complicando: legami tra imprese, associazioni di categoria, banche, istituzioni politiche e militiari italiane e statunitensi. Il passaggio alla Caserma Ederle dal comando SETAF ad AFRICOM è un esempio, non deve lasciare indifferenti e va analizzato».

In che senso?

«Che Africom sarà determinate nello scenario geopolitico del XXI secolo, e la rete di basi USA in Italia è funzionale in modo estremamente pericoloso. Non va dimenticata inoltre la Eurogendfor (Europeran Gendarmerie Force), la cui scuola di formazione ha sede proprio e ancora a Vicenza presso la ex caserma Chinotto di via Medici. Un centro strategico di formazione di forze militari di tutta Europa e anche di personale militare di tutti i paesi».

Ma di fronte ad uno scenario dove la militarizzazione sta tessendo una rete sempre più fitta, a Vicenza come in altre città d’Italia, cosa vuol dire parlare di riconversione?

«Innanzi tutto è fondamentale, a mio avviso, prendere coscienza di questi processi di militarizzazione in atto. Al movimento per la pace di Vicenza, come a quello italiano, è chiesto di impegnarsi per proporre e attuare processi affinché questi luoghi si trasformino in scuole di pace e di educazione ai diritti umani. Sono questi che dobbiamo esportare, non le armi».

Francesco Maule

[Una breve parte dell’intervista è apparsa su  “La Voce dei Berici” di domenica 23 gennaio 2011 – pag. 13]

Per approfondire invito a visitare il blog di Antonio Mazzeo, in particolare i seguenti articoli:

http://antoniomazzeoblog.blogspot.com/2011/01/contractor-atomico-usa-per-le-basi.html

http://antoniomazzeoblog.blogspot.com/2011/01/le-campagne-dafrica-di-us-army-vicenza.html

http://antoniomazzeoblog.blogspot.com/2010/11/la-vicenza-connection-delle-basi.html

Per concludere aggiungo una breve nota sul commercio delle armi (fonte: Redattore Sociale)

Armi, in Europa è record di vendite: 40,3 miliardi nel 2009

Le esportazioni di armamenti, nell’Unione Europea, crescono del 20% rispetto al 2008. Dopo la Francia, l’Italia è il Paese che vende di più. I paesi del Medio Oriente sono i maggiori importatori

Aumentano le esportazioni di armi in Europa. Nel 2009 sono stati venduti armamenti per la cifra record di 40,3 miliardi, il 20,1% in più (+ 6,6 miliardi) rispetto all’anno precedente. A rivelarlo è il 12esimo Rapporto sul controllo delle esportazioni di tecnologia e attrezzature militari, pubblicato il 13 gennaio 2011 nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea e analizzato dallo studioso del disarmo Giorgio Beretta.
Dal rapporto si evince che la Francia, con un totale di introiti pari a 12,7 miliardi, è il maggior esportatore di armi nel continente. L’Italia occupa il secondo posto con un giro d’affari di 6,7 miliardi (erano 5,6 nel 2008).
Il 53% degli armamenti esportati dall’Ue è diretto nel Sud del Mondo (53%), con una forte concentrazione nei Paesi del Medio Oriente (9,6 miliardi), verso i quali le esportazioni sono quasi raddoppiate, passando dai 4,9 miliardi del 2008 agli oltre 9,6 miliardi del 2009.
L’incremento di esportazioni, in Europa, va di pari passo all’incremento delle esportazioni nel mondo. Secondo gli ultimi rapporti Ue, Sipri e Grimmett – analizzati dall’Osservatorio sul commercio delle armi di Ires Toscana – dal 2000 al 2009 la vendita di armi nel mondo ha subìto un incremento di quasi il 50%, raggiungendo un fatturato complessivo di circa 1.500 miliardi nel 2009.

Francesco Maule

 

NEW FUTURE

Continuo a condividere ne ‘elbagoloblog’ le riflessioni di Marco Mancassola, che mi/ci aiutano a seguire gli eventi contemporanei da una prosepettiva di lettura generazionale. Personalmente trovo prezioso poter ‘vedere’ la nostra/mia generazione che si aiuta a riflettere e a pensarsi in questo momento così difficile, dettato da una solitudine intra e inter generazionale rispetto a progetti di azione e resistenza condivisi e penetranti. Con ‘elbagoloblog’ desidero insistere nel mettere in rete testi con la speranza che non restino astratte letture ma luoghi di scambio e analisi collettiva. Francesco Maule

NEW FUTURE

di Marco Mancassola

http://www.marcomancassola.com/

[pubblicato su Il Manifesto del 22 dicembre 2010]

Lo gridavano i punk alla fine degli anni Settanta, in un mondo già allora in un vicolo cieco. Era uno slogan-grido di dolore, rauco e straziante: “no future”. Oggi lo stesso slogan viene usato freddamente dai giornali per descrivere non più un’intuizione di oltre trent’anni fa, bensì lo stato attuale e conclamato delle cose. “Generazione no future.” Ovvero: avere vent’anni e, a fronte di astratte statistiche su aspettative di vita sempre più alte, non avere alcuna idea di come si farà a sopravvivere.

I punk, vecchi rabbiosi profeti. Se è per questo, a proposito di previsioni, era facile aspettarsi anche l’estinzione del desiderio certificata adesso dal Censis – sul finire della grande orgia berlusconiana, un paese che sprofonda in un nauseante vuoto emotivo. E vedere precari e ricercatori arrampicarsi sui tetti, anche questo ha confermato una disperazione che montava da anni. Sui tetti del desiderio, l’aria è ambigua e rarefatta.

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INTERVISTA AL PASTORE FRANK GIBSON

Vivere con Cristo nelle trincee della storia

La Voce dei Berici – domenica 19 dicembe 2010

Frank Gibson (foto di F. Maule)

Un discepolo di Martin Luther King, un attivista del movimento pacifista statunitense ed italiano, una persona che crede e vive il dialogo ecumenico. È il pastore Frank Gibson, della chiesa presbiteriana, che vive tra il Colorado (USA) e, per alcuni mesi l’anno, a Thiene (VI). Negli anni 1956-57, durante il servizio militare alla caserma Ederle, ha conosciuto una vicentina, Maria Meunier, che poi ha sposato. Questa sua storia personale, insieme al suo lavoro ecumenico con alcuni sacerdoti cattolici e con la comunità Valdese, lo hanno portato a conoscere molto bene la realtà -oltre che la lingua- italiana. In questi ultimi anni ha seguito da vicino tutta la “questione Dal Molin”, portando alcune sue riflessioni ad incontri pubblici e offrendo la sua collaborazione anche all’attuale amministrazione comunale per il percorso “Vicenza città per la pace”.

Pastore Gibson, che cosa lega il messaggio di Gesù Cristo, la Parola di Dio, con l’impegno per la pace e la nonviolenza?

«Nelle chiese le persone spesso concepiscono la spiritualità come qualcosa di lontano, al di fuori della vita. La spiritualità è invece, a mio modo di intendere, la vita con Cristo nelle trincee della storia, che mette le mani nel fango della vita, con e per i deboli. Tutto ciò ha a che fare direttamente con l’impegno concreto per la giustizia e la pace. A tal riguardo ho seguito con profondo senso di solidarietà il percorso dei “preti per la pace” di Vicenza. Li ho conosciuti e ammiro il loro impegno per la pace in tutta la vicenda del Dal Molin; ho parlato molto di loro anche negli USA».

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