I tre doni

La prima lettera scritta da Monchanin a Le Saux nel 1947, prima dell’arrivo di quest’ultimo in India, era basata sulla sua esperienza personale, avendo Monchanin già trascorso 8 anni come contemplativo in questa terra. Egli concludeva con questo consiglio:

«Voi avrete bisogno di un incrollabile coraggio (poichè avrete delle delusioni); un completo distacco dalle cose dell’Occidente e un profondo amore per l’India. Lo Spirito vi darà questi tre doni» (Monchanin, Letters, 07.1947).

Jules Monchanin (foto da internet)

Che cosa possono dire le vite di questi due pionieri al ricercatore spirituale che continua ad andare in India, oggi, a distanza di 60 anni dalla fondazione dell’ashram di Shantivanam? La prima questione da chiedersi è: che cosa è l’India? E’ solamente un sub-continente circondato dall’oceano Indiano e dalla catena Himalaiana al nord? E’ una terra fisica che ogni volta ci colpisce a livello fisico o sentiamo qualcosa di più sottile e sublime nel cuore quando parliamo dell’India? Swami Abhishiktananda ha espresso succintamente la sua comprensione in una lettera del 10 febbraio 1965: «L’india è molto più una dimensione spirituale che un continente geografico… Essere in India e dell’India attraverso la propria intima profondità… L’India è lì dove cerchi Dio nel più profondo di te». L’India è il profondo e anche il viaggio nel profondo, aiutato da un ambiente culturale, spirituale, naturale che riflette una particolare saggezza sviluppata attraverso millenni che ci indica, attraverso il materiale, l’Essenziale.

 

Swamy Abhishiktananda (foto da internet)

 

Swamy Abhishiktananda scrisse: «Il vero messaggio dell’India è in relazione con la liberazione del genere umano dai “nodi del cuore”, dalle false identificazioni che causano confusione tra il nostro reale SE’ ed altre manifestazioni della nostra personalità a livello mentale e sociale. Il contributo dell’India nel mondo è prima di tutto questo renderci capaci d’intrattenerci con il profondo ed ineffabile mistero del nostro proprio essere, l’unico non-duale SE’».

Monchanin, nel descrivere la natura di questo viaggio nel profondo, parla di una essenziale richiesta: «uno dovrebbe svuotarsi di tutto ciò che non è pienezza». Essenzialmente l’India ha ricercato solamente il vuoto e la pienezza e queste sono la medesima cosa.

La vita degli eremiti di Saccidananda (Monchanin, Le Saux e Griffiths) mostra che questo svuotarsi (che Monchanin aveva definito “amare oltre il proprio sé”) richiede l’abbandonarsi e l’avere pazienza; abbandonarsi al silenzio e a ciò che non conosciamo; pazienza e fede in ciò che si svelerà.

Nell’anno in cui Monchanin arrivò in India (1939) egli scrisse: «voglio tuffarmi in questo silenzio, essere solamente in adorazione e in preghiera. Ho detto addio all’Occidente ed ad ogni cosa che amavo lì…per una terra sconosciuta.(…). Non ho idea di quello che farò, ma ho fede nello Spirito. Come desidero che dalla mia vita e dalla mia morte possa nascere una vita contemplativa nella Trinità…io so, io sento che niente deve essere affrettato ed io sto aspettando con pazienza». In un altro testo scrisse: «la pazienza del cuore! L’India è paziente». La via di questo genere di pazienza passa attraverso l’abbandono di ogni identificazione col “fare”, per, al contrario, solamente “essere”. E’ più difficile essere fermi, avendo fiducia e fede in un movimento invisibile, che l’essere occupati nel fare e nel sentire qualche progresso.

Nel suo memoriale, dedicato a Monchanin, Swamy Abhishiktananda scrisse: «la verità è che egli fu profondamente intimamente attratto da una ispirazione irresistibile per lo Spirito Santo ed andò imparando moltissimo dall’India il grande segreto di essere semplicemente alla Presenza (ATMANISTAH*): il vero messaggio che l’Onnipotente affidò all’India perché lo proclamasse nel mondo».

(CONTINUA)

*significa letteralmente: “Stare fermi nel vero Sé (Atman)”

‘I TRE DONI‘ E’  UN TESTO TRADOTTO E LIBERAMENTE SINTETIZZATO DA CATERINA CONSOLARO DALL’INTERVENTO DI ATMAJYOTI, FONDATRICE DELL’ASHRAM INTERRELIGIOSO PER DONNE (SADHANA KUTIR) ARANYA, DI RISHIKESH (INDIA).

LO SCRITTO E’ STATO PUBBLICATO NEL GIORNALE DELL’ASHRAM DI SHANTIVANAM IN OCCASIONE DELL’ANNIVERSARIO DELLA NASCITA DI DOM BEDE GRIFFITHS, IN RICORDO PURE DEL CENTENARIO, AVVENUTO NEL 2010, DELLA NASCITA DI HENRI LE SAUX.

Ringrazio Caterina Consolaro per la disponibiltà a pubblicare sul “elbagolo blog” la prima parte del suo lavoro di traduzione. Francesco Maule

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