Raimon Panikkar nel sorriso di Dio

Raimon Panikkarè morto all’età di 92 anni lo scorso 26 agosto a Tavertet, nei pressi di Barcellona, dove aveva scelto di ‘ritirarsi’ in questi ultimi anni della sua vita. Col suo sorriso è entrato nel sorriso di Dio.

foto da internet: darsipace.it

Riassumere per presentare la figura di questo teologo indo-catalano è un’impresa estremamente impegnativa se non impossibile. La vastità della conoscenza culturale (filosofica, teologica, scientifica, scritturale, linguistica, ma anche sociale) di quest’uomo – che già nel proprio DNA è abitato dalla “reciproca fecondazione” tra oriente e occidente – unita ad un approccio mistico connotato da intense esperienze personali di “partecipazione” e pratica di religioni e culture al di là di quella cristiana, ne fanno una personalità che, anche se spesso citata, “celebrata” e semplificata, è quanto mai complessa, strutturata, con molteplici piani di elementi da connettere e considerare. «Sono partito cristiano, mi sono scoperto induista e sono ritornato buddhista, senza mai smettere di essere cristiano», amava dire, in relazione alla sua vita e insegnamento tra India, Europa e Stati Uniti.

La sua grandezza e la potenza del suo pensiero sono così spinti che spesso Panikkar ha coniato nuovi termini per ‘nominare’ impostazioni teologico-filosofiche completamente inedite: ecosofia (la sapienza della terra), realtà cosmoteandrica (l’unione e interdipendenza tra cosmo, Dio e umanità), dialogo intrareligioso (la dinamica di messa in discussione e confronto interno e interiore alla persona o alla comunità religiosa di fronte al contatto con altra religione), cristofonia (una cristologia alla luce dello Spirito). È proprio con alcune sue parole, tratte dall’opera ‘La pienezza dell’uomo. Una cristofania’ (p. 236) che rendiamo omaggio e con gratitudine salutiamo un maestro spirituale contemporaneo: «Il grido per una nuova spiritualità è un grido dello Spirito, che, secondo la tradizione, è lo Spirito stesso di Cristo. La cristofania del terzo millennio non può essere né settaria, né una mera consolazione per i ‘credenti’. Il Figlio dell’uomo morì fuori dalla città santa. La cristofania dall’interno, che timidamente suggeriamo, è la profondità più interiore di tutti noi, l’abisso dove in ognuno di noi l’infinito e il finito, il materiale e lo spirituale, il cosmico e il divino si incontrano. La cristianìa del terzo millennio è chiamata a vivere questa esperienza».

Francesco Maule

per “La Voce dei Berici” – Vicenza. 5 settembre 2010.

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