la didattica dell’inquisitore

*

Nel segnale della mano sul volto

eri alle vele nella nostalgia

quando demolivo i ricordi.

Il giorno del pugnale sul foglio

mentre l’albero dava lezione al nulla

continuano a costruire

cementi che chiamo asfalti

asfalti per gomme fossili.

 

Sento ripetere

che così non si può

così non va bene

magro asciutto e gelido

torquemada del terzo millennio

che vede tutto pericoli

paura alata senza nido né méta.

 

Didattica: la verità

il bene e il male

la fine e l’inizio, la morte

ciò che verrà, ciò che saremo.

 

Sapere tutto

senza debolezze

respirare

desistere alle tensioni muscolari

giudice senza difesa

pietoso

lento all’ira

grande nell’amore

avviso di un abbraccio insolubile.

 

Francesco Maule

LOGOS 2.0

LOGOS

*

Oggi

Parola ti sei posta

nei depositi del declino

e hai rubato il cristallo

che definisce la verità.

Ai cantori hai chiesto

il mutismo,

ai silenzi hai implorato

i suoni e le urla.

Alla verità hai imposto

la denudazione,

la vergogna,

l’imbarazzo.

“Verità – le hai sussurrato

all’orecchio – fuggi via con me,

scappa, nasconditi”.

Oggi

Parola ti sei posta

negli altari che

credevamo eterni

e li hai sciolti:

hai detto tutto.

 

Francesco Maule

Febbraio 2019

Il mondo che viene

Ci manca infinitamente la vita, ci scappa via da tutte le parti,

non possiamo bloccarla, ma nella sua ricerca

sta tutto il senso che ce la può rendere preziosa.

Lucilio Santoni

Lucilio Santoni, Il mondo che viene. Partitura libera per cristiani e anarchici. More Nocturne Books, http://www.morenocturne.com/ Roseto degli Abruzzi (TE), 2019.

Ho già scritto di Lucilio Santoni qualche mese fa. (Il link del precedente post è qui). Un mese fa Carmelo Neri, libraio ed editore di Roseto degli Abruzzi, ha voluto donarmi “Il mondo che viene” di Lucilio Santoni, ultima sua fatica editoriale. È un libro che riprende, rimodula e ripresenta, in modo forse più asciutto e altrettanto poetico le tematiche del già descritto “Cristiani e anarchici”, ma con nuovi inserti e scritti inediti di questo intenso pensatore marchigiano. Santoni sottolinea ancora in modo spregiudicato e tensivo come “le uniche culture vive della nostra scena sociale siano quella cristiana evangelica e quella anarchica”.

Di questo nuovo testo sono molte le suggestioni che mi hanno emozionato e riportato in quella dimensione di riflessione contemplativa ma strettamente socio-politica che già Santoni mi aveva mostrato nel suo precedente lavoro.

In particolare aggiungo il tema della “lingua della propria ferita” proposto dalle “comunità senza residenza né carte d’identità”. Scrive Santoni: “Nella comunità delle umanità diverse ci si scortica a vicenda l’anima per trovare una pelle autentica. […] Dispersione, spaccatura, nudità, ben si sposano con l’intimità calda di un amore; essere senza luogo e senza riposo apre alla vertigine delle lontananze: solo tale condizione può partorire una vita consacrata, cioè parlante la lingua della propria ferita. Una vita nella quale fioriscono i contrasti dell’esistenza: bontà e fermezza, serietà e gioia infantile, grandezza e umiltà, teologia e politica, redenzione e emancipazione”. (pag. 22)

Come ho già avuto modo di esprimere, direttamente anche a Carmelo, la mia sintonia con la posizione politico-culturale di Lucilio Santoni è sempre più intensa e forte.

A pagina 37 Santoni scrive: “Io perseguo spazi antagonisti, vite resistenti, materiali incandescenti perché sono affascinato dallo scarto, dal fallimento. […] Chi sono io che perseguo forme di vita devianti eppure tenacemente coraggiose? Qual è il mio sapere nell’età della tecnologia spinta, delle città fagocitanti, dei non luoghi a procedere?”

Libertà, felicità, mancanza, ferita sono alcune delle parole chiave delle sue riflessioni che vanno meditate e assorbite con pazienza e fiducia. Questo breve testo della More Nocturne Books è un ottimo strumento per avvicinarsi a questo autore e per coglierne la delicatezza umana.

L’apice o apoteosi, di cui non è possibile fare nessuna “recensione”, è data dal capitolo “Prima di andare: la carne, l’altrove infinito” (pagg. 55 – 58), capitolo durissimo e sconcertante, dove Santoni partendo da un breve filmato, riesce a posare parole di estrema compassione verso una vicenda di violenza, violazione e aberrante disumanità con una maestria e sensibilità davvero toccanti e commoventi.

È da li, da quella disumanità, che parte la sua ricerca dell’umanità e dell’amore, di quel “mondo che viene” che è anche il nostro.

Francesco Maule

Rispetto ad un altro autore che ci aiuta ad interpretare “il mondo che viene” segnalo e invito a vedere l’intervista dei giorni scorsi su Sky News 24 a Yuval Noah Harari, autore che non mi stanco di invitare a leggere ed ascoltare e che ho già segnalato in miei post precedenti: > connessioni-laiche-2-0/ & connessioni-mistiche_2-0/ <

In quest’intervista (qui il link al sito per eventuale lettura: https://tg24.sky.it/mondo/2019/07/19/yuval-noah-harari-intervista.html) emerge tutta la sua lucidità e presenta in modo sintetico le tematiche che ampiamente approfondisce nel suo ottimo “21 lezioni per il XXI secolo”.

L’intervista integrale di Giuseppe De Bellis a Yuval Harari è visibile qui:

https://video.sky.it/news/mondo/lintervista-integrale-di-giuseppe-de-bellis-a-yuval-harari/v525541.vid

Francesco Maule

Overshoot Day. Quando il Pianeta ha esaurito le risorse

Ogni anno si utilizza questa giornata per riflettere e denunciare sui nostri stili di consumo e utilizzo delle risorse del pianeta terra. Già la parola “consumo” dovrebbe farci riflettere, se non rabbrividire.

Earth Overshoot Day, ovvero il giorno in cui l’umanità ha completamente esaurito le risorse a disposizione per l’intero anno. Per il 2019 è il 29 luglio, tre giorni prima rispetto al 2018, segnando quindi un nuovo record, e quasi due mesi e mezzo dopo rispetto alla sola Italia, che dal 15 maggio ha già consumato tutto.

A dirlo è il Global Footprint Network, un’organizzazione di ricerca internazionale che monitora l’impronta ecologica dell’uomo, segnalando la data in cui il consumo delle risorse che offre la natura eccede ciò che gli ecosistemi della Terra sono in grado di riprodurre per quell’anno. Da questo giorno, gli uomini cominciano a consumare più di quello che il pianeta in grado di riformare, bruciando le risorse per il futuro.

Segnalo due articoli sull’Overshoot Day che si presenta puntuale come campanello d’allarme ogni anno in questo periodo, e sempre prima…

https://www.greenme.it/informarsi/ambiente/earth-overshoot-day-2019-29-luglio/

1 agosto Overshoot Day. Il Pianeta ha esaurito le risorse

Manifestare la realtà #3 -> #6

Manifestare la realtà #3

Epifanizzare il silenzio

renderlo registro acuto del presente

calibrarne dimensioni

allevarlo.

Manifestare quelle regie remote

laddove si siedono i meditanti

con la capricciosa presunzione

che da quell’immobilità

si possa salvare sé stessi.

Manifestare i nascondimenti, le reclusioni, le uscite laterali, le vie di fuga,

gli eremiti, i boati di solitudine

dove si infilano i sensibili.

Ogni attesa sia fisica,

ogni volo un abbraccio.

Qui mi hanno ritrovato, qui starò.

 

Manifestare la realtà #4

Epifanizzare gli errori, i limiti,

ciò che non so

nella sua organica ampiezza

senza fastidio e timore per ciò che so e non sapevo.

Non sapevo nascondermi

non sapevo illudermi

chiedevo solo le informazioni sbagliate.

Compravo cose inutili

spendevo soldi senza criterio,

investivo in bot, accumulavo debiti.

Scioglievo medicine effervescenti

in acqua satura di pfas.

Dormivo, pagavo, cucivo.

Non sapevo mi avresti aspettato

cambiato e diverso

dopo aver attraversato

due di due possibili percorsi

che non pensavo di ritrovare.

Immagino ora che da queste parole inutili e simboliche

possa emergere un personaggio dell’inconscio

che mi riveli un segreto.

 

Manifestare l’attesa #1

(frammenti del “Diario dalla Fortezza Bastiani”)

Non sapevo mi avresti aspettato

così lontani nelle nostre

Fortezze Bastiani

a perderci

a pregare.

Non sapevo avresti aspettato le mie parole, il mio sguardo,

le mie smorfie, la mia presunzione.

Non sapevo avresti aspettato

proprio me.

 

Manifestare l’attesa #2

(frammenti del “Diario dalla Fortezza Bastiani”)

Attendere, per arrivare vicino.

Lì fermarsi, inghiottire tutta l’insoddisfazione, il rimpianto, la nostalgia.

Riconoscere il limite, il confine, la finitudine.

Cucirsela addosso, tatuarsela.

A quei margini, a quelle strutture urlare, opporre il proprio inchiostro, pensare, capire.

Esprimere la mancanza. Offrire.

 

Manifestare la realtà #5

Elenco dei gesti che mi lasciano senza forze:

il lavaggio delle capienze in cui si depositano sporcizie,

che vanno poi asciugate, riposizionate, fissate.

Il riempimento dei serbatoi, delle cisterne, delle bottiglie, delle pentole.

Il disporre l’accesso alla luce, l’accensione delle calorizzazioni, le nutrizioni e le incombenze relative.

L’accesso a quei luoghi in cui la civiltà (o in-ci-viltà) ha riposto tutto il superfluo

rendendolo necessario.

La guida.

Le riunioni, i meeting, i briefing, le associazioni.

La messaggistica istantanea.

Gli aggiornamenti.

I ragionamenti.

Il tenere sollevate le palpebre.

Firmare.

Pagare.

 

Manifestare la realtà #6

(Alcuni spunti per questa epifanizzazione derivano dalla lettura dell’articolo “L’effetto Rashomon” di Natalie Wolchover – Internazionale 1311 – 14/06/2019 pag. 62)

Epifanizzare i movimenti, le variazioni, i cambiamenti.

Ammirare le mutazioni, le evoluzioni, le trasformazioni, eventi piccoli e infinitesimali (piccole molecole di materia) fino alle grandi vicende cosmiche (onde gravitazionali che si riescono ad ascoltare in lunghi corridoi di particelle o le masse risucchiate – chissà dove e chissà quando – dai buchi neri).

Epifanizzare l’inspiegabilità di fenomeni che solo nei numeri – equazioni da cui discende tutto –

rendono apofatica

ogni tensione poetica.

Manifestare il torpore dettato dal calore

la capacità di distanziarsi

pur appassionandosi di ogni creatura e della sua paura.

Manifestare il privilegio

o la benedizione

del riconoscere una realtà che straripa vicende, eventi, situazioni, accadimenti.

Per qualcuno miracoli – per altri leggi fisiche ancora da codificare con algoritmi appropriati.

Manifestare la gioia

nel vedere una mappa

– talvolta frammentaria e stilizzata

che dice elementi di vita nascosta, in penombra,

in cui rintracciare un percorso o delle indicazioni

su cui ritornare e che, dopo una sedimentazione

prendono forma e concretezza

anche se artistica o poetica.

Indicazioni di amanti

sulla loro pelle sudata.

Non ogni attesa è sensata, non tutti aspettano.

La realtà che incanta.

 

Francesco Maule

                                                    Febbraio – luglio 2019

solidarietà ad Asmae Dachan

Ho avuto l’onore e il privilegio di conoscere Asmae Dachan lo scorso anno grazie alla sua partecipazione ad un incontro con un’associazione con cui collaboro.

E’ stata nostra ospite a cena e ho potuto ascoltarla più volte in vari incontri. Ho letto il suo magnifico e doloroso libro “Il silenzio del mare” dove lei si esprime al meglio sia come scrittrice, dimostrando una  conoscenza e utilizzo della lingua italiana sopraffini e letterariamente notevoli, sia come attivista e conoscitrice delle fatiche umane e sociali sia del paese d’origine della sua famiglia, la Siria, che dell’Italia, dove è cresciuta.

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha deciso di conferirle un’oreficienza (Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica) il 2 giugno scorsi. Una leader politica ha pretestuosamente criticato questa scelta e questo riconoscimento.

Desidero esprimere tutta la mia solidarietà ad Asmae, in nome dell’amicizia che ci lega e della fiducia nel suo rigoroso e infaticabile lavoro di tessitrice del dialogo e della conoscenza, della denuncia di tragedie umanitarie cui tendiamo sempre più a sottrarci, della sua capacità poetica e intrisa di umanità di raccontare ed esprimere la vita.

Francesco Maule

Articolo Avvenire.it

Il futuro che vogliamo – forum di Limena

Ho sottoscritto e ora propongo una mia sintesi del documento del Forum di Limena. Rimando al loro sito per approfondimenti e per la lettura del documento integrale su cui consiglio di soffermarsi per una valutazione dell’attuale scenario socio-politico. F.M.

Il documento di Limena

Il futuro che vogliamo

È terribilmente facile ritornare barbari (Paul Ricoeur)

Le cattive idee hanno spesso un potere tremendo (Amartya Sen)

Un punto di svolta

Vi sono stati periodi nella storia recente in cui un mondo migliore è sembrato possibile. Oggi guardiamo al domani con diffidenza e paura. Per riprendere in mano il nostro futuro vorremmo porre inizialmente cinque questioni fondamentali. La prima riguardante il futuro della democrazia, perché non siamo più certi di poter escludere rischi di involuzione autoritaria. Il secondo tema tocca il diffondersi di un orientamento preoccupante, che ci vede giorno dopo giorno impegnati a costruire muri piuttosto che a gettare ponti. Vi è poi l’affermarsi di identità che si chiudono, riproducendo quel nazionalismo che l’Europa ha conosciuto fin troppo bene nella prima metà del Novecento. Non siamo più così sicuri che quel passato non possa ritornare. I regimi autoritari spesso nascono e si irrobustiscono attraverso l’individuazione di un nemico, facendo credere ai cittadini che i loro problemi dipendano da un colpevole esterno; se questo non c’è lo si inventa. Ma quello che, come cristiani, più ci colpisce e ci amareggia è la progressiva perdita del sentimento di compassione, quell’identificazione nel dolore dell’altro che è alla radice della nostra umanità e senza il quale non possiamo veramente vivere.

Una Chiesa capace di imparare dalla storia

Di queste cose, come cristiani e come cittadini, vorremmo parlare, perché sentiamo profondamente le responsabilità imposte dal momento in cui ci troviamo. Siamo colpiti dal fatto che nelle comunità cristiane si parli troppo poco dei segni che accompagnano questi tempi. […] C’è bisogno allora di dar vita a spazi in cui educarci reciprocamente a pensare il nostro tempo alla luce del Vangelo.

Risposte pericolose a una inquietudine giustificata

La radicalizzazione del conflitto politico e sociale attualmente in atto non è senza ragioni. Gli aspetti negativi della globalizzazione sono stati sottovalutati. La gente ha subito le conseguenze di processi oscuri, come la finanziarizzazione dell’economia e la crescita incontrollata di poteri economici sovranazionali, su cui non esercita alcun controllo. Non si accetta la fatica di costruire un sistema di rappresentanza adeguato a una società complessa, ma si afferma l’idea che sia possibile saltare ogni mediazione, appellandosi direttamente e personalmente al popolo, svilendo parlamenti, autorità di garanzia, e organismi di rappresentanza. […] A nostro avviso la politica deve ridiventare invece il modo normale con cui una società tenta di dare responsabilmente forma al proprio futuro e il potere va ricondotto al servizio del bene comune.

Una visione del futuro

Ciò premesso, riteniamo importante essere instancabili nel proporre e sostenere interventi e azioni che partano da una visione del futuro diversa da quella oggi prevalente. Per questo intendiamo sottolineare alcuni temi rispetto ai quali sentiamo urgente indicare una prospettiva.

  • Ambiente e salvaguardia del creato. Va perseguita la logica di uno sviluppo realmente sostenibile.

  • Eguaglianza. Va favorita una più equa distribuzione del reddito.

  • Contrasto alla povertà, agendo sul complesso delle cause e coinvolgendo le istituzioni e le comunità locali.

  • Trasformazioni demografiche. La bassa natalità va contrastata, con un fisco e servizi a misura delle nuove generazioni e dunque delle famiglie con figli.

  • Rapporti tra le generazioni. Le politiche dovrebbero impegnarsi a non trasferire sulle generazioni future i problemi dell’oggi.

  • Educazione. Si deve invertire la prolungata tendenza a trascurare la scuola nell’ordine delle priorità pubbliche, prendendo sul serio il compito di trasformare i ragazzi in cittadini.

  • Economia e finanza: vanno sostenute e irrobustite imprese in grado di creare posti di lavoro qualificati e i mercati finanziari devono essere regolamentati diversamente.

  • Emigrazioni. Per contrastare l’emorragia di giovani verso l’estero, va creato lavoro all’altezza delle aspettative delle nuove generazioni.

  • Immigrazioni. Quelle provenienti dai paesi poveri derivano anche da una richiesta di manodopera per lavori non specializzati di cui ci sarà inevitabilmente bisogno anche nei prossimi decenni. Andrebbe perciò posto fine ai meccanismi prevalenti di ingresso irregolare in Italia, riaprendo i canali di immigrazione regolare per lavoro.

  • Richiedenti asilo. Per gli attuali richiedenti la questione andrebbe risolta al più presto e in modo realistico, per il bene degli italiani e dei richiedenti stessi. Quelli rimasti nel Nord Est andrebbero stabilizzati. Per il futuro la riapertura di una via d’accesso regolare per lavoro renderebbe possibile riservare la via dell’asilo a chi davvero soffre la discriminazione e la guerra

  • Integrazione. Specialmente per le seconde generazioni – i figli degli immigrati – vanno migliorati i percorsi di integrazione/inclusione, attraverso la scuola, le associazioni della società civile e il riconoscimento della cittadinanza.

  • Cooperazione internazionale. Appare necessario pensare ai Paesi “poveri” non come oggetto di sfruttamento e mercato per le armi, ma come partner effettivi in uno sviluppo sostenibile.

Il futuro dell’Europa a un passaggio decisivo

Prima che l’Europa divenisse un miraggio tecnocratico e si riducesse ad essere “quella dell’euro”, essa è stata innanzitutto un progetto di pace e di unità politica. Sarebbe difficile e pericoloso rinunciare a questa speranza. I cristiani più di altri non possono dimenticare che c’è stato sempre un rapporto speciale tra Europa e cristianesimo, un arricchimento reciproco anche quando la relazione è stata conflittuale. Tutti i grandi problemi della nostra epoca non possono essere affrontati se non in una dimensione sovranazionale. In questi anni di crisi, tuttavia, i cittadini hanno percepito l’Europa lontana, incapace di entrare nelle loro vite come una presenza che aiuta. A ciò bisognerà trovare dei rimedi, ma questi non possono che essere un rilancio del progetto europeo e una sua democratizzazione, non la sua disgregazione. […]

Fraternità, sussidiarietà, sicurezza

C’è un fondamentale senso di fiducia che occorre recuperare: fiducia in noi stessi e nella possibilità di influenzare le scelte politiche; fiducia nelle istituzioni, per migliorarle, non per distruggerle; fiducia nelle scienze e nelle competenze, senza alcuna delega, ma con molto dialogo; fiducia nell’altro e nella possibilità di relazionarci con culture diverse, riconoscendo la comune umanità e le specifiche ricchezze. Oggi più che mai è necessario comprendere che il paese non è formato solo da singoli cittadini e dallo stato, ma anche da libere organizzazioni dei cittadini stessi. Esse rappresentano i luoghi di esercizio della fraternità nelle sue forme più immediate. Perciò non possono essere considerate come un corpo estraneo alla società. È quando queste libere organizzazioni sono vitali, ben integrate tra di loro e nello stato che il cittadino sviluppa senso di appartenenza e si sente sicuro. Intendiamo esprimere e rendere pubbliche queste idee perché pensiamo che uno dei nostri compiti come comunità cristiane sia di farci carico della realtà e della speranza: vedere i segni dei tempi, individuare nella storia i motivi di speranza che ci richiamano alle nostre responsabilità e agire con fiducia.

Limena (Padova), 2 febbraio 2019

https://forumdilimena.files.wordpress.com/2019/04/documento_limena_versione_completa_firmatari-1.pdf

https://forumdilimena.files.wordpress.com/2019/04/documento_limena_versione_sintetica.pdf

 

Il razzismo spiegato dai miei figli

Razzista.

Davide: persona che odia persona con colore diverso della pelle.

Mosé: Una persona che non riesce a convivere con persone secondo lui diverse.

Razzismo.

Davide: Odio fra persone diverse. Per me non ha senso.

Mosé: Insufficenza mentale ahah

Oggi 25 aprile, festa della liberazione e giornata di impegno contro il fascismo e la xenofobia, ho compiuto un piccolo gesto di resistenza culturale rileggendo “Il razzismo spiegato a mia figlia” di Tahar Ben Jelloun (io ho l’edizione Bompiani del 1998) e ho chiesto ai miei figli una loro definizione di razzismo e razzista.

Scrive Ben Jelloun: “Il razzismo esiste ovunque vivano gli uomini. Non c’è nessun paese che possa pretendere che non ci sia razzismo in casa sua. Il razzismo è nell’uomo. E’ meglio saperlo e imparare a respingerlo, a rifiutarlo. Bisogna controllare la nostra natura e dirsi: «Se ho paura dello straniero, anche lui avrà paura di me». Si è sempre lo straniero di qualcuno. Imparare a vivere insieme, è questo il modo di lottare contro il razzismo”. Pag. 54

 

Il povero Cristo è sceso dalla Croce

Vinicio Capossela è un artista poliedrico, visionario, cantautore talvolta raffinato e poetico, talvolta inquieto, scomposto, ebbro. Con questa canzone offre, a mio parere, la più concreta, profonda, vitale, urticante meditazione del Venerdì Santo su cui oggi mi sia ritrovato a riflettere.

Buon ascolto, buon Triduo Pasquale, buona Pasqua! Cristo è Risorto! F.M.

Vinicio Capossela – Il povero Cristo

 

P.S.

Il giorno in cui ho scritto e pubblicato questo post è uscito il video ufficiale della canzone, video evocativo e surreale che, a mio parere, non aggiunge nulla alla grandezza della canzone, anzi forse ne trattiene alcune fluorescenze. E’ comunque un’opera artistica molto significativa, con la regia di Daniele Ciprì che con il bianco e nero dipinge un immaginario poetico e laterale. Di valore anche la tensione sociale, visto che il video è dedicato “a Riace, a chi lotta per mettere in pratica la buona novella”). Video molto intenso che accampagna una canzone che è già nella storia della musica. F.M. 24/04/2019

VINICIO CAPOSSELA – IL POVERO CRISTO (video ufficiale)

Cristiani e anarchici. L’ostinazione indistruttibile di un desiderio

La libertà si nasconde nell’istinto. La Storia, prima o poi, trova il modo di far incontrare coloro che parlano una lingua comune, che hanno l’ostinazione indistruttibile di un desiderio”.

Lucilio Santoni

Cristiani e anarchici: Viaggio millenario nella Storia tradita verso un futuro possibile

“Cristiani e anarchici: Viaggio millenario nella Storia tradita verso un futuro possibile (iSaggi)” di Lucilio Santoni, Infinito edizioni srl, Formigine (Mo) 2014.
Con introduzioni di Filippo La Porta, Vito Mancuso, Maurizio Pallante, Davide Rondoni.

Lucilio Santoni me l’ha fatto scoprire un libraio abruzzese. Quando ha nominato il titolo “Cristiani e anarchici” è come se avesse messo in azione quel processo di saldatura tre due realtà che fino a prima avevo sempre visto in tensione o comunque non conciliabili.

La lettura del libro di Santoni, nei mesi successivi, è stata lenta, riflessiva, attenta, espressa da mille evidenziazioni ed estrapolazione di citazioni.

La novità di prospettiva e riflessione che mi ha aperto questo testo, di cui è impegnantivo aggiungere considerzioni, date le quattro notevoli introduzioni di quattro figure considerevoli nel panorama culturale italiano, sono legate ad una espressione dell’anarchia completamente diversa da come l’avessi mai valutata.

Anarchia vicinissima a quel “nel mondo ma non del mondo” di cristiana matrice.

Anarchia che ti pone quindi “in politica ma non della politica” o “nella società ma non della società”. Sfumature, dettagli, ma importanti.

“Il segreto per la vita buona è stare in un qualunque posto, con quel che c’è, che comunque è tanto. Senza curarsi di ciò che chiamano benessere: l’obiettivo creato da coloro che non sperano più nella felicità; senza entrare nella frenesia del fare: la condizione di coloro che non osano più sapere che esiste il dolore. E allora tendere l’orecchio a un grido d’aiuto, andare avanti grazie a un atto di cortesia, a una parola dolce o uno sguardo scrupoloso. E poi stare lì, in silenzio, scrutare quanto c’è di fallito nella nostra vita, con tenerezza, ascoltare il canto al risveglio della primavera o nel sonnolento autunno. Vacillare, salutare chi ha nelle ossa il brivido della febbre e, poi, rimanere. Sull’orlo dell’abisso. Domandarsi: che farò senza di voi?” L.S.

Crisitiani e anarchici che si ritrovano a condividere il riconoscimento dell’importanza delle relazioni, degli abbandoni, delle fragilità, delle debolezze. L’espressione poetica, che Santoni declina nella sua prosa riflessiva e narrativa, sembra quindi essere la postura adatta per infrangere le regole del linguaggio e della comunicazione che oggi ci possano indicare vie di umanità e libertà.

foto A. Colombara

“Il vero peccato mortale non è quello di commettere il male e rischiare la punizione, umana o divina. Il vero peccato è non riconoscere il bene: non riconoscere il valore delle donne e degli uomini che valgono; non riconoscere, in faccia al mondo, che quella persona è molto più avanti di me sulla strada della vita buona. Bisogna invece riconoscere, per esempio, che è più intelligente, mentre, di solito, riconosciamo solo, con rammarico, che è più furba. È necessario riconoscere che, con la sua vita, tiene a galla la nostra barca che fa acqua da tutte le parti. Peccato è adeguarsi al quieto vivere, affiliarsi al partito della palude stagnante. Accettare il frastuono e credere che sia comunicazione. Fare e assorbire propaganda e credere che sia cultura. Peccato è sì sparare a qualcuno con la pistola, ma peccato più grave è arrivare ad avere tanto potere che qualcuno, di sua spontanea volontà, uccida per farci un favore. “Forse saranno mafiosi quelli che materialmente mi uccideranno, ma quelli che avranno voluto la mia morte saranno altri”, diceva Paolo Borsellino. Peccato è l’essere ostili al mondo: la pesante oscurità di un’ombra indifferente alla luce negli occhi degli altri e sulle cose.” L.S.

Non proseguo oltre con le mie considerazioni, se non invitando ad ampliare la conoscenza con la lettura integrale dei libri di questo nascosto intellettuale italiano che però dimostra come la vita culturale e civile italiana contemporanea non è così deprimente e insulsa come una certa superficiale immagine tenderebbero a far credere. Di seguito propongo una serie di citazioni (con titoli in corsivo a mia cura) che non commento, che anche se estrapolate dal flusso del ragionare e poetare di Santoni, ci permettono di gustarne l’intelligenza (nel senso etimologico del termine) e la ispirata capacità di utilizzo della parola per una espressività culturale singolare e periferica, ma non per questo meno penetrante, sia socialmente e culturalmente, che, soprattutto, interiormente e spiritualmente. F.M.

Se rimanesse pure una geografia del desiderio, sarebbe solo un tesoro senza mappa

Anarchia, la forma politica dell’amore

“Ai confini dell’essere, l’insenatura fra le labbra sembra un infinito. Sarà mattina. La natura cullata fra cielo e terra. All’estremità della ragione, penserà che non v’è più nulla. Solo vorrebbe un bacio, un deliziato suggere di abissi. E gli verranno in mente tutte le trasparenze della vita, le solarità, i naufragi. Un portento di strade che conducono oltremare. Ma i sogni s’inaridiscono quando il vuoto è troppo spinto per rientrare in porto. Domina la solitudine, la burrasca e il rancore. Se rimanesse pure una geografia del desiderio, sarebbe solo un tesoro senza mappa. Per caso un volto, l’anarchia dai capelli neri, ossia la forma politica dell’amore. Quel corpo apparirà eterno e necessario come la passione che aspettavamo da sempre. (altro…)